LA PRESCRIZIONE DEI FARMACI IN GRAVIDANZA

 

di Adele Sandri, Infermiera, Ginecologia ed Ecografia del Nucleo Operativo Assistenza Consultoriale di Genova

 

 

Il problema principale della prescrizione dei farmaci in gravidanza riguarda gli effetti che gli stessi possono avere sul prodotto del concepimento soprattutto nel primo trimestre di gestazione.

Studi effettuati negli stati uniti hanno evidenziato che l'1% delle anomalie congenite è da imputare a farmaci. Quindi è necessaria una attenta valutazione  di rischi e benefici.

E' necessario ricordare che, durante la gravidanza, si verificano nella donna modificazioni metaboliche da tenere presenti per valutare l'assorbimento effettivo del farmaco e la quantità "libera" del farmaco stesso, che è attiva e disponibile per il trasferimento placentare.

 

Tutti i farmaci che raggiungono un'adeguata concentrazione plasmatica nel sangue materno raggiungono il feto attraverso la placenta. Il passaggio placentare è condizionato dal peso molecolare della sostanza.

Ad esempio, eparina ed insulina non sono in grado di attraversare la placenta, mentre ampicillina, sulfonamidi, benzodiazepine, barbiturici, salicilati lidocaina e propranololo la attraversano rapidamente.

 

Per le ampicilline non è stato rilevato nessun effetto negativo per il feto, ma il loro passaggio nel latte può causare diarrea e candidosi nel lattante.

Per quello che riguarda le tetracicline sono controindicate in gravidanza. Si depositano nel tessuto osseo e dentario del feto provocando depressione scheletrica ed ipplasia dello smalto dentario.

Le sulfonamidi sono controindicate nell'ultimo trimestre. Se somministrate in prossimità del parto possono provocare ittero grave, dato che il neonato non è in grado di  metabolizzare da subito la bilirubina, mentre nella vita fetale è la placenta che agisce come escretore della bilirubina.

I salicilati non devono essere usati in gravidanza soprattutto nel terzo trimestre. E' stata evidenziata incidenza di gravidanza post-termine, parto prolungato ed aumentata perdita ematica post-partum. Per quello che riguarda il bambino è stato rilevato diminuito peso alla nascita, prematura chiusura del dotto arterioso ed emorragia intracranica.

Anche la lidocaina, un comune anestetico, è controindicata. Usata spesso per il trattamento delle tachicardie ventricolari e sopraventricolari. Causa depressione neonatale ed alterazioni neurocomportamentali nei primi giorni di vita. Se utilizzata come anestetico locale, può provocare spasmo delle arterie uterine e quindi riduzione del flusso ematico utero-placentare.

Il propranololo, beta-bloccante utilizzato nell'ipertensione, è controindicato in gravidanza poichè è stato rilevato ritardo di crescita intrauterina.

 

I farmaci possono avere un'influenza diretta sull'embrione (teratogenica) od indiretta, agendo con un'azione vasocostrittrice sulla placenta diminuendo la consistenza degli scambi madre/bambino. Inoltre alcuni farmaci possono influenzare la biochimica materna, interferendo negativamente sul feto. Naturalmente l'entità degli effetti negativi è correlata alla dose, alla durata della somministrazione ed allo stadio di sviluppo del prodotto del concepimento.

 

Durante la fase precoce dello sviluppo embrionale od allo stadio zigote solitamente l'azione farmacologica o è innocua o, in caso contrario, provoca aborto. La massima sensibilità all'azione dei farmaci si ha tra la 3° e l'8° settimana di gestazione. Di questo periodo sono i difetti anatomici, difetti metabolici e aborto. Gli effetti nocivi durante il 2° ed il 3° trimestre non provocano difetti anatomici, ma possono creare danno a strutture od organi fino ad allora normali, ritardo di crescita fetale ed aborto.

E' importante rilevare però che anche alcune patologie materne possono essere causa di problemi fetali. Ad esempio il propranololo, somministrato per l'ipertensione, provoca ritardo di crescita, ritardo che però è anche imputabile alla patologia stessa se non trattata.

 

  

 

Bibliografia:

 

La prescrizione dei farmaci in gravidanza. P. Martinelli,  B. Bianco

 

 

Pubblicato su Infermierionline.net il

Copyright © AIOL 2005