ASSISTENZA INFERMIERISTICA NEI TRAUMI DEL TORACE

 

Francesco Falli, responsabile infermieristico dipartimento Area Critica, ASL 5 La Spezia, Professore a contratto Università di Genova, corso DU scienze infermieristiche III anno


 
Il paziente con trauma del torace rappresenta una emergenza medica e assistenziale di grande impegno per i Professionisti coinvolti: un recente dato ISTAT segnala che, al di sotto dei 50 anni di età, la prima causa di morte è il politrauma, e che il 20% delle cause di morte nel traumatizzato è legato a traumi toracici.
Secondo dati USA, negli States questa percentuale sale al 25-26%.
Le lesioni riscontrate sono nel 78% dei casi a carico delle strutture ossee; nel 41% dei casi a carico del cavo pleurico con conseguente versamento e/o pneumotorace; nel 42% esiste una contusione polmonare visibile radiograficamente.
Sono assai più rare le lesioni del diaframma, pari al 3,5% circa, e della trachea, con solo lo 0,6%: si possono inoltre avere danni a carico del cuore, dell'esofago, dei grossi vasi.
Si tratta di eventi rari ma molto pericolosi.
Questa relazione si occupa dell'aspetto intraospedaliero, una volta completato il soccorso sul posto dell'infortunio e effettuato il trasporto protetto: in genere, tale fase prevede l'invio di adeguato mezzo di soccorso da parte della Centrale operativa 118, che assegna un codice colore di gravità, codice poi ribadito o modificato, all'ingresso in PS, da parte dell'Infermiere triagista (DM 27.3.1992) .
 
Questi traumatizzati richiedono all'equipe assistenziale medico-infermieristica uno sforzo aggiuntivo, sia sulle competenze diagnostiche sia su quelle terapeutico-assistenziali, ognuno per le proprie competenze, poiché una componente non prevale sull'altra: si tratta di lavorare nello stesso tempo alla salvaguardia delle funzioni vitali e alla identificazione dei problemi.
E in tale evento il tempo a disposizione è in molti casi veramente poco.
Al personale infermieristico si chiede una costante monitorizzazione dei parametri vitali del traumatizzato e  della coscienza, a seguito della precarietà delle condizioni del paziente: è un aspetto determinante.
All'arrivo del trauma toracico (o politrauma ) in PS risulta fondamentale l'approccio e l'impronta che si attuano nei primi 5 minuti di trattamento, trascorsi i quali il paziente deve avere almeno due linee venose adeguate,di buon calibro,  incannulate in modo sicuro, ed una serie di valutazioni già completate: in  ciò, il ruolo dell'Infermiere è importante e decisivo.
 
Vediamo un rapido schema di trattamento:
  • il paziente deve essere subito spogliato e pur mantenendo il massimo rispetto dell'asse testa/collo/tronco deve essere ben osservato nel dorso, per la valutazione di eventuali ferite o movimenti anomali dorsali;
  • valutare bene la dinamica respiratoria: i dati raccolti, relativi alla attività respiratoria,vanno trascritti subito e comunque si somministra ossigeno.
  • è importante esaminare il collo,e sue eventuali anomalie anatomiche che potrebbero indicare una lesione a carico della trachea; lo stato delle vene giugulari è importante perché se svuotate possono far pensare a una condizione di shock ipovolemico; mentre se turgide possono far ritenere imminente uno shock cardiogeno in scompenso, o un pneumotorace: in questa stessa fase è importante esaminare il cavo orale, rimuovendo parti mobili o corpi estranei;
  • le estremità del paziente vanno toccate, palpate. Se risultano fredde e sudaticce possono indicare anch'esse uno stato di shock ipovolemico. Non si deve mai dimenticare che un emotorace puo' portare ad una raccolta di oltre due litri di sangue!
  • nell'effettuare tali manovre si continua ad osservare il torace, a caccia di chiari segni di danno anatomico come il respiro paradosso;
  • sin da subito un Infermiere si dedica a incannulare due grosse vene, una per arto; va utilizzato almeno un agocannula del 18 Gauge  e se possibile anche del 16 G.
  • in questo stesso istante si preleva il sangue per esami emato-chimici; se il malato è cosciente si indaga su dolorabilità riferita; si preleva campione per emogasanalisi;
  • se il paziente è in conclamata fase di shock ipovolemico è ADESSO che si deve procedere allo scoprimento venoso chirurgico.
  • il collo va certo protetto nei futuri movimenti ma utilizzare un collare NON permette di valutare le vene giugulari e l'anatomia del collo; usare in questa fase personale di supporto opportunamente addestrato, anche se è preferibile un Infermiere esperto, per mantenere in asse il collo con due mani posizionate sui lati mandibolari, senza eccessiva costrizione.
  • oltre all'EGA un ossimetro in grado di valutare in continuazione la PO2 è importantissimo.
  • eventuali emorragie esterne si trattano con la compressione diretta.
  • in questa primissima fase il medico ha necessità di una rx grafia che si può fare e si deve fare SUBITO. Questo esame deve essere effettuato anche se il malato è instabile. Nel trasporto va garantita massima sicurezza .
L'Infermiere, come membro attivo del team, sa che questo paziente puo' sviluppare una delle seguenti emergenze assolute:
  1. GRAVE INSUFFICIENZA RESPIRATORIA
  2. SHOCK IPOVOLEMICO
  3. TAMPONAMENTO CARDIACO
  4. PNX IPERTESO
Ricordiamo che il materiale ha una decisiva importanza e che alla luce di quanto avvenuto con le recenti variazioni normative il personale ha tutto l'interesse a controllare ad ogni inizio turno il materiale salvavita in dotazione, quale l'aspiratore elettrico o a vuoto centrale; il defibrillatore; il kit per l'intubazione e drenaggi toracici; kit per scoprimento vena; pallone Ambu,che deve essere a disposizione; barelle dotate di sponde e di fonte continua di ossigeno anche in caso di movimento.
 
Superfluo indicare, trattandosi di ambiente protetto, il necessario in liquidi infusivi o farmaci; che sono quelli classici delle emergenze;ricordiamo che un ago come quello citato del  18 G consente di infondere in un minuto ben 100 ml di liquido, ed un agocannula del 16 G addirittura 210 ml/min.
Imporatre rilevare parametri per non rischiare il sovraccarico...
Gli aghi in vena devono essere almeno due, se non tre, per motivi scientifici e tecnico/pratici: scientifici per la necessità della infusione di liquidi,immediata, pratica e veloce, affidabile e sicura; e pratici perchè nel trasporto verso altri luoghi dove magari effettuare esami sofisticati quali una RMN o TAC si possono avere incidenti di percorso con perdita della linea venosa.
Infine un consiglio: un trauma toracico, come un politrauma,. riconosce se non una origine delittuosa certo una frequente origine  da incidente, con responsabilità di terzi: la corretta ed adeguata documentazione medica ed infermieristica assume, alla luce di futuri atti giudiziari civili e/o penali, enorme importanza.
Lavorare per protocolli, inoltre, garantisce tutti da incongruenze e differenze ancora troppo frequenti nelle realtà ospedaliere italiane.
Una realtà regionale che ha già percorso la strada dell'accettazione in PS per protocolli, e del successivo trattamento del paziente per linee guida su flow chart, è quella ligure, che fa capo per la parte organizzativa e scientifica al PS dell'ospedale Galliera.
Il collega Giacomo Robello ha, in questa sede, coordinato il lavoro infermieristico di stesura delle flow chart collaborando con i colleghi Infermieri degli altri PS regionali.
 
Bibliografia:
  • Dr P.Cremonesi,G.Robello e al., 'Flow chart di triage', studio per un protocollo comune regionale in Liguria, 2002.
  • Spaziosalute, Internet 'I traumi del torace'
  • Abstract di leadership sanitaria, Internet

 

 

 

  

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