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ASSISTENZA INFERMIERISTICA IN ANESTESIA PEDIATRICA di Serena Orlando, Infermiera, Sala Operatoria - Chirurgia Pediatrica- Ospedale dei bambini-" Di Cristina" -ARNAS civico Palermo |
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Obiettivi:
L’anestesista che si occupa di bambini deve eseguire, come base per un assistenza qualificata, anzitutto la visita pre-operatoria. L’assistenza infermieristica inizia quindi in questa fase. La visita pre-operatoria serve per una valutazione medica del bambino e per un approccio volto a prepararlo ad affrontare la sala operatoria. E’ un momento importante nel quale, bambino e genitore, instaurano un rapporto con il personale medico ed infermieristico, che può essere determinante per la tranquillità del piccolo paziente. La valutazione medica consiste nell’esame obiettivo del paziente e nell’esame particolare dell’apparato cardiocircolatorio, di quello respiratorio e delle prime vie aeree. Inoltre il medico prende visioni degli esami di laboratorio. L’Assistenza infermieristica in questa fase, è affidata agli Infermieri del reparto e consiste nell’aiutare l’anestesista comunicandogli tutti i dati disponibili relativi alla storia clinica del bambino. Inoltre sono estremamente utili notizie riguardanti le condizioni del bambino nei giorni del ricovero: Come è stato ieri? Come è stato sta notte? Ha avuto febbre?Ha avuto tosse? Sono notizie che generalmente il genitore fornisce senza difficoltà, ma a volte può essere necessario che l’Infermiere aiuti nell’esposizione o completi con dati mancanti. Al bambino viene spiegato la procedura anestesiologica prevista, cercando di guadagnare la sua fiducia. L’anestesista spiega al bambino e ai suoi genitori che non ci saranno punture ne in reparto ne in sala operatoria ( i bambini temono molto gli aghi!). L’Induzione avverrà ( non in presenza dei genitori che aspettano fuori) respirando vapori che fuoriescono da una mascherina trasparente, tipo aerosol. A fine intervento, il bambino verrà subito riportato dai genitori. Durante questi momenti della visita, l’Infermiere deve confermare quanto dice l’anestesista e sarebbe molto utile, presentare al bambino altri piccoli pazienti già operati. Questi potranno,da bambino a bambino, raccontare la loro esperienza e quindi rassicurare l’operando. E’ bene che in questa fase sia presente anche l’infermiere di sala operatoria: infatti è molto utile che il piccolo veda già 1-2 giorni prima il personale di sala, in modo che giungendo al complesso operatorio, trovi persone conosciute e in qualche modo amiche. L’Induzione dell’anestesia avviene, in età pediatrica, quasi sempre per via inalatoria. E’ un momento delicato in cui la collaborazione tra personale infermieristico e anestesista è estremamente importante. La temperatura della sala operatoria deve essere confortevole né troppo fredda né troppo calda. Tutto ciò che serve ( ferri, strumentario per l’anestesista, medicamenti) deve essere preparato prima dell’ingresso del bambino, in modo che si ci possa dedicare completamente a lui. Il bambino viene accolto dal personale infermieristico che di solito ha già conosciuto, introdotto in sala operatoria, dove ha inizio l’induzione dell’anestesia. Alcuni accorgimenti sono importanti: - il bambino deve rimanere col suo pigiama, o con qualunque altro indumento abbia scelto per recarsi in sala operatoria. I bambini non gradiscono essere spogliati, le bambine in particolar modo. Togliere i vestiti può compromettere il delicato rapporto di fiducia che si è instaurato col bambino. - È bene per lo stesso motivo, consentire al piccolo di portare con sé un giocattolo cui è molto attaccato. - Nessun monitor deve essere collegato al bambino prima che abbia perso conoscenza. Anche un semplice cavo per ECG può impaurire, e l’anestesista può basarsi, per i primi minuti dell’induzione, su semplici manovre di semeiotica, come la palpazione del polso Radiale. - Quando il bambino giunge in sala si dialoga con lui, ma non appena ha inizio il processo di induzione, il dialogo deve essere sostituito da un monologo ipnotizzante; il bambino non deve essere più sollecitato a rispondere, ma deve udire una sola voce, l’infermiere, che sia dolce, un po’ monotona, e lo inviti a rilassarsi e a pensare a qualcosa di gradevole. Durante questi minuti, devono essere evitati i rumori violenti, parole ad alta voce, e tutta l’attenzione deve essere concentrata sul bambino. Aghi, ferri, flebo, non devono essere visibili al bambino ( basta coprirli con un telino) e non devono essere neanche nominati. - Un bambino che sta per addormentarsi cullato dalla voce dell’infermiere, può improvvisamente cadere preda del terrore se sente qualcuno che chiede: Che ago ti serve? Oppure: sono pronti i ferri? Analogamente, può essere molto disturbante, per il bambino, ascoltare voci alte. Per questo è preferibile fare tutti silenzio, o parlare con tono di voce sommesso. - La maschera entro la quale il bambino respira , può venire profumata con gocce di olio essenziale alla frutta o al cioccolato, per mitigare l’odore degli anestetici. - All’inizio deve venire erogato ossigeno puro: così il bambino viene “preossigenato”, quindi si aggiunge il Sevorane che seda in parte il piccolo paziente. - Solo quando il bambino ha perso conoscenza, si procede all’applicazione dei sistemi di monitoraggio: - ECG: permette di controllare continuamente la frequenza cardiaca e diagnosticare eventuali aritmie. - Pressione arteriosa. - Ossimetro: strumento che consente, in modo incruento, di valutare lo stato di ossigenazione dell’emoglobina. Appena sistemati i vari monitor, si passa all’incannulamento di una vena. - Materiale occorrente: Guanti Aghi cannula di diverso calibro ( 22 GA / 24 GA ) Laccio emostatico. Cotone idrofilo imbevuto con disinfettante Cerotti telati, tagliati a misura per fissaggio Flebo ( preferibilmente Sol. Fisiologica) già collegata al Deflussore. L’uso del laccio emostatico, dipende dall’età del bambino. Nei più piccoli, può essere sufficiente utilizzare la stasi venosa provocata da un infermiere che tiene il braccio o la mano del bambino.
Dopo la somministrazioni di miorilassanti, si passa all’intubazione tracheale:
Materiale occorrente: Laringoscopio e lama di lunghezza adatta all’età, già innescata Tubi endotracheali di calibro adatto all’età del piccolo Cerotti telati, pronti per fissare il tubo. Siringa per cuffiare il tubo,( se si è usato un tubo ) Sondino per aspirazione.
Durante l’intervento è necessario coprire bene il bambino per evitare l’ipotermia che può essere estremamente pericolosa, specie nel prematuro e nel neonato. Il piccolo può venire coperto con cotone idrofilo e con “steri-drapes”che delimitano il campo operatorio ed evitano il contatto della cute con un eccesso di soluzioni disinfettanti. Bisogna ricordarsi di coprire bene anche la testa, che specie nel neonato è relativamente grande e ben vascolarizzata, quindi possibile fonte di perdita di calore. L’ipotermia può essere prevenuta anche con l’uso del materassino termico . Purtroppo in alcuni casi, l’induzione dell’anestesia, non può avvenire con il sistema dolce descritto. Nei piccoli che devono essere operati d’urgenza, con lo stomaco pieno, l’induzione inalatoria e pericolosa. Il bambino potrebbe vomitare e aspirare il contenuto gastrico nelle vie aeree ( ab ingestis). Deve essere effettuata una induzione endovenosa a “rapida sequenza”: Pentotal, succinincolina e intubazione tracheale. L’assistenza infermieristica in questa occasione verte essenzialmente nel distrarre il bambino durante l’incannulazione della vena, e nei preparativi della sala operatoria. Altra situazione particolare è quella dei bambini piccoli ( età inferiore a 4-5 anni) con i quali è difficile comunicare. In questi casi si cerca di giocare con il bambino, di coccolarlo un po’, e quindi l’induzione inalatoria avviene mentre l’infermiere abbraccia il piccolo in modo da fargli sentire un contatto umano affettuoso. E’ sempre da evitare la pratica di costringere il bambino ad assumere la posizione supina forzata sul tavolo operatorio. Anche il bambino che non collabora, urla e si dimena,deve essere abbracciato e bloccato in modo che si possa fare inalare l’anestetico. Si tratta di eseguire un abbraccio bloccante, che tenga ferme le mani e lasci libera la faccia, in modo che l’anestesista possa applicare la maschera. Con una perfetta intesa e lavoro d’equipe, l’anestesista e l’infermiere possono ottenere risultati davvero sorprendenti.
Bibliografia: Anestesia neonatale e pediatrica di A. Villani, G. Serafini Masson Editore ABC della Chirurgia vademecum a cura del personale infermieristico dell’ U.O. di Chirurgia pediatrica “Ospedale dei bambini” Palermo Immagine tratta da: http://www.abio.org
Pubblicato su Infermierionline.net il 10.09.06 Copyright © AIOL 2006
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