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ETICA PSICHIATRICA
L’etica in psichiatria è il
risultato dell’equilibrio tra le istanze:
-
garantiste/umanistiche/sociogenetiche
(dal pensiero di Jasper fino a quello di Basaglia), e quelle espresse
dall’etica tradizionale, affrancata da enfatizzazioni sociologiche e
giuridico-deontologiche e filosofiche


   
  
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Da sempre, la complessità della psichiatria crea una notevole difficoltà a
tracciare linee guida etiche
-
Dal modello custodialistico si è passati
nel tempo al modello contrattualistico.
-
Dal semplice principio etico generale
della tutela dei diritti umani si è giunti all’autodeterminazione
della persona
LEGISLAZIONE INFERMIERISTICA
LEGGE n° 42/1999: Disposizioni in materia di
professioni sanitarie.
Si sancisce il superamento
dell'ausiliarietà; abrogazione del mansionario; individuazione del campo
proprio d’attività-responsabilità tramite gli “atti regolatori”:
A) D.M. n°
739/94: Profilo professionale dell'infermiere.
“L'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa,
riabilitativa, è di natura tecnica, relazionale educativa”.
B) TABELLA XVIII-TER: l’ordinamento didattico universitario del
D.U.I. entra nel merito delle “funzioni infermieristiche”.
C) CODICE DEONTOLOGICO (12.05.1999)
CODICE DEONTOLOGICO DEGLI INFERMIERI - 1999
(Struttura del documento)
PREMESSA
Chi è l'infermiere
Cos'è l'assistenza infermieristica
La responsabilità dell'infermiere
Funzione del Codice
Impegno dell'infermiere
Il rispetto dei diritti umani
Il rispetto della salute
Il concetto di uguaglianza
PRINCIPI ETICI
Il concetto di equità
L'obiezione di coscienza
L'impegno a non nuocere
L'importanza dell'aggiornamento
NORME GENERALI
Le competenze
L'interazione con gli specialisti
L'agire indipendente
La disponibilità nelle emergenze
Con la persona assistita
I RAPPORTI
Con colleghi ed altri operatori
Con le istituzioni
Disposizioni finali
IL CODICE
DEONTOLOGICO
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E' il documento che raccoglie i principi etici e le regole ascrivibili
alla “deontologia”.
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E' elaborato dagli organismi professionali e adottato da tutti i loro
membri.
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Rappresenta il più importante atto di autoregolamentazione ed è uno dei
tre “atti guida” della professione per la definizione del campo proprio di
attività e responsabilità dell'infermiere.
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E' elemento essenziale del processo di professionalizzazione.
Il codice
deontologico evidenzia:
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I doveri degli infermieri come diritti del cittadino.
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I principi etici e l'orientamento per l'esercizio professionale.
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Il valore della figura professionale dell'infermiere.
I PROBLEMI ETICI DELL’ASSISTENZA PSICHIATRICA IN UNA PROSPETTIVA STORICA
“Certo è deplorevole che gente che vive di sussidi tenga poi un cane”, ha
dichiarato un responsabile della Previdenza Sociale nel Varmland
L’evoluzione del saperi, la cultura ed i valori hanno da sempre modificato
le aspirazioni di ordine etico che sono presenti negli approcci e nelle
modalità assistenziali degli infermieri.
L’ascolto del malato, la definizione del contratto, la condivisione dei
percorsi, le strategie d’intervento, devono essere analizzati con attenzione
per poter evidenziare quali siano le tensioni etiche del curare, un tempo
latenti o insospettate, e che oggi pongono invece inedite e rilevanti
questioni di responsabilità professionale.
STORIA DELLA PSICHIATRIA TRA ETICA E NORMA
PRIMA:
(Solamente con la legge n° 431/1968 si
sancisce finalmente la possibilità di un ricovero volontario in Ospedale
Psichiatrico)
-
Il fondamento etico dominante: è forte e semplice,
“linearizzato” intorno al prevalente modello del “custodialismo” basato
per lo più sulla codificazione della distanza, della differenza, della
lontananza;
-
Il malato: è un oggetto estraneo e mostruosamente extraordinario;
-
La normativa d’inizio secolo: si caratterizza principalmente per la
prevalenza dell’istanza giuridica, l’assoluta minuziosità e rigidità con
cui sono affermati pochi principi;
-
La persona alienata: è pericolosa per sé o per gli altri, o fonte di
pubblico scandalo, deve tramite un provvedimento non sanitario essere
rinchiusa in manicomio, prima custodita, poi anche curata;
-
La follia: è concepita come un evento di rilevanza più giuridico-sociale
che sanitaria e soggettiva; la follia è pensata come inemendabile, viene
considerata in maniera riduzionistica relativamente alle origini e al suo
trattamento.
DOPO:
(“I trattamenti sanitari sono volontari e
obbligatori”)
A) Il fondamento etico dominante di riferimento: risulta molto articolato e
complesso; la complessità è il radicamento fondamentale che si confronta con
l’esistenza della “persona folle” e non più con le conseguenze sociali di un
“comportamento folle”;
Il fondamento etico sarà costituito dal concetto di
avvicinamento/approssimazione nell’ambito estremo dell’ambivalenza e
ambiguità, elaborate attraverso una continua opera di mediazione; approccio
di tipo dialogico molto coinvolgente sull’asse dell’esserci, esserci
responsabilmente, esserci responsivamente;
B) Il malato: è un cittadino a tutti gli effetti con diritti e doveri;
C) La
normativa dalla Legge n° 180/78 ad oggi: è organizzata intorno a pochissimi
principi astratti e generali, rimasti ai “limiti” dell’indeterminatezza,
tanto da invocare ripetutamente la redazione di un regolamento attuativo.
Vale il principio primo che la legge deve: “normare/regolare/indirizzare”,
non “separare”;
D)La follia: è concepita come un evento di rilevanza sanitaria più che
giuridica o sociale.
DA PAZIENTE A CURANTE, O LA FINE DELLA CERTEZZA
Il cambiamento di vista culturale ha influenzato l'attuale prassi
psichiatrica con lo spostamento dell'asse di interesse principale della
norma dal soggetto-malato al soggetto-curante.
1) La nuova legge fonda così uno “spazio etico” non perché migliore, o
animata da intenti migliori, delle precedenti, ma perché alla “codifica
ossessiva dei comportamenti”… sostituisce:
A) una nuova “attenzione
alla persona”;
B) chiama
l'operatore al confronto;
C) il
confronto avviene sulla “congruenza” tra:
2) Nei
servizi di salute mentale si fonda dunque la possibilita' di un etica della:
-
presa in carico “prolungata”;
-
“riabilitazione” come pratica di sostegno;
-
della “pazienza” come autentico principio fondante l’assistenza per
accompagnare/riaccompagnare il paziente verso/dentro la propria vita
quotidiana;
-
della “convivenza”.
3) Oggi, chiuso il manicomio, la “convivenza” dell'individuo con la
società fonda anche la nascita e l'operato stesso dei “luoghi
dell'assistenza e della riabilitazione”.
GLI OPERATORI DELLA SALUTE MENTALE
Se la vecchia legge era chiusa e la nuova è aperta, non necessariamente
adeguati sono gli operatori chiamati ad applicarla.
La L. n° 36/1904:
-
era molto minuziosa; definiva rigorosamente i comportamenti tipici del
“ruolo” del paziente, del ruolo dell'infermiere, del ruolo del medico;
-
era rigida (rispetto alla fondazione di uno spazio etico) perché non
lasciava spazio al singolo. Alto era il rischio di direzioni perverse.
La L. n° 180/1978:
-
è organizzata intorno a pochi principi
“astratti” e “generali” al limite della “indeterminatezza”;
-
enfatizza lo “stile” come elemento personalissimo in riferimento al ruolo;
-
considera le relazioni interdividuali e la loro “complessità”;
-
chiama in causa la “soggettività”;
-
chiama in causa la “responsabilità” dell'operatore;
La ricomparsa di un ambito di scelta diventa fondante la sostanza stessa del
lavoro di cura e assistenza infermieristica, riportando sulla scena la
dimensione di un'etica professionale e di una disponibilità al confronto
sociale, con cui ogni operatore della salute mentale è destinato a fare i
conti.
“Fatica del controllo, una volta; fatica dell'ascolto e dell'incontro,
oggi, come sull'orizzonte di un neo-umanesimo”.
Questi principi trovano formalizzazione nella recente abolizione dei
mansionari delle figure non mediche (L.42/1999) e nell'emanazione del nuovo
Codice Deontologico degli infermieri (Maggio 1999), con l'introduzione dei
concetti di:
Oggi, è presente il rischio di regressioni verso un nuovo prevalere di
cogenti “minuziosità normative” e di “un’etica troppo normata”
(v. Carta dei servizi e Codici deontologici) prevalente sull’etica
individuale e sulla capacità di interpretare i principi generali.
Parimenti si riscontra la riaffermazione di una pericolosa sostanziale <<deresponsabilizzazione
personale>> (il “non mi compete”, inevitabile quando l’idea del fare
per protocolli e procedure si sostituisca all’idea di “fare al meglio”).
Infatti, tutte le richieste di normative prescrittive, più che descrittive
delle linee generali, non lasciano spazio ad un comportamento etico
che scaturisce solamente dalla possibilità di autodeterminazione del
ruolo professionale incarnato dal singolo, dove ogni infermiere può
liberamente declinarsi, secondo un flessibile, ma anche responsabile
comportamento.
QUESTIONI ETICHE DI GRANDE MOMENTO IN PSICHIATRIA
-
La relazione come fondamento dell’assistenza, ma anche il problema della
coattiva “adozione” del paziente, non riscontrabile in altre aree;
-
La questione della “partnership” e dell'impegno all’uso condiviso delle
risorse;
-
Il disegno di un progetto sostenibile in relazione alle risorse;
-
Il consumo di notevoli risorse interne per rendere disponibili quelle
esterne indispensabili al buon esito (compito titanico);
-
Il problema lacerante degli esiti dei trattamenti (compito ineffabile);
-
L’impossibilità alla delega di funzioni estreme, quando si deve deprivare
“l’altro” della libertà esercitando una funzione eticamente difficile, di
“confine”;
-
La questione della “responsabilità individuale” non delegabile.
La vecchia normativa negava totalmente la funzione dell’individuale,
“personale declinarsi”, dell’operatore nella relazione… La nuova, riconosce
il valore dello “stile” di lavoro e dell’individualità all’interno del
ruolo.
La psichiatria e il nursing non sono solo più “scienza della cura” della
salute mentale ma piuttosto diventano “scienza della relazione”.
Nasce il problema della modalità di “accostamento reciproco”, che deve
essere: consapevolezza per l’infermiere delle asimmetrie e delle differenze
da una parte, e impegno a confrontarsi colloquiando dall'altra.
LA POSIZIONE ETICA DELL'OPERATORE
La posizione eticamente fondata è quella dell’infermiere che può darsi come
modello assumibile, senza però sovrapporsi al modo d’essere
proprio del paziente assegnatogli dalla sua storia personale.
La suddetta posizione diventa anche atteggiamento assistenziale
necessario rispetto allo spazio di “non coartazione”del paziente e al
rischio di “desiderare al suo posto”.
STAGIONI
DELL'ETICA IN MEDICINA
(ovvero cosa
sia il bene e il male in medicina)
|
(Tratto da:
Spinsanti, 1998). |
Epoca
pre-moderna Etica medica
(Fino
1900) |
Epoca
moderna Bioetica
(Autodeter-minazione) |
Epoca
post-moderna
Etica
Organizz.
Dopo
1980 |
|
La
buona medicina
|
"Quale
trattamento porta maggior beneficio?" |
"Quale
trattamento
rispetta
il pz. in tutti i suoi valori e
autonomia?" |
"Quale
trattamento ottimizza l'uso delle risorse e soddisfa il pz.?” |
|
L'ideale medico |
Benevolo
paternalismo |
Autorità
democratica |
Leadership morale, scientifica, organizz.va |
|
Il
buon paziente |
Obbediente |
Partecipe
(consenso) |
Cliente
giustamente
soddisfatto |
|
Il
buon rapporto |
Alleanza
Dottore/pz. |
Partnership
tra
professioni-sta/utente |
Stewardship
tra
fornitore servizi/ cliente (contratto)
|
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Il
buon infermiere |
Paramedico
Esecutore del medico
Supporto
emotivo al paziente |
Facilitatore della comunicazio-ne |
Manager
responsabile della qualità |
CONCLUSIONE
Per concludere, rimane
l’interrogativo su quale tipo di etica adottare per umanizzare sia i singoli
operatori sul campo, sia gli autori e gli amministratori sanitari.
Non ritengo sia necessario
optare per una scelta univoca e irreversibile tra le varie formulazioni
etiche, da quelle deontologiche che vengono solo dall’alto a quelle di tipo
discorsivo che si instaurano, a preferenza, dal basso.
L’etica nella salute mentale
non può divenire soltanto una summa di prescrizioni indefettibili (corpus
etico legislativo) ed emesse una volta per tutte, pena un dogmatismo di
fondo (che rappresenterebbe un consenso forzato) e una sua
prevedibile fine per mancanza di rinnovamento e capacità di fornire
risposte ai nuovi e diversi bisogni emergenti che la trasformazione
culturale propone di continuo.
Scartata un’etica
universalistica e nello stesso tempo un’etica utilitarista che, eliminando
il problema morale, tende a risolvere ogni caso a livello critico, resta da
considerare un’etica discorsiva che si proponga di raggiungere un
consenso sui punti nodali, attraverso il dialogo tra i pensieri morali
dei vari protagonisti dell’operare.
Un consenso, però, che non
sia definitivo e quindi nuovamente dogmatico, ma che rappresenti il
passaggio necessario per superare quel dato dissenso, con la convinzione che
quest’ultimo si ripresenterà fatalmente, a dimostrazione che il processo
umano creativo è formato da una serie infinita di consensi e dissensi.
Bibliografia
-
Spinsanti S. Stagioni dell’etica e modelli di qualità in medicina. Scienza
e Management 1998; 1: 19-22.
-
Giannelli A, Mencacci C, eds. Il dilemma etico in psichiatria. Milano:
Fondazione Varenna, 1991: 39-44.
-
Bloch S, Chodoff P. Etica in Psichiatria. Milano: La Nuova Italia
Scientifica, 1991.
-
Piccione M. L’etica nella pratica psichiatrica. Milano: Masson Editore,
1999.
-
Bassi M, De Risio S, Di Giannantonio M. La questione etica in psichiatria.
Roma: Il pensiero Scientifico Editore, 2000.
-
Vella G, Siracusano A. Il consenso informato in psichiatria. Roma: Il
Pensiero Scientifico Editore, 1996.
-
Rabboni M. Dalla semplificazione anetica, all’etica della complessità. In
Rabboni M, ed. Etica della riabilitazione psichiatrica. Milano: Franco
Angeli, 1997: 13-21.
-
Schiavone M. Bioetica e psichiatria. Bologna: Patron, 1990.
-
Bloch S, Chodoff P, Green SA. Etica in
psichiatria. Roma: NIS, 1999.
-
Borgna E. Come se finisse il mondo. Milano: Feltrinelli, 1995.
GLOSSARIO
Morale: dal lat. Mos “costume”: conforme
ai principi di ciò che è buono e giusto.
Etica: dal gr.
Ethike: parte della filosofia che ha per oggetto la condotta umana
(l’etica è la filosofia della morale).
Etica uguale morale? In
pratica, sono sinonimi.
Il criterio che fonda
l’etica è la dignità della persona (non più la religione come un tempo).
Bioetica: disciplina
che affronta i problemi posti dalla ricerca scientifica.
Deontologia: dal gr.
Deontos “dovere”: trattazione dei doveri che hanno rilevanza
giuridica inerenti a particolari categorie di persone (Es. deontologia
infermieristica).
Codice: raccolta
di norme relative ad una materia (Es. codice deontologico infermieristico:
insieme di norme etiche che regolano la professione infermieristica).
Stile: dal lat.
Stilum: modo abituale di essere, di comportarsi, di agire.
Norma: deriva del
“genus” legge; le norme morali hanno come fonte la coscienza; diversamente
da quelle giuridiche, hanno sempre la “riprovazione” come minima sanzione
alla trasgressione.
Ogni morale detta norme
etiche alla ricerca del bene comune e della convivenza.
A volte è presente uno
scarto tra norma etica e norma giuridica.
   
Il presente lavoro è un estratto dei lucidi personali presentati dal docente
CPSE/Afd Valter Fascio, nella giornata formativa tenutasi il 6 Giugno 2002
Pubblicato su InfermieriOnline
il 08.01.04 |