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La Sudden Infant Death Sindrom è quella
sindrome che più comunemente viene chiamata “Morte in culla”o “Morte
bianca”.
Lattanti apparentemente sani, improvvisamente,
durante il sonno e senza apparente motivo, smettono di respirare. Può
accadere entro il primo anno di vita (la casistica maggiore riguarda però
bimbi alle prime settimane), sono casi rari ovviamente, ma inquietanti,
perché finora la scienza non riesce a dare una spiegazione.
STORIA
La sindrome della morte improvvisa del lattante
è conosciuta fin dall’antichità; un preciso riferimento è già presente nel
primo libro dei Re del Vecchio Testamento: “Il figlio di questa donna morì
nel sonno durante la notte, perché lei lo schiacciò”. Il soffocamento
accidentale è quindi da considerare come la prima delle 700 ipotesi
etiopatogeniche che sono state formulate nei secoli per fornire una
spiegazione plausibile alla sindrome.
La storia moderna della Sids inizia solo verso
la fine degli anni sessanta quando, in seno alla “Seconda conferenza
internazionale sulle cause di morte improvvisa”, organizzata dal
“National institute of children and human development” (NICHD), viene
definita come entità nosologica a se stante, introducendo per la prima volta
il termine Sids. Nel 1989 la NICHD, dopo accurata revisione delle ricerche
effettuate nell’arco di un ventennio, formulava la definizione che tuttora è
adottata dalla comunità scientifica internazionale: La Sudden infant
death sindrom è la morte improvvisa e inaspettata di un lattante
apparentemente sano, di età compresa tra un mese e un anno di vita che
rimane inspiegata dopo l’esecuzione di una indagine post-mortem completa,
comprendente l’autopsia, l’esame delle circostanze del decesso e la
revisione della storia clinica del caso.
ETIOPATOGENESI
Il modello etiopatogenico attualmente più
accreditato attribuisce ad un’alterazione troncoencefalica il deficit di
base presente nei bambini vittime di Sids. Il “rischio biologico”, si
tradurrebbe nella compromissione delle numerose funzioni vitali (pattem
respiratorio, termoregolazione, ritmi cardiaci, ritmo sonno-veglia) che
soggiacciono al controllo di tale struttura nervosa . L’impatto tra i
fattori di rischio biologici e quelli epidemiologici (ad esempio la
posizione prona durante il sonno) potrebbe comportare l’insorgenza di
fenomeni di ipossia cronica e/o bradicardia durante il sonno.
Nonostante i numerosi studi, le cause della
sids non sono ancora note. Una delle ipotesi più accreditate si basa sui
risultati dello studio effettuato da un gruppo della Scuola di Medicina di
Santiago del Cile. Sarebbe un fungo, il Pneumocystis Carinii, uno dei
responsabili della sindrome.
Il DNA di questo fungo è stato trovato infatti
nei polmoni del 57% dei neonati deceduti per sids rispetto al 18% di neonati
trovati positivi nel gruppo di controllo. Questo risultato conferma in
realtà quanto già osservato in passato con l’osservazione istologica. Il
pneumocystis carinii, è conosciuto perchè causa polmoniti nei soggetti
immunodepressi, secondo Sergio Vargas, responsabile dello studio, a causare
la morte neonatale potrebbe essere una forma di immunodeficienza latente,
che favorisce l’infezione. Non si conosce il ruolo patologico del P.carinii
nella sids; l’ipotesi si basa sulla capacità di questo fungo di ridurre il
livello delle proteine surfattanti (lipoproteine secrete dalle cellule
alveolari, che abbassano la tensione dei liquidi polmonari), causando il
collasso degli alveoli e alterando dunque i normali riflessi respiratori.
FATTORI DI RISCHIO
Sono essenzialmente tre:
La posizione nel sonno rappresenta il singolo
fattore di rischio su cui è possibile intervenire. Le evidenze della
letteratura dimostrano che il rischio di morire per sids è maggiore nei
bambini che vengono messi a dormire in posizione prona rispetto a quelli
messi in posizione supina.
La posizione supina non risulta essere
associata a particolari rischi per il lattante. In particolare non aumenta
il rischio di soffocamento secondario a rigurgito e non è associata ad un
significativo ritardo dello sviluppo motorio. Le segnalazioni di insorgenza
di plagiocefalia da posizione nei lattanti che dormono in posizione supina
non sono al momento sufficienti a dimostrare un nesso di causalità,
derivando da studi non controllati. Si tratta comunque di un problema
transitorio e che può essere prevenuto consigliando ai genitori di variare
la posizione della testa del bambino durante il sonno (ad esempio, una
settimana a destra e una a sinistra). Non è corretto invece raccomandare
indifferentemente la posizione supina o quella laterale, come veniva fatto
fino a pochi anni fa, anche perché il rischio che il bambino passi dal
fianco a prono, pur variabile con l’età, è mediamente il triplo, rispetto a
quello di passare da supino a prono.
Il fumo materno durante la gravidanza
rappresenta un importante fattore di rischio di Sids. Anche il fumo
nell’ambiente in cui il bambino vive e dorme è risultato associato in
maniera indipendente con un aumento del rischio sebbene sia difficile
separare questa variabile dal fumo materno in gravidanza.
I principali aspetti emersi dall’analisi della
letteratura relativi all’ambiente in cui il bambino dorme (stanza, culla)
possono essere sintetizzati come segue:
-
L’eccesso di calore legato sia a troppi vestiti e coperte che ad un’alta
temperatura nella stanza, aumenta il rischio di sids. L’associazione è
particolarmente evidente nei bambini che dormono in posizione prona.
-
L’uso di materassi eccessivamente morbidi è associato ad un aumento del
rischio di sids. Lo stesso vale per altre superfici morbide sulle quali il
bambino può venir messo a dormire (cuscini, trapunte).
-
La condivisione del letto con i genitori sembra essere un fattore di
rischio per sids solo nelle seguenti condizioni:
1)
genitori fumatori;
2)
consumo di alcol o assunzione di farmaci che possono alterare la capacità di
risveglio dei genitori;
3)
condizioni di sovraffollamento in casa;
4)
affaticamento dei genitori; non vi è alcun rischio se i bambini che si
addormentano nel letto dei genitori vengono successivamente spostati in
culla.
NANNA SICURA
·
Sulla schiena è meglio!
·
Non oltre i 20°
·
No smoking
·
Latte di mamma
L’allattamento al seno è stato considerato
speso un fattore preventivo.
CONCLUSIONI
Il successo delle campagne di prevenzione
basate sull’eliminazione dei fattori di rischio individuati, rappresenta il
dato più eclatante nella lotta alla sids. Dovremmo prendere esempio, al meno
in questa situazione, dagli USA dove sui pannolini per bambini, su pressione
dell’Associazione scientifica dei Pediatri, non sono solo stampati figure di
orsacchiotti, gattini ma campeggia una grossa scritta, BACK IS THE BEST
(sulla schiena è meglio!).
L’attenzione scientifica per la sids non è mai
calata, i numerosi interrogativi che tuttora questa sindrome solleva, ne
tengono viva l’attenzione.
L’individualizzazione di ulteriori categorie di
bambini a rischio e la precisazione dei rapporti esistenti tra ALTE e SIDS
sembrano gli obiettivi prioritari della ricerca nei prossimi anni.
BIBLIOGRAFIA
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Arican Accademy of
Pediatric Task force: Prolonged infantile apnea Pediatrics 1985; 129:76
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Luigi Manturri - Anatomia patologica della
morte inaspettata del lattante (SIDS) e perinatale
-
Banbinopoli.it – Sulla schiena è meglio!
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Kataweb salute.it – Cos’è la SIDS o morte
improvvisa in culla
Pubblicato su InfermieriOnline il
11.04.03
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