CinemaOnline: film sulla professione
![]() |
|
| 1 | CHI HA UCCISO BAMBI? |
![]() |
Trama Isabel, allieva-infermiera, è tirocinante in un servizio di chirurgia dove lavora anche sua cugina Veronique. Un giorno, durante il suo turno di lavoro, Isabel conosce Philip, uno dei medici più in vista dell'ospedale, che la colpisce per la sua calma unita ad una freddezza glaciale. Poco alla volta la giovane si convince che il medico custodisce un oscuro segreto. Convinzione, questa, rafforzata dalla scoperta di numerosi strani incidenti che mettono a rischio la sicurezza di pazienti e l'affidabilità degli operatori. Presa da vertigini, sviene davanti a lui in ascensore. Nei giorni successivi, mentre i suoi malori si ripetono, Isabel è sempre più incuriosita da questo chirurgo che si aggira nell'ospedale giorno e notte, e che si interessa ai suoi disturbi da vicino. È convinta che lui nasconda qualcosa e segretamente vuole andare a fondo agli strani misteri che si avvicendano. Critica Nello stile dei film tipicamente Francese, Gilles Marchand pone particolare attenzione nelle dinamiche e nelle comunicazioni che si svolgono tra i protagonisti, spesso fatte di silenzi, sguardi e toni delicatamente ironici non meno che drammatici. Particolarmente intrigante è il "gioco del sogno" in cui Isabel, con alcune domande, deve indovinare il sogno che il giovane medico ha fatto e lui può risponderle solo con un si o con un no. Alla fine si scopre che sono le domande di Isabel ad aver creato il sogno e il sognatore non ha mai sognato ma ha guidato, sottilmente in una dinamica psicologica, la fantasia della ragazza verso un sogno erotico che lei stessa aveva dentro. Le scene si svolgono perlopiù all'interno degli ambienti ospedalieri, tra corsia e sala operatoria, presentando un clima che forse non rispecchia a pieno la realtà spesso caotica degli ambienti sanitari ma probabilmente l'obiettivo non mirava a questo. La storia gira per tutta la durata del film tra la seduzione e il pericolo che ruota intorno ai due protagonisti principali: un giovane medico psicopatico e una tirocinante infermiera con alti valori morali e un forte senso della giustizia. Claudia Giovannelli |
| Genere: | Thriller |
| Regia, sceneggiatura: | Gilles Marchand |
| Protagonisti: |
Sophie Quinton, Laurent Lucas, Catherine Jacob, Véronique |
| Titolo Originale: | Qui a tuè Bambi? |
| Durata | 125 minuti |
| Paese: | Francia |
| Anno: | 2003 |
| Altro |
Presentato fuori concorso al 56° Festival di Cannes 2003 |
| 2 | I NOSTRI ANNI |
|
|
Un film di culto, bello e importante, che si riallaccia al capitolo della nostra storia nazionale, un film di un giovane che tratta di vecchi ammalati, attraverso il ricordo di due ex partigiani, Alberto e Natalino, che sulle colline piemontesi della Valchiusella videro morire il compagno Silurino, catturato e fucilato da un gerarca repubblichino. Alberto ormai vedovo, a distanza di oltre cinquant’anni, ospite di una casa di riposo, incontra Umberto, vecchio e sofferente, emiplegico colpito da un ictus, con cui stabilisce una certa complicità, fino a quando non riconosce in lui l’ex ufficiale nero. L’uomo è ridotto in carrozzella, sofferente e farfugliante, ma per Alberto resta l’odiato nemico. Cosicché va a cercare Natalino, anch’egli ex partigiano, che vive ritirato dal mondo in una borgata isolata, per coinvolgerlo nella vendetta. Lo stordimento della prima parte, con la ricerca di un filo che leghi il presente ad un passato che non passa, assume nella seconda toni epici, ovvero buffi, e rende perfettamente con la sola forza delle immagini, la complessità delle scelte e del passato. Insieme, i due anziani preparano un piano dall’esito ironico: all’ultimo la pistola che cade dalla tasca di Alberto è scorta dall’infermiera in servizio, che fugge via per chiamare aiuto. Inutilmente, perché Alberto e Natalino, davanti allo spaventatissimo Umberto, si accorgono di non averla mai caricata. E il finale, con l’arrivo dei carabinieri nella casa di riposo e l'incedere dei due partigiani che escono scortati, può anche essere moltissimo commovente. Girato con la tecnica del flash-back in un contrastato bianco e nero e recitato da attori non professionisti, I nostri anni possiede una raro e sorprendente valore cinematografico che si esprime nella struttura formale e stilistica per restituire i ricordi: un corto circuito tra vecchi e giovani, ieri e oggi, montaggio e piano-sequenza, fiction e storia, corpi e suoni, video e tipi diversi di pellicola. Passato e presente sono filmati utilizzando sviluppi particolari per ottenere la massima sgranatura delle immagini. Il regista ha l'intuito di raccontare questa storia attraverso la percezione del tempo dei suoi protagonisti. Un tempo rotto, intermittente, ondulante tra ricordi dolorosi e realtà alienante. Un tempo incerto, piegato su se stesso. Così, l'arrivo in ospizio di uno dei protagonisti diventa un puzzle di scaglie temporali, in cui il passato più recente e senza senso si confonde con ricordi di lustri e con il presente. I Nostri Anni è un film sullo spaesamento dell’uomo e sul tempo, raccontato con un tempo e con un ritmo spaesante per gli uomini e per gli spettatori. E' un film intriso di effetti sensoriali tattili, visivi e uditivi in cui sembrano immersi i protagonisti, cui noi siamo chiamati per “sentire” sulla pelle e negli occhi la loro ferita ancora aperta. E’ un film su un passato scomodo girato senza alcuna retorica su temi ad alto rischio come la vecchiaia, la malattia, la solitudine e la guerra. Per questo, i <<loro>> anni, di Albereto e Natalino, sono forse un po’ anche i <<nostri>>. Daniele GaglianoneNato ad Ancona nel 1966, Daniele Gaglianone vive a Torino dove ha completato gli studi e realizzato numerosi documentari in collaborazione con l’Archivio Nazionale cinematografico della Resistenza. Gaglianone, è uno dei migliori "cortisti" italiani, si muove da anni nei paraggi della resistenza, come curiosamente molti dei registri torinesi, pensiamo a Calopresti, Chiesa, Segre. Valter Fascio |
| Genere: | Drammatico |
| Regia, | Daniele Gaglianone |
| Sceneggiatura: | Giaime Alone, Daniele Gaglianone |
| Protagonisti: |
Virgilio Biei (Alberto), Piero Franzo (Natalino), Giuseppe Boccalatte (Umberto Passoni), Massimo Miride (Alberto giovane), Enrico Saletti (Natalino giovane), Luigi Salerno (Silurino), Diego Canteri (Umberto giovane). |
| Titolo Originale: |
Our years |
| Durata | 86’ c.a., b/n, 35 mm |
| Paese: | Italia |
| Anno: | 2000 |
| Altro |
Premio CinemaAvvenire alla migliore opera prima Torino Film Festival 2000; Quinzaine des Réalisateurs Director’s Fortnight Festival di Cannes 2001 |
| 3 | 21 GRAMMI |
![]() |
Ogni corpo, al momento della morte, perde 21 Grammi. Si dice che sia il peso dell'anima. Ebbene questo film parla, possiede e racconta di questo fuggevole spessore, degli eventi racchiusi nel bilico estremo tra la vita e la morte. 21 Grammi non
è un film estetico. Mostra lo sporco di cui si compongono gli animi e gli
oggetti, i luoghi squallidi del dolore, l'inadeguatezza del bello e del
giusto, la disperazione della vendetta.
Ma in questo putridume di cose e di persone è ancora possibile scovare la
bellezza. Dunque un film anche sulla volontà di essere e di rendere felici,
sulla redenzione e sull'amore. Claudia
Giovannelli |
| Genere: | Drammatico |
| Regia, sceneggiatura: | Alejandro Gonzàlez Inàrritu |
| Protagonisti: |
Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts, Clea DuVall, Danny Huston, Marc Musso, David Chattam |
| Titolo Originale: | 21 grams |
| Durata | 125 min. |
| Paese: | USA |
| Anno: | 2003 |
| 4 | MI PIACE LAVORARE |
![]()
|
Anna, segretaria di terzo livello, madre divorziata di una figlia, vive un calvario nella sua azienda. Lentamente, ma inesorabilmente, il gruppo dei colleghi si scatena contro di lei. Le vessazioni iniziano, piccole, invisibili, ma ripetute. Anna viene lasciata sola al tavolo della mensa aziendale, nessuno la invita più a prendere il caffè la mattina, il suo posto di lavoro viene inavvertitamente occupato. Incontro con Francesca Comencini e Nicoletta Braschi, regista e protagonista di Mi piace lavorare, in prima alla prossima Berlinale. Un film sull'inferno del «mobbing»
Sviluppato sulla base di un audiovisivo sul
mobbing, che Francesca Comencini ha girato mesi fa con la Cgil, in forma
di video, intervistando una dozzina di vittime di questa sofisticata pratica
di emarginazione psicologica perpetrata dalle aziende su dipendenti da «danneggiare-isolare-costringere
alle dimissioni», l'originalissimo film «di finzione» è ambientato a Roma,
Mi piace lavorare , coprodotto da Rai cinema e Bim, budget 300 mila
euro. Dedicato a chi lotta contro la globalizzazione dall'alto e all'ex
marito della regista, il produttore francese Daniel Toscan du Plantier,
morto improvvisamente proprio durante il festival di Berlino del 2003, il
film si avvale di uno staff tecnico artistico leggerissimo e di prim'ordine,
capace di improvvisare «sullo spartito scritto», e grazie a un set molto
realistico (gli uffici Acea di Roma) nuove orchestrazioni di dialoghi, luci,
suoni e raccordi come in una jam session jazz (Bigazzi ai colori, Fiocchi al
montaggio, Paola Comencini e Antonella Berardi all'art direction, Alberto
Amato ai suoni, Trovesi e Coscia alle musiche). Mi piace lavorare
rappresenterà l'Italia alla prossima Berlinale, sezione Panorama, dove verrà
proiettato l'11 febbraio 2004, prima di uscire il 13 febbraio in una ventine
di nostre sale. |
| Genere: | Drammatico |
| Regia, sceneggiatura: | Francesca Comencini |
| Interpreti |
Nicoletta Braschi - Anna Camille Dugay Comencini - Morgana Assunta Cestaro |
| Titolo Originale: | Mi piace lavorare (mobbing) |
| Paese: | Italia - Roma |
| Anno: | 2003 - data di uscita 13.02.04 |
| Durata | 89 minuti |
| 5 | NEAR DEATH |
![]() |
Il grande documentarista Wiseman, oltre il realismo, percorre i corridoi dell'ospedale Betti Israel di Boston (la città dove è nato nel 1930) nel reparto di terapia intensiva. Punto centrale del film è come i pazienti affrontano la morte, presenta le complesse relazioni tra pazienti e famiglie, i dottori, gli infermieri, lo staff dell'ospedale e gli assistenti spirituali mentre sono alle prese con i problemi spirituali, individuali, medici, psicologici e legali delle malattie croniche. Claudia Giovannelli |
| Genere: | Documentario |
| Regia, sceneggiatura: | Frederick Wiseman |
| Titolo Originale: | Near Death |
| Paese: | USA |
| Anno: | 1989 |
| Durata | 358 minuti |
| 6 | AL DI LA' DELLA VITA |
|
|
- Ogni sera, sulle strade di New York, la
vita e la morte si rincorrono in un carosello infinito al ritmo delle
sirene...
La trama: Il nuovo, magistrale “notturno” newyorkese di Martin Scorsese (dopo “Taxi Driver” e “Fuori orario”) mette in scena una figura paradigmatica di professional helper, Frank (l'ottimo Nicholas Cage) un infermiere di pronto soccorso notturno (dotato di competenze e abilità pari a quelle di un nostro medico specialista !) che va a portare il primo soccorso al popolo dei nottambuli e degli emarginati sui marciapiedi, le strade e i bassifondi della New York primi anni '90: figure e personaggi di malati e di prassi professionali, appena un po' troppo caratterizzati, che chiunque lavori in ospedale riconosce bene (oltre alle urgenze mediche, lo psicotico, il tossico, l'alcoolista, lo psicopatico etc.). Ciò che più interessa dal lato psicologico è la partecipazione e i riflessi psicologici del protagonista di fronte agli esiti non sempre felici dei suoi interventi: una partecipazione ingenua, al limite della professionalità, simile a quella di tutti coloro che si coinvolgono spontaneamente in attività di volontariato. Frank evidenzia infatti una sproporzione disarmante tra le competenze tecniche e quelle personologiche e per questo finisce per soffrire, per vivere nelle tre notti in cui si svolgono le azioni del film (ma quale operatore lavora tre notti di fila?) in una posizione psicologica al limite tra chi soccorre e chi ha bisogno di soccorso ed anzi in certi momenti di particolare stanchezza o stress emotivo presenta chiari sintomi depressivi ed anche allucinazioni acustiche e illusioni visive su base affettiva. Nella memoria resta scolpita la sequenza oniroide che Frank vive sotto l'effetto di stupefacenti, nella quale si vede letteralmente sollevare dal terreno, resuscitare a metà i morti che normalmente (purtroppo) restano al suolo: una sequenza che ci tocca tutti nel profondo in quanto ogni professionista della salute mentale, in fondo, per mantenersi vivo, non fa che opporsi alla morte (o la minaccia della morte) psichica dei suoi pazienti. Lucia Zanovello |
| Genere: | Drammatico |
| Regia: | Martin Scorsese |
| Sceneggiatura: | Paul Schrader |
| Protagonisti: | Nicolas Cage, Patricia Arquette, John Goodman |
| Titolo Originale: | Burning out the Dead |
| Paese: | USA |
| Anno: | 1999 |
| Distribuzione: | Buena Vista International Italia (2000), Dvd Warner ( 2002). |
| 7 | UN MEDICO UN UOMO |
![]()
|
Jack McKee, è un medico oncologo di successo, un brillante e spregiudicato chirurgo quarantenne con una troppo buona opinione di sé e una scarsa considerazione per gli altri. Interamente assorbito dal prestigio e dai vantaggi della propria professione, trascura la moglie e il figlio, mostra decisamente poca empatia e poco tatto nel rapporto coi propri pazienti, opera non lesinando battute e freddure agli assistenti anche nel momenti più drammatici di un intervento. Sembra convinto che per fare il proprio lavoro si debba alzare un muro verso i pazienti e difendersi dai sentimenti che essi possono suscitare in lui, così da non correre il rischio di coinvolersi troppo. Improvvisamente però, quando gli viene diagnosticato un tumore in gola, si trova ad essere dall'altra parte della barricata e a viversi nel ruolo di essere lui bisognoso di cure, diviene, suo malgrado, un paziente e deve subire analisi fastidiose, supponenza ed arroganza del medici, intralci burocratici. Questo cambiamento di prospettiva gli apre gli occhi sui valori dei rapporti umani di comprensione e di solidarietà con altri malati. Fra questi spicca la giovane June Ellis, la quale ha avuto la diagnosi di tumore cerebrale in ritardo per colpa dell'assicurazione, che non le ha consentito l'unico esame in grado di diagnosticarlo in tempo, perché troppo costoso. Nonostante sappia di essere condannata, la donna ha una grande forza d'animo ed un atteggiamento positivo verso la vita ma soprattutto verso il prossimo. Jack è sposato con Anne, e da tempo il dialogo tra i due è ridotto a delle formule di convenienza. Entrambi sono impegnati nelle rispettive vicende professionali e la nuova situazione li costringe ad avvicinarsi, ma un invisibile barriera sembra sempre frapporsi alla sincerità del loro dialogo. Jack fatica a riconoscersi nel ruolo di essere lui bisognoso d’aiuto, e non riesce a comunicare con la moglie. Tra l'altro Anne interpreta male l'amicizia tra Jack e June, anche perché, per distrarre la giovane, lui le offre un viaggio in aereo ed auto a nolo fino nel Nevada per assistere ad uno spettacolo cui ella teneva molto ed aveva perso per sottoporsi alla radioterapia. Ma invece di andare al concerto, si fermano a parlare nel deserto, e sulle rive di un lago improvvisano una danza. Costretto ad operarsi per il proliferare del tumore, Jack decide di non volere essere curato da un medico emotivamente distante, com’era anche lui prima della malattia, così decide di troncare il rapporto con la gelida otorino che lo ha in cura ed affidarsi ad un collega rivale che aveva sempre snobbato, l'ebreo Eli Blumfield, col quale ha avuto dissapori in passato, ma che ora vede in una luce ben diversa. Sarà Blumfield ad operarlo ed a salvarlo: June muore ma lascia a Jack una lettera con un apologo, in cui lo invita ad aprirsi sinceramente al prossimo, se vorrà essere veramente felice. Riconquistato il rapporto con la moglie, Jack ritrova anche la voce, e ritorna ai propri compiti di chirurgo. Nel ricordo di June i suoi rapporti con i pazienti acquistano tratti comprensivi e dimensioni di umana pietà. Lucia Zanovello |
| Genere: | Drammatico |
| Regia, sceneggiatura: | Randa Haines - Robert Caswell |
| Interpreti |
William Hurt………………….nella parte di Jack McKee Christine Lahti………………..nella parte di Anne Elizabeth Perkins……………..nella parte di June Ellis Adam Arkin…………………..nella parte di Eli Blumfield |
| Titolo Originale: | The doctor |
| Paese: | USA |
| Anno: | 1991 |
| Curiosità | Tratto da: "A Taste Of My Own Medicine" |
| Durata | 358 minuti |
| 8 | PARLA CON LEI |
![]() |
-"Parla con lei"-. La trama: La storia è quella di un melodramma: un
uomo ama una donna in coma, anzi è il suo infermiere, poi la vuole sposare,
nonostante le condizioni ma commette un crimine (non lo diciamo per non
svelare la trama) e finisce in prigione, da cui non uscirà più. Su questo
tessuto abbastanza classico, Almodovar inserisce le sue figure deliranti e
così postmoderne: L'infermiere è, o sembra, o imita, o viene considerato un
po' down, inoltre dice di essere gay e si dichiara innamorato di una
ammalata in coma. |
| Genere: | Sentimentale |
| Regia, sceneggiatura: | Pedro Almodovar |
| Protagonisti: | Javier Cámara, Darío Grandinetti, Leonor Watling, Rosario Flores, Geraldine Chaplin, Pina Bausch, Caetano Veloso, Fele Martínez |
| Titolo Originale: | Habla Con Ella |
| Paese: | Spagna |
| Anno: | 2002 |
| Montaggio: | Josè Salcedo |
| Distribuzione: | Warner Bros |