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RIDERE: UNA MEDICINA CHIAMATA SORRISO
di Serena Orlando, Infermiera, Sala Operatoria - Chirurgia Pediatrica - Ospedale dei bambini-" Di Cristina" -ARNAS civico Palermo |
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Foto concessa dall' autore Dave Singler |
“Ridere fa buon sangue”: lo dicevano i nostri padri sostenuti dall’antica saggezza popolare ed ora arrivano anche la prime conferme scientifiche. Una buona risata è ottimo antidoto a tristezza e depressione. Se ne accorse anche Freud, padre della psicoanalisi, che al tema dedicò il libro “I motti di spirito” nel 1905. Ma i primi studi sistematici sulle virtù terapeutiche della risata cominciarono solo negli anni ’70 in USA. La guarigione straordinaria di Norman Cousin, noto giornalista scientifico, fece rivalutare gli studi di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) sugli effetti delle emozioni sul sistema immunitario. Cousin venne improvvisamente colpito da spondilite anchilosante, una grave alterazione delle articolazioni che porta progressivamente alla paralisi e alla morte. Il giornalista decise di curarsi anche con dosi massicce di risate guardando films comici 3 / 4 ore al giorno, e vitamina C (25gr al dì, assunti per flebo ). A dispetto di ogni previsione, in un anno guarì completamente. Nacque così la “geloterapia” (dal greco ghelos = risata) in Italia chiamata “comicoterapia” che studia in modo sistemico l’attività del ridere come rimedio psicofisico. |
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Ridere fa bene. Ossia: una disposizione positiva della mente, un atteggiamento attivo, una volontà di esternare le emozioni sono presupposti indispensabili per una buona salute. La moderna ricerca medica ha confermato quella intuizione che all’inizio del secolo ha dato avvio alla medicina psicosomatica: il corpo e la mente non sono due entità separate, ma due aspetti di un insieme che costantemente interagiscono fra loro. La psiche, in strettissimo contatto con il sistema immunitario, influenza così le nostre capacità di contrastare una malattia e di reagire a situazioni debilitanti.
Di più, ridere: Stimola la circolazione Aumenta l’ossigeno ai polmoni Abbassa la pressione arteriosa Rilassa i muscoli contratti
Ridere, infatti, è un esercizio muscolare (s’impegnano più di 60 muscoli ) e respiratorio, che permette un fenomeno di purificazione e liberazione delle vie respiratorie superiori. Ridere può far cessare una crisi d’asma, provocando un rilassamento muscolare delle fibre dei bronchi, per azione del sistema parasimpatico. Un vero e proprio “massaggio interno” e senza ricorrere a farmaci. Quando noi ridiamo, tutto il nostro corpo ride e si rilassa. Da quando s’inizia a ridere, il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la tensione arteriosa cala ed i muscoli si rilassano. Si può affermare quindi, che il riso ha un ruolo di prevenzione dell’arteriosclerosi. Ridere inoltre, possiede una funzione depurativa dell’organismo per espulsione dell’anidride carbonica e permette un miglioramento delle funzioni intestinali ed epatiche. Ridere combatte la stitichezza perché provoca una tale ginnastica addominale che rimesta in profondità l’apparato digestivo. Sullo stato generale di salute, ridere combatte la debolezza fisica e mentale: la sua azione, infatti, causa una riduzione degli effetti nocivi dello stress.
Hunter Patch Adams
In questo contesto si colloca l’opera di Hunter Patch Adams, il rivoluzionario medico-clown americano, fautore di un’assistenza sanitaria vista come servizio ed incentrata sui reali bisogni dei pazienti, dove la comicità è utilizzata per creare familiarità con i malati e ridurre il disagio dei degenti. Patch Adams decide di fare il medico quando, adolescente, è ricoverato in una clinica per malattie mentali a causa di una forte depressione. Là conosce Rudy, un ragazzo malato di mente e lo aiuta a superare i suoi deliri grazie ad un gioco divertente. Patch si accorge che, aiutare altre persone, gli dà gioia ed emozioni; perciò decide di iscriversi all’Università. Qui però incontra un ambiente asettico, dove è incoraggiato il distacco dal paziente, dove s’insegna tutto sulla malattia e niente sul malato. Per questo diventa un ribelle. Viene bocciato una volta per “eccessiva gaiezza” e un tutor universitario gli dice: ”Se volevi fare il clown dovevi andare a lavorare in un circo!”. Patch vuole anche fare il clown, ma desidera soprattutto diventare medico e così… mette insieme le due cose. Patch è una sorta di guaritore che cerca di scoprire come funzionano i pazienti. Cosa li diverte? Cosa li stimola? Realizzare le loro fantasie può aumentare l’emissione di endorfine e accelerare la guarigione. E allora Patch riempie una stanza di palloncini, una vasca da bagno di tagliatelle, va in giro con un naso rosso da clown e le scarpe grandi, indossa una cravatta che emette dei suoni e soprattutto sorride e spiega: -"Sappiamo tutti quanto è importante l’amore, eppure, con quale frequenza viene provato o manifestato veramente? I mali che affliggono la maggior parte dei malati, come la sofferenza, la morte e la paura, non possono essere curati con una pillola. I medici devono curare le persone, non le malattie”.
Clown-dottori per i bambini
Il dottor Patch Adams è convinto che, il clima che si respira negli ospedali, tende a demoralizzare i pazienti, soprattutto se bambini. Come avrebbero reagito i piccoli malati se il medico e gli infermieri invece di indossare austeri camici bianchi, prestassero servizio vestiti da clown? Concretizzare quest’idea non è stato facile, perché culturalmente associare la figura seria e professionale del medico con un clown era impensabile. Il primo medico ad entrare in corsia vestito da clown, con tanto di naso rosso di gomma, è stato il dottor Adams, noto ormai in tutto il mondo anche per il recente film autobiografico interpretato da Robin Williams. Adesso però negli ospedali, alle equipe pediatriche, si affiancano sempre più spesso veri e propri staff di “dottori in allegria”: clown professionisti che irrompono nelle corsie degli ospedali pediatrici e con travestimenti, gags, pantomime, canzoni fanno ridere i bambini. Hanno naturalmente le loro terapie fatte di trapianti di nasi rossi, trasfusioni di cioccolata, iniezioni giganti, accompagnate da numeri di mimo, magia, musica. In questo modo sdrammatizzano cure e interventi, scacciano ansia e paura. Beninteso, in stretta collaborazione con medici, infermieri, genitori. Cos’ha da sorridere un bimbo gravemente malato in un ospedale? Tutto! Perché lui sa, a differenza di noi adulti (spesso lo dimentichiamo), che ridere è il mezzo più sano e più semplice per vivere meglio e il più a lungo possibile, sfidando la vita che a volte gioca brutti scherzi. Chi vive o lavora con bambini malati, sa che spesso sono loro ad insegnare la via giusta per farli star bene. I bambini sono molto più forti di quel che si crede e capiscono molto di più di ciò che noi adulti vorremmo far loro sapere, in particolare se sono malati. L’intervento dei dottori clown negli ospedali non è solo un servizio d’attività ricreativa, ma un supporto psicopedagogico e viene in aiuto ai piccoli pazienti che si trovano a dover superare l’impatto con la realtà ospedaliera. Spesso i dottori del sorriso non si limitano a far visita al piccolo degente, ma affiancano il medico “regolare” fin dalla fase d’accoglienza del bambino, al Pronto Soccorso pediatrico, all’ingresso nel reparto, durante le visite, i prelievi, le iniezioni: in tutti quei momenti, insomma, che possono spaventare il bimbo. Questa particolarissima presenza serve non soltanto ai piccoli ricoverati, ma anche agli stessi medici poichè, il medico clown aiuta anche il medico “regolare” a rapportarsi più facilmente in maniera empatica con il bambino e ad entrare nella sfera del suo immaginario. L’utilità del medico clown non è limitata al campo psicologico, perchè aiuta il bambino ad inserirsi più serenamente nell’ambiente ospedaliero, ma ha anche dei riflessi positivi sulle terapie: il sorriso produce endorfina e chi sorride ha una migliore difesa immunitaria.
Conclusioni
La presenza dei clown dottori s’inserisce nell’ampio progetto di creare ospedali sempre più adeguati ai bambini, per rendere meno traumatico il passaggio da casa ad un ambiente estraneo. Fino agli anni ’60, infatti, l’aspetto psicologico dei piccoli malati era sicuramente trascurato. Basti pensare alla definizione che l’OMS dava alla pediatria: ”E’ un’applicazione della medicina generale ai bambini”. Fortunatamente col passare degli anni, c’è stata una sensibilizzazione maggiore che ha portato nel 1988, durante un convegno d’associazioni di volontari per l’infanzia svolto a Leida, alla redazione della Carta di EACH (European Association for Children in Hospital) che raccoglie in dieci punti i diritti del bambino in ospedale. Ad essa s’ispirano, a tutt’oggi, le associazioni impegnate nell’assistenza dei piccoli pazienti. La comicoterapia è stata ben accolta anche negli ospedali italiani, dove sono già molti i reparti pediatrici che la utilizzano ispirandosi a Patch Adams tra cui il “Buzzi”di Milano, ”Gaslini”di Genova, il “Meyer” di Firenze. Con tutto questo non si vuole insinuare che per guarire basti un sorriso o che questo sia la panacea, la medicina universale per tutte le malattie, ma semplicemente che il sorriso è uno strumento importante per aiutare il bambino ed alleviare la sua sofferenza. La teoria del dottor Adams è l’esempio più lampante che il vero benessere si ottiene se, quello che facciamo, ci fa sentire bene, se sappiamo affrontare le sfide di tutti i giorni con il sorriso sulle labbra, se cerchiamo di trovare il risvolto positivo anche nelle cose negative. Difficile? Forse, ma se il risultato è un’esistenza più felice per noie per chi vive con noi, vale la pena sperimentarlo!!
Webliografia:
http://www.ouverture.it/nuovoconsumo/articolo6.htm
"Ridere per vivere meglio" di beatrice bardelli
Pubblicato su InfermieriOnline il 04.11.04
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