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Il problema principale della prescrizione
dei farmaci in gravidanza riguarda gli effetti che gli stessi possono avere
sul prodotto del concepimento soprattutto nel primo trimestre di gestazione.
Studi effettuati negli stati uniti hanno
evidenziato che l'1% delle anomalie congenite è da imputare a farmaci.
Quindi è necessaria una attenta valutazione di rischi e benefici.
E' necessario ricordare che, durante la
gravidanza, si verificano nella donna modificazioni metaboliche da tenere
presenti per valutare l'assorbimento effettivo del farmaco e la quantità
"libera" del farmaco stesso, che è attiva e disponibile per il trasferimento
placentare.
Tutti i farmaci che raggiungono un'adeguata
concentrazione plasmatica nel sangue materno raggiungono il feto attraverso
la placenta. Il passaggio placentare è condizionato dal peso molecolare
della sostanza.
Ad esempio, eparina ed insulina non
sono in grado di attraversare la placenta, mentre ampicillina,
sulfonamidi, benzodiazepine, barbiturici, salicilati lidocaina e
propranololo la attraversano rapidamente.
Per le ampicilline non è stato
rilevato nessun effetto negativo per il feto, ma il loro passaggio nel latte
può causare diarrea e candidosi nel lattante.
Per quello che riguarda le tetracicline
sono controindicate in gravidanza. Si depositano nel tessuto osseo e
dentario del feto provocando depressione scheletrica ed ipplasia dello
smalto dentario.
Le sulfonamidi sono controindicate
nell'ultimo trimestre. Se somministrate in prossimità del parto possono
provocare ittero grave, dato che il neonato non è in grado di metabolizzare
da subito la bilirubina, mentre nella vita fetale è la placenta che agisce
come escretore della bilirubina.
I salicilati non devono essere usati
in gravidanza soprattutto nel terzo trimestre. E' stata evidenziata
incidenza di gravidanza post-termine, parto prolungato ed aumentata perdita
ematica post-partum. Per quello che riguarda il bambino è stato rilevato
diminuito peso alla nascita, prematura chiusura del dotto arterioso ed
emorragia intracranica.
Anche la lidocaina, un comune
anestetico, è controindicata. Usata spesso per il trattamento delle
tachicardie ventricolari e sopraventricolari. Causa depressione neonatale ed
alterazioni neurocomportamentali nei primi giorni di vita. Se utilizzata
come anestetico locale, può provocare spasmo delle arterie uterine e quindi
riduzione del flusso ematico utero-placentare.
Il propranololo, beta-bloccante
utilizzato nell'ipertensione, è controindicato in gravidanza poichè è stato
rilevato ritardo di crescita intrauterina.
I farmaci possono avere un'influenza
diretta sull'embrione (teratogenica) od indiretta, agendo con
un'azione vasocostrittrice sulla placenta diminuendo la consistenza degli
scambi madre/bambino. Inoltre alcuni farmaci possono influenzare la
biochimica materna, interferendo negativamente sul feto. Naturalmente
l'entità degli effetti negativi è correlata alla dose, alla durata della
somministrazione ed allo stadio di sviluppo del prodotto del concepimento.
Durante la fase precoce dello sviluppo
embrionale od allo stadio zigote solitamente l'azione farmacologica o è
innocua o, in caso contrario, provoca aborto. La massima sensibilità
all'azione dei farmaci si ha tra la 3° e l'8° settimana di gestazione.
Di questo periodo sono i difetti anatomici, difetti metabolici e aborto. Gli
effetti nocivi durante il 2° ed il 3° trimestre non provocano difetti
anatomici, ma possono creare danno a strutture od organi fino ad allora
normali, ritardo di crescita fetale ed aborto.
E' importante rilevare però che anche alcune
patologie materne possono essere causa di problemi fetali. Ad esempio il
propranololo, somministrato per l'ipertensione, provoca ritardo di crescita,
ritardo che però è anche imputabile alla patologia stessa se non trattata.
Bibliografia:
La prescrizione dei farmaci in
gravidanza. P. Martinelli,
B. Bianco
Pubblicato su Infermierionline.net il
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© AIOL 2005
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