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Il 26 aprile 1986 un gravissimo incidente si verificò
nella IV° unità della centrale nucleare di Cernobyl, in Ucraina, a 12 Km dal
confine con la Bielorussia. Durante una revisione periodica degli impianti
della centrale, fu condotto un esperimento per calcolare il tempo di
autonomia di funzionamento dei sistemi di emergenza del reattore; ciò
comportò un improvviso aumento della produzione di vapore con una esplosione
ed il conseguente scoppio di un incendio.
Al momento dell'incidente, nel reattore, vi erano 4 x
1013 Mbq di diversi radionuclidi, tra cui Plutonio, Iodio, Cesio, Stronzio,
Xenon, etc., buona parte dei quali fuoriuscirono dal reattore sia
nell'esplosione che nell'incendio che ne segì, liberando una radioattività
pari a 3,6 x 1012Mbq.
Il fall out radioattivo investì dapprima le regioni più
prossime alla centrale, contaminando la Bielorussia e la Russia, ma il 27 e
28 aprile masse di aria radioattiva raggiunsero la Polonia, la Germania ed i
Paesi Scandinavi. Il 30 Aprile ed il 1 Maggio la nube radioattiva ricadde
sulla Grecia settentrionale, l'Italia, la Svizzera, l'Austria occidentale e
la Cecoslovacchia. Il 2 e 3 Maggio vennero interessate anche Gran Bretagna,
Irlanda e Francia sud-occidentale, mentre dal 3 Maggio le propaggini della
nube interessarono l'Europa sud-orientale fino alla turchia. Tra il 6 e 7
Maggio, infine, aumenti dei livelli furono registrati anche in aree
geografiche molto lontane dal luogo del disastro come la Cina, Giappone,
Canada, Stati Uniti.
La distribuzione della radioattività avvenne in modo
estremamente disomogeneo, in relazione alle diverse condizioni di clima e
del suolo, realizzandosi, così, condizioni per le quali, a tutt'oggi,
esistono aree (anche se molto piccole) poco contaminate ed aree con livelli
di contaminazione al suolo elevatissimi. Di tutti i paesi interessati, la
Bielorussia è quella più colpita, con i suoi oltre 2 milioni di abitanti
coinvolti e i 3678 centri, che rappresentano il 23% del territorio
bielorusso (contro il 4,8% dell'Ucraina e lo 0,5% della Russia).
Durante l'esplosione elementi radioattivi, frammenti di
cemento armato, combustibile nucleare e ferro inondarono i locali inferiori
del reattore, che, in quel momento perdette l'isolamento ermetico. Enormi
quantità di gas altamente radioattivo venne proiettato e diffuso
nell'ambiente. Dopo i primi giorni dall'incidente il livello di radiazioni,
vicino al reattore, raggiunse centinaia e migliaia di curie. La colonna
degli elementi radioattivi si innalzò per 1-2- Km e si disperse per un
raggio di 1.200 Km. Si stima la quantità di radionuclidi a lunga vita
fuoriusciti da Cernobyl, come il Cesio 134 e 137, fu circa 600 volte più
elevata di quella dovuta all'esplosione atomica di Hiroshima. Di 190
tonnellate di combustibile nucleare, oltre 35 furono proiettate fuori dalla
parte nord, altre 135 si fusero colando nella zona inferiore del reattore.
L'esplosione fece cadere la pesantissima gru da mille tonnellate sul
reattore. Il risultato fu l'incendio di quasi 1.700 tonnellate di grafite
presenti nel nocciolo formando un camino di aria caldissima che portò in
alto i radionuclidi emessi dal nocciolo che continuò a fuoriuscire fino al
10 Maggio, giorno in cui cominciò a decrescere.
Le persone intervenute nella prima notte sono tutte
morte: tra pompieri che domarono il fuoco ed altri che prestarono i primi
soccorsi si contano 31 morti e 187 persone che manifestarono sintomi acuti
da irraggiamento diretto.
Queste sono le vittime ufficiali accertate nella
tragedia.
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