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La Prevenzione delle Cadute in Ambito Ospedaliero. Norme Generali ed Interventi Specifici

  • Lunedì 12 Febbraio 2007 01:00
  • Scritto da Franco Raineri

Indice:

I.      Le cadute in ambito ospedaliero

II.      Norme generali di prevenzione delle cadute

III.      Interventi da attuare ai fini di prevenire le cadute in ambito ospedaliero

IV.      Conclusioni

V.      Articoli consultati  

I - Le cadute in ambito ospedaliero 

Il fenomeno delle cadute in ambito ospedaliero è sicuramente rilevante. Le cadute possono essere  direttamente causa di morbilità o mortalità; possono provocare lesioni e compromettere o, in ogni caso, peggiorare, la qualità della vita della persona, riducendone la motilità ed aumentando il suo grado di dipendenza.

Le cadute ospedaliere sono eventi frequenti che rappresentano fonte di aumento dei costi degenziali, per il protrarsi dei tempi di ricovero e per le procedure diagnostico/terapeutiche necessarie.

Sono inoltre complesse, quando non spiacevoli, le implicazioni di ordine etico e talvolta giuridico, per i sanitari coinvolti; ne consegue che, conoscere il problema ed affrontarlo avendo come base dei riferimenti pratici ed applicabili, è assolutamente necessario.

Il presente breve contributo è estratto, essenzialmente, da traduzioni di lavori condotti dallo Joanna Briggs Institute e da revisioni condotte dal Centro Studi EBN del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna che, come Infermiere, non mi stanco mai di ringraziare. 

II - Norme generali di prevenzione delle cadute 

1)      Conoscere quali pazienti sono a rischio di cadere (livello IV[1]).

- Identificare le attività associate con un alto rischio di cadere. 

2)       Disporre di un programma per la prevenzione delle cadute. (livello IV).

- Sviluppare una strategia formale per prevenire le cadute.

- Documentare e comunicare la strategia di prevenzione delle cadute.

- Sviluppare un piano standardizzato per l’assistenza infermieristica dei pazienti a rischio cadute.

- Utilizzare interventi multipli per ridurre il rischio di cadere. 

3)       Aumento della consapevolezza (livello IV).

- Aumentare la consapevolezza dello staff di tutti i fattori di rischio e le strategie potenziali di prevenzione.

- Educare pazienti nel reparto/padiglione.

- Promuovere interventi che possono ridurre il rischio di caduta dei pazienti. 

4)       Valutare l’efficacia del programma (livello IV).

- Monitorare e registrare tutte le cadute dei pazienti.

- Valutare i cambiamenti nel numero di cadute.

- Implementare i cambiamenti e le modifiche al programma in relazione alla valutazione. 

III - Interventi da attuare ai fini di prevenire le cadute in ambito ospedaliero 

1) La valutazione del degente: 

-         Al momento dell’ammissione in reparto ed in presenza di persone anziane e/o confuse, in periodo post operatorio od anziani ai quali sono stati prescritti sedativi-analgesici. 

2) Problemi legati all’ambiente: 

-         diminuire i rischi ambientali, ostacoli, disordine;

-         accendere le luci notturne vicino al letto e in bagno;

-         rendere stabili i letti e mobilio ad essi vicino;

-         disporre di barre a cui aggrapparsi vicino al water. 

3) Eliminazione: 

-         porre i pazienti con urgenze evacuative vicino al bagno;

-         controllare i pazienti che assumono lassativi e/o diuretici;

-         riprodurre le abitudini di casa in relazione all’eliminazione urinaria e fecale;

-         portare in bagno i pazienti a rischio, ad intervalli regolari;

-         istruire i pazienti maschi soggetti a vertigini ad urinare da seduti;

-         istruire il paziente su come fare per rispondere immediatamente alle urgenze di eliminazione e valutare la possibilità di ricorrere all’intervento dell’infermiere uroriabilitatore. 

4) Farmaci: 

-         controllare pazienti che assumono lassativi/diuretici;

-         limitare le associazioni di farmaci, quando possibile (es. sedativi, analgesici ecc…)

Farmaci che pongono a rischio di cadute il paziente: Sedativi del SNC (barbiturici, sedativi ipnotici, alcool, antidepressivi triciclici, antipsicotici, antiparkinsoniani, analgesici, tranquillanti, anticonvulsivanti), Cardiovascolari (diuretici, anti-ipertensivi, antiaritmici, vasodilatatori, glucosidi cardiocinetici), Lassativi (tutti i tipi). 

5) Mobilità: 

-         usare calzature con suole non scivolose;

-         fornire trattamento fisico ove necessario;

-         sono raccomandati programmi di esercizi mirati, condotti da professionisti qualificati rivolti alle persone con oltre 80 anni ed anziani con deficit di media entità della forza, equilibrio, forza arti inferiori, ridotta mobilità;

-         controllare la deambulazione, l’equilibrio, l’affaticamento durante la mobilizzazione;

-         aiutare la persona ad alzarsi, sedersi e stabilizzare il corpo da un lato all’altro, per stimolare i meccanismi di equilibrio;

-         istruire i pazienti ad alto rischio durante i trasferimenti;

-         aiutare il paziente a deambulare ad intervalli regolari, anche ricorrendo ai famigliari o altri care givers;

-         far deambulare i pazienti in corridoio, una o due volte per turno (eccetto la notte);

-         ove necessario, coinvolgere il personale della riabilitazione, se il paziente è ad elevato rischio cadute. 

6) Riposo a letto: 

-         mantenere il letto in posizione bassa;

-         assicurare che i freni del letto siano bloccati;

-         se appropriato utilizzare sponde;

-         utilizzare sponde lunghe la metà del letto, per ridurre il bisogno di scavalcare per alzarsi;

-         invitare il paziente ad urinare subito prima del riposo a letto notturno;  

7) Sedie e carrozzine: 

-         utilizzare, ove necessario, cinture di sicurezza nelle sedie e carrozzine;

-         utilizzare maglie di lattice sulla sedia per evitare scivolamento del paziente;

-         selezionare sedie che abbiano braccioli e che siano ad altezza appropriata per sedersi ed alzarsi. 

8) Vari: 

-         utilizzare terapia occupazionale;

-         insegnare l’uso del campanello ed assicurarsi che sia raggiungibile dal paziente;

-         coinvolgere la famiglia del paziente;

-         utilizzare fasce di identificazione colorate per il braccio ed etichette per le porte e documentazione infermieristica dei pazienti a rischio per cadute;

-         consentire l’accesso dei famigliari 24h su 24h, per favorire il supporto famigliare;

-         Educare il paziente e la famiglia sulla problematica;

-         Identificare i bisogni di sicurezza richiesti dal paziente, basati sul livello di funzione fisica e cognitiva e la storia passata del comportamento. Ad esempio, porre le sponde al letto al degente che le richieda, facendo firmare un consenso informato. 

IV - Conclusioni

La conoscenza del problema e delle misure da adottare al fine di prevenire le cadute in ambito ospedaliero, permette all’operatore di lavorare in modo migliore, al fine di assolvere la propria mission e consente di individuare le criticità presenti nella realtà operativa, in modo da poter prendere i necessari provvedimenti ed effettuare le dovute segnalazioni, in linea con le attribuzioni etico - deontologiche dell’infermiere.

L’adeguata conoscenza e presa in carico della problematica, consente un risparmio economico legato alle degenze. 

 

V - Articoli consultati 

1) “Valutazione degli strumenti di misura del rischio di cadute dei pazienti” – Paolo Chiari, Daniela Mosci, Sabrina Fontana. Assistenza infermieristica e ricerca, 2002, 21,3:117-124. 

2) “Stop alla caduta libera!” – Centro studi Evidence Based Nursing , Sant’Orsola Malpighi, Bologna.  

3) “Cadute in ospedale” – traduzione da Best Practice, volume 2, Issue 2, 1998,  a cura di Daniela Mosci.  

4) ”Suggerimenti di pratica clinica per la prevenzione delle cadute dei pazienti in ospedale”, Azienda Ospedaliera di Bologna - Policlinico S. Orsola Malpighi, Redazione di Paolo Chiari, dicembre 2004.  

5) “Le cadute nell’anziano si possono evitare”, Opuscolo dell’Agenzia di Sanità Pubblica – Regione Lazio.  http://www.sigg.it/dascaricare.asp .

 


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[1] Livello IV: opinione di autorità rispettate, basate sull’esperienza clinica, studi descrittivi o report di commissioni di esperti  (vedi classificazione del grado delle evidenze adottata da Joanna Briggs Institute for Evidence Based Nursing and Midwifery). 

 

 

Pubblicato su Infermierionline.net il 02.12.07

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