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Si tratta di un premio letterario promosso dal Collegio IPASVI di Prato e
bandito il 12 maggio 2002.
L'impostazione del concorso era quella di proseguire un incipit, tratto da un
romanzo ambientato in India, di un autore noto ma sbiadito all'oblio del Falli.
Al concorso sono pervenuti 67 racconti e il nostro amico Francesco è giunto
secondo. L'esperienza integrale di Francesco, potrà essere visionata sul sito
degli Infermieri Eretici alla voce "altro internazionale".
La parte in corsivo, di seguito riportata, è l'incipit obbligato.
Buona lettura.
Quel mattino la strada era scorrevole , ma dopo un po'
le arterie cittadine sembrarono restringersi, baracche e tettoie di colore
indefinito; l'impressione era quella di una lunga strada di paese immersa nella
sporcizia...
...Io ero sul taxi che mi avrebbe portato all'aeroporto
internazionale per lasciare definitivamente il Paese.
La deviazione dalla strada principale era come sempre
dovuta al consueto straripare delle fogne, oggi qua e domani là, in uno dei
tanti punti della città.
18 mesi di esperienza unica ed irripetibile come Infermiere
cooperante in un progetto sanitario internazionale; in questo lungo e breve
viaggio verso l'aeroporto , viaggio che già è una rottura, una fine ed un
inizio, mi accompagna Maadi, il mio omologo locale.
Maadi è stato per me un collega, un amico, ma soprattutto
una chiave per aprire alcune fra le tante porte che gettano lo straniero
nell'immensa realtà del continente sub-indiano.
Insieme a lui ho organizzato il lavoro in ospedale, dove le
patologie e l'assistenza sanitaria sono legate a doppio filo alla realtà
sociale di una struttura divisa in caste, in una nazione che è una potenza
atomica e che ha decine di migliaia di morti al mese per fame.
E insieme a lui ho conosciuto un po' di questo Paese così
eccezionale, così violento nei colori e specialmente negli odori, nei
vicoletti del mercato orientale, nelle sale straordinarie e bellissime degli
alberghi di lusso vietati ai locali non miliardari; negli sguardi
impressionanti delle ragazze; nel dolore pazzesco delle vedove che restano
estromesse dal resto della società.
Sul taxi ero una mescolanza di emozioni; la voglia di
tornare alla mia vita, alla mia casa, ai miei amici era tanta: è incredibile
quanto manchino cose banali, scontate, come l'entrare in un bar per chiedere
un cappuccino; anche se è normale che questo genere di lacune venga ben presto
superato da altre di maggior spessore, e compensato da cose introvabili in
Italia, quali l'ingresso improvviso dove il calendario storico 'effettivo', se
esistesse, sarebbe fermo al 1963, 1964; ci sono infatti Fiat 1500 parcheggiate
e Lambrette con sopra 3 e più persone; bambini più o meno vestiti che
sorridendo aprono il cuore; i loro sguardi vivacissimi e che ti osservano
curiosi solo perché hai un cappello per loro eccezionale, una borsa mai vista.
Ma un'esperienza del genere ha senso solo se si è
abbastanza fortunati da ricevere e riconoscere quegli stimoli a capire
l'incredibile differenza che esiste tra chi è nato nella parte ricca del mondo
(il cosiddetto 'Primo Mondo') e chi, pur calpestando lo stesso pianeta, ha
condizioni di vita diametralmente opposte.
Se è vero, come dice Proust, che il vero viaggio di
scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nel guardare con occhi nuovi,
ho creduto di poter fare mie entrambe queste affermazioni, e cioè ho guardato
con occhi nuovi a quanto conoscevo 'prima', solo 'dopo' aver effettuato il
viaggio di scoperta...
Maadi ed io abbiamo parlato in questo lungo periodo in un
discreto inglese, riempito di parole indiane ed italiane storpiate e forse mai
ben comprese, ma che erano e che sono ancora per 10 minuti o 20 il nostro
privato vocabolario, condiviso con colleghi ed amici dell'ospedalino
internazionale.
E adesso lui sta cercando di dirmi che non sono i
chilometri,
molti, a dividere gli amici, ed io glielo confermo; sappiamo perfettamente
entrambi che non ci rivedremo mai più, lui qui ha una famiglia numerosa e per
mantenere i 5 figli effettua un paio di lavori a tempo pieno, semplicemente
riducendo a 3 o 4 le ore di sonno.
Le ferie le ottiene solo dalla cooperazione internazionale,
in quei giorni è molto felice perché può riempire con un terzo lavoro
occasionale la mezza giornata libera...
La moglie lava i panni di molte famiglie benestanti, come
in tutti i Paesi del terzo mondo non esiste una vera classe media ma solo tante
persone che faticano a mettere insieme i pasti principali e che sono comunque
dei privilegiati rispetto ai diseredati che dormono e muoiono in strada....ci
sono poi i ricchi, veri paperoni gonfi di rupie e valuta straniera.
Maadi mi fa vedere che siamo quasi arrivati,ci
siamo quasi... ripenso all'ultima volta che sono venuto qui per salire su un aereo
diretto in Pakistan; dove ho visto Karachi e la moderna Islamabad, dove ho
pagato un ragazzo, con 3 dollari, perché rimettesse nel sacco il cobra che
voleva far combattere con una mangusta che teneva al guinzaglio, ad uso dei
rari turisti stranieri...
Maadi mi ha detto che con 3 dollari alcuni vivono anche 15
giorni....dal Pakistan ero poi rientrato in India via terra, dai contrafforti
dell'Himalaja ero sceso verso Lahore, poi Quetta...quindi la porta
dell'India... ciao, Maadi, amico mio: ci siamo.
Certo che ci scriveremo, lo sai: e al mattino ti
chiamerò
all'ospedale, sicuro!
Salgo sul volo, è già l'Italia, le hostess hanno divise
strepitosamente griffate, leggo i giornali, decolliamo in orario....c'è quasi
uno stacco violento nel sorvolare i quartieri più poveri, tutti marroni, color
fango sporco, mentre leggo sulla rivista di bordo che posso comprare un
profumo dello stilista più noto per la mia compagna a soli 60 dollari, e che
posso- certo!!- usare la mia carta di credito: scherziamo? E' il business!
Mi pervade un lieve senso di nausea, misto a sincero
sollievo, capisco nei fatti, nella realtà patinata di questo inutile giornale
che sono nato dalla parte fortunata, non necessariamente dalla parte giusta..
Arrivo a Roma , ho 2 ore di tempo per la coincidenza e
guardo un po' di TV nella sala d'attesa; c'è una trasmissione che si compiace
attraverso il suo conduttore di chiamarsi TV verità; fanno vedere un tipo che
ha raccolto 355 autografi di persone famose, Vip: poi si collegano con una
vecchia che anni fa è stata famosa, e che ora piange, faceva la soubrette.
Ogni giorno va dallo psicanalista perché nessuno se la fila
più; allora il conduttore fa un sincero appello a ricordarla per ciò che
d'importante è stata per tutti noi, per il Paese, e propone il ricorso a una
legge che aiuta chi è caduto in disgrazia dopo aver dato molto al proprio
Paese... ma questa, oltre a ballare in TV ed esser finita su dimenticabili
rotocalchi, che ci ha dato?
Ritorna un po' di disagio, meno male che c'è il volo
interno anch'esso stranamente in orario: non ci credo, cosa sta succedendo?
Coerentemente con i miei ricordi, dopo l'imbarco perderemo
mezz'ora di tempo in attesa della partenza, il pilota dice che '... Bruxelles
ci ha inflitto un pessimo slot....', e allora mi appisolo.
All'arrivo sono accolto come una specie di reduce, mastico
felicità e ancora disagio; battute, saluti: in auto mi addormento, apro gli
occhi: no, non è il taxi, non c'è Maadi, siamo a casa: al semaforo un ragazzo
slavo vuole lavarci il vetro, per forza.
La globalizzazione, comunque, ci offre anche lavavetri
indiani: ecco, meno male, questa sì che è cooperazione, ragazzi.
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