Libri di Medicina Transculturale


 

 

Genere: Medicina transculturale

Ulcera di Buruli: l'assistenza a favore della ricerca

di Emiliano Boi - Maria Luisa Benini - Paolo Carbonaro.

Libro fotografico di Emergency

di Emergency

Buskashì

di Gino Strada.

Pappagalli Verdi

di Gino Strada.

Afrikalba

di Mariano De Mattia.

Un medico del mondo

di Jenner Meletti

Psichiatria oltre frontiera. Viaggio intorno alle sindromi culturalmente ordinate.

di Salvatore Inglese e Cesare Peccarisi

www. Motori di ricerca per libri

 

 

 

Infermieri On Line.
Ultimo aggiornamento: 02-01-08.

 

 

 

 

 

 

 

 

1

 

BUSKASHI'

di Gino Strada

 

Recensione a cura di Adele Sandri

 

Editore:

Feltrinelli

Autore:

Gino Strada

Genere: Tematiche sociali
Pagine: 178
Prezzo: € 12
Data pubblicazione: anno 2000
Data recensione Giugno 2003

Gino Strada è un chirurgo, anzi, un chirurgo di guerra.

Uno dei fondatori di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo.

Da quasi 15 anni è impegnato su tutti i fronti di guerra, dallAfganistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia.

Il suo precedente libro “Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra” ha ottenuto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999”.

 

Ho appena finito di leggere Buskashì di Gino Strada. Letto in un fiato ieri. Metabolizzato e stamattina sono qui a ripensare.

Non è un libro scritto per fare audience; non ci sono truculente descrizioni di massacri, non è demagogico; mai, in nessuna pagina, ci sono “eroiche” descrizioni di interventi sanitari al limite della realtà .C’è la guerra, la protagonista.

In tutto il libro si parla di lei. Gino Strada trasferisce sulla carta le riflessioni, la rabbia, la costernazione di “viverla”.

Lui parte prima ancora che scoppi, per tornare ad aprire un ospedale a Kabul. Convinto che, dopo l’11 settembre, il popolo afgano ne avrà bisogno.

Pensate, Emergency apre ospedali dove non esistono neanche quelli che noi definiamo livelli minimi di vita !!

Già è un “romanzo” arrivare a Kabul! Frontiere chiuse, tutti che dall’Afganistan vogliono fuggire (ONU, Croce Rossa, Enti umanitari vari) Gino non trova appoggio da nessuno.

Testardo, convinto di quello che fa, riesce comunque ad arrivare ed a Kabul  a riaprire l’ospedale.

Come dicevo prima il libro non è la celebrazione di quanto è brava Emergency.

Pagina dopo pagina il dottor Strada riunisce i tasselli storici di una tragedia che l’Afganistan vive da decenni. Semplicemente espone i fatti .

L’Afganistan “combattente” è servito alle grandi potenze. Poi i giovani, addestrati alla guerra ed all’odio tribale e religioso, sono “sfuggiti” di mano ed hanno cominciato ad agire in base alle loro ideologie.

Ecco che, allora, sono diventati terroristi, continuando a fare quello che avevano sempre fatto, ma non più sotto questa o quella bandiera, adesso sotto la “loro” bandiera.

Ed il popolo? Povero, diviso, cerca disperatamente di sopravvivere.

Strada è con lui, ne raccoglie i pezzi quando qualche ordigno “intelligente” sbaglia il bersaglio o quando qualche mina antiuomo fa il suo dovere.

Allora nel suo ospedale arrivano Jamila, Waseem,…… a volte succede che si riesce a metterci una “toppo” , a volte no…

Ma non è su questo che Gino focalizza la sua attenzione. Vuole capire , e cerca di farlo mentre scrive, il perché della guerra. Non accetta che nel mondo, si dia per scontato che alcuni popoli siano “meno importanti” di altri; che pochi uomini, solo perché convinti di “essere” la giustizia, decidano della sorte di milioni di persone.

La guerra non è i soldati al fronte l’uno contro l’altro, la guerra è il padre che porta il suo bambino senza gambe, il vecchio senza più la casa, i bimbi senza più genitori.

La guerra è quello che Gino Strada vive giorno dopo giorno, vicino a chi dalla guerra è stato colpito.

Bisogna leggerlo questo libro.

Bisogna riscoprire il significato di “Pietas”.

Mi torna alla mente una frase di introduzione al libro di Hemingway “Per chi suona la campana”… faceva grosso modo così: “L’uomo non è un’isola, ma un continente, per cui non chiedere mai per chi suona la campana….essa suona anche per te”

Gino Strada ci dice la stessa cosa: finchè so che nel mondo c’è chi soffre, viene torturato, od imprigionato, od ucciso, non posso chiamarmi fuori, solo perché non sta succedendo a me.

Il coraggio di uomini e donne di Emergency non è solo quello di mettersi in gioco in prima persona, ma di fare ciò che va fatto perché è giusto così, perché le braccia dell’umanità devono essere grandi per accogliere tutti i suoi figli.

 

 


 

 

2  

PAPPAGALLI VERDI - Cronache di un chirurgo di guerra

di Gino Strada

 

Recensione a cura di Valter Fascio

 

Editore:

Universale Economica

Autore:

Gino Strada

Genere: Cronaca di guerra
Prefazione di Moni Ovadia
Pagine: 156
Prezzo: € 5.68
Data pubblicazione: Gennaio 1999
Data recensione Aprile 2004
Note Ventitreesima edizione  

“Thassim ha raccolto la sua mina, il suo maledetto pappagallo verde, vicino a Mawat, un villaggio di montagna circondato da boschi di querce, rese ancora più maestose dalla prima neve di novembre. Lo guardo mentre cerca, per ora senza successo, di portarsi un cucchiaio alla bocca senza rovesciare la zuppa. E' stanco, e un poco frustrato, per oggi non vuole più saperne di fare esercizi”.

“Arriva quando tutti scappano, quando la guerra esplode nella sua lucida follia. Guerre che per lo più hanno un lungo strascico di sangue dopo la fine ufficiale dei conflitti: quando pastori e donne sono dilaniati dalle tante mine antiuomo disseminate per le rotte della transumanza, o quando i bambini raccolgono strani oggetti lanciati dagli elicotteri: pappagalli verdi, li chiamano i vecchi afgani... In questo libro Gino Strada mette a nudo le immagini più vivide, talvolta i ricordi più strazianti, le amarezze continue della sua esperienza, profondamente etica, in una fase storica che alcuni definiscono senza più valori".

[dalla Prefazione di Moni Ovadia a "Pappagalli verdi"] 

Lo scorrere delle parole scritte è sciolto e, nonostante il contenuto non abbia un preciso ordine cronologico, geografico o tematico, i ricordi che via via emergono si aprono con umiltà e rigorosa modestia, suddivisi in tanti episodi toccanti che hanno un comune e prezioso valore insieme pedagogico e divulgativo.

Scrivo questo, poiché Gino Strada vive sempre in prima linea tutti i fatti che ci comunica. Ospedali di fortuna, nottate in bianco, pazienti in fin di vita e presidi e farmaci insufficienti per le cure.

Costruire ospedali da campo, pianificare e svolgere soccorsi urgenti e in zone impervie approfittando di un’esile tregua, operare alla luce delle torce in mezzo agli scontri armati, tentare di suturare corpi e speranze. E poi, ancora, amputare e riabilitare, convincere un bambino a passare il resto della vita "adattandosi alla nuova forma del suo corpo, ad usare al meglio quel poco che è rimasto”, consolare un amico o un compagno disperato.

Gino Strada racconta incredibilmente della sua sorpresa nel constatare l’assenza di una qualsiasi reazione da parte delle vittime e di aver poi capito come sia "la quotidianità della tragedia che rende superfluo ai feriti dalle mine piangere, lamentarsi. E’ il fatto di aver sempre vissuto in mezzo al terrore e al dolore fisico, di averlo visto negli occhi dei nonni e poi dei padri e delle madri, dei fratelli e delle sorelle”.

Tutto questo non si può connotare per essere soltanto un lungo viaggio di una vita da medico avventuroso. E’ invece un costante quotidiano combattere per aiutare chi ha bisogno di aiuto. Il più delle volte sono anziani, donne e bambini i protagonisti dei giorni di guerra paragonabili ad una tempesta di cui non si vede mai il termine.

 

“Jaqueline, the tiger. Credo di averglielo appioppato io quel soprannome, anni prima (…) per il carattere deciso. Bravissima infermiera. Aggressiva e dolce al tempo stesso, di quelle che non mollano mai di fronte a situazioni difficili (…) La sera passavamo spesso le ore libere insieme (…). Poi ha incontrato Julian, e la tigre si è innamorata. Venivano spesso a cena lei e Julian se non c’era da tornare in ospedale. Lui era un ex militare. A Kabul lavorava per Halo Trust, un’organizzazione impegnata nella distruzione di mine antiuomo (…) Bravissimi, una delle poche organizzazioni davvero umanitarie, senza mercenari con stipendi da nababbi. Erano una bella coppia, lui e la tigre (…) Ricordo ancora quella sera in cui Jaqueline era entrata di corsa nel giardino di casa mia. Lo aveva detto a tutti di essere incinta, n’era felice. Quando sono partito ho promesso a tutti e due che sarei andato al loro matrimonio. Tre settimane dopo Julian era morto (…) Un incidente mentre stava disinnescando una mina, appena fuori Kabul. Grandi ferite e ustioni gravissime.

E ancora non riesco ad immaginare che cosa deve essere stato, per Jaqueline, veder arrivare Julian in quello stato in ospedale, e morire tre giorni dopo sotto i suoi occhi…”.

Nel libro il chirurgo di guerra cerca spesso di placare questo ciclone straziante che cerca di spazzare via ogni umana ragione, anche se non sempre è possibile.

A proposito d’ospedale, Gino Strada ha lavorato anche al Koshevo di Sarajevo, dove il dr. Karadzic era l’emerito psichiatra. Un bel dì, l’emerito psichiatra, i sanitari, gli infermieri e gli ausiliari della sua etnia non si presentano più in corsia a lavorare. Una settimana dopo saranno tutti in cima alle colline, intorno a Sarajevo, a sparare contro il loro ospedale, il reparto e gli stessi colleghi…

Ma il libro non contiene soltanto episodi tristi. Sono presenti anche aneddoti che fanno sorridere. E fra un pensiero ed un altro Gino Strada continua la sua attività affiancato da Emergency, l’associazione che ha contribuito a fondare.

Certo, è il suo lavoro. Ma per quale motivo ha scelto di fare proprio questo lavoro? E’una delle grandi “domande” alla quale, se si ha voglia di leggere il libro, risponde lui stesso attraverso le  pagine vissute in prima persona.

 “La cosa curiosa è che, dieci anni dopo, ancora non lo so con precisione (…) Questo mestiere mi piace, anzi non riesco a pensarne un altro che possa piacermi di più (…) Dimostrare che si può fare, che si può riuscire in qualcosa d’utile anche quando sembra impossibile, quando le porte sembrano tutte chiuse. Accettare la sfida, misurarsi con le difficoltà”.

 Cos’altro potrei raccontarvi? Il caldissimo invito è a leggere il libro tutto per intero, perché è il racconto commovente ma sobrio, amaro e lucido, di uno che sa quel che fa perché fa quel che deve. Senza dubbio è il consiglio migliore rispetto a leggere una scarna recensione…

 

Incipit 

Negli anni ottanta, durante il lungo conflitto Iran-Iraq, la zona di confine a Haji Omran, montagne che superano i tremila metri, è stata, come si usa dire, uno dei più orrendi teatri di guerra. Molte migliaia di soldati sono morti in quel teatro, attori o più spesso burattini di una guerra spietata. I loro elmetti e i loro fucili sono ancora lì, sui pendii del monte Chiya-i-Girdmand, assieme a bombe e razzi inesplosi (…).

 

Biografia dell’autore 

Gino Strada è chirurgo di guerra ed è uno dei fondatori dell’associazione italiana EMERGENCY. Da oltre dieci anni è impegnato in prima linea i tutti gli angoli più sperduti del mondo: ha lavorato in Afghanistan, Perù, Bosnia, Gibuti, Etiopia e Somalia, nel periodo più recente in Cambogia e durante la guerra in Iraq.  Pappagalli verdi ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999”.

 

 

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AFRIKALBA

di Mariano De Mattia

 

Recensione a cura di Claudia Giovannelli e Adele Sandri

 

Editore: AINS - Associazione Italiana Nursing Sociale - Onlus
Autore:

Mariano De Mattia c/o il Pronto Soccorso del Fate Bene Fratelli di Brescia (Via Vittorio Emanuele II, 27) cell. 3331728843

Genere: Tematiche sociali
Pagine: 77
Prezzo:

5 € più spese di spedizione. L’intero ricavato della distribuzione del libro e le offerte sarnno devolute per il progetto “Huruma Centre”, il piccolo centro situato a circa 10 Km da Chaaria, nei pressi di Mujwa (una zona del Meru – Kenya).

Data pubblicazione: maggio 2003
Data recensione 11 giugno 2003
Note Sul sito AINS è attiva questa pagina  per raccogliere i vostri commenti su Afrikalba...

AfricAquerelli di Rosario De Mattia, maestro d'arte (e fratello di mariano), ha voluto contribuire con la propria creatività  al progetto "Huruma Centre".

Afrikalba viene definito un diario di bordo che accoglie sensibilmente i fotogrammi scattati in un mese di permanenza in Kenya dell'autore, a Chaaria dove, la “Little House of Divine Providence – Cottolengo Centre”, opera con i suoi volontari e lo scarso materiale di cui dispone. In queste ottanta pagine leggiamo quelle sensazioni e quei sentimenti profondi che quest’Africa sa risvegliare. Da qualche parte è scritto che l'Africa o si ama o si odia.... l’autore la ama come una donna e questo trapela nella descrizione delle sue albe, dei suoi tramonti e soprattutto della sua gente. Nella speranza che qualcun’altro si innamori, Mariano De Mattia lascia nella prefazione del suo libro, il proprio indirizzo quasi per dare continuità e spronare altri a percorrere le sue orme in terra d’Africa, egli suggerisce un modo per “dilatare la coscienza” di chiunque sia disposto a partire con l’umiltà sufficiente per imparare.

“In Italia c’è qualcosa che non c’è” – dirà nel suo viaggio di ritorno, egli teme di scoprire, paradossalmente, una povertà interiore. Con poche semplici parole, descrive le incongruenze di questo continente, dove ancora si muore di parto, di fame e dove l'acqua, per noi è un bene scontato, lì è qualcosa di prezioso e determinante per la vita. Durante la permanenza al Cottolengo Centre non si vedono lacrime ne capricci o lamenti nel soffrire degli Africani. Qui il dolore prende un’altra dimensione, si esprime e segue dei connotati che non sono solo fisici ma culturali e la malattia, come la morte, non costituisce tabù e viene vissuta senza alcun bisogno di essere demonizzata o rimossa. La paura sembra farsi irrilevante e la dignità di fronte alla sofferenza pare irrobustirsi perfino nei bambini.

“Abari” (come stai?)

“Nzuri sana” (molto bene). Questo è il dialogo essenziale tra Mariano e un bambino affetto da malaria.

E ancora Samuel dirà: “Se mi medichi tu sono tranquillo, perché so che quando io sento dolore lo stai sentendo anche tu”.

Mariano De Mattia presta la sua opera in Africa come professionista, ma emerge ovunque, quasi fosse una virtù dovuta, il Mariano come uomo.

La grandezza dell’autore sta nel suo modo particolare di affrescare con le parole ogni forma di umanità e di solidarietà che si respira nel Cottolengo Centre. Nonostante tutto, dice, la gente è ancora capace di sentirsi felice, il valore dell'ospitalità è ancora sentito come condivisione di quel poco che si ha... Tra le pagine Africane riesce a descrivere armoniosamente quella dimensione antropologica e culturale quasi come se fosse raccontata dal di dentro, in forma autoctona. Con disinvoltura penetra nei particolari di un popolo che vive nella miseria e nella precarietà tra la vita e la morte, ma che mantiene quasi geneticamente saldi quella fermezza e quel sorriso immutato e ricamato sulle bocche della gente.  

 Breve curriculum dell'autore:

Mariano De Mattia è nato a Napoli nel 1968, ha conseguito il Diploma Universitario di Infermiere presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze.

In seguito alla presentazione della tesi “Il ruolo dell’Infermiere nella cooperazione sanitaria Italiana”, ha contribuito alla realizzazione del “Commentario al nuovo Codice Deontologico dell’Infermiere”, Milano Mc Graw Hill, 1999. Attualmente vive a Brescia, dove lavora presso l’Ospedale “S.Orsola Fatebenefratelli”.

Nel 1999, dopo un periodo di formazione linguistico-professionale in Inghilterra, ha partecipato ad un progetto (nell’ambito della salute materno infantile) di cooperazione in Ecuador conclusosi nel 2002.

Nel 1999 ho prestato servizio per due mesi presso l'Istituto Penitenziario Minorile "G. Meucci" di Firenze.

L’anno successivo ha prestato servizio presso l’Ospedale “Littel House of Divine Providence Cottolengo Center”, Kenya.

 

 

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IL MEDICO DEL MONDO. Vita e morte di Carlo Urbani.

di Jenner Meletti

 

Recensione a cura di Valter Fascio

 

Editore: Il Saggiatore, Milano 2004
Autore: Jenner Meletti
Genere: Saggio, Biografia
Pagine: 312
Prezzo: Euro 16,00
Data pubblicazione: 2004
Data recensione Aprile 2004
Note Prefazione di Romano Prodi.

"Quando verrete là” diceva "capirete di essere una nullità. Una goccia d' acqua nel deserto. Ma capirete quanto quella goccia sia necessaria”.

 

In queste parole, con cui il dottor Urbani descriveva il suo lavoro al servizio degli altri nei posti più poveri del mondo, si può considerare il significato di questo libro.

Accade qualcosa d’eccezionale nei salotti letterari italiani. Che si tratti di  bookcafé, caféletterari, siti letterari o forum, nelle bacheche hanno messo tutti lo stesso titolo, la stessa copertina: Il medico del mondo. Ho incontrato così, tempo addietro, questo libro, splendido saggio biografico dedicato a Carlo Urbani, il medico che a 47 anni per primo ha individuato il virus della Sars e che del morbo letale è morto in Thailandia, il 29 marzo 2003.

L'Italia lo scoprì con un flash dell'agenzia di stampa Ansa: "Virus misterioso: medico italiano morto a Bangkok". Per primo aveva lanciato l’allarme. Da dieci giorni curava pazienti colpiti dal virus letale. Una sola frase, ma che Jenner Meletti, il giornalista di Repubblica, che riprese il flash d'agenzia e partì subito per Castelplanio, paese d'origine di Urbani, non riuscì più a togliersi dalla mente.  

Carlo Urbani era il Presidente dei Médecins sans frontiéres italiani e nel 1999 a Oslo aveva ritirato il premio Nobel per la Pace. Firmava una interessantissima rubrica sulla rivista Missioni Consolata. Tuttavia soltanto una prematura scomparsa avrebbe finalmente fatto conoscere al mondo la sua lotta quotidiana a favore delle popolazioni più abbandonate. 

<<Quando verrete là capirete di essere una goccia d’acqua nel deserto. Ma capirete quanto questa goccia sia necessaria>>: così Romano Prodi cita nella prefazione le parole del dottor Urbani.

Carlo Urbani era perfettamente consapevole che per affrontare la sofferenza di una parte troppo grande del mondo l'impegno dei singoli è indispensabile ma non sufficiente. Per questo è stato dirigente dell' O.M.S. Ma avere avuto accanto a sé, nelle frontiere più nascoste del mondo, la moglie e i tre figli, è stata forse per lui la consolazione e la felicità più grande.  

Per il resto nessun’affermazione di eroismo fin a se stesso o di sacrificio assoluto, ma un’ interiorizzazione completa e armoniosa di un mettersi completamente a disposizione del prossimo. Tutto questo in modo sorprendentemente semplice, portando avanti insieme i rapporti familiari, il lavoro professionale, i legami con gli amici più intimi.

Un altruismo esemplare, forse eccezionale ma anche una normalità straordinaria, come testimonia la gerarchia di valori sempre presente in tutte le pagine del testo. Non vi è spazio per l'esibizione, neppure per la manifestazione del gesto di coraggio, ma vi è sempre posto e tempo per perseguire con onore il proprio sogno, che è diventato missione di una vita. E questo sogno era disarmante nella sua normalità: permettere l’accesso alle cure assistenziali ai soggetti più bisognosi e dimenticati.  

A tredici mesi di distanza, da quella frase che abbiamo riportato, è nata la biografia Il medico del mondo. Vita e morte di Carlo Urbani, edito dal Saggiatore. Jenner Meletti ne ripercorre tutta la vita con molte lettere e altra corrispondenza in un composto rigore, che rende la trama biografica emozionante, ed esemplare la vicenda, del medico marchigiano che dedicava se stesso, in silenzio, al servizio degli altri, ai popoli <<per i quali oggigiorno un farmaco è ancora un lusso impensabile>>.

 

 Biografia dell'autore 

Jenner Meletti è giornalista e inviato del quotidiano Repubblica.

 

 

 

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LIBRO FOTOGRAFICO DI EMERGENCY

di Emergency

 

Recensione a cura di Claudia Giovannelli

 

Editore:

Piccola Biblioteca Mondadori.

Autore:

Vari fotografi e autori di Emergency

Genere: Tematiche sociali
Pagine: 768
Prezzo: donazione minima € 20,00
Data pubblicazione: settembre 2005
Data recensione Ottobre 2005
Fonte www.emergency.it
 

Le immagini di questo libro appartengono all'archivio fotografico di Emergency, messo interamente a disposizione per la realizzazione del progetto.
Si tratta di foto scattate sul campo dai volontari nazionali e internazionali, "quasi tutti fotografi non professionisti", che operano nei diversi Paesi in cui Emergency è presente, Afghanistan, Cambogia, Iraq, Sierra Leone, Sudan, Palestina e Algeria.

Sempre in prima linea, nei teatri di guerra più cruenti e dimenticati, Emergency è costantemente presente nel tentativo di portare aiuto concreto alle vittime civili dei conflitti armati e delle conseguenze a lungo termine. Non basta dichiarare ufficialmente la fine della guerra per avere la pace perchè gli effetti si fanno sentire nel tempo penetrando nell'esistenza e nelle abitudini di un popolo, modificandone la cultura, le tradizioni, la storia e il modo di vivere. Il progetto informativo di questo libro è il risultato di un lavoro quotidiano, umile e prezioso, testimoniato da centinaia  di foto. Immagini a volte strazianti, a volte profondamente commoventi che, accompagnate dalle parole dei grandi poeti e pensatori di ogni tempo, raccontano la vita di ogni giorno, il dolore e la speranza, in alcuni dei luoghi più tormentati della Terra.
Tra i progetti che il sodalizio sta portando avanti, il più rilevante e ultimo è quello che riguarda il Sudan, con la costruzione di un centro cardio-chirurgico nella periferia di Khartoum, che sarà operativo nel 2006. Progetti sofferti che richiedono la partecipazione e l'impegno di molti operatori e volontari, progetti che a volte riescono a raggiungere gli obiettivi, a volte no, portati avanti tra i mille ostacoli e le mille ostilità.
Il libro sarà distribuito attraverso i circuiti classici delle librerie ma anche fra i banchetti dei gruppi di volontari.

La casa editrice Oscar Mondadori devolverà l'intero ricavato allo scopo di Emergency, inoltre le potenzialità della sua rete distributiva porteranno ad una diffusione del libro anche ad un pubblico non ancora vicino e sensibile alle tematiche su cui emergency lavora. C'è da dire inoltre che la Mondadori pubblica opere come quelle di Michael Moore, gli "Oxford Amnesty lectures", un libro scomodissimo come "Guerra alla Guerra" che contiene un'altrettanto scomoda prefazione di Gino Strada e tante altre pubblicazioni coraggiose. Un compromesso convenevole non esente però a critiche.

 

 

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ULCERA DI BURULI: L'ASSISTENZA A FAVORE DELLA RICERCA

di Emiliano Boi - Maria Luisa Benini - Paolo Carbonaro

 

Segnalato da Emiliano Boi

 

Editore: UNI-SERVICE
Autore: Emiliano Boi - Maria Luisa Benini - Paolo Carbonaro
Genere: Malattie Infettive
Pagine: 74
Prezzo: 17 €
Data pubblicazione: novembre 2007
Data recensione novembre 2007
Note I ricavati delle vendite verranno devoluti ai Missionari Cappuccini.

Immagine: Sala Operatoria Centro Zouan Hounien (Costa D'Avorio)

 

E' la prima opera italiana ad analizzare la letteratura scientifica mondiale sul trattamento delle infezioni da Mycobacterium Ulcerans. 

L'ulcera di Buruli è l'attuale maxi-emergenza infettiva dei paesi sub-equatoriali, dopo HIV, Lebbra e TBC.

La ricerca è ricca di spunti riflessivi e critiche costruttive mosse dalla nuova coscenza infermieristica volta al miglioramento della qualità della vita di milioni di persone.

Le critiche rivolte alla dermatologia multi-etnica ed alla generale ignoranza occidentale verso la patologia in questione vogliono smuovere l'interesse accademico e scientifico del nostro SSN verso patologie che protrebbero a breve sopraggiungere anche alle nostre latitudini.

I ricavati delle vendite verranno devoluti ai Missionari Cappuccini.