Premessa
Con questo contributo riguardante la
pratica della “calcioterapia” intendo proporre alcune riflessioni in tema di
riabilitazione psichiatrica, secondo una prospettiva fenomenologia e
psicosociale, di rottura dai canoni del classico intrattenimento ludico, che
accoglie in sé anche aspetti di cura e di prevenzione legati ad
un’assistenza infermieristica autenticamente facilitatrice di relazioni
umane evolutive.
Cronistoria
Indossano la maglia azzurra come la
nazionale italiana, primi in classifica con un punteggio di 27 punti, hanno
vinto per il secondo anno consecutivo la gloriosa finale giocata in casa,
presso lo stadio comunale di Susa (To): sono i Picapera-Rivoli, campioni in
carica del campionato di calcio regionale piemontese anno 2003, giovani e
meno giovani del dipartimento di salute mentale A dell’Asl 5 di Collegno (To).
Ma per loro non aspettiamoci un ingaggio miliardario o degli sponsor,
solamente sport nell’accezione più classica, nobile e autentica.
Quella che unisce tante persone e crea
nuovi codici di comunicazione interpersonali, grazie alle regole di un
gioco, che attraverso l’applicazione di schemi e tattiche crea ruoli,
armonie e significati, insomma, che entusiasma e fa veramente sudare.
Si chiama “calcio-terapia”, un’attività
risocializzante già applicata saltuariamente in ambito psichiatrico ma che
da alcuni anni si è organizzata in forma ufficiale sul territorio
piemontese. L’iniziativa è nata tramite l’associazione “P.A.S.S.O.” di
Cuneo, la quale ha l’obiettivo di promuovere attività sportive senza
ostacoli per le persone disabili. Il torneo è giunto quest’anno alla quarta
edizione. Due gironi di sei squadre hanno costituito il campionato: la prima
e la seconda classificata di ogni girone accedeva direttamente ai play-off.
Per il D.S.M 5/A ha partecipato il SPDC dell’Ospedale di Rivoli insieme ai
cinque Centri di salute mentale di: Rivoli, Alpignano, Giaveno, Avigliana,
Susa.
La squadra era inserita nel girone
comprendente le seguenti formazioni: Cuore Matto-Torino; DSM Ivrea; Soccer
Mondovì; Cuneo 97; Brà-Albese
Diciassette utenti e otto operatori medici
e infermieri compongono la squadra. Il reclutamento degli atleti - pazienti
e operatori - è avvenuto su base volontaria, mentre gli infermieri hanno
curato le attività riguardanti le visite mediche e i tesseramenti, la
composizione dello staff tecnico e degli accompagnatori, l’organizzazione
logistica per gli spostamenti della squadra. La palestra coperta per gli
allenamenti e gli impianti sportivi per le partite casalinghe sono ubicati
sul territorio dei comuni di Vaie e Condove.
Non mancano anche i fedeli supporter,
tifosi accompagnati con il pulmino del dipartimento ad assistere alle
partite e agli allenamenti: spicca tra loro la presenza della cagnolina
Hillary, “mascotte” della squadra, che vorrebbe sempre entrare in campo con
i giocatori. Un po' di corsa, qualche esercizio e poi si gioca, a volte
magari con “sparring-partner” i ragazzini dell’oratorio.
L’attesa finale del 19 giugno 2003, si è
disputata sul manto erboso dello stadio di Susa, con la premiazione e la
consegna dei premi ai vincitori, il brindisi e il ritrovo per la foto post
partita e un pantagruelico pranzo sociale in ristorante, offerto dai padroni
di casa a tutti i partecipanti.
Riflessioni sulla calcio-terapia.
Il progetto dei gruppi-calcio, pur non
essendo una novità assoluta nel panorama dell’assistenza psichiatrica, viene
per la prima volta organizzato seguendo delle modalità ufficiali, del tutto
simili a quelle caratterizzanti i campionati dilettantistici. In questi
termini, esso costituisce un’esperienza terapeutica importante per gli
utenti dei centri di salute mentale poco rispondenti alle terapie
tradizionali, per i quali è indicato instaurare relazioni significative e
durature, utilizzando e sperimentando nuovi approcci comunicativi. Si tratta
di un intervento rivolto sia a persone con lievi difficoltà, che necessitano
di raggiungere una maggiore capacità espressiva, consapevolezza di sé, della
propria corporeità, ma anche all’utenza portatrice di disturbi psichici
medio-gravi, in cui occorre risvegliare interessi e far acquisire abilità
pratiche, ai fini del miglioramento del rapporto con il mondo esterno per
una migliore realizzazione sociale.
La calcio-terapia, in altre parole,
l’utilizzazione della partita di pallone ai fini terapeutici, sfrutta tutte
le attività necessarie alla preparazione degli incontri, oltreché quelle
relative all’organizzazione del gioco e allo svolgimento tecnico, come parte
integrante dell’attività stessa.
Frequentare le attività della squadra
significa stare insieme con altri ragazzi, in un “luogo”, il campo di
calcio, che può diventare fucina di confronto e scambio d’idee,
d’iniziative, anche poi per un “tempo”, successivo, che è quello libero.
Tuttavia l’obiettivo della calcio-terapia
non è solamente quello ludico o dell’intrattenimento, ma di riabilitazione
psicosociale.
Questo secondo aspetto, è reso possibile
grazie alla relazione con i compagni, la condivisione delle difficoltà con
il gruppo, recuperando schemi di comportamento adeguati e fiducia in se
stessi e nei propri mezzi. In altre parole, imparare le regole del gioco, la
disciplina tattica, l’importanza del rispetto, incrementa le possibilità
pratica di una corretta implementazione nella vita personale quotidiana. In
quest’ottica, la calcio-terapia si pone anche come attività privilegiata per
una fase “transizionale” del lavoro riabilitativo, dove l’utente ha la
possibilità di superare il “disagio” e gli “ostacoli”, laddove l’incontro si
configura in un esserci – Dasein – che fin dall’inizio è un esserci-insieme
in una squadra (Mitdasein).
Altri traguardi terapeutici sono
considerati dal punto di vista psicologico e motivazionale, per noi di
fondamentale importanza: gli utenti non sono accompagnati in ospedale o in
ambulatori che esulano dall’ambiente famigliare, sovente vissuti con una
sorta di rifiuto, ma chiedono, desiderano, e si aspettano di essere
accompagnati alla partita, all’aria aperta, ad esercitare uno sport che è
poi anche salutare per il fisico.
Finora, per gli utenti, i risultati di
quest’insolito approccio assistenziale e riabilitativo psicosociale “non
scientifico”, fatto di passaggi, tiri e traversoni, sembrano molto positivi
e fanno ben sperare, anche se è difficile misurare i sorrisi, il grado di
felicità e il coinvolgimento emotivo raggiunto.
Per gli infermieri l’esperienza si è
rivelata decisamente interessante, in una prospettiva di nursing che
riteniamo non debba sempre necessariamente rientrare nei canoni
dell’assistenza classica, basata soltanto sulle prove di evidenza e di
efficacia.
Conclusione morale
L’utilizzo della calcio-terapia, permette,
‘in altri termini’, di cogliere completamente anche nella salute mentale
tutti i fenomeni vissuti che permeano l’atmosfera dell’ambiente
riabilitativo, gli “Erlebnisse” di Husserl, che vivificano l’idea reciproca
- nella relazione tra operatori e utenti - di autentico rispetto, pari
importanza, ritrovata dignità.
Bibliografia
http://www.passocuneo.com
Pubblicato su InfermieriOnline il
15.10.03 |
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