La prima volta che lo vidi era accompagnato dal
fratello.
Sanguinava, ed erano corsi in ospedale per la
medicazione.
Mi colpirono gli occhi dell’accompagnatore, mi
mettevano in allerta per quello che ancora dovevo vedere.
Seduto in mezzo alla stanza, dalle bende
sbucavano solo gli occhi azzurri e la bocca.
Via via che le garze cadevano veniva alla luce
una faccia che non c’era.
L’uomo dagli occhi chiari aveva un grosso buco,
gli aveva preso anche metà del naso…stava intaccando la bocca e l’orecchio,
il buco nero lo stava inghiottendo, lo divorava a poco a poco.
L’uomo parlava tranquillo del suo intervento di
pochi anni prima,
del suo udito che se n’era andato
di queste fasce che ogni giorno doveva mettere.
La sua calma irreale, assurda, gli occhi dolci,
senza rabbia, leggevano sulle nostre facce attonite, la paura, il ribrezzo,
la repulsione.
L’uomo con mezza faccia era in pace, col mondo,
con se stesso e con noi.
Lo vidi spesso, tornò molte volte, ogni volta
che ne aveva bisogno, ogni volta qualcuno ne parlava, tutti sapevano quando
arrivava, nessuno avrebbe voluto esserci.
Ogni giorno quel buco è da chiudere,
ogni giorno si ricomincia con quanto si ha
ogni giorno è una lotta contro la malattia,
contro gli sguardi degli altri.
Oggi guardavo il mio bellissimo anello a
farfalla del colore dei suoi occhi, mi sono trovata così a pensare a lui, a
come sarebbe stato bello poter coprire quella grande ferita con delle
grandi ali chiare, non avrebbe più fatto paura.
L’uomo farfalla sa cosa vuol
dire lottare, questo ho imparato da lui,
ogni giorno riprende con quello
che ha e se ti capita un buco al centro del viso, devi alzarti ed andare,
se hai ancora la voglia di un altro giorno da vivere, indossi le ali e
vai.