In morte di A.M

 

di infermiere anonimo

 

In questa storia non corre lunga e diritta la strada (ricordate la canzone di Francesco Guccini?) In questa storia ci sono le sbarre alle finestre, alle porte e al cuore. Una sera A.M. durante la somministrazione della terapia serale in sezione, tre sezioni, 31 celle, circa 130 ospiti, mi dice che non sta bene: la luce gli da fastidio, il respiro gli manca : questo caldo soffocante qui in spazi ristretti è ancora più soffocante....un collirio, un chiarimento sulla tipologia del dolore...ma quella voce è troppo spenta, troppo rauca...non mi convince. Domani venga a visita: è necessario che il medico lo visiti, dobbiamo capire, sapere cosa c'è che non và.
Giorno successivo: monto in servizio A.M. sta pulendo il corridoio, saluto entro in infermeria. Lui mi segue... chiede aiuto, non respira, ha una brutta cera. Lo faccio sedere, restiamo qualche minuto in attesa .... che ci sia abbastanza ossigeno da respirare....poi chiedo cosa ha detto il

... vorrei che i vostri pensieri e le vostre riflessioni riguardo questa storia arrivassero ad A.M. e a tutti coloro che non hanno voce.

medico che lo ha visitato stamani... stava male anche ieri, qualcosa deve aver trovato, qualche terapia deve aver prescritto. No,la visita non c'è stata: il medico lo ha guardato in faccia (poco a quanto riferisce in francese A.M.) e gli ha detto che non aveva assolutamente nulla che non andasse.Certo lui lo sapeva come si sentiva A.M. con le sue qualità paranormali deve aver percepito le difficoltà respiratorie del paziente con una facilità stupefacente....rimango allibita, esterrefatta.Poi la rabbia sale e obbligo la collega ad assicurarsi che l'indomani lui sarebbe stato richiamato a visita per essere finalmente davvero visitato, questa volta FISICAMENTE....io domani non ci sarò in turno di mattina.L'indomani alla visita viene riscontrata una bronchite cronica: antibiotico,cortisonico e vai. Un paio di giorni A.M. sta talmente male che per venire a farsi visitare, rotola per 2 rampe di scale....arriva in infermeria portato sottobraccio da due compagni....si sente male la situazione precipita....118 ,ambulanza,ospedale,TAC.... k polmonare....
A.M. ritorna dietro le sbarre: tutti sanno cosa ha, il segreto professionale per i galeotti non vale.....quei maledetti non hanno diritto a niente... meglio loro che noi....ma lui no, non lo sa ancora che il male lo sta mangiando e che probabilmente è tardi per fare qualcosa di sensato per lui......Il medico dovrebbe dargli la risposta del referto... passa un giorno... passano due giorni....ne passano tre....il quarto alla fine decide di chiamarlo .....ma l'informazione che gli offre è incompleta, non vera... A.M. non capisce bene ma il suo:
"ALLORA DEVO MORIRE" è di una chiarezza lampante....il medico è impaziente che se ne vada... non ha più voglia di vederselo lì davanti con quegli occhi che chiedono, che vogliono una risposta.
A.M. con il suo interprete connazionale che meglio di lui parla italiano si alza e mi guarda.....mi ringrazia mettendosi una mano sul cuore e sorride ...."Mercì Madame"...il medico non lo guarda nemmeno.
Sono passate circa 2 settimane A.M. deve tornare in Ospedale per un altro esame di accertamento: non sa ancora cosa pensare riguardo alla sua malattia: certo sa come si sente... questo credo gli basta....ma è nervoso, non sopporta gli altri che proseguono la loro vita di sempre in cella : carte, televisione, chiacchiere fino a tardi. Bisogna informarlo riguardo questo ultimo difficile scoglio da superare.In questi giorni il medico di sempre non c'è...ci sono invece i sostituti e proprio a uno di loro spetta il compito di riferirgli cosa dovrà fare....
Durante il dialogo A.M. non capisce cosa diavolo in maniera frettolosa e sbrigativa gli dice il medico: usa termini difficili e non comprensibili per lui che non ha nemmeno l'interprete questa volta....ma non gli interessa più di tanto....ha soltanto voglia di dire a quel medico quanto poco attento e scorretto sia stato il suo collega nel non credere ai suoi malesseri, alla sua malattia, ha soltanto voglia di sentire che almeno questa volta è capito... il medico di turno sembra capire la sua rabbia, si scusa per il collega che come essere umano può aver sbagliato....ma il tempo è tiranno, le parole di comprensione poche e dosate... guarda l'orologio, da segni d'impazienza.... devo andare all'ambulatorio....ha capito?...devo andare ...e scappa via.
A.M. non si affretta, rimane seduto davanti a me....so che non ha capito nulla o poco di quello che DOVEVA sapere..... glielo chiedo....si, non ha capito....faccio chiamare il suo amico e interprete e decido di dirgli quello che DEVE sapere....cerco di trovare le parole giuste, ma non ho tempo per pensare e comunque è ora che lui sappia. Riesco a pensare soltanto che anche qui, in galera, la malattia dovrebbe azzerare tutti i conti..... almeno la malattia....ma non è così.