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  FILM Regia Recensione
1 Nemmeno il destino Daniele Gaglianone Valter Fascio
2 I nostri anni Daniele Gaglianone Valter Fascio
3 E Johnny prese il fucile Dalton Trumbo Adele Sandri

 


Infermieri On Line.
Ultimo aggiornamento: 24-04-06.

 

 

1 NEMMENO IL DESTINO
Secondo lungometraggio del torinese Daniele Gaglianone, dopo lo strepitoso esordio de I nostri anni. Nemmeno il destino nel nome dell’amicizia vera e indelebile può separare Ale, Ferdi e Toni, "ragazzi" di periferia con famiglie dissestate alle spalle. Toni sparisce presto senza lasciare tracce, Ferdi non vuole fare la fine del padre, sconfitto dalla fabbrica e dall’alcolismo, mentre Alessandro abita con la madre malata di mente e chiusa in un mondo a lui inaccessibile. Cosa fare? La trama è una storia di periferia, questo spazio-limbo di nessuno tra la grande metropoli e la campagna, che poi corrisponde all’alienazione dell’esistenza. Questi ragazzi non sono più bambini, e non sono ancora uomini. C'è un relazione conflittuale con il destino che in certo senso i tre protagonisti rievocano a sè, dandogli un peso e un significato, ma allo stesso tempo rifuggono e negano. Come se dicessero nemmeno il destino mi impedirà di provarci. E i tre ci proveranno… Risposte diverse, ma ugualmente create dalla disperazione di menti e corpi che la gioventù vorrebbe liberi e in forma. Fotografato superbamente da Gherardo Gossi, il film presenta i cambiamenti psico-affettivi dei personaggi impressi sulle immagini stesse. Il miglior lungometraggio italiano presentato alla 61° Mostra di Venezia, dove è stato relegato nelle Giornate degli Autori. Film molto coraggioso, che tocca fortemente al cuore dello spettatore e non ritrae la mano: l'opera seconda del giovane cineasta che aspettavamo.

Valter Fascio 

Genere: Drammatico
Regia, sceneggiatura: Daniele Gaglianone - Giaime Alonge
Produzione Pablo - Fandango Armadillo
Protagonisti:

Mauro Cordella, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Sanna

Durata 110'
Paese: Italia
Anno: 2004
Altro Premiato alla Mostra di Venezia

 

2 I NOSTRI ANNI

Un film di culto, bello e importante, che si riallaccia al capitolo della nostra storia nazionale, un film di un giovane che tratta di vecchi ammalati, attraverso il ricordo di due ex partigiani, Alberto e Natalino, che sulle colline piemontesi della Valchiusella videro morire il compagno Silurino, catturato e fucilato da un gerarca repubblichino. Alberto ormai vedovo, a distanza di oltre cinquant’anni, ospite di una casa di riposo, incontra Umberto, vecchio e sofferente, emiplegico colpito da un ictus, con cui stabilisce una certa complicità, fino a quando non riconosce in lui l’ex ufficiale nero. L’uomo è ridotto in carrozzella, sofferente e farfugliante, ma per Alberto resta l’odiato nemico. Cosicché va a cercare Natalino, anch’egli ex partigiano, che vive ritirato dal mondo in una borgata isolata, per coinvolgerlo nella vendetta. Lo stordimento della prima parte, con la ricerca di un filo che leghi il presente ad un passato che non passa, assume nella seconda toni epici, ovvero buffi, e rende perfettamente con la sola forza delle immagini, la complessità delle scelte e del passato. Insieme, i due anziani preparano un piano dall’esito ironico: all’ultimo la pistola che cade dalla tasca di Alberto è scorta dall’infermiera in servizio, che fugge via per chiamare aiuto. Inutilmente, perché Alberto e Natalino, davanti allo spaventatissimo Umberto, si accorgono di non averla mai caricata. E il finale, con l’arrivo dei carabinieri nella casa di riposo e l'incedere dei due partigiani che escono scortati, può anche essere moltissimo commovente.

Girato con la tecnica del flash-back in un contrastato bianco e nero e recitato da attori non professionisti, I nostri anni possiede una raro e sorprendente valore cinematografico che si esprime nella struttura formale e stilistica per restituire i ricordi: un corto circuito tra vecchi e giovani, ieri e oggi, montaggio e piano-sequenza, fiction e storia, corpi e suoni, video e tipi diversi di pellicola. Passato e presente sono filmati utilizzando sviluppi particolari per ottenere la massima sgranatura delle immagini. Il regista ha l'intuito di raccontare questa storia attraverso la percezione del tempo dei suoi protagonisti. Un tempo rotto, intermittente, ondulante tra ricordi dolorosi e realtà alienante. Un tempo incerto, piegato su se stesso. Così, l'arrivo in ospizio di uno dei protagonisti diventa un puzzle di scaglie temporali, in cui il passato più recente e senza senso si confonde con ricordi di lustri e con il presente. I Nostri Anni è un film sullo spaesamento dell’uomo e sul tempo, raccontato con un tempo e con un ritmo spaesante per gli uomini e per gli spettatori. E' un film intriso di effetti sensoriali tattili, visivi e uditivi in cui sembrano immersi i protagonisti, cui noi siamo chiamati per “sentire” sulla pelle e negli occhi la loro ferita ancora aperta. E’ un film su un passato scomodo girato senza alcuna retorica su temi ad alto rischio come la vecchiaia, la malattia, la solitudine e la guerra. Per questo, i <<loro>> anni, di Albereto e Natalino, sono forse un po’ anche i <<nostri>>.

Daniele Gaglianone

Nato ad Ancona nel 1966, Daniele Gaglianone vive a Torino dove ha completato gli studi e realizzato numerosi documentari in collaborazione con l’Archivio Nazionale cinematografico della Resistenza. Gaglianone, è uno dei migliori "cortisti" italiani, si muove da anni nei paraggi della resistenza, come curiosamente molti dei registri torinesi, pensiamo a Calopresti, Chiesa, Segre.

Valter Fascio
 

Genere: Drammatico
Regia, Daniele Gaglianone
Sceneggiatura: Giaime Alone, Daniele Gaglianone
Protagonisti:

Virgilio Biei (Alberto), Piero Franzo (Natalino), Giuseppe Boccalatte (Umberto Passoni), Massimo Miride (Alberto giovane), Enrico Saletti (Natalino giovane), Luigi Salerno (Silurino), Diego Canteri (Umberto giovane).

Titolo Originale:

Our years

Durata 86’ c.a., b/n, 35 mm
Paese: Italia
Anno: 2000
Altro

Premio CinemaAvvenire alla migliore opera prima Torino Film Festival 2000; Quinzaine des Réalisateurs Director’s Fortnight Festival di Cannes 2001 http://www.pablofilm.it/

 

3 E JOHNNY PRESE IL FUCILE

- "Sentì la mano dell'infermiera sulla sua fronte che lo accarezzava e cercava di tranquillizzarlo..." -

Dalton Trumbo, scrive nel 1938 uno straziante romanzo contro la follia della guerra ispirato ad un fatto realmente accaduto: " E Johnny prese il fucile". Nel 1971, adattato del suo romanzo, esce il film da lui stesso sceneggiato e diretto.

La trama: Joe Bonham rimane vittima di un'esplosione di grosso calibro durante la prima guerra mondiale: cieco, sordo e muto, senza braccia e senza gambe. Ma John è vivo, ricoverato in ospedale viene mantenuto in vita artificialmente e comincia progressivamente a rendersi conto dello stato in cui è ridotto. Intanto i medici pensano che sia un vegetale, John dimostra di voler comunicare col mondo, ormai buio e silenzioso, che lo circonda. In una sorta di codice morse (solo battendo il mento contro il petto) egli cerca di esprimere le proprie sensazioni e la propria volontà.
Attraverso il protagonista possiamo apprezzare non soltanto la crudeltà della guerra ma anche distinguere diversi modelli di Infermieri: quelli che assistono il malato (con lo scopo finale di assolvere tutti i bisogni della persona: paradigma olistico) e quelli "tecnologici" (che si pongono al centro della patologia della persona, dunque assistenti del medico e non del paziente: paradigma biomedico).

Adele Sandri

Genere: Drammatico
Regia: Dalton Trumbo
Sceneggiatura: Dalton Trumbo
Protagonisti: Timothy Bottoms (Joe Bonham), Jason Robards jr. (il padre), Marsha Hunt (la madre), Kathy Fields (Karen), Donald Sutherland (il Cristo), Diane Varsi (l’infermiera)
Titolo Originale: Johnny got his gun
Paese: USA
Anno: 1971
Distribuzione: Lif