LE STORIE CHE RITORNANO

di Massimo Spalluto

 

Hussein e il padre

 

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Sono i momenti in cui finalmente stringi tra le mani il risultato del lavoro di tutto lo staff di Emergency a Kabul, in Panjsher, come in tutti gli altri ospedali.

Hussein, lo avevo conosciuto sul tavolo operatorio mentre Marco Cafferati il nostro chirurgo insieme ad Akbar il chirurgo afghano: operavano la sua mano e il suo intestino colpiti dalle numerose schegge di mina penetrate fino in profondità.

Ha nove anni Hussain, ed ha già conosciuto quanto di peggio la guerra ti può regalare, una mano in meno ed una colonstomia (derivazione intestinale).

Tutta la sua permanenza nel nostro ospedale era stata piena di curiosità per chi eravamo noi strani individui, sempre presenti, che ci aggiravamo nelle corsie, da dove venivamo, visto che la parola “Italia” era per lui misteriosa. Ogni incontro era buono per una domanda sulla nostra provenienza, per imparare una parola in Inglese, per provare con noi le parole inglesi già apprese; ed allora ogni volta i nostri incontri si svolgevano tra sorrisi e “good Morning” buttati li con  una pronuncia sommaria, abbracci e “How are you?”.

Si era creata un sorta di complicità, noi fornivamo un piccolo giocattolo, lui sopportava le dolorose medicazioni, noi gli insegnavamo una nuova parola in inglese, lui si sottoponeva alle terapie: sempre con quel sorriso incredibile sul viso e solo nove anni di vita da raccontare, un bambino e niente più.

Quando era stato dimesso dall’ospedale, ero impegnato con altri feriti in camera operatoria, e non lo salutato.

Oggi e’ tornato per il controllo medico, e l’ho visto arrivare lungo i viali dell’ospedale, con il suo piccolo vestito afghano, con il suo sorriso e con il suo “Good Morning Massimo”, non un accenno alla mano amputata, ai problemi intestinali, come se fossero già cose buttate alle spalle, gia dimenticate. In un attimo tutto il lavoro fatto dal personale di questo ospedale si e’ materializzato nel sorriso di quel bambino ed ho trovato la risposta per tutte le persone che in Italia mi chiedono perché sono in Afghanistan.

 

 

Pubblicato su InfermieriOnline il 04.03.04