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LA PRESA IN CARICO DEI PROBLEMI PSICOLOGICI DEL PAZIENTE CON SCOMPENSO CARDIACO CRONICO AVANZATO - La persona con scompenso cardiaco cronico: la migliore Qualità della Vita
A cura di Armando Francesconi -U.O. Cardiologia - Sassuolo - A.USL Modena |
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“La malattia non è solo una "questione tecnologica", ma è un problema soprattutto etico che riguarda la speranza dell'Uomo che cerca una salvezza in modo disperato”. (Cardinale C.M. Martini)
“4.15. L'infermiere assiste la persona, qualunque sia la sua condizione clinica e fino al termine della vita, riconoscendo l'importanza del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale, spirituale. L'infermiere tutela il diritto a porre dei limiti ad eccessi diagnostici e terapeutici non coerenti con la concezione di qualità della vita dell'assistito.” Codice deontologico dell'infermiere
Classe IV NYHA Incapacità a svolgere qualsiasi attività senza disturbi. I sintomi di scompenso sono presenti anche a riposo, con aumento dei disturbi ad ogni minima attività. La maggior parte dei pazienti sono costretti all’allettamento.”
Il trattamento del paziente scompensato deve avere tre obiettivi fondamentali: ü migliorare la Qualità della Vita ü prolungare la vita dal punto di vista oltre che quantitativo anche qualitativo ü ridurre le ospedalizzazioni con un approccio multidisciplinare ottimale tra territorio e ospedale
Negli stadi più avanzati dell’insufficienza cardiaca la sopravvivenza può essere talmente compromessa che migliorare la qualità della vita(Q.d.V.) del paziente diventa l’obiettivo primario rispetto al suo prolungamento. Il grado di severità della patologia ha un impatto sulla qualità di vita del paziente I sintomi che maggiormente possono influenzare in modo negativo la qualità della vita sono la dispnea e la ridotta tolleranza allo sforzo. Un paziente con scompenso cardiaco cronico deve sempre tenere conto che, oltre al trattamento farmacologico, si devono osservare alcune norme che riguardano lo stile di vita che contribuiscono allo sviluppo della Qualità:
Ø Controllo del sovrappeso Ø No fumo e limitazione delle bevande Ø Cautela nell’attività fisica che non va comunque abbandonata Ø Evitare gli alimenti che comportano una digestione difficile Ø Fare di tutto per garantirsi un sonno notturno ristoratore Ø Prevenire il rischio di infezioni soprattutto quelle a carico dell’apparato polmonare
La Q.d.V. è un concetto molto ampio che comprende un insieme di variabili che descrivono la capacità dell’individuo a interpretare vari ruoli e a trarne soddisfazione psico-fisica. La Q.d.V è la capacità di sopperire ai nostri bisogni in modo autonomo e indipendente (vedi i bisogni fondamentali secondo A. Maslow) il cui fine è il proprio benessere fino al caso estremo del malato terminale in cui l’obiettivo primario è alleviare la sofferenza fisica . Il bisogno non è altro il desiderio che spinge un uomo a procurarsi quanto ritiene adatto a eliminare uno stato di insoddisfazione. Vediamo quali sono gli ingredienti che compongono la Q.d.V. , in quanto conoscendoli si può iniziare il percorso incentrato sul suo miglioramento evitando i crolli psicologici e le crisi ansioso depressive che sicuramente la peggiorano :
Bisogna fare un salto di qualità per i pazienti con scompenso cronico, in fase terminale, dove la terapia deve essere incentrata sui sintomi, sul dare la possibilità al paziente di avere per quello che gli resta la miglior qualità di vita possibile. E’ importante dire che nasce la necessità verso questi pazienti di avere una visone olistica della persona considerando non solo le problematiche fisiche ma anche gli aspetti psicologici e socioculturali, la persona nella sua interezza avendo come obbiettivo l'equilibrio tra corpo, mente e spirito. Il salto di qualità assistenziale deve avvenire mediante interventi attuati nei confronti dei vari aspetti sintomatologici, dei singoli sintomi( pazienti scompensati in fase terminale ovvero la cosiddetta cachessia cardiaca) e della stessa Q.d.V. anche tramite la cure palliative Le cure palliative sono al servizio in modo globale di quei pazienti che colpiti da uno scompenso cardiaco cronico che non rispondo più in modo efficace ai trattamenti specifici la cui diretta conseguenza è la morte (La cura globale del paziente, la cui malattia non risponde ai trattamenti a scopo curativo". OMS) Il controllo di tutti quei sintomi che in inficiano la qualità della vita è indispensabile. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile. “Le cure palliative sono tutte le cure destinate a migliorare la qualità della vita e non orientate a controllare il processo evolutivo della malattia.” (dal Documento di Calino, 1990, SICP)
Vediamo cosa sono le cure palliative :
Le cure palliative:
(definizione del National Council for Hospice and Palliative Care Services WHO-OMS 1990 modificata dalla Commissione ministeriale per le cure palliative 1999).
Le cure palliative si caratterizzano per:
(Commissione ministeriale per le cure palliative, 1999).
Durante la nostra vita professionale abbiamo assistito diverse volte a persone con grave scompenso cardiaco cronico che non rispondevano con beneficio alla terapia e li abbiamo accompagnati verso la morte. La Q.d.V. e l’inserimento delle cure palliative sono elementi indispensabili in una cardiologia che è cambiata, che sa di doversi rivolgere non solo alla “quantità della vita”, ma anche alla qualità di questo sovrappiù di vita. E le cure palliative hanno come obbiettivo di favorire la migliore qualità di vita possibile. E noi come professionisti dobbiamo prenderne atto per favorire un’ assistenza infermieristica più ottimale alle esigenze dell’individuo. “Non e' certo facile concepire la morte non più solo come evento biologico, ma come realtà che riguarda l'intera persona e tutta la famiglia, ma ciò rappresenta un passo decisivo per poter aver cura di una persona sofferente e per comprendere come ogni malato ha il diritto di morire nel modo più sereno e dignitoso possibile, con l'aiuto terapeutico e in un contesto familiare”Caleidoscopio Occorre considerare che la solitudine e il sentirsi abbandonati sono l’elemento più deprimente per un paziente in fase terminale e quindi è da evitare l’isolamento e l’abbandono psico-fisico (MAGUIRE, 1985). Il fatto di trovarsi con altri ammalati e con la vicinanza della famiglia ha un effetto terapeutico psicologico. Quando la situazione si aggrava e compaiono sintomi che dimostrano agitazione, incontinenza, dispnea marcata è probabile che l’utente senta la necessità di essere in una condizione più tranquilla magari in una camera da solo. Il pericolo è la solitudine psicologica, il sentirsi solo nel momento in cui recepisce la condizione di gravità in cui ritrova.E qui una parte importante la svolge la famiglia e il personale sanitario che deve dimostrare all’interessato la sua vicinanza, la sua capacità di entrare in punta di piedi nel suo spazio vitale, facendo percepire che si è con lui in modo discreto e dargli la consapevolezza di essere li anche come supporto psicologico. La sua situazione deve essere in una condizione di agiatezza pisco-fisica. Insomma creare le condizioni e un ambiente su misura per le sue esigenze,i suoi bisogni che in quel momento manifesta prima dell’ evento ultimo.
“La paura della morte ci impedisce di vivere, non di morire” Paul C. Roud
Bibliografia:
Pubblicato su Infermierionline.net il 15.10.05 Copyright AIOL 2005
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