Ricerca biomedica ed esigenze etiche

 

Di Anna Luisa Geraci

 

Per ricerca biomedica si intende, quell’attuazione del metodo scientifico volta ad acquisire o a verificare conoscenze basilari nell’ambito della vita (biologica), al fine di un’applicazione medica, cioè ulteriormente tesa alla prevenzione ; alla conservazione o all’acquisizione della salute. L’elemento etico, legato alla finalità applicativa e volto ad assicurare una possibilità di uso benefico della ricerca, pare collocarsi in posizione sostanzialmente ulteriore rispetto alla ricerca e quasi affidato al “buon senso” di altri rispetto a ricercatore stesso.

L’importanza della ricerca biologica in medicina è un fatto profondamente acquisito. Il progresso della medicina sta nello studio della biochimica, della biologia e della genetica :conoscere i meccanismi profondi e costitutivi della cellula e dei suoi componenti vuol dire scoprire i fattori regolatori dell’organismo e del suo equilibrio, vuol dire scoprire le cause vere delle malattie più indomite e prevenirle.

L’etica è quel sapere che esamina quel comportamento libero dell’uomo, in quanto esso è conforme alla sua verità completa.

Come ogni altra attività umana la ricerca biomedica è un’ attività volta al raggiungimento di fini importanti altamente benefici per l’umanità, ma ancora parziali.

Nell’ evocare,molto brevemente, i contenuti etici più rilevanti per la ricerca biomedica alla luce della verità sull’uomo.

Dal carattere unico e irriducibile della persona umana del soggetto deriva  il dovere incondizionato che essa sia rispettata nel suo valore proprio, la persona non può mai essere trattata come uno strumento per altri fini,ma come un fine a se stessa. Ad essa non si addice l’usare, ma l’amare.

Il valore della persona non è attribuito dall’ esterno, ma piuttosto viene riconosciuto e venerato come qualità intrinseca.

Non sono le leggi, né il consenso della maggioranza a creare il valore e a fondare il valore l’ esigenza del rispetto incondizionato:esso è intrinseco e appartiene alla persona fin dal suo inizio.

Per tanto l’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e da quel momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita.

Quando si tratta di applicare nuovi metodi di ricerca e di cura, il consenso libero e informato del paziente esprime la condizione imprescindibile dell’ esigenza morale che la persona sia trattata come persona.

Quando esso non c’è e non può esserci, come nel caso dell’embrione, del feto e del malato in stato di incoscienza, esso non può essere presupposto,a meno che la ricerca non sia per lo stesso bene del soggetto,senza comportare quindi rischi sproporzionati alla sua vita o alla sua integrità fisica.

D’altra parte non c’è diritto completo a disporre di sé a proprio totale piacimento neppure da parte del soggetto stesso.

Si è già detto che il corpo non è un elemento estraneo alla dignità della persona: la persona è una totalità unificata di anima e corpo,tanto che l’anima da sola non costituisce la persona.

Una particolare densità personale va riconosciuta ad alcuni momenti dell’esperienza umana, che coinvolgono non solo funzioni biologiche ma significati personali e interpersonali irriducibili, perché legati al mistero dell’origine, dell’amore e del destino finale.

In essi la ricerca biomedica può intervenire per aiutare la natura, ma non può sostituirsi alle persone.

 

                                                                           Dott. Anna Luisa Geraci    

Bibliografia

Il saggio di P.Cattorini” Filosofia della Medicina” Milano (1985)

E.Sgreccia “Il riduzionismo biologico in medicina” Medicina e morale

 (1985).

 

Pubblicato su InfermieriOnline.net il 12.01.08