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“ Il dolore passa, l’aver
sofferto mai”
Buytendijk
Per lungo tempo anestesisti, chirurghi e gli stessi pediatri, hanno
sottovalutato il problema del dolore nel bambino. Questo sintomo, forse più
temuto della malattia e del ricovero, ha ricevuto nella pratica medica e
nella ricerca, limitata attenzione.
La svolta è avvenuta solamente nel 1987 quando Anand, dopo numerosi studi,
pubblicò nel ”NEJM“ un articolo in cui afferma che in realtà già a partire
dalla 24 settimana di età gestazionale, sono presenti le basi anatomiche e
fisiologiche per la percezione del dolore. Per il neonato, in particolare, è
stato scoperto che il sistema neuroeccitatorio, ovvero l’organizzazione
nervosa deputata al trasporto verso il cervello degli stimoli sensitivi, ha
un rapido sviluppo, mentre le vie inibitorie, che dal cervello modulano
l’intensità degli stimoli in arrivo, maturano più lentamente. La conseguenza
è che nel neonato la trasmissione del dolore attraverso il midollo spinale è
amplificata e solo dopo settimane si ha lo sviluppo di un adeguato sistema
di controllo. Se ne deduce che i neonati a termine e i prematuri non solo
percepiscono il dolore, ma lo percepiscono con una intensità maggiore
rispetto agli adulti.
Dal 1987 ad ora sono stati condotti molti studi in questo campo e le nuove
conoscenze scientifiche hanno portato ad una continua evoluzione e ad enormi
miglioramenti nel trattamento del dolore nel bambino.
Il dolore non è più considerato come semplice sintomo ma come una sindrome
da prevenire o curare in modo adeguato.
In tale ottica il controllo del dolore va affrontato con un approccio
multimodale, con linee guida opportune, abbandonando concetti errati quali:
-
I bambini non percepiscono dolore o comunque lo tollerano molto bene.
-
I bambini non ricordano il dolore.
-
È meglio non utilizzare gli oppiacei perché vi è il rischio di dipendenza.
L’Organizzazione Mondiale della Salute ha dettato le regole da seguire per
la terapia del dolore in pediatria:
-
Valutare l’intensità del dolore con regolarità.
-
Seguire la progressione dei farmaci secondo la scala terapeutica del
dolore.
-
Utilizzare le terapie comportamentali, cognitive, fisiche e di supporto a
quelle farmacologiche.
-
Somministrare dosi di antalgici sufficienti a garantire il riposo
notturno.
-
Anticipare e trattare aggressivamente gli effetti collaterali .
LA VALUTAZIONE DEL DOLORE
Per affrontare e curare adeguatamente il dolore, nel bambino come
nell’adulto è necessaria una quantificazione tale da permettere un
intervento mirato ed efficace. A tale scopo sono nate varie scale, studiate
specificatamente per il bambino che, se annotate in cartella, ci danno un
quadro dell’intensità del dolore provocato nel momento stesso, ed il suo
andamento nel tempo.
Queste scale sono adeguate all’età del piccolo paziente:
Bambini in età prescolare: l’osservatore assegna un punteggio
basandosi sui vari parametri di comportamento (pianto, posizione del
paziente, espressione del viso…) e su parametri fisiologici ( F. C. P.
A. ritmo respiratorio e sudorazione ).
Le più note tra queste sono:
CRIES ( Crying
Requires O2 Increased Visual Sign Expression Sleepness )
CHEOPS ( Children’s Hospital of Ontario Pain Scale
)
PIPP ( Premature Infant Pain Profile )
Bambini in età scolare: per questi bambini capaci di esprimere, pur
con relativa semplicità, le proprie sensazioni, possono essere utilizzati
differenti tipi di scale:
SCALA di WONG-BAKER: il bimbo sceglie una delle tante faccine con
espressione diversa che va dal sorriso al pianto.
NRS (Numeric Rate Scale): il bambino assegna al suo dolore un
numero che va da 0 a 10 .
VRS (Verbal Rate Scale): il bambino assegna al proprio dolore un
aggettivo, da “ nessun dolore “ a “ dolore fortissimo “.
COLOR ANALOG SCALE: il bimbo sceglie un colore associandolo al
proprio dolore per cui i colori più intensi sono associati al massimo del
dolore.
VAS: (Scala Analoga Visiva) si presenta sotto forma di linea retta
in cui un’estremità della linea rappresenta nessun dolore, l’estremità
opposta il massimo del dolore possibile .
FORMULAZIONI FARMACEUTICHE E TRATTAMENTO DEL DOLORE
Il protocollo standard suggerito dall’OMS valido per gli adulti, trova
applicazione anche per i bambini. Le formulazioni farmaceutiche devono
tenere conto delle esigenze del bambino del suo peso e della sua superficie
corporea, che sono variabili esclusive dell’età pediatrica. Ad esempio per
le somministrazioni orali le compresse sono raramente prescrivibili ai
bambini, soprattutto se molto piccoli; le soluzioni preferite sono
rappresentate da sciroppi e preparati galenici solubili in acqua.
Se la somministrazione orale è impossibile si può scegliere la
somministrazione sublinguale, rettale o sottocutanea ( il volume giornaliero
è più piccolo e non presenta alcun problema di assorbimento, soprattutto
nella prima infanzia).
La somministrazione endovenosa è legata alle terapie per il dolore più grave
e necessita di un catetere venoso centrale. In questo caso si può attuare
anche la Patient Control Analgesia ( PCA ), soprattutto nel bambino più
grande, metodo con cui il piccolo paziente può auto-somministrarsi piccole
dosi di farmaco aggiuntive, secondo specifici criteri impostati dal
medico, nei momenti di riacutizzazione del dolore.
LA SCELTA DEI FARMACI
Dolore lieve o moderato: si utilizzano paracetamolo , FANS e gli
oppioidi deboli.
Dolore medio entità: si utilizzano gli oppioidi associati ai
Fans.
Dolore severo: è raccomandato l’utilizzo degli oppioidi maggiori. I
Fans possono essere utili per potenziare l’aspetto degli oppioidi.
Gli anestetici locali trovano indicazione per la somministrazione
intratecale e perdurale.
TECNICHE NON FARMACOLOGICHE PER IL CONTROLLO
DEL DOLORE
Le tecniche non farmacologiche sono ampiamente utilizzate nel bambino per il
controllo del dolore da procedura e dell’ansia e paura che ne derivano; sono
tecniche psicologiche che nascono nell’ambito della teoria
cognitivo-comportamentale e possono essere applicate da chiunque sia preparato
(medici, infermieri, genitori, volontari).
Lo scopo delle tecniche è quello di allontanare la mente del bambino dal
momento di dolore e paura che sta vivendo, attraverso un processo di
dissociazione mentale per raggiungere un vero e proprio stato di trance in
cui è possibile controllare le sensazioni fisiche dolorose.
Le tecniche sono :
-
RESPIRAZIONE (nuvola rossa e bolle di sapone)
-
RILASSAMENTO
-
VISUALIZZAZIONE
-
DESENSIBILIZZAZIONE (guanto magico e interruttore)
-
DISTRAZIONE e COINVOLGIMENTO
RESPIRAZIONE: favorire la respirazione nel bambino lo aiuta ad allontanare
la paura e il dolore causato per esempio da un prelievo. Si incoraggia a
buttare fuori la paura e il dolore con una nuvola rossa; oppure si usano le
bolle di sapone. Può essere usata a partire dai 3 – 4 anni in poi.
RILASSAMENTO: si può consigliare al bambino di tenere il corpo morbido e
rilassato, partendo dalla muscolatura del collo fino alle braccia e alle
gambe. Può essere usata a partire dai 5 anni in poi.
VISUALIZZAZIONE: il bambino viene prima fatto rilassare, poi è guidato ad
immaginare una situazione e/o un luogo preferito in cui vorrebbe trovarsi.
Concentrandosi sui particolari di ciò che ha immaginato, il bambino
distoglie l’attenzione dall’angoscia, dalla paura e anche dal dolore da
procedura. L’età ottimale per questa tecnica va dai 5 anni in poi.
DESENSIBILIZZAZIONE: è un processo più complesso in cui il bambino deve
essere preparato in modo graduale passando prima attraverso la respirazione
ed il rilassamento, poi lo si guida, facendolo concentrare sulla zona
corporea dove è presente il dolore o verrà fatta la procedura dolorosa.
Nella tecnica dell’ interruttore, si invita il bambino a visualizzare
un interruttore nella sua mente in grado di abbassare l’intensità del
dolore.
Nella tecnica del guanto magico si simula di calzare un guanto
invisibile, massaggiando dolcemente la mano, in cui verrà posizionato l’ago,
in modo da desensibilizzarla dal dolore.
DISTRAZIONE e COINVOLGIMENTO : prevede l’uso di oggetti quotidiani del
bambino, per esempio i suoi libri i suoi giocattoli, durante la procedura
dolorosa il bambino sarà impegnato in attività a lui gradita e la sua
attenzione si allontanerà dalla paura e l’ansia del dolore.
Per l’applicazione di queste tecniche è fondamentale un contesto sereno e
costruttivo, attraverso un contatto iniziale, il dialogo e l’informazione
prima dell’induzione.
Conclusioni
Il bambino non ha incognite in ospedale, ha certezze Sa che sentirà male,
che avrà dolore.
E’ nostro dovere trattare il dolore, sia per motivi umanitari ed etici, che
per motivi clinici.
Il dolore, infatti, si associa a tutta una serie di reazioni neuroendocrine
e psicologiche, che influenzano negativamente la prognosi della malattia di
base e possono comportare alterazioni psicologiche e/o fisiologiche nella
prima epoca della vita.
Bibliografia
·
Andrea Messeri – Dieci anni di impiego per il controllo del
dolore del bambino.
·
Franca Benini – Il dolore nell’infanzia – 6° Convegno
Pediatrico 2001.
·
Simona Caprilli – Le tecniche non farmacologiche per il
controllo del dolore nel bambino.
·
Pathos On line – Volume 10 numero 4 _ La terapia del dolore
nel paziente oncologico pediatrico – di A. Clerico.
·
Ospedale Bambin Gesù .it – Percezione del dolore nel bambino.
·
Quaderni Acp on line – Volume 11 – numero XI 1 Febbraio 2004 –
Saper controllare il dolore nel bambino.
·
Salus medicina in rete – Misurazione del dolore.
Pubblicato su InfermieriOnline il 19.08.04
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