|
"Obbligo di referto" è la raccolta di 44 testimonianze scritte da chi
ha scelto di mettere a disposizione del movimento antiglobalizzazione la
professionalità in campo medico infermieristico e la sensibilità di
volontario, per essere al servizio di chiunque avesse bisogno di soccorso,
senza alcuna distinzione, nei fatti avvenuti tra il 19 e il 22 luglio 2001
al G8 di Genova. Tali fatti hanno segnato profondamente la coscienza di chi
ha partecipato alla manifestazione, o anche di chi ha visto
le immagini, attraverso i media, della violenza perpetrata su
chiunque, anziani, donne, bambini, clochard, di chi ha vissuto o visto l'irruzione notturna
alla scuola Diaz e le torture nella Caserma di Bolzaneto, di chi ha
partecipato all'incredula tragedia di Carlo Giuliani.
Mentre il corteo dei dimostranti si muove in
piena serenità, tanto che ne fanno parte anche portatori di handicapp, e
bambini piccoli portati a cavalcioni sulle spalle, tra i militi serpeggia
una tensione del tutto sproporzionata agli eventi e che non è il normale
stato d'allarme di chi, responsabilmente, deve prevedere e prevenire. Si
sparano lacrimogeni sulle ambulanze, si impediscono soccorsi e non basta una
maglia bianca con la scritta rossa "Sanitario Gsf" a difesa dei rischi o a
trattamenti meno cruenti a quelli inflitti sulla popolazione.
La necessità di un servizio
sanitario interno, spiegano gli autori, nasce dalla paura che
l'organizzazione sanitaria locale fosse insufficiente, e soprattutto non
potesse garantire ad ogni manifestante una effettiva sicurezza nella
gestione dei dati personali. Il gruppo di sanitari del Gsf,
proveniente da tutta Europa, è formato da 150 persone tra cui medici
infermieri ed assistenti volontari, presenti sulle strade in piccoli
gruppi coordinati di circa cinque unità ciascuno. Negli zaini portano quanto più
materiale di cura e farmaci possibili, affiancano il corteo e saranno costretti ad operare
negli angoli nascosti, dentro i portoni, nelle case di chi ha ospitato
feriti, dietro auto bruciate, aspettando, di volta in volta, che le forze dell'ordine
pongano fine ai pestaggi per poi intervenire alla meglio.
I numerosi interventi hanno impedito il rilascio di referti medici,
lasciandone traccia però nella memoria dei feriti e di chi ha subito tragici
momenti di paura e di violenza. Le testimonianze si sovrappongono in una
voce che sembra raccontare all'unisono di ferite fisiche curabili e di
ferite invece
più profonde, destinate a rimanere aperte e sanguinanti nel ricordo e nel
trauma psicologico a lunga scadenza.
Vogliamo credere che l'esperienza di Genova non sia solo quella
della guerra civile, come dirà Agnoletto, ma anche quella del
dibattito e del confronto che ha unito in un senso comune, associazioni,
ONG, sindacati, centri sociali, realtà ecclesiali, soggetti politici.... un
senso che muove verso un altro mondo possibile nel rispetto e nella
valorizzazione delle diversità.
E' un libro consigliato a chi vuole capire cosa è veramente successo a
Genova nei giorni delle contestazioni al G8, attraverso la voce diretta
degli operatori sanitari che si discosta dalla visione che i media hanno
voluto trasmettere spesso etichettando la massa come un unico organismo
black bloc. |