CinemaOnline: multicultura
![]() |
|
| 1 | LA MELA |
![]() |
La trama: E' la storia vera di due bambine gemelle, Zarah e Massoumeh, che hanno circa 10-12 anni e che il padre ha tenuto chiuse in casa fin dalla nascita sino a ridurle a uno stato di semiidiozia, analfabetismo e incapacità di esprimersi e perfino di deambulare. La loro madre è cieca e sottomessa, il padre non è un bieco integralista, ma semplicemente un uomo ignorante per il quale fa fede la parola del Corano laddove dice che le fanciulle sono "come fiori delicati e la luce del sole non deve sfiorarle, perché non abbiano ad appassire". Sono i vicini di casa a scoprire il dramma delle bimbe, e a denunciarlo. Un’assistente sociale donna si batterà per loro, costringendo il padre a liberarle e lo fa segregandolo oltre le sbarre della sua casa mentre loro vanno libere per il quartiere. Quindi rimane come una gradita sorpresa la sequenza in cui si ribalta la condizione dei protagonisti e l'assistente sociale costringe l'uomo a segare lui stesso le sbarre del cancello dietro il quale lo ha rinchiuso, sostituendolo alle due gemelle, che dapprima non fanno altro che tornare alla loro prigione, perché prive di stimoli e alternative. Dal film emerge l’immagine di un Iran in cui le istituzioni sono più avanzate e libere di alcuni cittadini. La critica:
Il film di Samira è un
istant movie ispirato ad un evento realmente accaduto in un quartiere a
sud di Teheran, la giovane regista (diciotto anni) l'ha definito un'opera di "ricerca
sociologica". Il tema dell'infanzia
è molto battuto dal
cinema iraniano e la regista lo fa attraverso un'ottica fortemente "femminilizzata"
senza essere eversiva né tantomeno femminista, è lecito leggerlo come una parabola
sulla condizione della donna nei paesi islamici. Politicamente astuto,
girato con una freschezza quasi "neorealista" (gli attori sono tutti non
professionisti) e qua e là, con una forza poetica straordinaria si fa avanti
ora la tragedia di una rigidità conservativa ora il cambiamento che le
istituzione e la società vuole imporre.
Lo script è stato preparato nei tre giorni successivi alla diffusione della
notizia (pubblicata sui giornali e comparsa in televisione) della denuncia
fatta dai vicini sullo stato della famiglia in questione, dopo che le
sorelle gemelle, furono affidate ad un centro di assistenza e poi restituite
ai genitori a patto che questi accettassero di lasciarle uscire, di mandarle
a scuola e di ricevere le visite di controllo dell'assistente sociale. Le
riprese, durate solo due settimane, mescolano sequenze girate in video in
maniera amatoriale con la
prosecuzione del racconto "artistico" su pellicola, a cavallo tra fiction e
metalinguaggio. L'evento sviscerato in ogni suo aspetto
viene fatto rivivere dai protagonisti autentici della vicenda, che si
trovano così a distanza di poco tempo a reinterpretare un vissuto:
posticipato, un poco innaturale in quanto ricreato sul set ma magari persino
terapeutico. Il film lascia comunque aperto il dubbio di sapere se sia stato
davvero catartico, o invece traumatico, per le bambine rivivere l'esperienza
di reclusione appena lasciata alle spalle, mentre appare maggiormente
attento nell'indagare l'atteggiamento del padre, che, pur restando della
propria idea, rivede le sue posizioni attraverso la "falsa" ripetizione, che
consente almeno all'assistente sociale di scoprire le vere ragioni, pur
sempre condannate, di quel comportamento familiare. |
| Genere: | Istant Movie |
| Regia: | Samira Makhmalbaf |
| Sceneggiatura e montaggio: | Mohsen Makhmalbaf |
| Protagonisti: | Massoumeh Naderi, Zahra Naderi, Ghorbanali Naderi, Azizeh Mohamadi, Zahra Saghrisaz |
| Distribuzione: | Lucky red |
| Paese: | Iran |
| Anno: | 1998 |
| Altro |
Il film di Samira è stato
scelto dal Consiglio Regionale del Piemonte, che, in collaborazione con l'AIACE
di Torino - l'AGIS e l'ANICA, ha messo a punto una rassegna cinematografica
intitolata "Viaggi di
libertà - Per la difesa dei diritti",
che comprende anche i film Central
do Brasil e
Train de vie.
|
| 2 | L'ARCOBALENO E IL DESERTO |
|
|
Nel 1995 Emergency da avvio al suo intervento nel Kurdistan Iracheno dove solo tre milioni di abitanti convivono con 10 milioni di mine antiuomo. Una guerra interna tra fazioni Kurde subentra al decennale conflitto con l'Iraq, le popolazioni subiscono le conseguenze dell'embargo dell'ONU contro l'Iraq dopo la guerra del 1991. Durante il regime di Saddam Hussein i Kurdi come gli Shiiti del sud hanno conosciuto emarginazione e iniziative di polizia etnica. Chiunque sia passato negli ultimi 30 anni in Iraq ha seminato mine e terrore. Le mine colpiscono soprattutto quando la guerra è finita, nel 90 % dei casi le vittime sono bambini. Per bonificare il terreno, unico elemento di ricchezza e di sopravvivenza, è richiesta un'operazione lentissima e scarsamente efficace ad opera di macchine e di uomini. Vengono stimate circa 110.000.000 mine nel mondo. Occorrono tre dollari per farne una e mille dollari per disattivarla.
"L'arcobaleno e il deserto" girato nel giugno 2003, illustra l'attività di Emergency, in nord Iraq, avviata nel marzo 1995, che offre tutt'oggi il suo intervento di assistenza, cura e riabilitazione per le vittime delle guerre e delle mine antiuomo. Due centri chirurgici a Sulaimaniya ed Erbil e una fitta rete di posti di primo soccorso consentono tempestivi interventi a sostegno degli ospedali locali spesso disastrati. Emergency garantisce la fornitura gratuita di medicinali, materiale e servizi sanitari. E' attivo con laboratori per la ricostruzione di arti artificiali a costi nettamente inferiori rispetto alle protesi costruite in Europa. Centri di riabilitazione fisica e sociale provvedono al reinserimento lavorativo e comunitario attraverso corsi che insegnano un mestiere compatibile con la nuova condizione lavorativa dei disabili ... perchè conquistata la sopravvivenza risulta ancor più difficile riconquistare la vita.
Nel filmato si alternano immagini equidistanti ma paradossalmente coesistenti come quelle dei danni di una tragica guerra e quelle di un popolo che ha ancora la voglia di danzare, sorridere ed emozionarsi di fronte all'occhio vicinissimo di una telecamera. Nel reparto per bambini ustionati i piccoli si ritrovano a giocare come in un'isola felice e ripongono sofferenze e speranze nei disegni che fanno sotto la guida di Dana, il maestro del colore. La compostezza al dolore è giustamente superiore all'età come pure la corsa di un bambino senza gambe si adegua giustamente all'enfasi di un tiro al pallone.
Questo documentario, per la forte spinta alla dignità e alla sopravvivenza, testimonia come sia possibile sconfiggere le mine anche da chi ne è stato vittima, riscattando se stesso e il proprio futuro.
Claudia Giovannelli |
| Genere: | Documentario |
| Produzione | Kroitnijz per Emergency |
| Regia, sceneggiatura: | Antonio di Peppo e Guido Morozzi |
| Protagonisti: |
Medici, infermieri, personale di emergency. Il popolo dell'Iraq. |
| Titolo Originale: | L'arcobaleno e il deserto. Contiene il videoclip "la storia" girato in Afghanistan. |
| Durata | 25 min. |
| Paese: | Iraq |
| Anno: | 2003 |
| Prezzo | € 7,50 |
| Altro |
Per l'ordine: c/c 42053207 Emergency sedi territoriali. Causale: video "l'arcobaleno e il deserto" specificare il numero di copie. |
| 3 | CLOWN IN KABUL |
|
|
- "Sono un clown di guerra" Presentato nella sezione Eventi speciali, Clown in Kabul non è un titolo sarcastico di un'opera di fiction. Una produzione piuttosto grande, curata dal comune di Roma (con cameo iniziale di Veltroni), con musiche di Nicola Piovani e addirittura la supervisione artistica di Ettore Scola. Nel febbraio scorso 23 medici e altri quindici volontari partirono da Roma alla volta di Kabul, vestiti da pagliacci e guidati dal dottor Patch Adams con la missione di portare un po' di allegria e distrazione ai bambini feriti di un paese in guerra. La squadra di medici clown provenienti da tutto il mondo ha attraversato l'Afghanistan per tre settimane, visitando gli ospedali di Emergency, Medici Senza Frontiere, Croce Rossa, Indira Ghandi, oltre a scuole e campi. Una troupe di TELE+ li ha seguiti, partecipando anche alla produzione del film. Moser e Balestrieri hanno realizzato un reportage di questo viaggio, sospeso tra i devastamenti dei bombardamenti e il buffo effetto di vedere clown col naso rosso e le parrucche bionde che ballano nelle valli del Panshir. Ma non è detto che tutto debba obbligatoriamente filare liscio. Perchè far ridere è una vocazione ma diventa anche un obbligo se ci si trova tra bambini ustionati e menomati. E perchè può succedere che i clown trovino l'orrore della guerra più terribile di come avevano immaginato e invece di far ridere vorrebbero piangere. E cosa succede allora? Succede che la loro missione va avanti, nonostante le menomazioni subite dai bambini siano sempre più impressionanti, terribili quanto quelle subite dai Buddha di Bamyan, una delle mete del viaggio dei clown. Discreto eppure durissimo nel mostrare gambe amputate e volti devastati, questo film è un'opera che ovviamente vale più per i suoi intenti umanitari che per quelli artistici ma è anche un 'documento', semplicemente e banalmente, contro tutte le guerre. Banalmente? Claudia Giovannelli |
| Genere: | Documentario |
| Regia: | Enzo Balestrieri, Stefano Moser |
| Sceneggiatura: | Enzo Balestrieri, Stefano Moser |
| Protagonisti: | Patch Adams, Gino Strada |
| Titolo Originale: | Clown In' Kabul |
| Paese: | Italia |
| Anno: | 2002 |
| Distribuzione: | Mikado Film - Star Edizioni Cinematografiche / tele+ / Film Unit '80 |