|
|
|
L'ACCOGLIENZA AL CENTRO DI SALUTE MENTALE DI APRILIA (LT) a cura di Claudia Giovannelli, Infermiera CSM Aprilia
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
2° fase: Il momento dell'accoglienza riveste un'importanza fondamentale sia perché restituisce all'utenza una buona immagine del servizio, sia perché aiuta gli operatori a capire il problema prima di una effettiva presa in carico, ma soprattutto perché, in questa prima seduta, l'utente è investito da una insolita emotività che va ascoltata in un setting professionale che necessita di uno spazio, un tempo e un'attenzione particolari. La centralità sta nell'ascolto, nel saper entrare dentro le storie che gli utenti raccontano, storie di infanzia, di forti legami con personaggi che vengono riesumati talvolta con gioia talvolta con dolore, ascoltare è comprendere, è lasciar piangere o ridere, ascoltare è comunque custodire con cura un qualcosa come un ricordo, un disagio, una richiesta di aiuto. L'accoglienza viene svolta dall'infermiere o da un tirocinante psicologo, che programma gli incontri, su appuntamento e in base a dei giorni settimanali prefissati. Attualmente due infermieri e tre tirocinanti psicologi si occupano di questa prestazione, dedicando complessivamente 6 ore settimanali distribuite in più giorni. Quindi ogni settimana verranno discussi 6 casi complessivamente. Ogni accoglienza dura mediamente da mezz'ora a un ora e ogni operatore accoglie 1 o 2 persone a settimana a seconda della disponibilità. L'incontro non richiede pagamento ticket, impegnativa, autocertificazioni o esenzioni, questi documenti saranno indispensabili solo al momento della effettiva presa in carico dello specialista, quando verrà aperta una cartella clinica e il dato verrà immesso nel sistema informativo per i servizi psichiatrici della Regione (SISP2000).
Lo strumento principale dell'accoglienza, oltre all'ascolto, è una scheda strutturata che raccoglie le notizie e guida l'operatore durante il colloquio. Si cerca di evitare di entrare in profondità ai problemi che dovranno essere trattati dallo specialista psicologo o psichiatra. Spesso accade che l'utente non riesca a contenere la propria emotività scambiando la prima accoglienza per una vera e propria seduta psicoterapica. L'obiettivo è quello di avere, attraverso un'intervista strutturata, una panoramica generale della situazione mettendo nello stesso tempo in risalto il problema principale che caratterizza il caso e la richiesta di aiuto. Talvolta è necessario mantenersi neutrali e indiscriminanti anche se si è chiamati a prendere delle posizioni personali e a dare consigli che rinforzano o che correggano determinati atteggiamenti comportamentali dell'utente o di chi gli sta affettivamente intorno. Occorre essere estremamente ricettivi e instaurare un rapporto di fiducia e di stima che rimandi all'utente la consapevolezza di una vera e propria presa in carico da parte del servizio. Il rapporto generalmente si interrompe nel momento esatto in cui si esce dalla stanza, ma la l'aspettativa che si vuole lasciare è quella della accoglienza, nel vero senso della parola. Da quel momento esatto, fino alla chiamata telefonica che annuncia l'esito della discussione in equipe, l'utente è oggetto centrale di attenzione.
La scheda è così strutturata:
3° fase: Una equipe formata da Medici, Psicologi di ruolo e tirocinanti, Assistente Sociale e Infermieri si incontra una volta a settimana per discutere i nuovi casi. Come nelle regole del triage, viene assegnato un codice colore (rosso, giallo e verde) che denota la gravità. In base ad una pertinenza psicologica o psichiatrica o sociale, viene preso in cura dal relativo specialista che valuterà successivamente la tipologia dell'intervento da intraprendere e se coinvolgere nel processo di cura, altre figure professionali o risorse esterne. A volte, soprattutto per quelle patologie di confine o a "doppia diagnosi ", si ha la necessità di un ritorno al medico curante, o l'invio ad altri servizi come il Se.R.T., Centri Ascolto, Caritas o altri servizi specialistici non psichiatrici. Ogni esito che scaturisce dalla discussione del caso viene tempestivamente comunicato all'utente interessato al quale si suggeriscono le indicazioni stabilite, ovviamente tenendo conto, nella scelta, anche della sua volontà, coinvolgendo così l'utente direttamente nel processo di cura. Alcuni casi sono oggetto di una seconda discussione in equipe.
Statistiche
Si è notato che il 31,7% dei casi che chiedono un intervento non si presenta alla seduta di accoglienza, mentre il 35,2% delle accoglienze non si presenta al successivo appuntamento con lo specialista evitando l'attivarsi di una effettiva presa in carico. Quindi circa la metà dei primi contatti, riceverà effettivamente un trattamento. Questa spontanea risoluzione (o fuga), evita l'apertura di quei trattamenti (aperti e chiusi) che vedono nel suo interno solo il primo incontro. Quando negli scorsi anni l'accoglienza non veniva fatta secondo questo protocollo, questa percentuale di "casi incerti" rientrava, in termini epidemiologici, tra quei trattamenti che venivano chiusi per scadenza del termine convenzionale (STC), o per abbandono del trattamento dopo un periodo di mesi tre di assenza dell'utente, andando ad aumentare così la casistica dei revolving door nelle incidenze.
Il 33% dei casi che non iniziano trattamento vengono inviati ad altri servizi (SeRT, Medico Curante, Neurologia, Centro Ascolto, Caritas, Centro Disabili, Servizi Sociali del Comune, etc). Il 16% sono già stati in cura presso il Servizio, mentre l'84% ha accesso per la prima volta.
Conclusioni
L'accoglienza non è necessariamente propedeutica alla "presa in carico"; il contatto col servizio potrà esaurirsi attraverso il semplice percorso di accoglienza/valutazione, oppure potrà dare indicazione su ulteriori aiuti di ordine terapeutico opportuni per il paziente e possibili per il servizio. Si è visto che l'accoglienza svolge una importante funzione di filtro che permette il Servizio di Salute Mentale di farsi carico dell'utenza rispondendo in maniera più mirata in termini di trattamento e in maniera più agile in termini di carenza di personale, quale ormai appurato status irremovibile. Sin dal primo incontro, le competenze specifiche e le disponibilità reali del servizio vengono gradualmente introdotte nel colloquio come elemento di realtà che offra alla domanda del paziente, in modo speculare, possibilità di definizione. Per quanto ci riguarda, siamo certi che una accoglienza autentica avviene presentando e chiedendo al paziente di accogliere, soprattutto i nostri limiti prima ancora che le nostre capacità.
Bibliografia
Pubblicato su Infermierionline l'11.12.02 |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||