MAXIEMERGENZA:  CRASH DEL DORNIER 238 ALL’AEREOPORTO DI GENOVA: Febbraio 1999

A cura di Stefano Burlando - Servizio di Rianimazione A.O. “Villa Scassi” (GE)

 

Questa relazione verte su un grave incidente aereo accaduto alla fine di febbraio 1999, costato purtroppo la vita a quattro persone. Fortunatamente il bilancio dell’evento non ha raggiunto livelli peggiori poiché il tempestivo intervento dell’assistenza medico-infermieristica su strada e su mare è risultato sicuramente efficace, sottolineato anche dai mass-media che, con insistenza, rimarcarono questo fatto. Tale relazione non vuole essere un semplice racconto dell’accaduto, ma una dimostrazione dell’importanza nel formare culturalmente il personale infermieristico, poiché caso volle che pochi giorni prima alcuni colleghi del Pronto Soccorso e della Rianimazione avevano concluso positivamente il Corso di Triage Avanzato A.I.S.A.C.E…….quindi, quale palestra migliore la tragedia occorsa? Voglio documentare come, un normale Pronto Soccorso, per di più provvisorio poiché ad oggi sono attivi i lavori di rifacimento del nuovo DEA, sia stato completamente rivoltato come un guanto nell’arco di pochi minuti, coordinando personale qualificato ed impostando con criterio e giudizio direttive su come smistare i passeggeri che sarebbero arrivati da lì a pochi minuti. Permettetemi di rimarcare l’importanza di aver frequentato un Corso sul Triage poiché, le nozioni apprese hanno aiutato molto il personale infermieristico, che ha gestito per la maggiore l’evento.

 

L’incidente accadde alle ore 12.32 del 25 Febbraio 1999. L’aereo, un Dornier 238 partito da Cagliari alle ore 12.26, cominciò la fase di atterraggio su Genova, senza alcun apparente ostacolo. Non vi erano nubi, la visibilità era oltre i 10 km e il sistema di monitoraggio ILS perfettamente funzionante. Alle ore 12.30 fu data l’autorizzazione all’atterraggio, e questo fu l’ultimo contatto radio tra il velivolo e la Torre di controllo. Alle ore 12.31 l’evento; a circa 15 metri dal suolo, una raffica di vento mandò in stallo l’aereo prima che questo potesse toccare la pista, costringendo il pilota a “togliere motore”, in altre parole azionare il reverse dello stesso, portando le manette dei motori tutte indietro. Purtroppo tale manovra risultò vana; fu attivato il sistema frenante ABS, ma l’aereo continuò la sua folle corsa sulla pista. Fu quindi tirato il freno di stazionamento, con la speranza che l’improvviso attrito delle gomme con l’asfalto potesse creare una esplosione dei pneumatici. Ancora una volta lo sforzo dei piloti risultò vano; l’aereo, come una pallina da flipper impazzita, finì la sua corsa contro un muretto di fine pista, costruito anni prima poiché in tale punto cadde in mare un veicolo dei carabinieri per rottura del freno di stazionamento. L’urto dell’aereo contro il muretto causò la rottura del carrello anteriore che fu tranciato via; l’aereo cadde in mare a circa 15 metri dal muro, i motori si spensero e l’acqua cominciò ad entrare dalla falla createsi; inoltre, il forte vento proveniente dalle montagne, spinse l’aereo in pochi secondi verso il largo, a circa 30 metri dalla pista. Sorsero le prime polemiche: se non fosse esistito il muretto, l’aereo sarebbe planato in acqua e sarebbero occorsi circa 40 minuti prima che l’acqua si impossessasse completamente del velivolo. Le prime sensazioni dei passeggeri furono le seguenti:  “…abbiamo avuto la sensazione che potesse galleggiare…..”  “…pensavamo di potere uscire tutti….”  Inoltre, un’altra polemica nacque dalla presunta omissione di soccorso dei piloti nei confronti dei passeggeri. Questi, infatti, alla unanimità marcarono il fatto di non avere ricevuto aiuto dal personale di volo, escluso la povera hostess padovana che, prodigandosi a slacciare la cintura di sicurezza di una passeggera in prima fila, pagò con la vita il suo coraggioso gesto. Bisogna anche ammettere che la falla che si aprì sotto la cabina di guida al momento dell’urto con il muretto, provocò l’immediata entrata di acqua gelata, arrivando a livelli “di guardia” nell’arco di pochi secondi. Ciò comportò, causa l’aumento della pressione all’interno della cabina di guida, l’impossibilità ad aprire la porta, aprendosi questa verso l’interno. Inoltre tale manovra avrebbe probabilmente peggiorato la situazione, scaraventando maggiore acqua all’interno dell’aereo. 

Dopo questa premessa, lascio a voi i commenti delle immagini filmate tratte dal T3 regionale e dall’emittente ligure Telecittà. (si trasmettono le immagini)

 

Quale l’organizzazione del servizio 118 Genova Soccorso?

La Centrale del 118 Genova Soccorso ha sede in una palazzina dell’A.O. San Martino di Genova. Il territorio lavorativo si estende da Camogli (levante) a Varazze (ponente), contando una popolazione di circa un milione di abitanti. Circa 50 sono le Pubbliche Assistenze convenzionate e nove gli Ospedali presenti sul territorio, tra cui l’Ospedale Gaslini pediatrico. In Centrale lavorano due tecnici, due IP e un Medico (questa è la composizione del turno, giornaliero e notturno). E’ presente il Servizio di auto medica 24 ore su 24, fornita da due P.A., con a bordo un Medico e un IP di Area Critica. Giornalmente arrivano circa 250 chiamate (150 delle quali mediamente urgenti). Circa 15 sono le uscite giornaliere delle Auto mediche. Da non dimenticare l’aiuto offerto dalla Centrale Operativa di Liguria Emergenze, alla quale sono smistate le operazioni “meno urgenti”, quali trasporti programmati, sedute dialitiche, ecc. Tale Centrale non rimane in contatto “punto-punto” con la Operativa 118 di Genova, ma mediante comuni linee telefoniche.

 

Minuto per minuto la gestione della Maxiemergenza

12.32:  Gli operatori rispondono a due cittadini che hanno visto cadere un aereo in mare

12.33:  Vengono inviate sette ambulanze

12.34:  Si invia l’auto medica dell’Ospedale di Voltri

12.36:  Arriva sul luogo la prima ambulanza (4 minuti)

12.37:  Comunicazione dell’Aeroporto di aereo caduto in mare con circa 30 persone a bordo

12.39:  Inviate altre quattro ambulanze

12.40:  Viene inviato in Codice Rosso il primo paziente intubato al PS dell’Ospedale di S. Martino

12.42:  Arrivo automedica di Voltri sul posto

12.43:  Comunicazione dalla Capitaneria di Porto che una motovedetta con feriti a bordo è in arrivo all’imbarco di Multedo

12.44:  Dirottate tre ambulanze all’imbarco di Multedo

12.46:  Motovedetta della Capitaneria di Porto sbarca sette pazienti che vengono trasportati all’ Ospedale di Sestri

12.47:  quattro pazienti dal Posto Medico Avanzato (tra cui i due piloti) vengono trasportati all’Ospedale Scassi di Sampierdarena

12.48:  Viene inviata la seconda automedica oltre a nove anestesisti

12.55:  sei pazienti inviati Ospedale di Voltri

12.57:  cinque pazienti inviati Ospedale di Sestri

12.58:  Arriva al Posto Medico Avanzato l’Automedica di San Martino

13.03:  Viene portato a riva dai subacquei un paziente in codice rosso: praticato ACLS

13.30:  Viene costatato il decesso di tale persona

13.35:  Constatazione decesso per due pazienti in ACLS da equipaggio Automedica Voltri

13.40:  Termine delle operazioni di soccorso

 

Ore 12.40: arriva la chiamata allo “Scassi” di Sampierdarena

Genova è sicuramente una città a rischio per quanto riguarda le maxi-emergenze, gestendo contemporaneamente una grande rete ferroviaria, portuale ed aeronautica. Fortunatamente la statistica offre dei dati positivi, nel senso che poche volte negli ultimi decenni Genova ha dovuto incorrere in simili tragedie. Vorrei ricordare l’esplosione di un intero quartiere (Borgo Incrociati 1985), l’affondamento della petroliera Haven e le alluvioni del 1992 e 1994. Torniamo alla nostra emergenza, e come il personale del DEA di Sampierdarena ha saputo rispondere.

Il sottoscritto riceve alle ore 12.40, in Rianimazione, la telefonata da parte della Centrale 118 Genova Soccorso che informa della caduta in mare di un aereo, non precisando però il tipo di velivolo.

L’operatore confermò che al più presto sarebbero arrivati numerosi feriti.

Ricordo lo stupore tra di noi, tanto che la notizia fu ripetuta più volte per essere creduta.

Il reparto non aveva posti liberi a disposizione e tutti i degenti erano connessi ad un respiratore automatico; io, Massimo ed Enrico smontavamo dalla mattina, sostituiti dal turno entrante.

Ci comportammo con estrema precisione e “freddezza”, sapendo che da lì a pochi minuti avrebbero potuto arrivare molte ambulanze.

Due colleghi rimasero in reparto, aiutati dalla Capo sala, mentre noi altri andammo al Pronto Soccorso, situato al piano inferiore, per aiutare nell’urgenza.

I colleghi del PS erano già stati informati dal 118, così decidemmo di istituire dei ruoli:

 

1)       Un IP di Rianimazione fu il coordinatore e responsabile della istituzione provvisoria di un nuovo punto di Rianimazione, a pochi metri da quello già in uso. In questo modo avremmo garantito due respiratori automatici nonché l’ausilio di un carrello mobile, con il quale utilizzare materiale per l’urgenza.  Sei ambu furono recuperati nelle vicine Sale Operatorie.

2)       Il Capo Sala del PS coordinò con gli altri reparti e la Direzione Sanitaria l’arrivo di altro personale di supporto, nonché di materiale utile (coperte, cappe, lenzuola, bevande)

3)       Fu istituita una eventuale “sala salme” (sprovvista nell’attuale Pronto Soccorso, utilizzando i locali dell’Accettazione (nell’atrio del PS)

4)       Essendo presenti tre allieve Du in Pronto Soccorso, venne istituita, da parte di una collega, una figura addetta alle prime relazioni con l’utente e la stampa, ovvero persone che, specificatamente alle vittime (e ai parenti), acquisissero informazioni e prestassero il primo supporto ed aiuto morale. Venne effettuata una piccola intervista alle vittime, chiedendo, oltre ai dati personali, anche il telefono, al fine di tranquillizzare eventuali parenti o amici.

5)       Un altro infermiere di Rianimazione preparò una decina di soluzioni infusionali (Emagel, Ringer) su di un carrello, verificando e controllando che nulla mancasse e che il materiale disposable fosse sufficiente.

6)       Un collega del PS si occupò invece del continuo collegamento telefonico con la Centrale Operativa 118 Genova Soccorso, al fine di conoscere, in “tempo reale”, l’evolversi del fatto.  A tal fine furono date, in seguito, notizie positive, nel senso che i codici rossi erano stati dirottati verso l’Ospedale S. Carlo di Voltri e San Martino di Genova; eravamo quindi in attesa di pazienti in presunto codice giallo, ovvero pazienti che potenzialmente avrebbero potuto avere un imminente compromissione delle funzioni vitali.

  

“Svolgere un servizio per gli altri con la capacità di gestire le relazioni umane costituisce un incredibile fattore di successo”  (Manning 1994)

 

La valutazione di triage trattasi di un processo dinamico ed articolato, che determina la capacità all’operatore di applicare dei codici di gravità.

La valutazione di triage si articola su quattro punti: 

1)       Valutazione sulla porta

2)       Raccolta dati

3)       Decisione di triage

4)       Rivalutazione

 

VALUTAZIONE SULLA PORTA

Come da dispositiva, fu istituito un corridoio “virtuale”, nel quale i quattro infortunati furono valutati dal triagista provvisoriamente scelto.

In tale fase l’IP utilizza quello che viene definito come “colpo d’occhio”: vennero valutate le fasi ABCD della rianimazione (negative in tutti e quattro i casi, o comunque non di estrema rilevante gravità), nonché l’aspetto generale.

In tal caso fu utile l’aiuto offerto dal personale OTA e ausiliario, che pensò a distribuire i primi generi di conforto, nonché pensò a svestire le vittime dagli abiti fradici, utilizzando uno “spogliatoio” creato mediante l’utilizzo di quattro paraventi.

Per ciò che riguarda la valutazione ABCD, furono riscontrate anomalie solo al punto D, riguardo le alterazioni del comportamento e della deambulazione.

Le vittime furono fatte accomodare in una sala di accoglienza provvisoria (quella del Medico di Unità Coronarica) e confortati dall’aiuto di uno psicologo e uno psichiatra, prontamente presenti.

 

RACCOLTA DATI 

Venne gestita dal personale allievo D.U., coadiuvato da una IP di Pronto Soccorso.

Fu effettuata una valutazione soggettiva, tramite l’intervista al paziente, al fine di determinare il sintomo principale e la dinamica dell’evento.

La valutazione oggettiva venne svolta dal medico di turno, coadiuvato da un IP di Pronto Soccorso (ogni paziente fu visitato, controllando i principali esami ematici, PA, FC, temperatura, FR, stato emotivo).

  

DECISIONE DI TRIAGE 

In tale fase l’Infermiere Professionale triagista decise l’esatto codice cromatico applicabile ai quattro pazienti, tenendo in considerazione le condizioni fisiche ma anche le eventuali modificazioni cliniche, la struttura architettonica del luogo predisposto al Triage e i carichi di lavoro che in quel momento impegnarono il Pronto Soccorso.

A tale proposito è da rimarcare il grande senso civile dei pazienti precedentemente presenti in Pronto Soccorso, poiché quelli non gravi valutarono con correttezza di abbandonare il Reparto, offrendo priorità all’evento in atto, mentre quelli effettivamente gravi (in codice giallo o rosso) furono affidati al controllo medico-infermieristico nella sala di degenza.

 

RIVALUTAZIONE 

Giacché il codice affidato ai quattro degenti fu, per entrambi il verde, la rivalutazione fu effettuata ogni 20 minuti circa, verificando le discrete condizioni generali dei sopravvissuti. 

 

Attualmente in Sanità il termine DISASTRO lo possiamo interpretare come “qualsiasi urgenza che provochi un numero tale di feriti da superare le normali risorse di un sistema di soccorso”.

Forse potrà sembrare esagerata tale affermazione se rapportata all’emergenza vissuta il 25 Febbraio, ma le informazioni raccolte non furono del tutto precise, quindi non permisero di mettere a fuoco realmente il problema, la sua entità globale.

Infatti l’evento quantificabile come “aereo in mare”, proprio per la rarità e la gravità che determina, induce il personale sanitario ad un comportamento forse "“eccessivo"”, soprattutto quando le notizie ricevute non sono state del tutto mirate.

Inoltre il tempo per muoversi è sicuramente poco, distando il Pronto Soccorso di Sampierdarena solo 4 km dall’Aeroporto C. Colombo, con una percorribilità di un mezzo di soccorso avanzato sovrapponibile in un paio di minuti circa.

Sicuramente ritengo che un numero superiore di feriti sarebbe stato accolto in maniera soddisfacente, visto il numero di risorse umane messe a disposizione in così poco tempo.

L’esperienza vissuta ha contribuito sicuramente ad identificare le reali potenzialità, rimanendo sempre consapevoli che il continuo aggiornamento e formazione del personale resta l’unico fattore per risolvere le difficoltà con giudizio e coscienza lavorativa.

Il DPR del 27/03/92 stabilisce la funzione di Triage all’interno di un DEA, quale primo momento di accoglienza e valutazione di pazienti; crediamo vivamente di aver creato le basi per una funzionale realizzazione di questo.

 


 

Bibliografia 

·        Atti del “Course in Advanced Triage Nursing” by A.I.S.A.C.E. & E.N.A. (1999)

·        AA.VV. -  “N&A mensile italiano del soccorso” anno 8 aprile 1999

 

 Pubblicato su InfermieriOnline il 23.09.03