ASSISTENZA CARDIOLOGICA

di Alessandra Chiozzini e Daniele Carbocci, Az USL Pisa

 

LA MALATTIA CORONARICA -  di: Alessandra Chiozzini

 

 

Il cuore è una potente pompa responsabile della distribuzione del sangue a tutti gli organi vitali attraverso una rete complessa di arterie e vene. E pertanto essenziale che il tuo cuore, le vene e le arterie rimangano in buone condizioni. Le arterie hanno nomi differenti, a seconda di quale parte del corpo vanno ad irrorare. Le arterie che irrorano il cuore sono chiamate arterie coronarie. Quando queste arterie vengono colpite o danneggiate, il risultato è la malattia coronarica.

 

 CHE COS'E' LA MALATTIA CORONARICA?

 

  La malattia coronarica è il risultato del restringimento delle arterie coronarie a causa dei depositi di grasso sulla parete interna dell’ arteria. Questo restringimento riduce il flusso sanguigno ed aumenta le possibilità che si formi un coagulo che, bloccando un arteria, può causare un infarto.

 

COME COLPISCE LE PERSONE?

 

Man mano che le arterie coronarie si restringono, i pazienti presentano spesso un dolore costrittivo al centro del torace, noto come angina. Questo dolore può irradiarsi alla spalla sinistra o al braccio, oppure al collo ed alla mascella. Il dolore può verificarsi durante l'attività fisica, in situazioni di stress o sforzo fisico, ed in particolare nella stagiona fredda, ma può succedere anche in normali condizioni di riposo.

 

QUALI SONO LE CAUSE?

 

Alcuni fattori sono connessi allo sviluppo della malattia coronarica. I fattori principali che aumentano il rischio sono divisi in due categorie in base alla loro reversibilità ( modificabili e non modificabili )

Le cose che puoi modificare:

_Fumo di sigaretta

_Ipertensione (pressione alta)

_Colesterolemia (colesterolo alto)

_Assenza di esercizio fisico

_Stress

_Diabete

_Sovrappeso

_Consumo eccessivo di alcolici

Le cose che non puoi modificare:

_Storia familiare di malattia coronarica

_Sesso

_Età

N.B: fra i fattori di rischio che puoi controllare, i tre piu importanti sono:colesterolo alto, pressione alta e fumo

                                     

 

QUIZ VELOCE: CALCOLA IL TUO RISCHIO

 

  Se hai avuto un infarto, o hai l angina, sei un soggetto a rischio e dovresti vedere il tuo medico. Ma non è necessario avere problemi cardiaci per essere a rischio. Se hai il colesterolo alto e rispondi “si” a due o piu domande, sei probabilmente a rischio

                                                                                                                          SI              NO

1. Sei un uomo e hai piu di 45 anni?                                               

2. Sei una donna con piu di 55 anni o sei in

    menopausa?

3. Tuo padre o tuo fratello sono morti a causa di una

    malattia cardiaca prima dei 55 anni? Tua madre o

    tua sorella sono morte prima dei 65 anni?

4. Hai livelli di colesterolo elevati (LDL) che ti sono

    stati confermati dagli esami ematici?

5. Hai la pressione alta o sei in trattamento per la

    pressione alta?

6. Fumi?

7. Hai il diabete?

8. Hai livelli ridotti di colesterolo HDL che ti sono stati confermati dagli esami ematici?

 

FATTORI DI RISCHIO……ANALIZZIAMOLI!!!!

 

COLESTEROLO

Il colesterolo è un grasso essenziale per il corpo. Esso è presente nei cibi ma viene prodotto anche in molti tessuti del corpo, compreso il fegato. Tuttavia, quando le persone con malattia coronarica presentano quantità particolarmente elevate di colesterolo nel sangue, il pericolosi un attacco di cuore aumenta. Ciò avviene poiché il colesterolo può "incastrarsi" nelle pareti delle arterie causando un restringimento di queste ultime.

Cosa si può fare?

Se hai una malattia coronarica, dovresti controllare i tuoi livelli di colesterolo. Non tutti quelli che hanno il colesterolo elevato sviluppano problemi, ma le probabilità di sviluppare una malattia coronarica aumentano con l aumentare dei livelli di colesterolo.

Se il tuo colesterolo è elevato, il primo passo è quello di modificare la dieta riducendo il consumo di grassi, specialmente di grassi saturi. Mangiare gli alimenti giusti, come la frutta e la verdura fresca (che contengono molte fibre ) aiuta. Anche un esercizio fisico moderato può aiutare. Se il medico ti dice che nonostante le modifiche fatte alla tua dieta, i livelli di colesterolo sono ancora troppo elevati, potrà essere necessario l impiego di farmaci per ridurre ulteriormente i tuoi livelli di colesterolo.

 

FUMO

E stato dimostrato che il fumo aumenta il rischio di malattia coronarica di due o tre volte (rispetto alla condizione di assenza di fumo). Al fumo sono legate altre patologie, in aggiunta alla malattia coronarica. Queste comprendono le patologie che colpiscono i vasi sanguigni, il cancro ai polmoni e le affezioni respiratorie.Se hai avuto un infarto o un intervento di by-pass coronario oppure soffri d angina, smettere di fumare è una delle cose piu importanti che puoi fare per te stesso.

 

PRESSIONE ARTERIOSA

Poiché il sangue circola nel corpo, esso è sotto pressione. La pressione arteriosa è il risultato dell’ azione di pompa del cuore e della resistenza dei vasi sanguigni attraverso i quali il sangue scorre. Quando la pressione del sangue è troppo elevata, essa causa uno sforzo inutile per il cuore ed i vasi sanguigni. La pressione alta (ipertensione) è un problema comune che causa pochi sintomi, ma rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo della malattia coronarica.

Il solo modo di sapere se la tua pressione è elevata è di fartela misurare dal tuo medico. Dovrai effettuare varie misurazione durante un certo periodo di tempo prima di poter determinare se hai l ipertensione. Se la tua pressione è alta puoi ridurla. Un attività fisica regolare, perdere il peso eccessivo e una riduzione del consumo di sale possono esserti di notevole aiuto. Tuttavia, molti pazienti hanno bisogno anche dell’ ausilio dei farmaci.

 

STRESS

Quasi tutti almeno una volta nella vita hanno avuto a che fare con lo stress. Gli effetti dello stress sono il risultato dell’ ormone epinefrina (adrenalina), il quale viene rilasciato nel sangue, accelerando l attività del cuore e aumentando la pressione arteriosa. Il rilascio di epinefrina, può essere determinato da una qualsiasi causa che ci crea tensione o ci spaventa, sul lavoro, nella nostra vita privata, oppure quando ci vengono fatte alcune richieste eccessive ( da un punto di vista fisico o mentale ). L essere sottoposti a stress in modo occasionale non rappresenta solitamente un pericolo. Tuttavia, lo stress continuo potrebbe eventualmente avere un effetto negativo sulla tua salute. Se soffri di stress, ciò dipende dal tuo modo di reagire allo stress. Più avanti troverai alcuni buoni consigli che ti aiuteranno a gestire lo stress:

-pianifica la tua giornata

-fissa scadenze realistiche nel lavoro

-adattati alle situazioni

-cerca di non combattere lo stress

-fai ginnastica regolarmente

-fai una dieta bilanciata

-dedica ogni giorno un po’ di tempo al relax

-cambiare "routine" può aiutare a rilassarsi

 

ATTIVITA' FISICA

Se svolgi attività fisica in modo regolare, ti accorgerai ben presto che ti stancherai sempre meno e sei in grado di fare sempre di più. L attività fisica ti aiuta a perdere peso, abbassa la pressione arteriosa e migliora i tuoi livelli di colesterolo nel sangue.

Prima di iniziare un programma di esercizi, consulta il tuo medico. Scegli attività che ti piacciono di piu e aumenta il ritmo in modo graduale. Inserisci l attività fisica nella tua routine quotidiana. Variare il tipo di esercizio aiuta. Se sei in soprappeso o soffri di artrite, probabilmente ti renderai conto che il nuoto e la bicicletta esercitano meno pressione sulle tue articolazioni.

Dovresti cercare di fare sport almeno tre volte alla settimana, permettendo al tuo corpo riprendersi tra una sessione di esercizi e l altra. Aumenta gradatamente il tempo di ciascuna sessione, cercando di arrivare a 30 minuti di seguito, il che dovrebbe farti sudare o respirare intensamente.

 

CONSUMO DI ALCOOL

E' stato dimostrato che le persone che consumano molti alcolici presentano un rischio elevato di malattia coronarica. Un assunzione eccessiva di alcool rende più probabili i fattori di rischio quali l ipertensione ed il soprappeso. Pertanto si raccomanda un consumo moderato di bevande alcoliche.

 

SOVRAPPESO

E' probabile che il soprappeso possa aumentare sia la pressione arteriosa sia la colesterolemia. Con la riduzione del peso, il tuo rischio di malattia coronarica si ridurrà in modo considerevole.

 

DIABETE

I diabetici hanno problemi a controllare il livello degli zuccheri nel sangue (glicemia). Se non controllato adeguatamente, il diabete può portare ad una serie di patologie, inclusa la malattia coronarica. Un controllo adeguato della glicemia, unito a un regime dietetico ricco di fibre e povero di grassi,dovrebbe essere di aiuto.

 

EREDITARIETA'

La malattia coronarica può essere ereditaria. Se sai che qualcuno dei tuoi consanguinei ha avuto un infarto in età giovanile, la malattia coronarica può essere un fattore ereditario della tua famiglia. Dovresti fare una visita medica per determinare il tuo rischio di malattia e per discutere sul da farsi se i tuoi rischi sono aumentati.

 

LA CORONAROGRAFIA -  di: Daniele Carbocci

 

Le malattie cardiovascolari rappresentano in Italia e in tutti i paesi industrializzati, una grande percentuale delle malattie che colpiscono l’uomo.

Sono molto più frequenti nel sesso maschile, anche se il cambiamento dello stile di vita delle donne ha provocato anche nel sesso femminile un costante aumento di tale malattie.

Le malattie cardiovascolari sono molto frequenti nei paesi più sviluppati perché i fattori che le favoriscono sono presenti in un numero maggiore rispetto ai paesi in via di sviluppo.

 

Quali sono questi fattori, i cosiddetti "fattori di rischio"?

·        l’alimentazione ricca di grassi animali,

·        il fumo di sigaretta,

·        lo stress.

Altri fattori di rischio che però non sono legati alla vita che conduciamo, sono:

·        la familiarità (fattore genetico),

·        la presenza di malattie concomitanti quali il diabete o l’ipertensione (cioè l’aumento dei valori della pressione sanguigna).

L’abbondanza di grassi animali nella nostra attuale dieta è la causa della presenza nel sangue di elevate concentrazioni di grassi (colesterolo e trigliceridi), che possono depositarsi sulle pareti delle arterie (coronariche ma anche delle altre del nostro organismo).

Il fumo di sigaretta è un ulteriore elemento che provoca a livello arterioso una serie di alterazioni che a loro volta favoriscono il deposito di grasso.

Lo stress è poi causa di produzione di sostanze che agiscono sulle arterie favorendo il deposito dei grassi e l’alterazione della struttura della parete delle arterie.

La presenza contemporanea di questi fattori di rischio, può essere causa del restringimento del calibro delle arterie coronariche, vale a dire di quelle arterie che portano il sangue e quindi l’ossigeno al muscolo cardiaco.

 

Quante volte nel parlare di tutti i giorni sentiamo dire "ho l’angina pectoris", oppure "soffro di ischemia", o ancora "soffro di cuore".

Che cosa intendiamo con queste frasi? E quali sono i sintomi iniziali di un restringimento delle arterie coronariche?

Prima di tutto è importante dire che, a volte, purtroppo, tali restringimenti non provocano nessun particolare disturbo che possa indurre a preoccuparsi di avere problemi di cuore e ad un certo punto, senza nessun preavviso, si può andare incontro a quello che è comunemente detto "infarto del miocardio" (morte di una parte del muscolo cardiaco) o addirittura alla morte improvvisa.

 

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, i restringimenti delle arterie coronarie, danno dei segnali che portano a consultare il medico.

Quali sono i primi segnali di un probabile restringimento delle arterie del cuore?

 

·        il dolore sul petto, alle spalle o alle braccia, alle mandibole,  che può intervenire a riposo o durante uno sforzo più o meno intenso;

·        la difficoltà respiratoria anch’essa causata da sforzi più o meno importanti;

·        una stanchezza "strana", prolungata e anche in assenza di particolare attività fisica.

 

Quando alcuni di questi sintomi compaiono in modo ripetuto il paziente si reca dal medico e inizia un percorso che lo porta all’esecuzione di una serie di esami per verificare se i sintomi descritti in precedenza, sono da attribuire a restringimenti delle arterie coronarie.

Dopo l’esecuzione di esami cosiddetti "non invasivi" cioè fatti senza "entrare" all’interno del corpo (ad esempio, prove da sforzo, ecografie effettuate durante iniezione di particolari farmaci, esami di medicina nucleare, ecc), se si giunge alla conclusione che c’è un problema alle coronarie, il paziente è invitato a sottoporsi ad un esame "coronarografico".

A questo punto è doverosa una precisazione riguardo ai vari nomi che sono usati per indicare l’esame che serve per "vedere" le arterie coronariche.

Infatti, studio emodinamico, coronarografia, esame coronarografico, angiografia coronaria sono usati indifferentemente per indicare lo stesso esame.

 

Che cosa è, dove viene eseguito e come viene eseguito un esame coronarografico?

 

Come detto in precedenza la coronarografia è l’esame che ci permette di visualizzare il percorso delle arterie del cuore e individuare eventuali restringimenti

L’esame viene eseguito in un luogo simile ad una sala operatoria chiamato Laboratorio di Emodinamica, in cui opera una equipe composta da medici cardiologi, infermieri e tecnici di radiologia.

La coronarografia si esegue introducendo alcune sonde all’interno del corpo, (per questo è detto "esame invasivo") attraverso le quali è iniettato un liquido visibile ai raggi X che permette di visualizzare il percorso delle arterie coronarie.

L’esame è eseguito in anestesia locale tramite l’arteria femorale (regione inguinale), l’arteria brachiale (piega del gomito) o l’arteria radiale (polso) indifferentemente da destra o sinistra.

 

Come si svolge un esame coronarografico?  

Un infermiere della sala di emodinamica la condurrà su di un lettino che consiste in un tavolo simile ai comuni letti operatori e di un apparecchio radiografico.

Prima di salire sul lettino, sarà invitato a togliersi eventuali protesi dentarie, collane, anelli, e sarà spogliato di tutti gli indumenti.

Le saranno applicati speciali piccoli cerotti che servono per poterla collegare all’apparecchio elettrocardiografico, al fine di tenere sotto controllo il ritmo del suo cuore durante tutto il tempo dello studio coronarografico.

In seguito l’infermiere provvederà a disinfettare la zona prescelta per l’accesso (cioè per l’introduzione della cannula per l’esecuzione dell’esame), e a stendere su di lei teli sterili.

 

Si sente molto dolore per eseguire questo esame?

No, perché a questo punto il medico eseguirà un’iniezione di anestetico nella zona prescelta per l’introduzione della cannula e il solo dolore che si avverte è quello di una puntura (simile a quelle intramuscolari che ciascuno di noi ha sperimentato)

Dopo qualche minuto, in modo che l’anestetico faccia effetto, verrà punta l’arteria prescelta (ricordiamo che può essere quella dell’inguine, del braccio o del polso) e introdotta una piccola cannula (circa 10 cm di lunghezza per un diametro di circa un millimetro) che servirà per l’ingresso delle sonde che risaliranno fino al cuore. Tale cannula può essere paragonata a quelle che normalmente sono usate per effettuare le terapie endovenose.

Una volta che questa cannula è stata posizionata, le sensazioni dolorose dell’esame sono terminate.

Durante l’esame lei potrà parlare ed esprimere le sue sensazioni all’infermiere che avrà sempre vicino.

 

Sentirò le sonde che mi "girano" dentro?  

No, durante il percorso delle sonde verso il cuore, lei non percepirà nessuna sensazione perché all’interno dei vasi sanguigni non ci sono terminazioni nervose che possano dare sensibilità o dolore.

Una volta che la sonda arriva all’imbocco della coronaria, è iniettato un liquido detto "di contrasto" che ha la caratteristica di essere visibile ai raggi X. Questo liquido permette di visualizzare il percorso della coronaria e non provoca nessuna sensazione particolare.

Durante l’esame lei vedrà "girarsi intorno" l’apparecchio radiografico: questo serve per avere diversi punto di vista della coronaria in modo da ricostruirne una visione tridimensionale che permette di individuare eventuali restringimenti.

Le arterie coronarie sono 2, indicativamente una per la parte sinistra e una per la parte destra del cuore.

Una precisazione: la coronaria di sinistra, generalmente, è costituita  da una prima parte iniziale comune (detta appunto "tronco comune") dalla quale si diramano due grandi rami che vanno ad "abbracciare" la parte sinistra del cuore (è visivamente simile alla lettera Y rovesciata).

Le sonde da inserire sono quindi due, ciascuna con una diversa curvatura adatta per imboccare l’inizio della coronaria di destra e di sinistra.

Così, dopo aver visualizzato una delle due coronarie,  la prima sonda (con un tipo di curvatura) è sfilata e sostituita da un’altra con curvatura diversa.

Durante lo scambio delle sonde non avvertirà nessun dolore.

 

Quanto tempo ci vuole per eseguire questo esame?

Dal momento della puntura dell’arteria, al momento della completa visualizzazione delle due coronarie, generalmente passano circa 15-20 minuti.

 

A questo punto l’esame è finito?

Dopo aver verificato l’aspetto delle coronarie, il medico valuta se l’esame deve continuare per eseguire la cosiddetta "ventricolografia", (vale a dire un esame che ha lo scopo di valutare come il cuore svolge la sua funzione di "pompa" del sangue) oppure è terminato.

Se è eseguita la ventricolografia, una sonda simile alle precedenti (ma con curvatura diversa) è inserita all’interno del ventricolo sinistro del cuore, e viene iniettata una quantità di liquido di contrasto molto superiore a quella che viene iniettata nelle coronarie. Per questo motivo è percepita una sensazione di caldo che si diffonde per tutto il corpo (è l’effetto vasodilatatore del liquido di contrasto) e si può avere la sensazione, ma solo la sensazione, di urinare.

A questo punto, (sono passati altri 5 minuti circa) l’esame emodinamico può dirsi terminato.

 

Alla fine dell’esame che cosa succede?

Finito l’esame, le sarà sfilata la cannula e compressa l’arteria fino a che non uscirà più sangue. Questa procedura richiede qualche minuto (da 10 a 15 circa se l’esame è effettuato per via femorale).

In seguito verrà posizionato un bendaggio compressivo.

 

Potrò alzarmi subito dopo l’esame?

Se l’esame è stato eseguito per via radiale o brachiale, compatibilmente con l’esito dell’esame, potrà liberamente alzarsi e camminare.

Se invece l’esame è stato eseguito per via femorale, generalmente dovrà stare a letto per le successive 8 ore.

L’esame eseguito, viene registrato (secondo gli ospedali) su pellicola cinematografica, su cassetta VHS, oppure su supporto digitale (CD ROM).

Lei potrà in seguito richiederne una copia per gli usi che vorrà farne.

 

PRINCIPALI  INTERVENTI NELLE MALATTIE DEL CUORE    di Alessandra Chiozzini

 

BY-PASS AORTO-CORONARICO

Il By-pass aorto-coronarico è la terapia chirurgica della cardiopatia ischemica. La cardiopatia ischemica consiste nella riduzione e/o assenza di flusso sanguigno, e quindi di ossigeno, in alcuni distretti del muscolo cardiaco. Questa malattia è causata da un restringimento, o addirittura da una chiusura completa di una o più arterie che portano il sangue al cuore dovuta al processo di arteriosclerosi.

Lo scopo di questo intervento è quello di saltare, aggirare (by-passare) il punto in cui l’ arteria interessata è ristretta o chiusa, permettendo cosi a quella parte di muscolo cardiaco, che a causa del restringimento riceveva minor afflusso di sangue e di ossigeno, di essere nuovamente nutrito ed ossigenato.

Durante l’ intervento viene utilizzata una vena della gamba (SAFENA) del paziente ed inserita nel sistema di arterie che portano sangue al cuore (arterie coronarie) in modo da formare un ponte che Bypassi (superi) il restringimento o l’ostruzione.

In molti pazienti, quando è possibile, in aggiunta alla vena della gamba, viene utilizzata l’ arteria mammaria interna, che è situata all’ interno del torace e decorre molto vicina al cuore

Questa, viene solo scollata dalla sua sede naturale, e collegata all’arteria coronaria al di sotto del restringimento.

L intervento viene eseguito mediante l’ apertura del torace (a cuore aperto), e ,dopo aver temporaneamente fermato il cuore, vengono montati i By-pass.

La terapia chirurgica è indicata quando il dolore anginoso interferisce con le normali ed elementari attività quotidiane, cioè:

-         quando il dolore compare per piccoli sforzi o a riposo;

-         quando le lesioni coronariche sono multiple o ci sono segni di       sofferenza importanti del cuore;

-         quando sussiste un rischio di infarto al miocardio.

 

Spesso viene provata prima la terapia medica e , se questa si dimostra non efficace a controllare la sintomatologia, può essere preso in considerazione l’ intervento di By-pass.

Naturalmente vi sono numerose situazioni in cui è meno chiara la necessità di procedere all’ intervento chirurgico, ed in questi casi la decisione viene presa dal cardiologo dopo un attenta valutazione degli esami clinici a disposizione, tenendo sempre in considerazione il rischio dell’ intervento rispetto al beneficio che ne può trarre il paziente.

 

L’ intervento di By-pass aorto-coronarico è in genere abbastanza sicuro. Circa l’ 80% dei By-pass fatti con la vena sono ancora funzionanti dopo cinque anni dall’ intervento e oltre la metà lo sono dopo dieci anni.

Più del 90% di quelli eseguiti con l’ arteria mammaria funzionano a distanza di dieci anni.

 

Non esiste una scadenza del By-pass, la loro eventuale occlusione dipende da innumerevoli fattori che sono però legati in gran parte alla progressione della malattia arteriosclerotica e di conseguenza alla prevenzione secondaria di questa malattia.

Si deve infatti ricordare che il By-pass non cura l’ arteriosclerosi, che è la causa principale della cardiopatia ischemica e che questa può continuare a danneggiare altre arterie coronarie oltre che gli stessi By-pass.

 

Le vene e le arterie utilizzate per l’intervento sono capaci di portare sangue al tessuto cardiaco quasi come le normali arterie del cuore.

Il By-pass aorto-coronarico è estremamente efficace nel ridurre il disturbo del dolore anginoso e circa il 90% dei pazienti che sono sottoposti a questo intervento non hanno più o quasi attacchi di angina.        

 

L’ ANGIOPLASTICA CORONARICA

 

L’ angioplastica coronarica  o PTCA è una metodica che serve per rimuovere le placche aterosclerotiche all' interno delle coronarie causa di ostruzioni ed occlusioni delle stesse arterie introducendo nelle  arterie coronariche particolari palloncini dilatatori, detti cateteri.

 

Il catetere dilatatore viene introdotto tramite ago dall’ arteria femorale, posizionato all’imbocco della coronaria da dilatare ed è utilizzato poi per far avanzare gli strumenti necessari per eseguire l’angioplastica.

Dapprima si fa avanzare fin oltre la placca da dilatare un filo sottilissimo, con la punta molto morbida, in modo da evitare traumatismi sulla parete dell’arteria; successivamente, utilizzando la guida, si fa avanzare il catetere dilatatore.

 

Quelli attualmente più usati ed efficaci hanno alla loro estremità un piccolo palloncino cilindrico che, una volta posizionato a “cavallo” della placca, viene gonfiato dall’ esterno in modo da comprimere la placca verso la parete del vaso, “spalmandola” in un certo senso lungo la parete stessa.

Se la dilatazione (ripetuta più volte) è stata efficace, il sangue ricomincia a scorrere liberamente lungo la coronaria occlusa, soprattutto se l’ostruzione è di recente insorgenza.

 

E’ possibile che durante l’angioplastica si avverta un dolore al petto dovuto  a quando si gonfia il palloncino per dilatare il vaso, questa occlusione momentanea può generare dolore proprio come un’attacco di angina.

Se tutto è regolare è possibile che venga chiesto di sopportare il dolore per alcuni secondi ulteriori (sono in realtà tempi brevissimi, ma che purtroppo a volte sembrano eterni) al fine di completare la dilatazione.

Sappiate però che una volta sgonfiato il palloncino il dolore passerà rapidamente.

I “gonfiaggi” sono ripetuti piu’ volte ed ogni volta può comparire il dolore.

 

Quando si è ottenuto un risultato soddisfacente si attende in genere qualche minuto e si esegue una coronarografia di controllo del risultato.

 

Se dovete eseguire una angioplastica coronarica sarete probabilmente ricoverati il giorno prima, un medico raccoglierà la vostra storia clinica, verificherà gli esami da voi eseguiti ed eventualmente ne richiederà alcuni complementari, se necessario, controllerà la terapia che assumete aggiungendovi un farmaco antiaggregante (aspirina,  ticlopidina) se già non lo assumete.

Sarete poi preparati da un infermiere/a come se doveste eseguire un intervento chirurgico ( rasatura, doccia …)

Prima della procedura, vi verrà praticata una pre-anestesia per bocca o intramuscolare per mantenervi piu tranquilli.

 

Eseguita l’angioplastica sarete riportati in stanza con ancora inserito l’introduttore nell’arteria femorale.

 

Durante l’intervento il vostro sangue è stato reso piu fluido e del tutto incoagulabile  con una sostanza apposita (eparina) al fine di evitare formazione di coaguli di sangue (Trombi) all’interno dei vasi dovuti all’ostruzione creata con le compressioni (che sono sempre eventi traumatici) del palloncino.

Dalla formazioni di questi trombi potrebbero staccarsi particelle piu o meno grandi (emboli) dalla parete arteriosa ed andare ad ostruire qualche vaso del cuore stesso o di qualche altro organo come il polmone o il cervello, ecc….causando l’infarto del miocardio, intestinale, l’embolia polmonare e l’ischemia cerebrale, ecc…

 

Dopo il rientro in reparto vi verrà controllata la coagulazione del sangue con un esame ematico eseguito periodicamente nell’arco della giornata e quando i dati saranno sufficienti vi verrà tolto l’introduttore dal vaso.

Potrete alzarvi solo dopo 8 ore da questo momento. Potrete bere e mangiare regolarmente. Avrete una flebo ancora in corso che verrà tolta dopo un paio d’ore. Tornerete a casa probabilmente il giorno successivo alla rimozione dell’introduttore, vi verrà consigliata una terapia e dovrete avere qualche precauzione sul punto di introduzione dell’ago per 2 o 3 giorni, ma in genere potrete riprendere una vita regolare immediatamente.

                                     

 L’IMPIANTO DEL PACEMAKER

 

Il pacemaker è costituito essenzialmente da due parti ben distinte, ma essenziali, una all’altra.

  • lo STIMOLATORE (pila) che è una piccola scatola di metallo particolare (delle dimensioni di un piccolo accendisigari) che contiene le pile e i circuiti elettronici e che svolge la funzione di cervello del sistema;

  • FILI della conduzione degli impulsi (elettrodi), molto sottili (circa due millimetri e mezzo) che sono costituiti, proprio come i fili degli impianti elettrici delle nostre case, da una parte interna di metallo conduttore e da un involucro esterno isolante.

Lo scopo del pacemaker è quello di sostituire in tutto o in parte il “sistema elettrico” del cuore quando questo non funziona adeguatamente.

I pacemaker moderni possiedono molte importanti caratteristiche che li rendono veramente efficienti e sicuri quali:

  • la notevole durata delle pile;

  • l’intelligenza, ovvero la capacità di capire quando c’è bisogno del       loro intervento;

  • le piccole dimensioni;

  • la possibilità di essere programmati dall’esterno (con uno strumento simile ad un telecomando della televisione) per regolare la velocità della stimolazione in base alle necessità momentanee dell’organismo.

L’ impianto del pacemaker è un piccolo intervento chirurgico eseguito con anestesia locale a livello del torace, subito sotto la clavicola (destra o sinistra).

Dopo aver eseguito un piccolo taglio della cute, si isola una vena attraverso la quale si introduce l’elettrodo (o gli elettrodi) che vengono fatti arrivare all’interno del cuore, dove vengono fissati o tramite delle piccolissime viti presenti sulla punta dell’elettrodo, o piu di frequente, mediante semplice impigliamento della punta all’interno del cuore sfruttando una specie di rete presente nelle camere cardiache chiamata “trabecolatura”.

 

Dopo aver posizionato gli elettrodi e dopo essersi assicurati del loro corretto funzionamento, questi vengono collegati allo stimolatore, il quale a sua volta viene sistemato sotto la pelle in una apposita tasca creata nel punto in cui era stato fatto il taglio  per isolare la vena.

 

L’intervento, se non insorgono problemi imprevisti, dura poco (da mezz’ora ad un ora) ed ha un rischio molto basso.

Il paziente rimane ricoverato due o tre giorni poi quando viene dimesso può praticamente riprendere una vita del tutto normale, quasi senza limitazioni per quanto riguarda le comuni attività quotidiane quali il movimento fisico, lo sport, la guida della macchina e i viaggi in genere, come anche le posizioni durante il sonno.

 

Dopo l’impianto al paziente viene consegnato un libricino esplicativo (oltre ad un tesserino personale che è come una carta d’identità del proprio pacemaker) dove sono esposte in modo più dettagliato alcune semplici precauzioni per i portatori di pacemaker, e dove sono elencati tutti i centri in Italia in cui viene fornita l’assistenza necessaria per eventuali problemi che dovessero insorgere.

 

Una volta esaurita la pila dello stimolatore, questo può essere sostituito in modo molto semplice mediante un piccolo intervento molto simile al primo ma ancor più sicuro e veloce in quanto, in genere, l’elettrodo originario non viene sostituito.

 

In seguito all’impianto di pacemaker sono necessari periodici controlli (circa ogni 6 mesi) sia per verificare il perfetto funzionamento del sistema ed eventualmente eseguire le necessarie modifiche, sia per controllare lo stato di carica della pila ed intervenire in tempo  per la sua sostituzione quando è in via di esaurimento.

 

Tutti questi controlli vengono eseguiti in via ambulatoriale, in pochi minuti e senza alcun fastidio per il paziente, in quanto vengono effettuati dall’esterno con un sistema detto di telemetria, quasi come si fa per cambiare canale alla TV con il telecomando.

 

SOSTITUZIONE VALVOLARE

 

Nel cuore vi sono delle strutture (valvole) che hanno la funzione di direzionare correttamente il sangue nei vasi sanguigni facendo si che questi vada solo in un senso e non in quello opposto.

Mediante ripetute aperture e chiusure di queste valvole, in sincronia con le regolari contrazioni del cuore, il sangue viene così convogliato nella giusta direzione.

 

Le valvole sono in tutto quattro e vengono rispettivamente chiamate Mitrale, Aorta, Tricuspide e Polmonare.

 

Come ogni organo umano, anche le valvole possono ammalarsi e le cause possono essere diverse, anche se le più frequenti sono il reumatismo articolare acuto nel bambino e la degenerazione calcifica dell’anziano.

Quest’ultima malattia provoca un irrigidimento e un accartocciamento dei sottili foglietti che costituiscono la valvola, facendo si che questa:

  •     o si restringa e non faccia passare regolarmente il sangue (stenosi)

  •     o non riesca più a chiudersi adeguatamente facendo quindi ritornare indietro il sangue (insufficienza).

Le valvole più spesso interessate dalle varie malattie sona la Mitrale e l’Aorta, che risultano anche essere le più importanti per un efficiente funzionamento del cuore.

 

Il cattivo funzionamento delle valvole ammalate fa si che il cuore debba lavorare di piu e male, e questo a lungo andare genera un danneggiamento del muscolo cardiaco che porta al cosiddetto scompenso cardiaco. Per evitare ciò è possibile intervenire chirurgicamente cambiando o riparando la valvola danneggiata.

 

L’intervento di sostituzione o riparazione delle valvole è in parte simile a quella del by-pass aorto-coronarico, almeno per la fasi iniziali, quando viene aperto il torace, isolato il cuore, fermato e momentaneamente sostituito da una pompa meccanica esterna (la cosiddetta macchina per la circolazione extracorporea) che provvede a far circolare il sangue nel corpo sino a che il cuore non viene fatto ripartire.

A differenza dell’intervento di by-pass, quello di sostituzione o riparazione valvolare è un intervento cosiddetto “a cuore aperto”, in quanto è necessario aprire una delle camere del cuore per poter arrivare alla camera danneggiata.

 

L’intervento di riparazione della valvola consiste nel rendere la valvola efficiente tagliando e/o cucendo i foglietti che costituiscono la valvola originaria senza utilizzare materiale aggiuntivo di qualsiasi natura. E’ un intervento abbastanza complesso e, purtroppo, non sempre eseguibile in quanto è necessario che la valvola non sia molto danneggiata o lo sia non in modo irreparabile.

 

L’intervento di sostituzione valvolare vengono invece utilizzate delle valvole artificiali (protesi), inserite nel cuore al posto di quelle naturali danneggiate che vengono completamente spiantate.

Esistono diversi tipi di protesi valvolari che si differenziano:

  • per la forma (a palla, a disco oscillante..);

  • per il materiale con cui vengono costruite (di queste ne esistono due tipi le cosiddette protesi artificiali meccaniche e quelle biologiche).

   

Le protesi artificiali meccaniche sono costruite utilizzando materiale di natura metallica e non (lega di titanio, fibre di carbonio..), comunque sempre biocompatibili, (cioè che non creano reazioni di rigetto da parte dell’organismo in cui vengono impiantate).

 Il vantaggio principale è la durata, che in pratica si può considerare infinita.

 Lo svantaggio è che questi pazienti sono costretti ad assumere per tutta la loro vita anticoagulanti (un farmaco che riduce la coagulazione del sangue), per evitare che sulla protesi si formino dei coaguli che oltre a disturbare il corretto funzionamento della protesi potrebbero generare trombi che staccandosi potrebbero andare a finire ovunque nell’organismo, provocando danni molto seri.

Questa terapia viene di solito eseguita con alcuni farmaci cosiddetti dicumarolici, il cui nome commerciale è Coumadin o Sintron, e necessita di un’attenta monitorizzazione con periodici esami del sangue per determinare il dosaggio ottimale per ogni individuo e per essere sicuri che il sangue non sia ne eccessivamente fluido ne eccessivamente coagulabile. Alcune protesi artificiali durante il loro funzionamento producono un rumore che assomiglia ad un click ma che con il tempo si attenua sino quasi a scomparire.

 

Le protesi biologiche sono invece costruite con tessuti prelevati da altri animali (pericardio bovino, valvole di maiale modificate..) che vengono modellate su un anima di materiale sintetico  rigido che ha essenzialmente funzione di supporto.

Il vantaggio principale è che, trascorsi i primi mesi , non vi è in genere necessità di assumere anticoagulanti.

Lo svantaggio invece riguarda la durata non illimitata, è molto inferiore a quelle meccaniche (circa 10-12 anni ma anche meno), in quanto la tendenza ad assorbire calcio e quindi ad irrigidirsi e a restringersi.

Per queste loro caratteristiche sono piu indicate ad essere impiantate in pazienti molto anziani, che per vari motivi non potrebbero assumere la terapia anticoagulante, oppure a donne in età fertile che sono intenzionate ad avere figli, in quanto durante la gravidanza non potrebbero assumere i farmaci anticoagulanti orali che sono dannosi per il feto.

Mentre per i pazienti giovani, senza controindicazioni particolari, sono in genere piu indicate le protesi artificiali meccaniche che, come abbiamo detto, garantiscono una durata praticamente illimitata.

 

Resta da ricordare che le valvole cardiache artificiali, siano esse meccaniche o biologiche, sono piu soggette ad infettarsi rispetto a quelle naturali, per cui è necessario fare tutto il possibile per evitare che dei germi entrino nel sangue di questi pazienti e prevenire l’infezione della protesi che sarebbe peraltro molto difficile da curare. Per fare ciò, dato che le cause più frequenti di ingresso di germi nel sangue sono i piccoli interventi chirurgici (procedure odontoiatriche, esami cruenti in cui c’è il rischio di contaminazione), i pazienti con protesi cardiache artificiali dovrebbero assumere della terapia antibiotica prima e dopo questi piccoli interventi (per i grossi interventi questo viene comunque fatto).

 

 LE DOMANDE PIU' FREQUENTI:

 

SONO STATO OPERATO AL CUORE:  POSSO ANCORA………?  di Alessandra Chiozzini

 

Molte sono le domande che si pone chi, è stato operato al cuore; sono talmente tante che, un po’ perchè non se le ricorda tutte, un po’ per imbarazzo, non vengono poste a chi potrebbe essere d’aiuto con una risposta più chiarificatrice.

Per cercare di essere d’aiuto in questa situazione, abbiamo pensato di raccogliere in questo paragrafo alcune delle domande che più spesso ci vengono poste dai nostri paziento, cercando contemporaneamente di dare una risposta esauriente. E da tenere presente che sono indicazioni generali, e che per ciascun paziente potrebbero presentarsi situazioni particolari, delle quali ci si deve sentire liberi di parlare con il suo Medico di fiducia.

 

a)   Lavoro: lo si può riprendere?

In linea generale si consiglia una progressiva ripresa dell’attività di sempre, cercando di evitare impegni particolarmente gravosi dal punto di vista fisico e dello stress psicologico: questo significa ad esempio, sia non sollevare pesi eccessivi, cosi come non assumersi subito tutta la responsabilità della conduzione della casa.

 

b)  Alimentazione: che cosa mangiare e che cosa evitare?

Se non ci sono particolari problemi (ad esempio: diabete, insufficienza renale, ipercolesterolemia…), l’alimentazione potrà essere la più varia possibile, seguendo solo alcuni suggerimenti quali:

-cercare di eliminare i grassi animali,

-limitarsi ad un caffè al giorno ed a ½ bicchiere di vino ai pasti,

-non fare mai pasti abbondanti,

-abolire il fumo ed evitare anche ambienti particolarmente fumosi

 

c)   Attività fisica: la si può riprendere?

 L’ attività fisica può essere ripresa con gradualità: si può camminare, andare in bicicletta, fare le scale ed anche fare ginnastica leggera. Sono sempre da evitare sforzi violenti ed improvvisi, tornando ad una attività del tutto normale dopo circa tre mesi dall’intervento, salvo altre indicazioni fornitele alla dimissione.

 

d)  Attività sessuale: la si può riprendere?

Una graduale ripresa dell’ attività sessuale può risultare favorevole sul piano psicologico anche per coloro che hanno avuto un intervento al cuore. Va affrontata in una situazione emotiva quanto più possibile tranquilla e serena.

 

e)   Viaggi: come comportarsi?

Prima di riprendere la guida dell’auto, è opportuno attendere la prima visita di controllo del Cardiochirurgo. Si può invece tranquillamente salire in macchina, in treno, in aereo.

E opportuno fare, quando è possibile, alcune soste, specialmente nei lunghi viaggi in automobile e vanno tenuti in considerazione alcuni disagi che possono capitare quando si viaggia (quali lunghe attese, differenze di fusi orari, ect..)

 

f)   Vacanze: dove andare?

Ovunque si voglia, sia al mare, che in montagna, che al lago, cercando di evitare disagi e stress eccessivi:

-in montagna: non superare i 2000-2500 metri di altitudine ed evitare rapide ascese;

-al mare: non andare in spiaggia nelle ore troppo calde, come pure di evitare di fare il bagno da soli o allontanarsi da riva.

 

g)   Igiene personale: ci si può tranquillamente lavare?

L’uso del bagno e/o doccia non ha alcuna controindicazione ed è anzi consigliato dopo 3/4 giorni dalla dimissione. Le uniche precauzioni, per il primo periodo, sono quelle di non usare troppe schiume o saponi sulla ferita e di non strofinarla troppo (specie con le schiume). Si possono lavare normalmente anche i capelli, preferendo il lavaggio sotto la doccia per evitare di stancarsi troppo.

 

h)   Calze o fasce elastiche: cosa è meglio usare?

Per quanto riguarda i pazienti operati di by-pass-aortocoronarico che hanno avuto una safenectomia (asportazione della vena della gamba), per i primi 20 giorni 1 mese sono da preferire le fasce elastiche (da indossare sin dal mattino). Questo perché è più facile regolare la loro compressione nei diversi punti delle gambe, che possono presentarsi più o meno gonfie. Poi si ridurrà il loro uso solo al pomeriggio , per passare infine, dopo circa due mesi, all’uso della calza elastica, ovviamente se necessario.

 

 

CONCLUSIONI

 

Ci fermiamo qui, consapevoli certo di non aver esaurito tutte le domande che possono sorgere a chi è stato operato al cuore.

Speriamo comunque di aver risolto almeno in parte qualche dubbio.

E’ da ricordare sempre che una persona operata al cuore non è una persona invalida ed inutile, anche se certamente l’intervento subito è molto impegnativo e la ripresa può risultare rallentata.

E’ molto importante anche non avere fretta, perché il miglioramento ci sarà, anche se il tempo che si dovrà attendere per raggiungere una buona condizione fisica potrà sembrare lungo.

Bisogna cercare di concedersi sempre le cose di cui sente di aver bisogno, come ad esempio un buon sonno (almeno 6/8 ore) ed una salutare camminata all’aria aperta; se non si ha voglia occorre anche rifiutare un incontro con amici. Tutto ciò sarà d’aiuto a riprendere gradualmente la vita di sempre, senza l’angoscia per il timore di non farcela.