ZUMBAHUA, UN OSPEDALE PER I POVERI NELLE ANDE IN ECUADOR

 

Esperienza di volontariato

Di Davide Lista, Infermiere presso l'Ospedale di Schio (Vicenza)

Viaggio nelle immagini di Zumbahua

Arrivare a Zumbahua è una forte emozione, la si raggiunge dopo più di tre ore di auto da Quito, la capitale Ecuatoregna; la strada che si percorre si arrampica con infinite curve per delle montagne stupende e già salendo si ha la netta sensazione di entrare in un altro mondo

Ciò che colpisce innanzitutto è il paesaggio, difficile da descrivere a parole; ci si trova in una lunga valle attorniata da vette e da pendii ripidi che, al contrario di quelli a noi consueti, sono tutti ricoperti di appezzamenti di terreno coltivato. Durante la stagione delle piogge, da gennaio a giugno, tutto è di un verde intenso, per il resto dell’anno invece un forte vento e la mancanza di pioggia rendono il paesaggio completamente secco.

 

Zumbahua è un piccolo “pueblo” situato a 3600 mt. di altitudine nel cuore delle Ande dell’Ecuador, i suoi abitanti sono pochi ma la "parrocchia civile" di cui è a capo comprende numerose comunità più o meno lontane e popolate.

Le condizioni in cui vivono i campesinos (popolazione indigena della “Sierra”) sono veramente difficili; a quelle altitudini la terra dà pochi frutti, i raccolti sono ogni anno più scarsi a causa dell’impoverimento del terreno, la gente deve cercare dei campi coltivabili sempre più lontano e ad altitudini impossibili e il lavoro è tutto manuale, il freddo costante, la pioggia o il vento forte sono degli ostacoli a volte insormontabili.

Lassù nel “paramo” come viene definito quel territorio inospitale dove non crescono alberi ma solo paglia, le condizioni di vita sono durissime.

Si riesce a coltivare molto poco: patate, fave, aglio, orzo; prodotti che poi vengono scambiati nei mercati con altri generi alimentari, l’allevamento è molto difficile e poco sviluppato a causa delle difficili condizioni climatiche e dell’arretratezza dei sistemi usati dalla gente.

Le case dove vivono la maggior parte delle persone (famiglie molto numerose) sono piccole e povere, con poche finestre, di paglia e terra le più vecchie, di mattoni con il tetto di lamiera le più nuove (che però sono più fredde), si cucina dentro casa bruciando la paglia (che produce un intenso fumo nocivo), il fornello a gas per molti è troppo costoso.

La condizione economica è ovviamente difficile; le cause di ciò sono molteplici e complesse. L’agricoltura, un tempo unica fonte di reddito, è attualmente in mano soprattutto alle donne e ai bambini; gli uomini infatti sono costretti a trasferirsi in città o verso la costa per periodi più o meno lunghi, in cerca di lavoro come manovali o portatori.

 Da pochi anni inoltre il governo ha inserito come moneta il dollaro americano al posto del “sucre” per favorire le esportazioni (l’Ecuador è il primo esportatore di banane del mondo per fare un esempio), ciò però ha portato un incredibile aumento del costo dei generi di prima necessità, a totale sfavore delle classi più deboli.

Le donne sono coloro che portano sulle spalle le fatiche più pesanti, oltre ai figli numerosi devono badare alla casa, ai campi e spesso anche al marito, molte volte ubriaco e violento.

I bambini sono tanti e bellissimi, in ogni casa ne trovi sempre un gran numero, fortunatamente ora quasi tutti hanno la possibilità di andare a scuola, devono comunque lavorare duramente fin da piccoli.

 

La situazione sanitaria del paese è a dir poco disastrosa, la sanità pubblica è allo sbando, le prestazioni sono gratuite negli ospedali pubblici ma il materiale è a pagamento (oltre ai farmaci ci si compra la flebo, il deflussore, ago, filo e guanti  per il chirurgo), i poveri non possono accedere quindi al servizio e ne rimangono esclusi, per i ricchi ci sono delle cliniche private favolose.

E’ in questa situazione che da più di 25 anni vivono e operano Mauro e Maria Bleggi con i loro figli; essi fanno parte dell’Operazione Mato Grosso, un’associazione italiana che opera nel Sud-America dagli anni ’70.

Mauro e Maria dopo anni vissuti con la gente di Zumbahua, realizzando diversi progetti con i campesinos, nel 1990 hanno iniziato la costruzione dell’Ospedale “Claudio Benati”.

L’ospedale di Zumbahua è stato inaugurato nel marzo 1993, con il proposito di prestare servizio sanitario di buona qualità a persone che sono sistematicamente escluse dal sistema sanitario Ecuadoregno. Sia nel programma di degenze in ospedale che nel lavoro comunitario la principale preoccupazione è quella di prestare un servizio umanitario mantenendo il rispetto della persona, della cultura e delle tradizioni.

 

La struttura è molto piccola ma funzionale, ci sono 35 posti letto, il pronto soccorso, una sala parto,una sala operatoria, un piccolo laboratorio analisi, una radiologia, un reparto per le malattie infettive e le varie strutture per il lavoro di ambulatorio e di vaccinazione.

I dipendenti Ecuadoregni sono più di 40 tra medici, infermieri, tecnici e personale vario (cuoche, autisti, guardiani ecc.) a volte poi si aggiungono dei volontari italiani che si affiancano per dare il loro contributo per periodi più o meno lunghi.

L’ospedale segue dal punto di vista sanitario più di 50.000 persone, si lavora spesso in condizioni difficili, manca per esempio un chirurgo fisso, è in servizio permanente solo la dott.ssa Villafuerte come medico generale e direttore sanitario, i chirurghi sono dei volontari che operano nei fine settimana salendo dalla città o gli italiani alcuni periodi dell’anno, per le urgenze chirurgiche (anche un parto cesareo) si sale in ambulanza e si parte.

 

Si opera in diversi ambiti:

·        I ricoveri in ospedale, per patologie per lo più infettive (Tubercolosi, infezioni respitratorie), molti ricoveri di bambini (malnutrizione, broncopolmoniti, dissenterie gravi da parassiti intestinali con conseguente disidratazione), patologie chirurgiche solitamente programmate (sia di chirurgia generale che urologiche, ginecologiche, ortopediche ecc.)

·        I parti, per lo più parti difficili in quanto solitamente le donne danno alla luce i figli in casa aiutate da persone del luogo formate dall’ospedale, come detto i parti cesarei vengono effettuati nell’ospedale del capoluogo di provincia (Latacunga a 2 ore di macchina) per la mancanza del chirurgo o del ginecologo.

·        L’attività ambulatoriale, tutti i giorni al mattino sono aperti gli ambulatori, il laboratorio, la radiologia, la farmacia, l’attività è maggior il sabato quando c’è il mercato in paese e la gente viene dalle comunità più lontane  e si fa visitare se necessità di cure, oppure porta i figli per le vaccinazioni.

·        Le visite domiciliari, l’ospedale come detto segue una zona molto vasta e popolata, molte persone (bambini, anziani, malati gravi) non riescono a recarsi all’ospedale, i trasporti non esistono o sono molto cari, è il personale dell’ospedale allora che organizza delle visite nelle varie comunità della parrocchia civile di Zumbahua e di quelle vicine (Angamarca, Cinalò, Ciugchillan…); è un lavoro molto dispendioso ma che si ha molto a cuore perché importantissimo e utile per le persone; durante queste visite (che possono essere di una giornata o più a seconda della lontananza dall’ospedale), di eseguono visite mediche, vaccinazioni, visite odontoiatriche, controlli prenatali, controlli della situazione sanitaria delle case, controllo delle condizioni dei malati cronici (tubercolosi su tutto).

Si  ha una visione vera della situazione, si possono risolvere problemi sanitari sul posto o trasportare in ospedale i casi più gravi.

 

Da due anni a questa parte inoltre ha preso il via una nuova ed importante attività, la scuola per infermiere; un'esigenza sentita da tempo, sia per assicurare all'ospedale personale qualificato proveniente da quella zona rurale (che quindi conosca la realtà a fondo e il dialetto locale quichua), sia per dare un'istruzione e un lavoro professionalmente qualificato a delle ragazze della zona rurale di Zumbahua.

La responsabile della scuola è un infermiera italiana, Anna Mura, che con grande dedizione segue le ragazze nello studio ( i docenti sono i medici dell’ospedale, l’ostetrica , le infermiere diplomate e docenti provenienti da fuori) e nel lavoro pratico come tirocinio; da poco la scuola è stata riconosciuta dall’università.

 

La realtà dell’ospedale è molto importante e ricca di significato, i problemi da affrontare quotidianamente però sono sempre tanti: la mancanza di personale qualificato che accetti di vivere così lontano dalle città, la mentalità e le tradizioni della gente, ancora lontana dal considerare la salute come un valore importante, la costante ristrettezza economica per il sostentamento delle varie attività.

L’ospedale di Zumbahua riceve l’appoggio finanziario di varie istituzioni tra le quali l’Operazione Mato Grosso (italiana) e la diocesi di Latacunga (Ecuador) e da una serie di donazioni che arrivano da parrocchie, gruppi o amici che credono nel lavoro che si sta facendo laggiù e che danno una mano, non ci sono infatti sostegni da parte di fondi pubblici o da ONG.

 

Il clima che si respira a Zumbahua è comunque un clima speciale, la disponibilità verso la gente è molto bella, l’accoglienza è sempre al centro dell’interesse di tutti nonostante alcune situazioni a volte difficili.

 

Ecco cosa scrive Mauro Bleggi, direttore amministrativo dell’ospedale:

"….crediamo in una precarietà che ci mantiene svegli nel nostro impegno di volontariato, nella dipendenza dalle altre persone, nella essenzialità ma soprattutto nel bisogno che tutti abbiamo degli altri per non cedere nella logica comune dell’individualismo. Non vorremo limitare le nostre azioni ad una risposta tecnica ad un problema sanitario ma anche ad una maniera di vivere diversamente il servizio. Al personale dell’ospedale, volontari e non, si propone quindi una dedizione al paziente ammalato, che vada al di là della fredda prestazione professionale, e proprio qui sta la difficoltà poiché questo significa un cambio continuo del nostro modo di essere con il malato e fra di noi, un abbattere le barriere create dalle differenze culturali e  professionali. Il cammino personale, quindi, ha bisogno di azioni concrete e non teoriche; quello che noi siamo chiamati a fare è dare via le cose che abbiamo e la nostra vita in qualsiasi parte del mondo e in tutti i posti che occupiamo se vogliamo costruire un mondo più buono e giusto. Noi abbiamo scelto questa maniera per vincere la scommessa dell’amore…."

 

L’esperienza di un volontario che “sale” a Zumbahua, è magnifica, io ci sono stato per sei mesi nel ’97 come infermiere assieme ad un amico, Massimiliano, che vi è tornato anche lo scorso anno; ci si mette a completa disposizione, la struttura è bella e anche confortevole, il lavoro molto diverso da quello a cui siamo abituati nei nostri ospedali, si fa quello che è più necessario.

C’è il periodo da coprire dei turni in degenza, l’attività di ambulatorio, il pronto soccorso, la sala parto, la sala operatoria, le vaccinazioni ai bambini.

Poi se si può si esce per l’attività comunitaria, un’esperienza forte e bellissima, si esce di solito con un tecnico odontologo, un infermiere, un assistente sanitario (il mitico Josè che essendo del posto parla il dialetto locale, unica forma di comunicazione con gli anziani che spesso non sanno lo spagnolo), a volte con il medico (se c’è), si passa casa per casa o ci si ferma alla casa comunitaria o alla chiesa e in ambienti improvvisati si fanno visite, si danno delle medicine a chi servono (con pochi e semplici antibiotici si affrontano i problemi principali), si vaccinano e visitano i bambini (si pesano e si controllano a livello generale), si possono anche visitare delle donne in gravidanza (peso, calcolo della data presunta del parto, auscultazione del battito fetale), si fa educazione sanitaria.

Per me che ero alla prima esperienza lavorativa molte cose erano nuove, avevo timore di non riuscire, mi sono però fidato di me e degli altri, ho chiesto, mi sono affidato agli insegnamenti del personale del posto, ho imparato molto da loro, tutti molto preparati e disponibili.

In ospedale più o meno mi sapevo muovere, fuori in comunità seguivo le nozioni studiate a scuola, l’istinto e la prudenza, ho osservato molto e imparato di più, sono tornato a casa sicuramente molto più sicuro di me ma avendo vissuto un’esperienza umana bellissima.

Il contatto con la povertà ti può far male, ti mette contro le tue certezze, in un certo senso ti apre gli occhi, lavorare con persone che per anni o addirittura per tutta la vita si dedica ai poveri è altrettanto sconvolgente e arricchente.

Persone come Mauro e Maria Bleggi, coloro che hanno costruito e che gestiscono l’ospedale da 10 anni sono ovviamente speciali e allo stesso tempo semplici e arricchenti, ti chiedono tanto e ti danno di più.

 

Quando si torna da un’esperienza come questa è inevitabile darsi da fare per dare una mano affinchè questa continui ad esistere, le necessità sono sempre tante, ecco allora come è nata l’idea di sostegno a Zumbahua:

Abbiamo pensato di coinvolgere i nostri colleghi di lavoro in modo quasi da “adottare” l’ospedale Andino, versare cioè un piccola somma di denaro ogni mese direttamente dallo stipendio per un tempo lungo, per due anni.

Il lavoro da fare all’inizio è tanto, si è contattato il direttore generale dell’ASL che si è dimostrato molto disponibile, l’ufficio economico, si è fatta una campagna di informazione reparto per reparto, organizzati degli incontri con proiezioni di diapositive e testimonianze di volontari e poi distribuite persona per persona delle “deleghe” al versamento della quota mensile, raccolte e recapitate all’ufficio stipendi.

Il periodo di durata del versamento è di 2 anni, è gia la seconda volta che lo ripetiamo con un successo in crescita, in questo periodo stiamo raccogliendo 3 euro mensili da circa 275 persone, cifra che depositata direttamente su un conto corrente dedicato all’Ospedale di Zumbahua permette lo stipendio ogni mese di 3-4 infermiere.

E’ questo un sistema molto apprezzato a Zumbahua perché continuo e duraturo, non variabile come altre donazioni “una tantum”.

 


 

Per informazioni riguardante l’Ospedale “Claudio Benati” di Zumbaha si può contattare uno dei tanti gruppi OMG (Operazione Mato Grosso) sparsi un po' per tutta Italia o contattarmi personalmente al seguente indirizzo: dlista@ulss4.veneto.it

 

 

InfermieriOnline ritiene utile pubblicare la MODULISTICA (formato word), presentata all'Azienda Sanitaria Locale in questione per il sostegno del progetto in Ecuador, come esempio di aiuto fattibile ed esportabile anche in altre Aziende Sanitarie e per altri progetti umanitari.

 

 

Pubblicato su InfermieriOnline il 15.05.04