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Per ricerca biomedica si intende,
quell’attuazione del metodo scientifico volta ad acquisire o a verificare
conoscenze basilari nell’ambito della vita (biologica), al fine di
un’applicazione medica, cioè ulteriormente tesa alla prevenzione ; alla
conservazione o all’acquisizione della salute. L’elemento etico, legato alla
finalità applicativa e volto ad assicurare una possibilità di uso benefico
della ricerca, pare collocarsi in posizione sostanzialmente ulteriore
rispetto alla ricerca e quasi affidato al “buon senso” di altri rispetto a
ricercatore stesso.
L’importanza della ricerca biologica in
medicina è un fatto profondamente acquisito. Il progresso della medicina sta
nello studio della biochimica, della biologia e della genetica :conoscere i
meccanismi profondi e costitutivi della cellula e dei suoi componenti vuol
dire scoprire i fattori regolatori dell’organismo e del suo equilibrio, vuol
dire scoprire le cause vere delle malattie più indomite e prevenirle.
L’etica è quel sapere che esamina quel
comportamento libero dell’uomo, in quanto esso è conforme alla sua verità
completa.
Come ogni altra attività umana la ricerca
biomedica è un’ attività volta al raggiungimento di fini importanti
altamente benefici per l’umanità, ma ancora parziali.
Nell’ evocare,molto brevemente, i contenuti
etici più rilevanti per la ricerca biomedica alla luce della verità
sull’uomo.
Dal carattere unico e irriducibile della
persona umana del soggetto deriva il dovere incondizionato che essa sia
rispettata nel suo valore proprio, la persona non può mai essere trattata
come uno strumento per altri fini,ma come un fine a se stessa. Ad essa non
si addice l’usare, ma l’amare.
Il valore della persona non è attribuito
dall’ esterno, ma piuttosto viene riconosciuto e venerato come qualità
intrinseca.
Non sono le leggi, né il consenso della
maggioranza a creare il valore e a fondare il valore l’ esigenza del
rispetto incondizionato:esso è intrinseco e appartiene alla persona fin dal
suo inizio.
Per tanto l’essere umano va rispettato e
trattato come una persona fin dal suo concepimento e da quel momento gli si
devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali il diritto
inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.
Quando si tratta di applicare nuovi metodi
di ricerca e di cura, il consenso libero e informato del paziente esprime la
condizione imprescindibile dell’ esigenza morale che la persona sia trattata
come persona.
Quando esso non c’è e non può esserci, come
nel caso dell’embrione, del feto e del malato in stato di incoscienza, esso
non può essere presupposto,a meno che la ricerca non sia per lo stesso bene
del soggetto,senza comportare quindi rischi sproporzionati alla sua vita o
alla sua integrità fisica.
D’altra parte non c’è diritto completo a
disporre di sé a proprio totale piacimento neppure da parte del soggetto
stesso.
Si è già detto che il corpo non è un
elemento estraneo alla dignità della persona: la persona è una totalità
unificata di anima e corpo,tanto che l’anima da sola non costituisce la
persona.
Una particolare densità personale va
riconosciuta ad alcuni momenti dell’esperienza umana, che coinvolgono non
solo funzioni biologiche ma significati personali e interpersonali
irriducibili, perché legati al mistero dell’origine, dell’amore e del
destino finale.
In essi la ricerca biomedica può intervenire
per aiutare la natura, ma non può sostituirsi alle persone.
Dott. Anna Luisa Geraci
Bibliografia
Il saggio di P.Cattorini” Filosofia della
Medicina” Milano (1985)
E.Sgreccia “Il riduzionismo biologico in
medicina” Medicina e morale
(1985).
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