APPROCCIO PSICOTERAPEUTICO AL BAMBINO AFFETTO DA DOLORE ADDOMINALE RICORRENTE ASSOCIATO O MENO A STIPSI E CEFALEA

di Giancarlo Scibilia,

Dirigente I° livello chirurgia pediatrica Ospedale dei Bambini "di Cristina", A.R.N.A.S. Civico,  Ascoli Palermo

 

Premessa:

Si prospetta in questo studio la personale esperienza dell’autore con bambini  tra i sei e i tredici anni affetti da dolori addominali ricorrenti associati piu’ o meno a cefalea e a stipsi. Tale approccio si basa su un colloquio a quattr'occhi con il bambino avvalendosi dell’uso di appropriate vignette e sul colloquio successivo con i genitori. Per tale approccio si presuppone una preventiva esclusione di fattori organici alla base dei sintomi.

 

Per dolore addominale ricorrente s’intende il verificarsi di almeno tre episodi di accessi dolorosi all’addome tali da interrompere le normali attività del bambino in un periodo non inferiore a tre mesi. In oltre due terzi dei casi la genesi è funzionale, ossia, non organica.

Esclusa la patologia organica con l’anamnesi, l’esame clinico e gli esami emato-chimici e strumentali, è fondamentale per la risoluzione della patologia ricorrente un approccio personale con il bambino seguito da uno con i genitori. E’ fondamentale l’atteggiamento di complicità del medico che ragionando “con i calzoncini corti” (vedi a lato vignetta del doctor child), rimuove la paura, la diffidenza e la sfiducia del “piccolo grande paziente”; la discussione a quatt’occhi con lui, mentre i genitori aspettano pazientemente dietro la porta, la posizione del piccolo con la sedia accanto al medico, sono utili complementi per una buona compliance per il paziente.

La prima affermazione che dobbiamo porre è la ragione di questo incontro a due, motivato dalla volontà di lenire e risolvere i problemi del piccolo (empatia). Subito dopo si chiede il permesso (per evitare autochiusura da meccanismo da difesa) d’indovinare il carattere del piccolo e, per dargli la sensazione di essere lui a gestire il rapporto, lo s’invita a correggere il medico qualora lui sbagliasse nella sua disamina (rapporto orizzontale). Quindi si accenna al paziente parlando in terza persona (esempio: Paolo è un ragazzo molto sensibile che si vergogna  a far uscire le cose che ha dentro avendone pudore, che si prende molto sul serio e che prende troppo sul serio gli altri pretendendo molto da se’ e da gli altri e che è arrabbiato con se stesso).

A questo punto invitando il bambino a confermare o a smentire l’identikit caratteriale, il piccolo annuisce sorridendo (cio’ puo’ avvenire anche durante l’enunciazione).

 

Si procede quindi direttamente al consiglio psicoterapeutico che verte su TRE PUNTI  FONDAMENTALI presi ed affrontati in un ordine ben stabilito:

 

PRIMO PUNTO: Alexitimia ovvero eccessiva introversione del piccolo con inadeguata o assente verbalizzazione di cio’ che lo disturba o che gli farebbe piacere (vedi vignetta). Solo verbalizzando cio’ che suscita rabbia, che gli farebbe piacere, per cui ci si è rimasti male e di cui si ha bisogno, ci si sgonfia di quella pericolosa tensione che ci porterebbe a scoppiare come una bolla di sapone progressivamente insufflata e cio’ porta sollievo (AAH! della vignetta)

 

SECONDO PUNTO: Eccessiva autostima (una fiat 500 che crede di essere una Ferrari); il piccolo pretende molto da sé e da gli altri perché si prende troppo sul serio ed è un perfezionista; si sente, come il sole, al centro dell’universo come se tutto il mondo e gli altri ruotassero intorno a lui. Solo un intelligente e salutare autoironia (vedi vignetta delle boccacce), permette di vedersi per quello che si è e valutando le situazioni e le persone fonti di conflitto con il giusto peso (per sottolineare questo concetto faccio vedere una penna che porto nel taschino del camice facendo presente che il suo peso è quello di circa 50-100 grammi, non quello di una tonnellata) e faccio presente al piccolo che lui VEDE e AFFRONTA la realtà come se pesasse una tonnellata e che solo con l’autoironia prenderà meno sul serio se stesso, gli altri e le varie situazioni dando ad ogni evento “Il Giusto Peso” e, nello stesso tempo, difendendosi da cio’ che lo fa soffrire e/o innervosire.

 

TERZO PUNTO: Sorridersi- specificare che il sorriso non fa parte della cultura degli sciocchi o dei superficiali, bensi’, è la cosa piu’ seria e intima che esista e, se si notano perplessità nel bambino, è utile sottolineare quest’ultimo concetto.

 

                                  ANALISI DELLE SEI COMPONENTI DEL SORRIDERSI

 

1 Mi sorrido perché non sono piu’ arrabbiato con me stesso e, quindi, con gli altri. (STOP della vignetta)
2 Mi sorrido perché mi accetto,prima con i miei difetti poi,con i miei pregi;e quindi,accetto gli altri,con i loro difetti e pregi

3 Mi sorrido perché non mi voglio piu’ giudicare e giudicare gli altri. (STOP della vignetta)

4 Mi sorrido perchè voglio diventare amico di me stesso e quindi, posso diventare amico degli altri.

5 Mi sorrido perche’ voglio fare la pace con me e perdonarmi e quindi,fare la pace e perdonare gli altri.

6 Mi sorrido perché mi voglio bene e quindi, posso volere bene agli altri.:( “ama il prossimo tuo come te stesso”).

A questo punto ripeto i sei aspetti del sorridersi come se fossi io il bambino (dicendo per esempio: Paolo io mi sorrido perché non sono piu’ arrabbiato, perché mi accetto,ecc…). Enfatizzando questo ripasso in prima persona, guardando il piccolo negli occhi, sottolineo in questo modo che la rabbia si dissolverà” come neve che si squaglia al sole”e, con questa, i sintomi (dolori addominali, cefalea, stipsi) che ne sono una diretta conseguenza. A sottolineare cio’ripeto al piccolo di riflettere ai momenti di tensione e rabbia che lui prova e alla consequenzialità dei sintomi ed il sorriso che annuisce compare nuovamente sul suo volto. A questo punto domando: lo farai quello che ti ho detto? La risposta affermativa è seguita da una mia precisazione che il piccolo non fa un favore a me o ai suoi genitori ma, esclusivamente, a se stesso diventando cosi’” protagonista della sua Salute”. A chiusura consiglio al piccolo uno svezzamento dalla figura materna specificando che non significa volerle meno bene ma in maniera “piu’ da grande”; dare meno importanza allo studio (sono tra i piu’ bravi della classe), pensare meno al dovere e piu’ al piacere (troppo responsabilizzati), non vergognarsi di dire al padre che lui gli manca e lo vorrebbe piu’ vicino (vedi vignetta dell’alexitimia), praticare un’attività sportiva gradita al piccolo, sono ulteriori e necessari punti di supporto nello scarico della tensione.

A questo punto il piccolo esce dalla stanza nettamente risollevato e sorridente ed entrano i perplessi genitori.E’ utile specificare loro che molti bambini presentano gli stessi problemi del figlio e che i sintomi non sono su base organica. E’ importante dare una chiara informazione sulla differenza che c’è tra i sintomi nell’affezione organica rispetto a quelli nell’affezione funzionale di cui stiamo trattando in questo approccio. Inoltre è necessario domandare se qualcuno dei due genitori abbia mai sofferto di patologia funzionale o se ci siano problemi di nevrosi ansiosa e/o depressiva (quasi costante riscontro, soprattutto nella madre). E’ opportuno fare un discorso generale sul fatto che spesso i genitori “Si Preoccupano”al posto di “Occuparsi”, ”Si Agitano” al posto di “Muoversi”.

“Vogliono Bene” pur non facendo spesso “Il Bene dei figli” e che questo non è un puro gioco di parole, ma sottende una filosofia comportamentale dannosa per se’ stessi ma, soprattutto, per il piccolo. Bisogna sottolineare in maniera impersonale, per evitare sensi di colpa ai genitori, che spesso le madri diventano “maestre” e i padri “giudici” (vedi vignetta della bilancia sul lato sinistro) con uno squilibrio a favore della madre nei riguardi del “peso affettivo”del padre (“le maestre devono stare a scuola e i giudici al tribunale”). Ulteriori consigli ai genitori molto utili per il bambino possono essere i seguenti: meno mamma e piu’ papà con svezzamento psicologico “del figlio dalla madre” e “della madre dal figlio”: mamma che sorride dismettendo una maschera tragica, apprensiva e ansiosa e che segue il figlio a distanza sorridendogli ed incoraggiandolo, mentre il padre diventa un papà che coccola (vedi vignetta della bilancia sul lato destro). Continuando a parlare con i genitori bisogna sottolineare con enfasi che “Educare” deriva dal verbo latino “Educere” (trarre fuori) e non, ”mettere dentro” al piccolo che assorbe tutto “come una spugna”: ansie, preoccupazioni, problemi dei genitori che "Devono Essere Assolutamente Risparmiati Al Piccolo" (il genitore deve capire che prima di fare il genitore con il figlio, lo deve fare con se’ stesso.). Bisogna incoraggiare il padre a “coccolare” il figlio e ad essere piu’ presente (qualità e quantità del rapporto) dimettendo gli abiti del giudice e far capire che il rispetto del piccolo è guardarlo per quello che è lui non per quello che noi vogliamo e pensiamo che sia: "No all’adulto in miniatura"; evitare paragoni con altri fratelli piu’ gratificanti per i genitori (“i figli non sono fotocopie”); incoraggiare alla pratica sportiva sono ulteriori consigli che devono essere dati ai genitori. Infine rientra nella stanza il protagonista principale delle nostre attenzioni:il piccolo paziente che, con sollievo e meraviglia nota che i suoi genitori “lo guardano” con occhi diversi. Al che per rinforzare ulteriormente la motivazione di questi lo esorto con una frase che è anche un commiato: mi raccomando, non mi fare cattiva figura con i tuoi genitori! E il sorriso di tutti e tre che si allontanano nel corridoio del reparto con il padre che prende per mano il figlio è la migliore gratificazione per chi scrive.

Bibliografia:

1:APLEJ JOHN and NORA NAISH Recurrent abdominal pains:a field survey of 1000 school children. Arch. of disease in childhood. 1958

2: HARRY W.BAIN: Dolore addominale vago cronico nei bambini. Clinica Pediatrica del Nord America vol.VIII n.2 pag.563,1977

3:P.J Mc GRATH et al.:recurrent abdominal pain:a psycogenic disorder.Arch. of disease in childhood,1983,58, pag.888-890.

4:L.KREISLER: L’approccio Psicosomatico In Pediatria. Medico e Bambino - Gennaio 1985.

 

 


Pubblicato su InfermieriOnline il 07.02.05

 

 

Il Doctor Child

Alexitimia

Autoironia

"Sorridersi"

"Sorridersi" STOP

Bilancia genitoriale