Questa relazione verte su
un grave incidente aereo accaduto alla fine di febbraio 1999, costato
purtroppo la vita a quattro persone. Fortunatamente il bilancio dell’evento
non ha raggiunto livelli peggiori poiché il tempestivo intervento
dell’assistenza medico-infermieristica su strada e su mare è risultato
sicuramente efficace, sottolineato anche dai mass-media che, con insistenza,
rimarcarono questo fatto. Tale relazione non vuole essere un semplice
racconto dell’accaduto, ma una dimostrazione dell’importanza nel formare
culturalmente il personale infermieristico, poiché caso volle che pochi
giorni prima alcuni colleghi del Pronto Soccorso e della Rianimazione
avevano concluso positivamente il Corso di Triage Avanzato A.I.S.A.C.E…….quindi,
quale palestra migliore la tragedia occorsa? Voglio documentare come, un
normale Pronto Soccorso, per di più provvisorio poiché ad oggi sono attivi i
lavori di rifacimento del nuovo DEA, sia stato completamente rivoltato come
un guanto nell’arco di pochi minuti, coordinando personale qualificato ed
impostando con criterio e giudizio direttive su come smistare i passeggeri
che sarebbero arrivati da lì a pochi minuti. Permettetemi di rimarcare
l’importanza di aver frequentato un Corso sul Triage poiché, le nozioni
apprese hanno aiutato molto il personale infermieristico, che ha gestito per
la maggiore l’evento.
L’incidente accadde alle
ore 12.32 del 25 Febbraio 1999. L’aereo, un Dornier 238 partito da Cagliari
alle ore 12.26, cominciò la fase di atterraggio su Genova, senza alcun
apparente ostacolo. Non vi erano nubi, la visibilità era oltre i 10 km e il
sistema di monitoraggio ILS perfettamente funzionante. Alle ore 12.30 fu
data l’autorizzazione all’atterraggio, e questo fu l’ultimo contatto radio
tra il velivolo e la Torre di controllo. Alle ore 12.31 l’evento; a circa 15
metri dal suolo, una raffica di vento mandò in stallo l’aereo prima che
questo potesse toccare la pista, costringendo il pilota a “togliere
motore”, in altre parole azionare il reverse dello stesso, portando le
manette dei motori tutte indietro. Purtroppo tale manovra risultò vana; fu
attivato il sistema frenante ABS, ma l’aereo continuò la sua folle corsa
sulla pista. Fu quindi tirato il freno di stazionamento, con la speranza che
l’improvviso attrito delle gomme con l’asfalto potesse creare una esplosione
dei pneumatici. Ancora una volta lo sforzo dei piloti risultò vano; l’aereo,
come una pallina da flipper impazzita, finì la sua corsa contro un muretto
di fine pista, costruito anni prima poiché in tale punto cadde in mare un
veicolo dei carabinieri per rottura del freno di stazionamento. L’urto
dell’aereo contro il muretto causò la rottura del carrello anteriore che fu
tranciato via; l’aereo cadde in mare a circa 15 metri dal muro, i motori si
spensero e l’acqua cominciò ad entrare dalla falla createsi; inoltre, il
forte vento proveniente dalle montagne, spinse l’aereo in pochi secondi
verso il largo, a circa 30 metri dalla pista. Sorsero le prime polemiche: se
non fosse esistito il muretto, l’aereo sarebbe planato in acqua e sarebbero
occorsi circa 40 minuti prima che l’acqua si impossessasse completamente del
velivolo. Le prime
sensazioni dei passeggeri furono le seguenti: “…abbiamo avuto la
sensazione che potesse galleggiare…..” “…pensavamo di potere uscire
tutti….” Inoltre, un’altra polemica nacque dalla presunta
omissione di soccorso dei piloti nei confronti dei passeggeri. Questi,
infatti, alla unanimità marcarono il fatto di non avere ricevuto aiuto dal
personale di volo, escluso la povera hostess padovana che, prodigandosi a
slacciare la cintura di sicurezza di una passeggera in prima fila, pagò con
la vita il suo coraggioso gesto. Bisogna anche ammettere che la falla che si
aprì sotto la cabina di guida al momento dell’urto con il muretto, provocò
l’immediata entrata di acqua gelata, arrivando a livelli “di guardia”
nell’arco di pochi secondi. Ciò comportò, causa l’aumento della pressione
all’interno della cabina di guida, l’impossibilità ad aprire la porta,
aprendosi questa verso l’interno. Inoltre tale manovra avrebbe probabilmente
peggiorato la situazione, scaraventando maggiore acqua all’interno
dell’aereo.
Dopo questa premessa,
lascio a voi i commenti delle immagini filmate tratte dal T3 regionale e
dall’emittente ligure Telecittà. (si trasmettono le immagini)
Quale l’organizzazione del servizio 118 Genova Soccorso?
La Centrale
del 118 Genova Soccorso ha sede in una palazzina dell’A.O. San Martino di
Genova.
Il territorio lavorativo si estende da Camogli (levante) a Varazze
(ponente), contando una popolazione di circa un milione di abitanti. Circa
50 sono le Pubbliche Assistenze convenzionate e nove gli Ospedali presenti
sul territorio, tra cui l’Ospedale Gaslini pediatrico. In Centrale lavorano
due tecnici, due IP e un Medico (questa è la composizione del turno,
giornaliero e notturno). E’ presente il Servizio di auto medica 24 ore su
24, fornita da due P.A., con a bordo un Medico e un IP di Area Critica.
Giornalmente arrivano circa 250 chiamate (150 delle quali mediamente
urgenti). Circa 15 sono le uscite giornaliere delle Auto mediche. Da non
dimenticare l’aiuto offerto dalla Centrale Operativa di Liguria Emergenze,
alla quale sono smistate le operazioni “meno urgenti”, quali trasporti
programmati, sedute dialitiche, ecc. Tale Centrale non rimane in contatto
“punto-punto” con la Operativa 118 di Genova, ma mediante comuni linee
telefoniche.
Minuto per minuto la gestione della Maxiemergenza
12.32: Gli operatori rispondono a due
cittadini che hanno visto cadere un aereo in mare
12.33: Vengono inviate sette ambulanze
12.34: Si invia l’auto medica
dell’Ospedale di Voltri
12.36: Arriva sul luogo la prima
ambulanza (4 minuti)
12.37: Comunicazione dell’Aeroporto di
aereo caduto in mare con circa 30 persone a bordo
12.39: Inviate altre quattro ambulanze
12.40: Viene inviato in Codice Rosso il
primo paziente intubato al PS dell’Ospedale di S. Martino
12.42: Arrivo automedica di Voltri sul
posto
12.43: Comunicazione dalla Capitaneria
di Porto che una motovedetta con feriti a bordo è in arrivo all’imbarco di
Multedo
12.44: Dirottate tre ambulanze
all’imbarco di Multedo
12.46: Motovedetta della Capitaneria di
Porto sbarca sette pazienti che vengono trasportati all’ Ospedale di Sestri
12.47: quattro pazienti dal Posto Medico
Avanzato (tra cui i due piloti) vengono trasportati all’Ospedale Scassi di
Sampierdarena
12.48: Viene inviata la seconda
automedica oltre a nove anestesisti
12.55: sei pazienti inviati Ospedale di
Voltri
12.57: cinque pazienti inviati Ospedale
di Sestri
12.58: Arriva al Posto Medico Avanzato
l’Automedica di San Martino
13.03: Viene portato a riva dai
subacquei un paziente in codice rosso: praticato ACLS
13.30: Viene costatato il decesso di
tale persona
13.35: Constatazione decesso per due
pazienti in ACLS da equipaggio Automedica Voltri
13.40: Termine delle operazioni di
soccorso
Ore 12.40: arriva la chiamata allo “Scassi” di Sampierdarena
Genova è sicuramente una città a rischio per quanto riguarda le
maxi-emergenze, gestendo contemporaneamente una grande rete ferroviaria,
portuale ed aeronautica. Fortunatamente la statistica offre dei dati
positivi, nel senso che poche volte negli ultimi decenni Genova ha dovuto
incorrere in simili tragedie. Vorrei ricordare l’esplosione di un intero
quartiere (Borgo Incrociati 1985), l’affondamento della petroliera Haven e
le alluvioni del 1992 e 1994. Torniamo alla nostra emergenza, e come il
personale del DEA di Sampierdarena ha saputo rispondere.
Il sottoscritto riceve alle ore 12.40, in Rianimazione, la telefonata da
parte della Centrale 118 Genova Soccorso che informa della caduta in mare di
un aereo, non precisando però il tipo di velivolo.
L’operatore confermò che al più presto sarebbero arrivati numerosi feriti.
Ricordo lo stupore tra di noi, tanto che la notizia fu ripetuta più volte
per essere creduta.
Il reparto non aveva posti liberi a disposizione e tutti i degenti erano
connessi ad un respiratore automatico; io, Massimo ed Enrico smontavamo
dalla mattina, sostituiti dal turno entrante.
Ci comportammo con estrema precisione e “freddezza”, sapendo che da lì a
pochi minuti avrebbero potuto arrivare molte ambulanze.
Due colleghi rimasero in reparto, aiutati dalla Capo sala, mentre noi altri
andammo al Pronto Soccorso, situato al piano inferiore, per aiutare
nell’urgenza.
I colleghi del PS erano già stati informati dal 118, così decidemmo di
istituire dei ruoli:
1)
Un IP di Rianimazione fu il coordinatore e responsabile della istituzione
provvisoria di un nuovo punto di Rianimazione, a pochi metri da quello già
in uso. In questo modo avremmo garantito due respiratori automatici nonché
l’ausilio di un carrello mobile, con il quale utilizzare materiale per
l’urgenza. Sei ambu furono recuperati nelle vicine Sale Operatorie.
2)
Il Capo Sala del PS coordinò con gli altri reparti e la Direzione Sanitaria
l’arrivo di altro personale di supporto, nonché di materiale utile (coperte,
cappe, lenzuola, bevande)
3)
Fu istituita una eventuale “sala salme” (sprovvista nell’attuale Pronto
Soccorso, utilizzando i locali dell’Accettazione (nell’atrio del PS)
4)
Essendo presenti tre allieve Du in Pronto Soccorso, venne istituita, da
parte di una collega, una figura addetta alle prime relazioni con l’utente e
la stampa, ovvero persone che, specificatamente alle vittime (e ai parenti),
acquisissero informazioni e prestassero il primo supporto ed aiuto morale.
Venne effettuata una piccola intervista alle vittime, chiedendo, oltre ai
dati personali, anche il telefono, al fine di tranquillizzare eventuali
parenti o amici.
5)
Un altro infermiere di Rianimazione preparò una decina di soluzioni
infusionali (Emagel, Ringer) su di un carrello, verificando e controllando
che nulla mancasse e che il materiale disposable fosse sufficiente.
6)
Un collega del PS si occupò invece del continuo collegamento telefonico con
la Centrale Operativa 118 Genova Soccorso, al fine di conoscere, in “tempo
reale”, l’evolversi del fatto. A tal fine furono date, in seguito, notizie
positive, nel senso che i codici rossi erano stati dirottati verso
l’Ospedale S. Carlo di Voltri e San Martino di Genova; eravamo quindi in
attesa di pazienti in presunto codice giallo, ovvero pazienti che
potenzialmente avrebbero potuto avere un imminente compromissione delle
funzioni vitali.
“Svolgere un servizio per gli altri con la capacità di gestire le relazioni
umane costituisce un incredibile fattore di successo” (Manning 1994)
La valutazione di triage trattasi di un processo dinamico ed articolato, che
determina la capacità all’operatore di applicare dei codici di gravità.
La valutazione di triage si articola su quattro punti:
1)
Valutazione sulla porta
2)
Raccolta dati
3)
Decisione di triage
4)
Rivalutazione
VALUTAZIONE SULLA PORTA
Come da dispositiva, fu istituito un corridoio “virtuale”, nel quale i
quattro infortunati furono valutati dal triagista provvisoriamente scelto.
In tale fase l’IP utilizza quello che viene definito come “colpo d’occhio”:
vennero valutate le fasi ABCD della rianimazione (negative in tutti e
quattro i casi, o comunque non di estrema rilevante gravità), nonché
l’aspetto generale.
In tal caso fu utile l’aiuto offerto dal personale OTA e ausiliario, che
pensò a distribuire i primi generi di conforto, nonché pensò a svestire le
vittime dagli abiti fradici, utilizzando uno “spogliatoio” creato mediante
l’utilizzo di quattro paraventi.
Per ciò che riguarda la valutazione ABCD, furono riscontrate anomalie solo
al punto D, riguardo le alterazioni del comportamento e della deambulazione.
Le vittime furono fatte accomodare in una sala di accoglienza provvisoria
(quella del Medico di Unità Coronarica) e confortati dall’aiuto di uno
psicologo e uno psichiatra, prontamente presenti.
RACCOLTA DATI
Venne gestita dal personale allievo D.U., coadiuvato da una IP di Pronto
Soccorso.
Fu effettuata una valutazione soggettiva, tramite l’intervista al paziente,
al fine di determinare il sintomo principale e la dinamica dell’evento.
La valutazione oggettiva venne svolta dal medico di turno, coadiuvato da un
IP di Pronto Soccorso (ogni paziente fu visitato, controllando i principali
esami ematici, PA, FC, temperatura, FR, stato emotivo).
DECISIONE DI TRIAGE
In tale fase l’Infermiere Professionale triagista decise l’esatto codice
cromatico applicabile ai quattro pazienti, tenendo in considerazione le
condizioni fisiche ma anche le eventuali modificazioni cliniche, la
struttura architettonica del luogo predisposto al Triage e i carichi di
lavoro che in quel momento impegnarono il Pronto Soccorso.
A tale proposito è da rimarcare il grande senso civile dei pazienti
precedentemente presenti in Pronto Soccorso, poiché quelli non gravi
valutarono con correttezza di abbandonare il Reparto, offrendo priorità
all’evento in atto, mentre quelli effettivamente gravi (in codice giallo o
rosso) furono affidati al controllo medico-infermieristico nella sala di
degenza.
RIVALUTAZIONE
Giacché il codice affidato ai quattro degenti fu, per entrambi il verde, la
rivalutazione fu effettuata ogni 20 minuti circa, verificando le discrete
condizioni generali dei sopravvissuti.
Attualmente in Sanità il termine DISASTRO lo possiamo interpretare come
“qualsiasi urgenza che provochi un numero tale di feriti da superare le
normali risorse di un sistema di soccorso”.
Forse potrà sembrare esagerata tale affermazione se rapportata all’emergenza
vissuta il 25 Febbraio, ma le informazioni raccolte non furono del tutto
precise, quindi non permisero di mettere a fuoco realmente il problema, la
sua entità globale.
Infatti l’evento quantificabile come “aereo in mare”, proprio per la rarità
e la gravità che determina, induce il personale sanitario ad un
comportamento forse "“eccessivo"”, soprattutto quando le notizie ricevute
non sono state del tutto mirate.
Inoltre il tempo per muoversi è sicuramente poco, distando il Pronto
Soccorso di Sampierdarena solo 4 km dall’Aeroporto C. Colombo, con una
percorribilità di un mezzo di soccorso avanzato sovrapponibile in un paio di
minuti circa.
Sicuramente ritengo che un numero superiore di feriti sarebbe stato accolto
in maniera soddisfacente, visto il numero di risorse umane messe a
disposizione in così poco tempo.
L’esperienza vissuta ha contribuito sicuramente ad identificare le reali
potenzialità, rimanendo sempre consapevoli che il continuo aggiornamento e
formazione del personale resta l’unico fattore per risolvere le difficoltà
con giudizio e coscienza lavorativa.
Il DPR del 27/03/92 stabilisce la funzione di Triage all’interno di un DEA,
quale primo momento di accoglienza e valutazione di pazienti; crediamo
vivamente di aver creato le basi per una funzionale realizzazione di questo.
Bibliografia
·
Atti del “Course in Advanced Triage Nursing” by A.I.S.A.C.E. & E.N.A. (1999)
·
AA.VV. - “N&A mensile italiano del soccorso” anno 8 aprile 1999
Pubblicato
su InfermieriOnline il 23.09.03
|