UN CALCIO ALL'INDIFFERENZA

L’esperienza della calcio-terapia come strumento riabilitativo.

di Valter Fascio  

CPSE Infermiere e Coordinatore, DSM 5/a - ASL 5 Collegno (To); Specializzazione in assistenza nella salute mentale; Prof. a Contratto di nursing clinico C.d.L. Infermiere -Università A. Avogadro di Novara e Università degli Studi di Torino.


 

Premessa 

Con questo contributo riguardante la pratica della “calcioterapia” intendo proporre alcune riflessioni in tema di riabilitazione psichiatrica, secondo una prospettiva fenomenologia e psicosociale, di rottura dai canoni del classico intrattenimento ludico, che accoglie in sé anche aspetti di cura e di prevenzione legati ad un’assistenza infermieristica autenticamente facilitatrice di relazioni umane evolutive.

 

Cronistoria 

Indossano la maglia azzurra come la nazionale italiana, primi in classifica con un punteggio di 27 punti, hanno vinto per il secondo anno consecutivo la  gloriosa finale giocata in casa, presso lo stadio comunale di Susa (To): sono i Picapera-Rivoli, campioni in carica del campionato di calcio regionale piemontese anno 2003, giovani e meno giovani del dipartimento di salute mentale A dell’Asl 5 di Collegno (To).  Ma per loro non aspettiamoci un ingaggio miliardario o degli sponsor, solamente sport nell’accezione più classica, nobile e autentica.

Quella che unisce tante persone e crea nuovi codici di comunicazione interpersonali, grazie alle regole di un gioco, che attraverso l’applicazione di schemi e tattiche crea ruoli, armonie e significati, insomma, che entusiasma e fa veramente sudare.

Si chiama “calcio-terapia”, un’attività risocializzante già applicata saltuariamente in ambito psichiatrico ma che da alcuni anni si è organizzata in forma ufficiale sul territorio piemontese. L’iniziativa è nata tramite l’associazione “P.A.S.S.O.” di Cuneo, la quale ha l’obiettivo di promuovere attività sportive senza ostacoli per le persone disabili. Il torneo è giunto quest’anno alla quarta edizione. Due gironi di sei squadre hanno costituito il campionato: la prima e la seconda classificata di ogni girone accedeva direttamente ai play-off. Per il D.S.M 5/A ha partecipato il SPDC dell’Ospedale di Rivoli insieme ai cinque Centri di salute mentale di: Rivoli, Alpignano, Giaveno, Avigliana, Susa.

La squadra era inserita nel girone comprendente le seguenti formazioni: Cuore Matto-Torino; DSM Ivrea; Soccer Mondovì; Cuneo 97; Brà-Albese

Diciassette utenti e otto operatori medici e infermieri compongono la squadra. Il reclutamento degli atleti - pazienti e operatori - è avvenuto su base volontaria, mentre gli infermieri hanno curato le attività riguardanti le visite mediche e i tesseramenti, la composizione dello staff tecnico e degli accompagnatori, l’organizzazione logistica per gli spostamenti della squadra. La palestra coperta per gli allenamenti e gli impianti sportivi per le partite casalinghe sono ubicati sul territorio dei comuni di Vaie e Condove.

Non mancano anche i fedeli supporter, tifosi accompagnati con il pulmino del dipartimento ad assistere alle partite e agli allenamenti: spicca tra loro la presenza della cagnolina Hillary, “mascotte” della squadra, che vorrebbe sempre entrare in campo con i giocatori. Un po' di corsa, qualche esercizio e poi si gioca, a volte magari con “sparring-partner” i ragazzini dell’oratorio.

L’attesa finale del 19 giugno 2003, si è disputata sul manto erboso dello stadio di Susa, con la premiazione e la consegna dei premi ai vincitori, il brindisi e il ritrovo per la foto post partita e un pantagruelico pranzo sociale in ristorante, offerto dai padroni di casa a tutti i partecipanti.

 

Riflessioni sulla calcio-terapia. 

Il progetto dei gruppi-calcio, pur non essendo una novità assoluta nel panorama dell’assistenza psichiatrica, viene per la prima volta organizzato seguendo delle modalità ufficiali, del tutto simili a quelle caratterizzanti i campionati dilettantistici. In questi termini, esso costituisce un’esperienza terapeutica importante per gli utenti dei centri di salute mentale poco rispondenti alle terapie tradizionali, per i quali è indicato instaurare relazioni significative e durature, utilizzando e sperimentando nuovi approcci comunicativi. Si tratta di un intervento rivolto sia a persone con lievi difficoltà, che necessitano di raggiungere una maggiore capacità espressiva, consapevolezza di sé, della propria corporeità, ma anche all’utenza portatrice di disturbi psichici medio-gravi, in cui occorre risvegliare interessi e far acquisire abilità pratiche, ai fini del miglioramento del rapporto con il mondo esterno per una migliore realizzazione sociale.

La calcio-terapia, in altre parole, l’utilizzazione della partita di pallone ai fini terapeutici, sfrutta tutte le attività necessarie alla preparazione degli incontri, oltreché quelle relative all’organizzazione del gioco e allo svolgimento tecnico, come parte integrante dell’attività stessa.

Frequentare le attività della squadra significa stare insieme con altri ragazzi, in un “luogo”, il campo di calcio, che può diventare fucina di confronto e scambio d’idee, d’iniziative, anche poi per un “tempo”, successivo, che è quello libero.

Tuttavia l’obiettivo della calcio-terapia non è solamente quello ludico o dell’intrattenimento, ma di riabilitazione psicosociale.

Questo secondo aspetto, è reso possibile grazie alla relazione con i compagni, la condivisione delle difficoltà con il gruppo, recuperando schemi di comportamento adeguati e fiducia in se stessi e nei propri mezzi. In altre parole, imparare le regole del gioco, la disciplina tattica, l’importanza del rispetto, incrementa le possibilità pratica di una corretta implementazione nella vita personale quotidiana. In quest’ottica, la calcio-terapia si pone anche come attività privilegiata per una fase “transizionale” del lavoro riabilitativo, dove l’utente ha la possibilità di superare il “disagio” e gli “ostacoli”, laddove l’incontro si configura in un esserci – Dasein – che fin dall’inizio è un esserci-insieme in una squadra (Mitdasein).

Altri traguardi terapeutici sono considerati dal punto di vista psicologico e motivazionale, per noi di fondamentale importanza: gli utenti non sono accompagnati in ospedale o in ambulatori che esulano dall’ambiente famigliare, sovente vissuti con una sorta di rifiuto, ma chiedono, desiderano, e si aspettano di essere accompagnati alla partita, all’aria aperta, ad esercitare uno sport che è poi anche salutare per il fisico.

Finora, per gli utenti, i risultati di quest’insolito approccio assistenziale e riabilitativo psicosociale “non scientifico”, fatto di passaggi, tiri e traversoni, sembrano molto positivi e fanno ben sperare, anche se è difficile misurare i sorrisi, il grado di felicità e il coinvolgimento emotivo raggiunto.

Per gli infermieri l’esperienza si è rivelata decisamente interessante, in una prospettiva di nursing che riteniamo non debba sempre necessariamente rientrare nei canoni dell’assistenza classica, basata soltanto sulle prove di evidenza e di efficacia.

 

Conclusione morale 

L’utilizzo della calcio-terapia, permette, ‘in altri termini’, di cogliere completamente anche nella salute mentale tutti i fenomeni vissuti che permeano l’atmosfera dell’ambiente riabilitativo, gli “Erlebnisse” di Husserl, che vivificano l’idea reciproca - nella relazione tra operatori e utenti - di autentico rispetto, pari importanza, ritrovata dignità.

 


Bibliografia 

http://www.passocuneo.com

 

Pubblicato su InfermieriOnline il 15.10.03