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Il male le aveva toccato ogni zona del corpo
pur rimanendo alla vista degli altri silente, fino a quando approdò al nervo
ottico da metastasi cerebrali. La donna, da allora, aveva assunto
un’espressione diversa, leggermente asimmetrica, non peggiore ma che
chiedeva un adattamento di immagine discostandosi da quella che aveva sempre
voluto mantenere. L’ultima volta che la vidi fu nel suo letto, lucida e
presente, con un foulard indiano sul capo da cui spuntavano come fili d’erba
su un muretto, due ciocche di capelli finti, biondo cenere, quasi naturali
nell’inganno, gli occhi della donna erano più azzurri del solito,
smascherati dalle lenti per miopi e più in risalto perché più grandi,
soprattutto nel sinistro che faticava a chiudersi quando il sole del
pomeriggio entrava nella sua stanza mettendo in risalto il rosso che
dominava sulle tende e in tutto l’oriente che aveva portato con se dai
lunghi viaggi. Il volto, che si andava trasformando nella sua asimmetrica
piega, rappresentava per lei l’ultima tappa inaccettabile di un percorso
difficile durato quattro anni, oltre cui c’era, senza indugio e come ultima
via di fuga, il suicidio, decretato da sempre.
La distorsione dell’occhio celava una
distorsione del mondo che vedeva, la vista le si andava affievolendo
impedendo la lettura e l’evasione, ultimo senso della sua esistenza. Celava
altresì una distorsione dei sogni. Urlava sbiascicando suoni che non
uscivano e non arrivavano più a chi poteva ancora soccorrerla e quel folle
era lì a minacciarla spiando da fuori alla finestra ogni sua nuda esistenza,
nel pudore di esser toccata intimamente, come quando si fa pipì.
Non avrebbe voluto farsi vedere senza capelli,
non avrebbe voluto invecchiare e l’immagine di sé bella e normale ora
sembrava fosse l’unica cosa a tormentarla più del male stesso che le
ricordava la morte.
Ora è qui in una stanza d’ospedale, fa fatica a
respirare, imperlinata di sudore, con un fazzoletto da vecchia in capo
ancora a imprigionare la vergogna. E un novembre più caldo del solito, so di
oltraggiare ogni sua volontà, ma nuda con i capelli corti, per me è
bellissima e quasi bambina.
Pubblicato su InfermieriOnline il 22.03.06
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Dedicato ad Anna.
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