L’aumento
della popolazione anziana, l’evoluzione scientifica e tecnologica, la
domanda di prestazioni sempre più qualificate, la carenza del numero degli
infermieri hanno portato alla necessità di creare figure di supporto per
permettere al numero sempre più esiguo di infermieri di occuparsi più
serenamente dell’adeguamento dell’assistenza alle nuove richieste
sanitarie. La professione infermieristica è una professione intellettuale.
La responsabilità dell’infermiere è soprattutto quella di elaborare ed
attuare piani di assistenza personalizzati, che coniughino le esigenze
cliniche e quelle del singolo paziente. E’ necessario che l’infermiere non
si occupi più di attività manuali semplici per le quali non siano
necessarie professionalità particolari.
Dal D.M. 14/09/1994 n° 739
“…l’infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni
diagnostico-terapeutiche…”
L’infermiere quindi non è più necessariamente l’esecutore della
somministrazione, ad esempio, della terapia, ma il GARANTE che questa
venga correttamente eseguita. Nascono così le figure di supporto!
Il
3° comma dell’art. 40 del DPR 28/11/1990 n° 384
istituisce il profilo professionale di “Operatore Tecnico addetto
all’Assistenza” (OTA) che opera sotto la diretta responsabilità
dell’infermiere.
Ai corsi
abilitanti possono accedere gli ausiliari specializzati addetti ai servizi
socio-assistenziali o candidati esterni previo il superamento di un
apposito corso annuale. I corsi sono istituiti presso le scuole per
infermieri o presso altre strutture dotate delle necessarie attrezzature
didattiche individuate dalle Regioni o dalle Province Autonome.
Sempre per
migliorare l’aspetto assistenziale l’OTA si è evoluto in OSS (Operatore
Sanitario Specializzato) che, oltre a svolgere la sua attività nel settore
sanitario, agisce anche nel settore sociale. L’inserimento di queste
figure prevede però, dato che fanno parte a pieno titolo dell’equipe
assistenziale, una revisione dei modelli di organizzazione del lavoro
infermieristico. Vanno predisposti protocolli operativi e piani di
attività che fungano da sicura guida e servano come strumento di verifica.
E’ una
grossa sfida per noi infermieri; si tratta di rivedere le nostre strutture
organizzative, siamo chiamati a valutare più attentamente la complessità
assistenziale, a formulare protocolli il più esaustivi possibile. Chiamati
a delegare ci viene richiesto un altissimo grado di responsabilità. Ci
viene richiesto di valutare, nelle figure che ci ruotano intorno, non solo
la competenza professionale, ma anche le competenze individuali (pregresse
esperienze lavorative di quelle che sono le figure di supporto con cui
andiamo a confrontarci
In base
al DGR 26/5882 del 22/04/2002, sono stati attivati percorsi
integrativi per il conseguimento della qualifica OSS a seconda del titolo
pregresso:
Ota
120 ore di percorso integrativo per diventare OSS
Ausiliari
Specializzati 360 “ “
La
riqualificazioni così fatta, però, porta ad abilitare operatori ad
attività indiscutibilmente sanitarie senza avere le conoscenze trasmesse
da un’adeguate formazione.Con 200 ore di autoformazione operatori vengono
abilitati a praticare interventi che sono specificatamente
infermieristici. Da qui una serie di obiezioni sollevate dai collegi (e
specificatamente dal collegio di Padova) di cui la prima riguarda la
formazione, che si è ottenuto essere affidata ad un infermiere dirigente,
in modo da non perdere il grosso bagaglio culturale/ formativo ottenuto in
decenni di esperienza didattica. Un'altra cosa richiesta è l’affidamento
del tirocinio a personale del SSN in strutture del SSN stesso, inoltre
devono essere le Regioni e le Province autonome ad individuare le
strutture che possono, al di fuori del SSN, prendersi l’onere di formare
questi nuovi operatori.
La
presenza poi, all’esame finale, di un rappresentante infermieristico
scelto dalla regione, rende la valutazione della preparazione ai nuovi
compiti più seria e più tutelante per gli infermieri che a queste figure
poi dovranno delegare.
Ota e poi
Oss forniscono” Assistenza diretta ed aiuto domestico/alberghiero,
Interventi igienico sanitari e di carattere sociale, Supporto gestionale
organizzativo/formativo” la figura dell’OSSS (Operatore Socio Sanitario
Specializzato) aggiunge interventi su cui è aperto tutt’ora il dibattito,;
dibattito in cui noi infermieri dobbiamo inderogabilmente essere gli
attori principali.
Da
definizione: “ L Operatore Socio Sanitario Specializzato coadiuva
l’infermiere in tutte le attività assistenziali e provvede a :
-Somministrare
per via naturale la terapia ed esegue terapia parenterale intramuscolare e
sottocutanea
Ora, il
medico è responsabile della prescrizione e del dosaggio, l’infermiere
della verifica dello stesso, ma praticare la terapia non finisce solo con
la mera esecuzione; per somministrare dei farmaci è necessario conoscere
anche il principio farmacologico (devo sapere a cosa serve quello che
somministro), conoscere le corrette tecniche di assunzione e preparazione
(vedi farmaci con due componenti, vedi farmaci che richiedono particolari
attenzioni, l’insulina per esempio), avere nozioni farmacologiche sugli
effetti del sovradosaggio, specialmente quando vi sono terapie protratte
nel tempo o nei pazienti anziani in cui il metabolismo è rallentato e
vanno spesso incontro a over-dose.
-
Esegue bagni terapeutici, medicati, bendaggi,
impacchi, frizioni
-
Rileva ed annota FqC, FgR, Temperatura
-
Pratica clisteri
Anche qui
è necessaria una buona conoscenza dell’anatomia dell’apparato intestinale,
dell’equilibrio osmotico, della necessità di intervenire con manovre anche
invasive in caso di problemi (leggi fecalomi, ad esempio)
Non è poi così scontata l’esecuzione di queste manovre.
Pensiamo solo ai pazienti diabetici!!
Interviene nel sociale
-
A domicilio può anche fornire aiuto per gli acquisti
-
Aiuta nelle attività di animazione e che favoriscono
la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di attività cognitive
e manuali
In conclusione,
tanto c’è ancora da fare, ma la riuscita o meno dell’inserimento di queste
nuove figure, dipende esclusivamente da noi infermieri!
Sono a tutti gli effetti nostri colleghi con altre
competenze, che dipendono direttamente da noi, così come i medici sono
nostri colleghi con diverse competenze e noi dipendiamo dalle loro
prescrizioni. Quindi non esiste rivalità, esiste la necessità di
comprendere appieno l’utilizzo che delle figure di supporto bisogna fare.E
noi infermieri dobbiamo essere i primi attori nel definire le competenze
ed i limiti operativi. Come dicevo più sopra ci aspetta una bella sfida!!
Cerchiamo di esserne all’altezza.
Bibliografia:
Progetto
Infermiere; anno 2003 n° 4; anno 2004 n° 1; pag. 4,5,6,7
L. Juchli;
L’assistenza generica e specifica al malato in ospedale; edizioni
Rosini-Firenze
K.C.
Sorensen, J. Luckmann; Nursing di base; casa editrice Ambrosiana
Guida
all’uso dei farmaci; Ministero della Salute
Webliografia:
www.ipasvipd.it
www.ipasvicagliari.it
www.vicenzaipasvi.it