Muoio io,

nessuno muore,

muoiono tutti

di Claudia Giovannelli

 

Il male le aveva toccato ogni zona del corpo pur rimanendo alla vista degli altri silente, fino a quando approdò al nervo ottico da metastasi cerebrali. La donna, da allora, aveva assunto un’espressione diversa, leggermente asimmetrica, non peggiore ma che chiedeva un adattamento di immagine discostandosi da quella che aveva sempre voluto mantenere. L’ultima volta che la vidi fu nel suo letto, lucida e presente, con un foulard indiano sul capo da cui spuntavano come fili d’erba su un muretto, due ciocche di capelli finti, biondo cenere, quasi naturali nell’inganno, gli occhi della donna erano più azzurri del solito, smascherati dalle lenti per miopi e più in risalto perché più grandi, soprattutto nel sinistro che faticava a chiudersi quando il sole del pomeriggio entrava nella sua stanza mettendo in risalto il rosso che dominava sulle tende e in tutto l’oriente che aveva portato con se dai lunghi viaggi. Il volto, che si andava trasformando nella sua asimmetrica piega, rappresentava per lei l’ultima tappa inaccettabile di un percorso difficile durato quattro anni, oltre  cui c’era, senza indugio e come ultima via di fuga, il suicidio, decretato da sempre.

La distorsione dell’occhio celava una distorsione del mondo che vedeva, la vista le si andava affievolendo impedendo la lettura e l’evasione, ultimo senso della sua esistenza. Celava altresì una distorsione dei sogni. Urlava sbiascicando suoni che non uscivano e non arrivavano più a chi poteva ancora soccorrerla e quel folle era lì a minacciarla spiando da fuori alla finestra ogni sua nuda esistenza, nel pudore di esser toccata intimamente, come quando si fa pipì.

Non avrebbe voluto farsi vedere senza capelli, non avrebbe voluto invecchiare e l’immagine di sé bella e normale ora sembrava fosse l’unica cosa a tormentarla più del male stesso che le ricordava la morte.

Ora è qui in una stanza d’ospedale, fa fatica a respirare, imperlinata di sudore, con un fazzoletto da vecchia in capo ancora a imprigionare la vergogna. E un novembre più caldo del solito, so di oltraggiare ogni sua volontà, ma nuda con i capelli corti, per me è bellissima e quasi bambina.

 

 

 

 

 

Pubblicato su InfermieriOnline il 22.03.06

 

Dedicato ad Anna.