Notte in isolamento

 

di Lucia Zanovello

 

Lucia e Adriano erano di turno quella notte, una notte d’ autunno, l’aria era fresca, non faceva ancora molto freddo, era buio. Dopo i lavori ed il giro di routine erano pronti a mettersi comodi con un giornale ed un libro in mano per occupare le lunghe ore che sarebbero seguite.

Suona un campanello…

- “resta qui”, dice Lucia, -“vado io”,

- “ma no dai aspettami, vengo con te”, aggiunge Adriano, “abbiamo appena finito il giro chi sarà?”

La terza stanza ha il campanello acceso fuori dalla porta, è il nuovo entrato del pomeriggio, Aldo, un Signore di 50 anni in AIDS conclamato, con problemi polmonari.

-         “Che succede?” Chiede Lucia al signore in piedi accanto al suo letto…”

-         “Non lo vedi?” Dice lui “ Guarda il crocefisso”

-         “….non vedo niente di strano….che cos’ha?”

-         “Ha un braccio staccato dalla croce e mi sta indicando!”

-         “E’ tutto perfettamente in ordine, guardi meglio, il crocefisso  non ha nulla di staccato, si metta tranquillo, cerchi di riposare e per favore non tolga l’ossigeno, altrimenti poi succede che si affatica.”

Adriano è stupito, guarda il paziente nella bianca camicia da notte, che gli arriva fino al di sotto del ginocchio, una camicia ricamata, dono di amici marocchini. Il paziente è magrissimo, tanto che la camicia sembra appesa ad un attaccapanni, gli occhi chiari ed il colorito ceruleo, lo rendono perfettamente in tono con l’atmosfera strana che si è creata.

Lucia sistema l’ossigeno al naso di Aldo e lo  fa coricare,  tira un po’ le coperte, gli rimbocca le lenzuola e  lo rassicura ancora un po’, chiacchierano, mentre l’erogatore a muro infonde lentamente il gas ai polmoni.

Aldo ora sembra tranquillo, socchiude gli occhi.

Adriano e Lucia escono dalla stanza, un’occhiata di intesa passa tra i colleghi, per finire poi in una sommessa risatina di complicità.

-         “Se comincia così, siamo messi bene, stanotte non si riuscirà nemmeno a riposare le gambe. Sai Adriano, mi ha fatto impressione, lì per lì, per un attimo, ho avuto paura… aveva un’aria così spaventata, guardava il crocefisso come se veramente vedesse il cristo muoversi”

-         “Si, infatti Lucia, credo che senza ossigeno il cervello non gli funzioni molto bene, forse ha delle allucinazioni”

-         “Questo è poco ma sicuro, fa impressione anche la magrezza che ha,  dentro quella camicia bianca si perde. Comunque, ora sembra tranquillo, se tiene l’ossigeno, non ci dovrebbero essere problemi”

I due colleghi ritornano a sedersi, un po’ preoccupati, un po’ ridendo per quanto è appena accaduto, riaprono giornale e libro, distendono le gambe e ……

Dalla vetrata della guardiola, riappare una figura sottile, bianca. Occhi sbarrati dalla paura, si muove silenziosa, con aria circospetta, come fosse inseguita….

-         “Aldo, ancora lei? ….Cosa ci fa fuori dal letto? Non sente che c’è freddo?” - Lucia

-         “Mi spiace, ma io là dentro non ci torno”, risponde Aldo

-         “Ma che succede? Perché non vuole tornare in stanza?” - Adriano

-         “O mi dite chi c’era prima di me in quel letto, o io, lì dentro non ci torno…..venite a vedere che è successo” – Aldo

Lucia e Adriano entrano nella stanza, accendono la luce, l’unico rumore che si ode  è quello dell’erogatore di ossigeno abbandonato a penzoloni sul letto.

Aldo, resta sulla porta, Lucia ed Adriano avanzano tranquillamente  fingendo una sicurezza che di fatto non c’è….l’atmosfera di quella notte è decisamente strana.

-         “Vieni” Dice Aldo a Lucia, tocca le coperte e dimmi se è tutto normale”

-         “Che cosa dovrebbero avere le coperte? Mi sembra che il letto a fianco al suo sia a posto, no?”

-         “Ti ho detto di mettere una mano su quelle coperte!” – Aldo

Lucia si gira, non vede più Adriano, è sola, con quel matto spiritato in stanza, lo osserva e pensa che sembra davvero una figura uscita dagli incubi di qualcuno in quella notte nera…. Ma non può lasciarsi condizionare dalla situazione, allunga la mano sulle coperte del letto a fianco.

-         “Bene, è tutto a posto, nessun problema con queste coperte, ma che dovrebbero avere?” -Lucia

-         “Sei sicura? Niente di strano?” - Aldo

-         “No niente di strano”, Lucia accomoda intanto il letto, lo tocca , lo riordina per bene, tira ogni piegolina, passa la mano per tutta l’ampiezza del letto, cercando di dare una sensazione di tranquillità ad Aldo, di normalità, di letti rifatti e di abitudini consolidate dalla routine.

-         “Sai prima pioveva giù dal soffitto, tanta di quell’acqua che non te lo immagini”

-         Pioveva dal soffitto? Ti sei bagnato anche tu?

-         “No, pioveva solo su quel letto, per questo ti ho chiesto chi c’era ricoverato qui, prima di me”

-         “Aldo, senti, se avesse piovuto tanto come dici, non pensi che si sarebbe bagnato anche il pavimento?”

-         “Si in effetti, si, però poi tutto si è asciugato velocemente come si è bagnato” - Aldo

-         “ E se quello che vedi fosse solo la mancanza di ossigeno? Forse non respiri  abbastanza ossigeno,  per questo hai questi incubi, che ne pensi?” - Lucia

-         “So di avere una polmonite, non respiro bene, ma davvero può capitarmi questo?”

-         “Beh di sicuro, andare in giro con questo freddo, non fare la terapia e non dormire, non ti aiutano. Da quanto non dormi?”

-         “ Boh, non lo so nemmeno io, non mi ricordo” – Aldo

-         “ Se restassi un po’ qui mentre fai l’ossigeno?  Così se vedi qualcosa che ti fa paura, ti dico se la vedo anch’io oppure no, intanto i tuoi tessuti avranno il tempo di ossigenarsi per bene e magari riesci anche a prendere sonno.”

-         “Non è che mi stai prendendo per matto è? Guarda che io con la testa ci sono”

-         “Ma certo che ci sei, altrimenti non starei qui con te ora, ti pare? Sarei già scappata a gambe levate”

Aldo e Lucia ridono insieme ora, il paziente acconsente a che l’infermiera si fermi un po’ con lui, è troppo spaventato per restare da solo.

Lucia maledice il suo collega Adriano, che se l’è filata lasciandola sola in una situazione così. Mentre rimugina guarda Aldo, è così esile, che non riuscirebbe certo a farle del male, anche se perdesse la testa completamente.

Sorride pensando che sono sempre le donne alla fine ad avere più coraggio, conosce Adriano da anni ormai, hanno diviso molte notti di lavoro e molte risate, ed anche qualche evento tragico.

Conosce i suoi difetti, le sue debolezze, sa che quando di mezzo ci sono santi e demoni, Adriano se la fila, teme ciò che non riesce a capire.

Infermiera e paziente intanto parlano, lui le racconta di come negli ultimi mesi siano cambiate le cose per lui, ha ospitato degli amici dice, amici che non avevano dove andare, marocchini ed anche africani. Almeno in questo modo, si sente meno solo. Parla di ragazzi giovani, che lo riconoscono quasi come un padre, gli portano regali, gli chiedono favori, e qualche volta un pasto caldo. Lui cucina per tutti e si sente utile.

Lucia cerca di capire quante persone sta ospitando Aldo e se la sua solitudine non lo renda facile preda  di animi meno nobili. Probabilmente le cose stanno così, Aldo però lo sa, ne è consapevole, perciò glissa le domande troppo invadenti, socchiude gli occhi e finge di dormire.

L’infermiera resta ancora un po’, lo osserva mentre respira, è chiaramente in difficoltà, anche se ora è più tranquillo decide che è meglio avvisare  il medico, non  si sa mai cosa può succedere. Poteva rilevare almeno i parametri di saturazione, pressione e frequenza, ora non vorrebbe disturbare Aldo, si è appena tranquillizzato. Certo che queste allucinazioni non sono rassicuranti, saturazione o no, è il caso di avvisare il medico.

Lucia torna nella guardiola degli infermieri, dove trova Adriano che sta leggendo il giornale.

-         Perché sei andato via lasciandomi sola?

-         Avevo una cosa da fare e poi bastavi tu lì, no?

-         Ah si certo bastavo io, sei andato via per la fifa, ma non è che io me la sono passata meglio, per poco non me la facevo addosso…ma porca miseria, ha delle allucinazioni da panico, senti io avviserei il medico che dici?

-         Mah dai ora si è messo tranquillo.

-         Si ma per quanto e poi non mi sembra normale vedere delle cose che non ci sono, è davvero convinto che stiano succedendo, le vede, ha paura, è terrorizzato.

-         Si, è molto spaventato

-         Senti, io avviso il medico, al limite  si farà una bella risata e ci prenderà in giro…haha

-         Dai aspetta, sei sempre la solita, vedrai che ora non chiama più

A tagliare il silenzio della notte è ancora il campanello della stanza 3.

Gli infermieri arrivano veloci, Aldo è in piedi vicino alla porta, quasi volesse diventare parte del muro. Ha gli occhi sbarrati e guarda sulla terrazza.

La stanza di Aldo ha delle ampie vetrate, che danno sul balcone.

-         “Non li vedete? Pensate che io sia matto vero? Ma adesso guardateli bene, ora non credete più che sia fuori di testa è”- Aldo

-         “ Che c’è?” - Lucia

-         “Fate finta di non vederli è, quei due leoni sulla terrazza!” –Aldo

-         “Hai ragione, ora li vedo anch’io, però non sembrano cattivi, aspetta che li mando via”. Lucia Va verso la terrazza …” sciò via via, andate  via da qua”

 

Nel frattempo Adriano chiama il medico, Lucia rileva tutti i parametri ad Aldo, ma tutto sembra andare bene, non ci sono grossi scompensi.

Quando arriva il medico, respira subito l’aria di tensione.

-         Beh qual è il problema?- Dottore

-         Mah è il paziente entrato oggi, Aldo, non respira bene ed ha continui incubi, vede cose che non ci sono…il crocefisso che si stacca e lo indica, la pioggia sul letto di fianco, due leoni sulla terrazza proprio pochi attimi fa. Nemmeno con l’ossigeno passano queste allucinazioni.

I parametri non sono molto fuori range…però la situazione non mi sembra tranquilla, meglio se lo vediamo. - Lucia

- Beh vediamolo

La visita dura pochi minuti, il paziente è restio a parlare col medico, non gli dice tutto quello che è successo, minimizza e dice che forse è la fatica a respirare.

Il medico esce dalla stanza e lascia Aldo alla terapia già impostata nel pomeriggio, ed una espressione ironica stampata sulla faccia….

faccia che Adriano e Lucia avrebbero spaccato volentieri.

Quella notte, Aldo non dormì, …gli incubi si susseguirono ed arrivò il mattino seguente e finalmente il passaggio di consegne.

Durante il viaggio in macchina per tornare a casa, Lucia pensò ad Aldo, ad Adriano, al medico che non aveva capito nulla…..disse poi tra se e se….in fondo è stata un’altra notte in Isolamento.

Sorrise e guardò l’alba che stava colorando il cielo. Fra pochi minuti sarò a casa, al caldo sotto le coperte.

 

Pubblicato su InfermieriOnline il 26.12.06

 

Alda Merini