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L’andamento demografico in Italia e nei paesi industrializzati è orientato verso l’invecchiamento. Difficilmente il paziente anziano è portatore di una sola patologia; più facilmente coesistono più situazioni di morbilità che espongono al rischio di disabilità e la disabilità compromette la possibilità di partecipare autonomamente alla vita sociale. Assume grande rilevanza avere a disposizione strumenti valutativi che prendano in considerazione , oltre che l’aspetto sanitario puro, anche gli aspetti socio/economici. Premessa L’orientamento verso il territorio garantisce risposte a bisogni sanitari quali la prevenzione, il mantenimento dello stato di benessere/salute, il reinserimento nel contesto sociale produttivo. Per giungere a ciò è necessario superare la centralità dell’ospedale, ma ancora di più è necessario rivedere l’organizzazione generale dei servizi, basati più sulle necessità dei singoli operatori che su indagini epidemiologiche. Nell’assistenza domiciliare l’educazione sanitaria riveste un’importanza fondamentale, così come le cure palliative e la riabilitazione. Quindi il bagaglio culturale dell’infermiere deve, oltre che la piena padronanza delle tecniche infermieristiche, comprendere anche la gestione dei rapporti interpersonali. Si modifica anche il rapporto medico infermiere che, mentre in ospedale è fortemente gerarchizzato, sul territorio è necessariamente più di collaborazione, funzionale al fatto che l’infermiere è “solo” nella gestione diretta del paziente ed agisce in piena autonomia. DefinizioneL’infermieristica di comunità si pone due obiettivi: mantenere il contatto tra il cittadino ed il medico di medicina generale, per rendere “continuativo” un iter di salute iniziato in ospedale o per cominciarlo ex novo ed assicurare a tutti i cittadini, attraverso una capillare educazione sanitaria, la possibilità di gestire al meglio la propria salute. In Inghilterra, dal 1990, esistono le PN (practice nurses) che si occupano di educazione sanitaria e management delle patologie croniche. Alcune di loro, opportunamente formate, gestiscono autonomamente le terapie (decidono se coadiuvare con terapia orale i trattamenti per gli asmatici, gestiscono esami e controlli per pazienti diabetici arrivando a decidere il passaggio all’ipoglicemizzante orale od all’insulina). E’ quindi auspicabile che, modificando l’iter didattico della nostra professione, si arrivi anche in Italia a questi traguardi. Vi sono differenze sostanziali tra “l’agire” dell’infermiere in ospedale e sul territorio.
(dall’Infermiere n°6 settembre 2003)
Interventi mirati a modificare comportamenti pregiudizievoli per la salute, screening preventivi, educazione sanitaria alla gestione di patologie croniche (tipo diabete), educazione sanitaria ad una maternità responsabile.
Compito dell’infermiere di comunità è anche quello di valutare eventuali situazioni di rischio immediato o nel tempo ed indirizzare l’utente verso norme di comportamento più adeguato od addirittura allo specialista.
Sostegno diagnostico terapeutico medico. Indispensabile la presenza costante sia con visite al domicilio programmate periodicamente, sia con riunioni d’equipe per valutare il raggiungimento degli obiettivi fissati.
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