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La legge tutela il diritto
della donna quando questa decide di non portare a termine una gravidanza.
premessa: per
IVG si intende la volontà della donna di non proseguire una gravidanza.
L’aborto
volontario è legale in quasi tutti i paesi del mondo. Ogni anno vengono
praticati 50000000di IVG.
Spesso, a
causa dei costi o delle complesse procedure burocratiche, molte donne ricorrono
all’aborto clandestino (circa 20000000; ¼ degli aborti rischio riguarda ragazze
di età compresa tra i 15 ed i 19 anni.).
Un’indagine condotta in 33 paesi, ha purtroppo dimostrato che l’IVG è ancora
usata come metodo di controllo della fertilità. E’ quindi indispensabile, oltre
a fornire tutte le indicazioni necessarie per permettere alla donna di praticare
l’IVG, che a questa venga poi fissato un appuntamento post-intervento per un
controllo fisiologico e per un colloquio sanitario mirato ad una educazione
sanitaria contraccettiva.
La Legge
194/78, all’art. 6, prevede che l’IVG possa essere praticata solo entro i 90
giorni dall’inizio della gravidanza (fa fede la data dell’ultima mestruazione);
prevede inoltre che debbano passare non meno di 7 giorni dalla compilazione del
certificato all’esecuzione dell’intervento.
L’IVG può
essere eseguita oltre i 90 giorni di gestazione solo nel caso si ravvisi che la
gravidanza mette in pericolo la salute psichica e/o fisica della donna (ad
esempio in caso della presenza di gravi anomalie fetali).
L’art. 5
della stessa Legge prevede inoltre che, qualora il medico ritenga vi siano le
condizioni da rendere urgente l’intervento, rilasci alla donna un certificato
attestante l’urgenza. In questo caso non va rispettata la pausa dei 7 giorni.
L'ITER BUROCRATICO
La legge permette
l’interruzione volontaria di gravidanza entro e non oltre le 12 settimane di
gestazione.
In casi particolari, comprovati
da certificati medici che attestino che l’eventuale prosecuzione della
gravidanza porterebbe pericolo per la vita della donna o per il suo equilibrio
psichico, il termine delle 12 settimane può essere oltrepassato.
Il certificato valido per
l’interruzione volontaria di gravidanza viene rilasciato da un ginecologo
consultoriale, che sottopone la donna ad una visita ostetrica per valutare che
l’epoca gestazionale sia corrispondente e che non superi le 12 settimane.
Il certificato ha valenza a
partire da una settimana dopo la sua compilazione. Questo per permettere alla
donna di pensare ulteriormente, fermo restando che essa può decidere di non
interrompere la gravidanza in qualsiasi momento, anche sul lettino
dell’intervento.
Ogni ospedale ha un suo
protocollo. Alcuni eseguono l’intervento in epidurale, ciò è vantaggioso per
quello che riguarda gli esami preoperatori (che sono pochi), ma la maggior parte
delle donne che vi si sono sottoposte ha lamentato il fatto di “assistere”
all’intervento. Altri ospedali lo eseguono in anestesia totale.
Una volta scelto l’ospedale di
riferimento, la donna viene prenotata per gli esami preoperatori e le viene
fissato il giorno dell’intervento.
Presso il mio ambulatorio
diciamo alla donna di telefonarci per prendere un appuntamento dopo l’intervento
per un controllo e per impostare un’ eventuale terapia anticoncezionale.
Spesso l’ospedale stesso
prescrive alla donna la pillola anticoncezionale, da assumere la sera stessa
dell’intervento (che viene considerato come 1° giorno mestruale).
In caso che la donna sia
minore, interviene l’assistente sociale che, dopo avere accertato
l’impossibilità di coinvolgere i genitori, si mette in contatto con il tribunale
dei minori che nomina un giudice tutelare che firma, in vece dei genitori, il
consenso all’intervento. La minore viene comunque accompagnata in tutte le fasi
dell’iter procedurale.
Oggetto:
modalità di rilascio della certificazione per interruzione volontaria di
gravidanza (IVG)
scopo:
dare piena applicazione alla L.194/78, relativa alla procedura per IVG
campo di applicabilità:
ambulatori ginecologici consultoriali per donne, anche minori, residenti, non
residenti ed extracomunitarie
riferimenti:
L.194/78
responsabilità:
medico ostetrico7ginecologo, ostetrica, ass. sanitaria, ass. sociale
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Matrice di responsabilità |
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Prenotazione |
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Vs. ginecologica di valutazione |
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Compilazione certificazione |
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informazioni |
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Modalità operativa |
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Accoglienza della donna |
Il momento è molto delicato; per tutte
le donne è una decisione difficile e, spesso l’ottenere il certificato è un
“esorcismo2 alla confusione che provano. L’operatore deve essere
assolutamente a-giudicante, deve “accompagnare” la donna nella scelta, quale
essa sia. Per questo motivo è necessario spiegare le fasi dell’intervento,
tranquillizzare e dare indicazioni precise sulle strutture e sugli iter
procedurali.
Dal punto di vista esecutivo, visto che
esistono dei termini temporali, la prenotazione salta la normale lista
d’attesa. |
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Se la donna è minore |
Particolarmente importante, nel caso di
minorenni, è la conduzione del colloquio, teso a valutare la maturità
psicologica della ragazza e la situazione familiare e sociale. E’ prevista
la presenza di un operatore psicologo.
In caso la minore non voglia coinvolgere
i genitori o chi esercità la patria potestà, l’art. 12 della Legge 194/78
permette la nomina di un giudice tutelare che, previa relazione degli
operatori che hanno in carico la minore, deve esprimere il suo parere entro
5 giorni dall’avvenuta richiesta. |
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Visita ginecologica |
Eseguita per valutare l’età gestazionale.
Se la valutazione è dubbia, il medico
può richiedere un ulteriore controllo ecografico in regime d’urgenza. |
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Compilazione della modulistica per
l’intervento |
Il modulo viene compilato dal medico; vi
vengono annotati il nome ed il cognome, e la data dell’ultima mestruazione.
La certifcazione deve contenere la firma
autografa della donna, quella del medico compilatore ed, eventualmente,
quella di altro operatore presente al colloquio.
Per le minori è necessaria la firma dei
genitori o del tutore. |
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Consegna alla donna |
Oltre che il certificato per l’IVG e le
informazioni di carattere pratico, si consegna alla donna il recapito del
polo consultoriale in cui si è recata, per coinvolgerla in un futuro
appuntamento per il controllo post-intervento ed un colloquio sanitari
mirato all’educazione alla contraccezione. |
Pubblicato
su InfermieriOnline il 02.04.03
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