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Domenica 13 Luglio: “We
received a patient, metal Injury......”, questo è quello che l’infermiere
dell’OPD ha comunicato via radio, .....abbiamo ricevuto un paziente ferito
da un pezzo di metallo..... certo nessuno di noi credeva di trovarsi di
fronte ad una scena del genere.
E’ un ragazzo molto
giovane, credo abbia circa 20 o 24 anni, ha il torace trapassato da un
profilato di ferro lungo due metri e largo dieci/quindici centimetri,
incredibilmente è ancora vivo, respira a fatica, perde sangue, non e
cosciente. Carla l’anestesista e Marco il chirurgo, si preparano per andare
subito in camera operatoria, il dubbio iniziale se togliere o non togliere
il pezzo di metallo, viene subito sciolto, lo portiamo in sala operatoria
così, lo toglieremo solo quando avremo messo in salvo i grossi vasi ed il
polmone sinistro.
In Camera Operatoria entra
anche Gino, la sua esperienza è senz’altro l’arma migliore che abbiamo.
L’intervento dura circa due
ore, i Chirurghi prima si assicurano che il polmone sia intero, che non ci
siano lesioni dei grossi vasi, praticano un accesso toracico laterale per
poter controllare meglio la cavità toracica; solo quando tutto sembra a
posto ci azzardiamo ad estrarre il profilato di metallo, tocca a me, visto
che sono l’unico non vestito sterile, ci mettiamo un pò a disincagliare il
metallo tra le coste fracassate, ma alla fine ci riusciamo; Gino e Marco
procedono con le procedure chirurgiche sui punti di entrata ed uscita del
profilato di metallo, vengono applicati due drenaggi toracici, i
parametri vitali del paziente sono stabili, sembra incredibile, ma si
salverà da questa allucinante avventura.
Il giorno dopo trovo
Shirsha, questo è il suo nome, sveglio e seduto sul letto, pare quasi
infastidito da tutta l’attenzione che gli si è creata intorno, mi dice di
ricordare poco di quello che è successo, era in macchina, improvvisamente si
sono trovati di fronte un camion che trasportava dei profilati di metallo,
l’impatto è stato violentissimo, ricorda solo queste ultime scene, prima del
nulla. Il fratello che guidava la macchina dice di aver visto i profilati
infilarsi nella macchina dopo l’urto molto violento ed uno di questi ha
colpito suo fratello, è stato difficile portare fuori dalla macchina il
ragazzo, e poi infilarlo in un taxi fino al nostro ospedale, ma adesso
abbraccia il paziente e ringrazia tutti quanti.
Guardiamo continuamente le
foto scattate la sera precedente, non credo si possano pubblicare, sembrano
scene di un film splatter, ma anche questo è l’Afghanistan di oggi, dove
circolano su strade incredibilmente disastrate, una quantità impressionante
di macchine ridotte ancora peggio delle strade (durante il regime dei
Talebani era raro vedere delle macchine), metà con la guida a destra e metà
con la guida a sinistra, e dove il novanta per cento dei guidatori non ha la
patente. Come al solito cerco di trovare una logica a tutto questo, ma
inutilmente. Koko Jalil che durante questa missione è stato la mia personale
voce dell’Afghanistan, mi guarda divertito dai miei dubbi: “Ci muskeli hast???
Massimo, Afghanistan Hast!!”, hai ragione tu caro Koko,”..che problema
c’è??? è questo l’Afghanistan!!
Pubblicato su InfermieriOnline il 04.03.04 |
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