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Dieci anni fa....quanto
tempo è passato, anzi........ venti!!!
Giovane allieva infermiera,
reparto di chirurgia.
Le mattinate ed i pomeriggi erano scanditi dal ritmo sempre eguale della
routine. Noi allieve poi eravamo tutte concentrate nell'apprendere,
apprendere le metodiche, apprendere la consecutività del lavoro, spesso
(adesso lo riconosco, la nostra ansia di apprendere ci portava a dare poco
spazio al malato ed alle sue esigenze) i pazienti erano "ombre" poco
definite sull'orizzonte delle nostre giornate lavorative. Eppure un paziente
mi aveva colpito: un signore anziano, molto distinto, sempre in ordine, col
fazzoletto ripiegato nel taschino della giacca del pigiama. Era un signore
già avanti con gli anni, mi ricordava quelle stampe dei primi del novecento,
dove gli uomini erano ritratti con una loro rigidezza severa a dimostrare
l'importanza che rivestivano nella società.
Anche questo signore era piuttosto "rigido", non sorrideva mai, non
parlava... e non lo veniva mai a trovare nessuno!
Parlando con le colleghe infermiere venni a sapere che aveva perso la moglie
da poco, non aveva figli, nè fratelli o nipoti, inoltre (e quello,
purtroppo, era evidente) il suo ricovero in ospedale era dovuto ad un cancro
al fegato in fase ormai terminale. Certamente voglia di sorridere ne aveva
ben poca....
Quel paziente mi aveva colpito, ma tutti i miei sforzi per instaurare una
qualsivoglia comunicazione con lui erano stati vani. Educato, gentile, ma
distante mille miglia....
Ecco perchè quando (ormai stava veramente male da qualche giorno) quella
mattina in cui presi servizio e lo lavai e lo aiutai a fare colazione, mi
prese la mano, mi fece una carezza ed un sorriso dolcissimo, rimasi "di
sale" incapace di ringraziarlo o di sorridergli a mia volta. L'unica cosa
che feci fu abbassare gli occhi ed uscire velocemente dalla stanza.
Per tutta la mattinata cercai di evitare la sua stanza, ma il ricordo del
suo sorriso mi aveva veramente scaldato il cuore e verso la fine del turno
decisi di passare a salutarlo per vedere come stava.
Stava dormendo, con un'espressione di sofferenza e non me la sentii di
svegliarlo.....
Non si è svegliato più...... ed io porto ancora dentro di me il ricordo del
suo sorriso ma, soprattutto il rimpianto di non averlo saputo ricambiare.
Pubblicato su InfermieriOnline il
11.11.03 |
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