«…Della contenzione geriatrica non si parla, non se ne scrive, ma la si applica. Non è
mai regolata e quindi è come se non avvenisse».
Così scriveva
un giornalista, riportando la notizia di un incidente avvenuto in una casa di
riposo del Modenese, costato la vita ad una signora ottantanovenne, soffocata
dalle sponde da letto.
Se è vero che
il primo passo per la risoluzione di problemi è parlarne, allora l’intento di
tale “riflessione” è quello di parlare di contenzione in ambito geriatrico, in
maniera serena, evitando sia di demonizzarla a priori, sia di farne l’unica
soluzione utile per sopperire a carenze di vario tipo.
Per contenzione si intende,
classicamente, quell’insieme di «mezzi fisici – chimici – ambientali che, in
una qualche maniera, limitano la capacità di movimenti volontari dell’individuo»
(Belloi, 2000).
L’art. 32 della Costituzione
recita: «[omissis]. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento
sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso
violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
La precedente
definizione, che pone l’accento solo sul mezzo di contenzione, potrebbe essere
‘integrata’ affermando che:
«la
contenzione è un atto sanitario – assistenziale che utilizza mezzi fisici
– chimici – ambientali, applicati direttamente o allo spazio circostante
all’individuo, per limitarne i movimenti».
Intanto si
evince che, essendo un atto sanitario – assistenziale, la sua prescrizione
è di competenza medica, ma, non di meno, la sua validità andrebbe discussa in
equipe. E’ bene qui ricordare che una prescrizione, per essere valida, deve
essere preceduta da un consenso informato.
In questo senso
la contenzione assume dignità propria, e ciò è ancor più vero se ci si rifà al
Codice Deontologico Medico (art. 3, 5, 15 e 29); ma ancora più in dettaglio ne
parla il Codice Deontologico dell’Infermiere (art.4.10):
«L’Infermiere
si adopera affinché il ricorso alla contenzione fisica e farmacologica sia
evento straordinario e motivato, e non metodica abituale di accudimento.
Considera la contenzione una scelta condivisibile quando vi si configuri
l’interesse della persona e inaccettabile quando sia un’implicita risposta alle
necessità istituzionali».
E’ chiaro, quindi, che la
contenzione rimane una pratica illegale, laddove applicata senza il consenso del
paziente. Spesso, però, in case protette (CP), residenze sanitarie assistenziali
(RSA), ma anche nei centri diurni (CD), ci troviamo ad affrontare soggetti in
preda a disturbi psicologici - comportamentali (BPSD). Tali disturbi sono
soprattutto dovuti a patologie cerebrali cronico – progressive, come succede, ad
esempio, per l’80% dei pazienti con malattia d’Alzheimer (AD) in qualche momento
della patologia stessa (Grossberg, 1999). Risulta perciò, che in tale ambiente,
(CP – RSA – CD, ma anche reparti geriatrici, assistenza domiciliare, area
handicap, psichiatria) il trattamento d’urgenza dei BPSD diventa quotidianità.
Diventa, perciò, quasi impossibile per tali soggetti esprimere un consenso
valido.
Nell’ambito
della contenzione del soggetto con patologia dementigena, e affetto da AD in
particolare, s’è visto che essa è indotta soprattutto in seguito alla comparsa
di BPSD più o meno disturbanti e dirompenti e per prevenire il rischio di cadute
(vedi tabella 1).
La prevenzione,
quindi, di tali cause dovrebbe portare, come logica conseguenza, una drastica
riduzione della pratica coercitiva.
|
MOTIVO |
ANNO 2000* |
ANNO 2001° |
|
RISCHIO CADUTE |
162 |
485 |
|
MANT.POSTURE |
6 |
- |
|
SEDAZIONE |
1 |
- |
RICHIESTA DELL’OSPITE
|
- |
229 |
|
ALTRO |
6 |
35 |
|
AGITAZIONE |
62 |
37 |
|
ETEROLESIONISMO |
6 |
0 |
|
AUTOLESIONISMO |
11 |
2 |
|
TRATT. TERAP. |
8 |
3 |
|
SUPPORTO ORTESI |
13 |
- |
|
INCOSCIENZA |
11 |
5 |
|
EBBREZZA |
- |
1 |
|
OSPITI CENSITI |
336 |
997 |
|
TOT. OSPITI CONTENUTI |
287 |
598 |
Tabella
1:
rilevazione statistica AUSL Modena sulle cause inducenti contenzione geriatrica.
* Studio pilota su 8 strutture protette della
provincia di Modena
° Rilevazione condotta su
CP/RSA dei Distretti di Modena e Castelfranco Emilia
La contezione ‘preventiva’ nei disturbi del
comportamento (BPSD)
Tra le tante
cause che possono scatenare disturbi comportamentali nell’anziano,
parecchie hanno un denominatore comune: la mancanza di comunicazione (intendendo
con ciò, una incapacità relazionale, verbale o meno, tra due individui).
Come risposta a
tali carenze, l’operatore è chiamato a porre la comunicazione su un piano più
semplice, per cercare di avere un rapporto più immediato, più diretto col
paziente, al quale deve arrivare un messaggio più facilmente accessibile.
Insieme a tali tecniche, però, vi sono altri accorgimenti che si possono
utilizzare per favorire la comunicazione per cercare di ridurre la
sintomatologia in maniera diretta, quali l’utilizzo della musico – terapia ed il
canto, un’attività fisica piacevole e non stressante, pet – therapy (ove
possibile), adattamento ambientale protesico ed organizzazione del lavoro.
Alcuni accorgimenti sono
validati e supportati da studi clinici controllati e randomizzati, altri,
invece, sono opinioni di esperti del settore.
E’ comunque un dato di fatto
che, laddove il paziente non sia più in grado di esprimersi o di relazionarsi
anche ai più bassi livelli comunicativi, l’operatore sanitario deve intervenire
ad un livello “comunicativo” ben più elevato, empatizzando col soggetto,
cercando di sentire, di recepire il mondo e le sensazioni altrui, senza “essere”
l’altro, conservando cioè la propria capacità critica. In questo senso
l’infermiere, o chi per lui, pone il soggetto al centro della propria attenzione
e non lo classifica né in base alla patologia, né in base alla sintomatologia.
Pone, cioè, le basi per l’individualizzazione del piano terapeutico –
assistenziale. In quest’ottica le probabilità di ricorso alla contenzione vanno
rapidamente decrescendo.
La
contenzione ‘preventiva’nei problemi di deambulazione
In ambito geriatrico i problemi
di deambulazione sono molto comuni per svariati motivi:
1. riduzione
della massa muscolare
2. interazione
tra più farmaci
3. comorbilità
4. diminuzione
del metabolismo
5.
malnutrizione
6.
disidratazione
7. ridotta
capacità di adattamento agli stimoli propriocettivi
8. allungamento
del tempo di reazione
Tali problemi possono essere
ingigantiti dai BPSD. E’ ormai un dato di fatto che la contenzione, specie in
quei soggetti con disturbi comportamentali, non solo non è in grado di prevenire
le cadute, ma potrebbe provocarle anche in soggetti senza apparenti problemi di
deambulazione.
Altro problema è dato, invece,
da soggetti che manifestano una attività motoria esuberante: a ciò si potrebbe
ovviare, per esempio, con letti e poltrone più basse, con un’attività fisica
regolare, con arredi con spigoli arrotondati.
Risulta chiaro
che sarebbe più utile affrontare la problematica da un punto di vista
preventivo, con la condivisione degli obiettivi assistenziali, in sede
multidisciplinare, dopo aver effettuato una Valutazione Multi – Dimensionale (VMD)
del soggetto anziano (che esplori le sfere bio – psico – socio – relazionali).
In tal caso il
punto d’incontro tra le varie professionalità è rappresentato dal Piano
Assistenziale Individuale (P.A.I.), in cui si affrontano le problematiche
mediante i principi del problem solving, e nel quale sono previsti gli
interventi da mettere in atto per prevenire i BPSD in quel soggetto ed in quel
contesto. E’ bene che, in tale ambito, sia decisa e condivisa l’eventuale
applicazione dei mdt quale ultima risorsa in situazioni pericolose, non
altrimenti risolvibili. In tal caso la responsabilità di gruppo che investe i
professionisti, non dovrebbe dar adito a improbabili interpretazioni
procedurali.
In tale luogo
d’incontro andrebbero affrontate le tematiche relative alla ri – organizzazione
del lavoro mediante piani di assistenza che tengano conto, fin dove possibile,
delle specifiche esigenze dei soggetti. Con altri soggetti (enti gestori),
invece andrebbero affrontati argomenti relativi alla ‘protesizzazione
ambientale’, data la scarsa padronanza dell’ambiente che hanno gli anziani
affetti da patologia dementigena, e che potrebbero scatenare i BPSD.
Dovrebbe essere
chiaro, quindi, che l’utilizzo della contenzione è l’estrema ratio di un
processo suddiviso in più fasi:
-
Valutazione del quadro clinico multidimensionale
-
Esistenza
di uno “Stato di necessità”
-
Individuazione di soluzioni alternative
-
Evidenza
di una situazione di emergenza o urgenza
-
Salvaguardia della dignità personale
-
Acquisizione del consenso informato
-
Individuazione delle soluzioni tecniche
-
Sussistenza del principio di proporzionalità
Soprattutto la
VMD dell’anziano dovrebbe essere la conditio sine qua non applicare il
mezzo di contenzione. La VMD, perciò, dovrebbe permettere di capire a priori chi
potrebbe essere realmente a rischio di cadute e di BPSD.
La contenzione in situazioni d’urgenza
Laddove la
contenzione dovesse essere l’ultima (e non l’unica) risorsa possibile, allora
bisogna tenere ben presenti i due principi in base ai quali la contenzione
conserva quella valenza sanitario – assistenziale di cui si diceva: stato di
necessità (art. 54 c.p.) e principio di proporzionalità.
Per stato di necessità si
intende quella situazione caratterizzata da improrogabilità dell’intervento per
la salvaguardia della salute dell’individuo e/o di chi gli sta intorno. In tal
caso è possibile ovviare al consenso informato, se non esperibile. Non
applicando il mezzo di tutela si potrebbe incorrere, infatti, nell’accusa di
abbandono d’incapace, nel caso specifico di un soggetto affetto da AD o problemi
psichiatrici. L’esempio ‘classico’ è quello del soggetto a cui devono essere
infusi dei nutrienti per via parenterale e che, in stato di agitazione, tende a
liberarsi dei presidi infusivi.
E’ opportuno
richiamare un concetto con notevoli risvolti medico – legali: lo stato di
necessità non rende legittimo ciò che è illecito (contenzione), ma lo
rende impunibile per il contesto in cui tale atto viene compiuto!
Per principio
di proporzionalità si intende, invece, quell’adeguatezza d’intervento versus
i rischi cui il soggetto (o altri) andrebbe incontro per inerzia, ovvero non
intervenendo. Per esempio si può pensare, in questo caso, al soggetto che, in un
momento di agitazione, tende a picchiare gli altri (in tal caso non è necessario
“legare” il soggetto, ma basterebbe allontanarlo).
In entrambi i casi, chiunque
abbia applicato il mdt, è tenuto alla comunicazione quanto prima al medico per
la prescrizione.
A tal proposito
si ricorda che, oltre ai suddetti principi, il mdt va ‘soddisfatto’ in base ai
seguenti criteri:
·
prescrizione medica (qualora ottenibile preventivamente)
·
tempo di applicazione previsto
·
modalità di applicazione
·
causa di applicazione
·
intervallo di controllo (che deve essere ogni mezz’ora circa)
·
rivalutazione prevista
·
consenso dei parenti (che non è obbligatorio, né vincolante se il
soggetto non è interdetto o minore, ma semplicemente sancisce quella che
dovrebbe essere una “alleanza terapeutica” tra operatori sanitari e
pazienti/famigliari).
Il tutto va
reso visibile e trascritto nella documentazione, alla stregua di un qualsiasi
atto terapeutico.
Va da sé,
comunque, che il soggetto va controllato e rivalutato, specie
quando vengono meno i fattori che hanno determinato l’applicazione dei mdt.
Proprio come un
qualsiasi atto sanitario, la contenzione non è mai un processo ‘statico’, ma
sicuramente di tipo ‘dinamico’: la rivalutazione del processo, sia nel
perseguimento dei suoi obiettivi (mettere in sicurezza il soggetto e gli altri),
sia nei suoi standard procedurali, va affrontato e rivisto periodicamente.
Concludendo,
diventa evidente che la contenzione è l’ultimo atto di un processo cominciato
molto prima: parte dalla valutazione del soggetto e passa attraverso la
conoscenza del suo vissuto, delle sue (poche) aspettative, dei suoi limiti…
Essa diventa
una sorta di “notte dell’assistenza” laddove applicata senza rispetto per la
dignità della persona umana, come risposta a carenze organizzative, di
personale, a mancanza di professionalità e di conoscenza di chi ci sta di
fronte; in ciò gli operatori non solo spesso sono lasciati soli, ma anche, e
soprattutto, senza “regole”, senza certezze, senza soluzioni e senza
alternative.
Alcune di esse sono fattibili,
data la loro componente umana (comunicazione ed empatia), altre (protesizzazione
ambientale ed organizzazione del lavoro) presuppongono un intervento di più
ampio respiro, anche e soprattutto da un punto di vista economico – politico –
sociale, ma non per questo è meno importante.
Tabella
2:Cause maggiori dell’agitazione nella
demenza non complicati da delirium (fonte: da autori vari in Finkel, 1996,
modificato)
A. SECONDARIA
|
·
problemi cognitivi (p.e., gravi
disturbi del linguaggio, amnesia, “miopia per il futuro”)
·
problemi neuropsichiatrici
(allucinazioni, deliri, paranoia)
·
disturbi del ritmo sonno –
veglia, compresa la “sindrome del sole calante”
·
problemi affettivi (ansia,
depressione, frustrazione)
·
problemi sensoriali secondari
visivi e uditivi |
|
B. MEDICA |
·
co-morbilità
·
disturbi fisici (sete, dolore,
costipazione…)
·
problemi percettivi primari
(cataratta, ipoacusia) |
C. IATROGENA
|
·
contenzione chimica (acatisia
da antipsicotici)
·
polifarmacologia
·
contenzione fisica
·
crisi di astinenza da alcool,
narcotici, benzodiazepine, caffeine, nicotine |
|
D. AMBIENTALE |
·
ambiente (sovra-sotto
stimolazione luminosa, uditiva)
·
rapporto premorboso tra malato
e familiare
·
caregiver
informale/formale inadeguato per formazione, stress, depressione
|
Tabella
3:tecniche di prevenzione personalizzate per
l'agitazione nel malato
|
Ambiente e malato
è
Mantenere un giusto equilibrio
tra stimolazione e riposo
è
Interrompere le attività svolte
al primo segno di stanchezza o frustrazione del malato
è
Strutturare la giornata con
diverse attività piacevoli, brevi (non più di mezz’ora) e ripetitive ma non
infantili
è
Mantenere una routine con orari
regolari, pur rimanendo flessibile
è
Rispettare la privacy e la
dignità del malato nel momento dell’igiene, rispettando le abitudini e
evitando assolutamente la coercizione fisica
è
Incoraggiare il malato a
svolgere attività quotidiane da solo, semplificandole (soprattutto il
vestirsi) e guidandolo secondo i principi dell’adattamento positivo
è
Evitare alimenti contenenti
caffeina e ridurre al minimo possibile le bevande alcoliche e tabacco
è
Idratare bene (almeno 8
bicchieri d’acqua) il malato nella prima parte della giornata e dargli
spesso qualche spuntino prima o dopo attività fisica
è
Garantire movimento e esercizio
fisico quotidiano
è
Distrarre il malato nei momenti
di agitazione, irritabilità ed evitare situazioni scatenanti l’agitazione
è
Assicurare una adeguata
illuminazione, aerazione e temperatura degli ambienti
è
Creare un ambiente
sufficientemente spazioso e stabile, semplice e tranquillo, sicuro,
confortevole e protesico per il malato
è
Creare un’atmosfera più serena,
rilassata e rassicurante possibile
Caregiver
è
Verificare la presenza di
eventuali sconforti fisici e osservare il malato di continuo, prestando
attenzione ai suoi segnali di stress
è
Comunicare con frasi brevi e
affermative usando solo parole semplici
è
Porre domande chiuse (risposta
sì – no) durante l’assistenza e non domande aperte che vanno bene invece nei
momenti di conversazione
è
Curare la comunicazione non –
verbale (basso timbro della voce, prosodia rassicurante e gentile, buona
mimica, mimo transitivo e intransitivo…)
è
Iniziare un dialogo avendo cura
di instaurare prima un contatto visivo, mantenendolo ma non fissando il
soggetto
è
Evitare atteggiamenti troppo
protettivi o di sfida o impositivi
è
Non prospettare attività o
eventi nel futuro
è
Non enfatizzare le conseguenze
dei problemi cognitivi e funzionali
è
Muoversi lentamente e rimanere
nel campo visivo del malato
è
Cercare di cogliere le
sensazioni e le emozioni del malato e valicarle
è
Non prendersela per gli
eventuali incidenti e non esagerarne la gravità
è
Cercare consiglio dello
specialista e un appoggio esterno se la situazione sembra precipitare
è
Partecipare ai corsi di
formazione e alle riunioni di gruppo di auto – aiuto |
(fonte: Alzheimer
Europe 1999, De Vreese 1998, Haisman1998)
Bibliografia:
1. BELLOI L.,
VALGIMIGLI C.: La notte dell’assistenza; Franco Angeli; Milano,
2000.
2. BENCI L.:
Aspetti giuridici della professione infermieristica, McGraw – Hill, III ed.,
Milano 2002.
3.
BLOMQVIST K., HALLBERG I.R.: Recognising pain in older
adults living in sheltered accomodation: the views of nurses and older adults,
Int. J. Nurs. Stud., 2001, 38 (3): 305-318.
4. CAVAZZUTI F.,
CREMONINI G.: Assistenza geriatrica oggi; CEA; Milano, 1998.
5. DE VREESE
L.P. : La Valutazione dei Disturbi della Memoria nell’Anziano. GSE
Edizioni, Roma.
6.
FINKEL S.I.: Behavioral and psychological signs and symptoms of
dementia: implications for research and treatment; Int. Psychogeriatrics,
1996, 8 (suppl.3)
7.
MILES S.H., IRVINE P.: Death caused by physical restraints;
Gerontologist, 1992; 32: 762-766.
8. PETRINI M,
ANTICO L., BERNABEI R., CARETTA F.: L’uso dei mezzi di contenzione nelle
istituzioni per persone anziane, in “Anziani oggi”, 1991; 2: 1-19.
9. VALLA P. (a
cura di), Architetture e giardini per l’Alzheimer. Il progetto come strumento
terapeutico, Prov. di Milano, Milano 1999.