LA LIBERA PROFESSIONEGli infermieri liberi professionisti: una risorsa nella sanità che cambia- Di Giovanni Valerio - |
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Il processo di aziendalizzazione, che ha caratterizzato il Servizio sanitario nazionale in questi ultimi anni, è il risultato di una politica conseguente alla minore disponibilità di risorse finanziarie, rispetto al passato, che ha condotto alla necessità di contenere le spese e di ridefinire i servizi di assistenza.
Le relative azioni sono state rivolte, da un lato a dotarsi di professionalità con le quali istaurare rapporti anche diversi da quelli del lavoro dipendente, dall’altro a cedere all’esterno alcuni servizi, fino ad allora gestiti direttamente all’interno delle strutture sanitarie.
La politica di questo decennio è stata orientata a concentrare nell’ospedale soltanto gli interventi mirati, cioè le emergenze, le grandi specializzazioni e i cosiddetti malati “acuti”. Questo processo ha prodotto sul territorio una fortissima domanda di assistenza infermieristica da parte della popolazione, domanda che in parte risulta ancora insoddisfatta. Solo limitato, infatti, è stato fino ad oggi lo spostamento di investimenti e di risorse verso il territorio, soprattutto in termini di assistenza. Lo scenario qui sinteticamente richiamato, pur con i limiti descritti, ha comunque creato il terreno favorevole per la nascita e l’affermazione di forme di esercizio libero professionale, tradizionalmente poco diffuso tra gli infermieri.
Secondo un recente studio, condotto dalla nostra Federazione, i liberi professionisti costituiscono oggi circa il 3% del totale degli infermieri iscritti ai Collegi provinciali Ipasvi. Ma, al di là del dato ufficiale, la libera professione è in continuo sviluppo e sta assumendo, con il trascorrere del tempo, una valenza sempre più ampia.
Le modalità di svolgimento della libera professione infermieristica possono essere, fondamentalmente, ricondotte a tre: la modalità più rilevante è quella individuale, che costituisce all’incirca il 60% del totale; è seguita, con il 30%, dalla forma associata, e, residualmente, per circa il 10%, da attività svolte con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero all’interno di cooperative sociali, dove gli infermieri operano in qualità di soci lavoratori che hanno istaurato un rapporto di lavoro autonomo.
La libera professione è svolta, prevalentemente, da persone di sesso femminile, in linea con il dato nazionale, che costituiscono, poco più del 70% del totale, di età giovanile, con il 50% al di sotto dei 45 anni, residenti, per la maggioranza, nel nord del Paese.
La libera professione infermieristica in Italia si è sviluppata per così dire, di pari passo ed anche grazie alle norme che hanno impresso, a partire dalla metà dello scorso decennio, un’accelerazione alla crescita della professione.
Nel corso degli anni Novanta ed anche all’inizio di questo nuovo secolo, infatti, sono state emanate leggi che hanno ridefinito, in modo fondamentale il ruolo dell’infermiere all’interno del comparto della sanità. Ricordiamo: · - Il Dm 14 settembre 1994, n. 739 che ha stabilito il nuovo profilo professionale dell’infermiere. · - La legge 26 febbraio 1999, n. 42, con la quale è stata abbandonata l’espressione “professione ausiliaria”, che ha confinato, per anni, gli infermieri ad un ruolo si subalternità nei confronti della professione medica, in favore di “professione sanitaria”, abrogando, altresì il mansionario; · - La legge 10 agosto 2000, n. 251, con la quale sono state attribuite funzioni di diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica. · - I decreti ministeriali del 2 aprile 2001, con i quali sono state determinate le classi di laurea universitaria e specialistica delle professioni sanitarie. · - Inoltre, l’elaborazione di strumenti operativi da parte della FNC, quali: il nomenclatore tariffario, le linee guida comportamentali, le pubblicazioni sull’esercizio libero professionale, unitamente alla deducibilità delle prestazioni infermieristiche hanno ulteriormente contribuito alla crescita professionale.
La posizione della Federazione Ipasvi è schierata nettamente per un sistema sanitario a governo pubblico, in cui sia garantita al cittadino un’adeguata risposta ai suoi bisogni. Ma questo non significa che chi lo desideri non possa ‘integrare’ le prestazioni messe a disposizione dallo Stato con altre: il cittadino infatti deve essere messo nella condizione di poter esercitare il proprio diritto di libera scelta. In altre situazioni, invece, per erogare le prestazioni dovute le stesse strutture del Servizio sanitario nazionale potrebbero avvalersi dell’attività di liberi professionisti, instaurando con loro specifiche convenzioni sul modello, per esempio, di quelle dei medici di famiglia.
Un’ulteriore strada da percorrere, dovrebbe essere sicuramente quella dell’intramoenia per gli infermieri dipendenti, analogamente a quanto avviene per i medici. La normativa vigente, con l’obiettivo di tamponare il fenomeno dell’emergenza infermieristica, ha già introdotto una particolare tipologia di prestazioni, denominate “aggiuntive”, svolte in regime libero professionale, al di fuori dell’orario di lavoro ed in favore della stessa amministrazione di appartenenza. La legislazione, però, incontra alcune problematiche di carattere sostanziale ed interpretativo: da un lato, infatti, le prestazioni cosiddette aggiuntive, benché nate per soddisfare un’esigenza limitata nel tempo, sono di contro rinnovate di anno in anno; dall’altro, la loro natura libero professionale è messa in discussione dall’assoggettazione fiscale e previdenziale, assimilata al lavoro dipendente.
Gli ambiti nei quali i liberi professionisti possono operare sono comunque già oggi molto ampi e articolati: l’assistenza domiciliare, i servizi svolti presso gli ambulatori, presso le strutture residenziali, senza, peraltro, dimenticare l’attività da docenza e formazione, nonché quella svolta nei settori innovativi (terzo settore, cure complementari ecc.)
Se il cittadino può scegliere il professionista di cui avvalersi e anche le modalità di questo rapporto, anche l’infermiere deve poterlo fare senza che ciò lo penalizzi in termini di tutela dei suoi diritti di professionista e di lavoratore. Oggi la libera professione infermieristica non riguarda solo i pensionati o i giovani in attesa del concorso, ma si pone sempre di più come una scelta elettiva per persone che sono pienamente coscienti del proprio ruolo, che hanno competenze specifiche e che non hanno paura di assumersi le responsabilità che ne derivano. Oltre tutto i bisogni della popolazione e le politiche sanitarie stanno evolvendo proprio in questa direzione.
La Federazione Ipasvi si è quindi fatta carico di porre in essere iniziative finalizzate a tutelare anche i colleghi che scelgono la strada delle libera professione e nel corso degli ultimi anni ha operato diverse scelte orientate a sostenere lo sviluppo della libera professione:
1. L’attuale percorso formativo, che si sviluppa attraverso la laurea in Infermieristica, la laurea specialistica, i master, il dottorato di ricerca, consente ai futuri professionisti di poter operare delle scelte relative all’ambito in cui esercitare la professione (regime di dipendenza o regime libero professionale), 2. - Il Nomenclatore tariffario delle prestazioni di assistenza infermieristica è uno strumento che, regolamentando i rapporti tra gli infermieri libero professionisti e i loro clienti, stabilisce le regole di un corretto esercizio professionale dal punto di vista deontologico e di tutela del cittadino. 3. - L’Ente di previdenza dei liberi professionisti, nato come Cassa nazionale di previdenza ed assistenza in favore di Ipasvi e oggi denominato Ente nazionale di previdenza ed assistenza della professione infermieristica (Enpapi), garantisce ai liberi professionisti la tutela previdenziale obbligatoria sancita dall’articolo 38 della Costituzione. 4. - Il sistema di protezione legale/assicurativa Ipasvi, attivato da due anni per gli iscritti agli Albi, contribuisce alla riduzione degli errori e ad una maggiore serenità lavorativa del professionista che volontariamente vi aderisca.
Sul versante della formazione di una “cultura libero professionale”, stimolante è stato il confronto con il Cup (Comitato unitario degli Ordini e Collegi professionali), che ci ha permesso di leggere la nostra realtà nel contesto più ampio delle dinamiche che investono il ruolo, lo stato giuridico e il destino delle libere professioni nel nostro Paese e in ambito europeo. Molti problemi, infatti, sono comuni e in comune vanno affrontati. A titolo esemplificativo se ne citano alcuni:
· - La necessità di pervenire ad una legge quadro sulle libere professioni. · - La lotta alle varie forme di abusivismo. · - Le funzioni e il ruolo del sistema ordinistico. · - Il riordino del sistema fiscale, assicurativo e previdenziale.
Quasi in tutti i Paesi europei è ancora piuttosto esiguo il numero degli infermieri liberi professionisti rispetto a coloro che svolgono la professione con rapporti di dipendenza: si tratta comunque di una realtà in crescita, che deve completare il proprio percorso di sviluppo, ed è destinata nei prossimi anni ad essere una vera risorsa per i sistemi sanitari di tutta Europa. La libera professione, fin dalla sua nascita, ha innestato meccanismi, a livello politico e sociale, che esaltano il grado di autonomia e di responsabilità professionale e culturale degli infermieri. Anche per questo è necessario che il gruppo professionale nel suo complesso investa in questa direzione. In Italia lo stiamo già facendo. Ma cosa succede nel resto d’Europa? E’ importante confrontarci con i colleghi degli altri Paesi per condividere gli obiettivi, costruire strategie comuni ed armonizzare le regole perché la libera circolazione dei professionisti avvenga nel rispetto degli interessi degli infermieri e della collettività. Credo che con il diffondersi dell’esercizio autonomo, la professione infermieristica, potrà vedere rivalutata l’immagine dell’infermiere, una immagine ad oggi non sempre positiva.
Riferimenti:
- “L’attività libero professionale dell’Infermiere – Guida all’esercizio”, edito dalla Federazione Nazionale Collegi IPASVI Autori vari, anno 1996
- “L’Infermiere e la libera professione”, edito dalla Federazione Nazionale Collegi IPASVI Autori vari, anno 2004
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Pubblicato su InfermieriOnline.net il g. 28.11.07 |
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