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L’ICTUS CEREBRI E L’INFORMAZIONE IN TEAM L’uso di supporti cartacei nella comunicazione delle informazioni al parente/caregiver.
Di Elena Perini, Infermiera presso l’Unità Operativa Riabilitazione Recupero Funzionale. Ospedale “Briolini” di Gazzaniga (BG), Azienda Ospedaliera “Bolognini” di Seriate (BG).
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1- INTRODUZIONE: 1.1-Il team multidisciplinare. 1.2- La comunicazione in team.
2- IL SUPPORTO CARTACEO
3- UN MODELLO POSSIBILE 3.3-Iintroduzione all’Unità Operativa. 3.4- Introduzione alla patologia. 3.5- I problemi da affrontare. 3.6- L’equipe ed i suoi punti di riferimento.
1 INTRODUZIONE
1.1 Il Team multidisciplinare:Le unità di degenza a carattere riabilitativo rappresentano una galassia con molti soli, vale a dire che il malato ed i suoi parenti/caregiver hanno molti punti di riferimento (figure professionali) con cui rapportarsi. Il piano di cura e di assistenza riabilitativa pongono il malato e la sua famiglia al centro del lavoro di un gruppo multidisciplinare (Team di riabilitazione), con l'obiettivo di favorire il ritorno alla massima autonomia possibile e per una migliore qualità della vita. Una parte non secondaria dell’attività di team è rappresentata da tutte quelle azioni volte a creare canali di comunicazione tra team, paziente ed i suoi parenti/caregivers. In questa direzione si pongono l'informazione e l'educazione fornite loro, sin dalla fase di accettazione in unità di degenza. Un buon livello di comunicazione favorisce l'aderenza al trattamento riabilitativo, l’adattamento alla nuova condizione, la motivazione del paziente e l’assunzione del ruolo di caregivers da parte dei famigliari. Da diversi autori e da indagini compiute, anche a livello italiano (focus group ALICE), sono emerse note di insoddisfazione per come avvengono la comunicazione, l'informazione e l'educazione. Quello che malati e parenti richiedono, sono informazioni sempre più esaustive circa la malattia ed il piano di riabilitazione. Da questi studi emerge le informazioni scritte, a loro fornite, vengono accolte con interesse.
1.2 La comunicazione in teamOvvero: tanti torrenti che si riuniscono in un fiume. Il ricovero in ospedale di un malato colpito da ictus crea un particolare scompiglio nella famiglia, che tende a percepire con angoscia che c’è stato un prima ed ora c’è un dopo. Quindi risulta molto importante l'impatto che il familiare ha con la nuova realtà e le reazioni che ne conseguono. L’ansia e lo stress che sovraccaricano i famigliari, associato ad una comunicazione non univoca dei vari professionisti che compongono il team, hanno effetti deleteri sull’assunzione del ruolo e responsabilità di caregiver. Ogni momento della comunicazione, sia per quanto riguarda l'informazione, sia per l'educazione, deve essere accompagnato da un linguaggio immediato e comprensibile, che permetta ai non addetti ai lavori di capire la situazione. L'informazione al caregiver, diretta ed in team (colloqui con presenza di figure multidisciplinari), associata a materiale cartaceo descrittivo, si pone nella direzione di creare dialogo chiaro ed univoco e mitigare gli effetti psicologici dell’evento invalidante. Il malato ed i suoi parenti /caregiver sono rassicurati dal fatto di essere al centro del lavoro quotidiano del gruppo di sanitari, sapendo a quali punti di riferimento rivolgersi per ottenere le informazioni di cui abbisognano.
2 IL SUPPORTO CARTACEO
2.1 Fasi preliminari.L’elaborazione di materiale informativo scritto richiede un utilissimo lavoro in équipe multidisciplinare. Il confronto delle diverse professionalità favorisce l’emersione di un linguaggio comune e di un organico metodo di approccio nella comunicazione. Inoltre, avendo la struttura di un “audit” multiculturale a piccoli gruppi, permette l’aggiornamento ed il confronto costruttivo tra diverse peculiarità professionali. Due sono i momenti principali in cui tale materiale può essere impiegato. Il primo è al momento del ricovero, rivolto soprattutto ai parenti. In questo caso l’obiettivo è quello di favorire dapprima i contatti, poi la formazione vera e propria della figura del caregiver. Il secondo momento è all’atto della dimissione, rivolto a pazienti e caregiver, per aiutarli a muoversi nel mondo dell’assistenza sociale e sanitaria domiciliare, aiutarli nella gestione delle pratiche burocratiche e nell’acquisizione di presidi sanitari.
2.2 Caratteristiche generali:
Essendo rivolto a gente di ogni estrazione
culturale, un elaborato scritto dovrà contenere un linguaggio semplice e
comprensibile. Ogni concetto dovrà essere sintetico, meglio se accompagnato
da elementi (anche grafici) descrittivi. Non si tratta di dare tutte le
informazioni possibili e immaginabili, ma di fissare una traccia e dei punti
di riferimento. Questi costituiranno una base comune su cui verranno
innestate le comunicazioni personalizzate da paziente a paziente. Il numero
delle pagine dovrà essere limitato e possibilmente in formato tascabile. È
bene prevedere una parte vuota (diario) dedicata alle annotazioni del malato
o dei parenti. 3 UN MODELLO POSSIBILE
3.1 L’ictus cerebri destro e sinistro:In due opuscoli distinti, viste le diverse problematiche che derivano dalla diversa sede di ictus, vengono elencate tutta una serie di informazioni utili, distinte in capitoli. L’elaborato viene consegnato nel periodo immediatamente posteriore all’accettazione nell’unità riabilitativa.
3.2 Il frontespizio:La prima pagina riporta informazioni di presentazione dell’UO, tra le principali:
3.3 Introduzione all’Unità Operativa:In questa sezione viene presentato l’obiettivo generale della struttura: una “Unità Operativa” composta da varie figure professionali, che guidano il paziente nel recupero della migliore autonomia possibile ed insieme ai famigliari collaborano al suo reinserimento nella vita quotidiana. Prima di addentrarsi nello specifico della patologia, è bene citare notizie di carattere generale:
3.4 Introduzione alla patologia:
3.5 I problemi da affrontare:
3.6 L’equipe ed i punti di riferimento:
3.7 Cenni sulla dimissione:
3.8 Il diario:
4 CONCLUSIONIIl caregiver è una figura ponte tra la struttura sanitaria ed il ritorno a casa del congiunto. Una delle costanti è l’enorme peso fisico e psicologico che questi subisce come persona affettivamente coinvolta e come datore di cure. Il suo ruolo lo obbliga ad apprendere nozioni nuove e ricercare punti di riferimento. Il disporre di un supporto cartaceo, può favorire il passaggio d’informazioni e contribuire ad alleviare il senso di smarrimento in un momento delicato per l’equilibrio familiare. L’obiettivo è di fare del caregiver non un passivo spettatore, ma un elemento attivo del processo riabilitativo, fino ad arrivare alla condivisione degli obiettivi generali e specifici.
7 BIBLIOGRAFIA/WEBLIOGRAFIA
Pubblicato su InfermieriOnline il 05.03.06 |
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