 |
Aforismi
COGNITIVISMO E COMPORTAMENTISMO
Cristian Castelfranchi
Negli anni Cinquanta e anche prima dominava nelle scienze psicologiche il
paradigma comportamentista; ad esso è succeduto, ed oggi è dominante, il
paradigma cognitivista. Anche in termini storici, quindi, è utile questo
raffronto, ma è molto utile anche in termini concettuali che consente di
schematizzare molto semplicemente dove è la principale differenza di
obiettivi e di metodi. Come possiamo caratterizzare in modo estremamente
elementare il comportamentismo? Il comportamentismo, almeno nella sua parte
più severa e rigorosa, sostiene che bisogna abbandonare tutti i concetti
classicamente psicologici della psicologia del senso comune o della
psicologia filosofica come il concetto di pensiero, intenzione, desiderio,
volontà, intuizione etc, perché sono concetti metafisici, non studiabili con
metodi scientifici. Bisogna invece assumere il comportamento, che appunto è
l’unico oggetto vero della psicologia in quanto è ciò che è osservabile, a
differenza della mente e della psiche che non sono osservabili. Per studiare
il comportamento quello che bisogna fare è osservare gli stimoli che
l’organismo riceve e le risposte. Ciò che c’è nel mezzo è semplicemente una
scatola nera. Abbiamo quindi un sistema in cui c’è un’entità non analizzata
che sta in mezzo all’input e all’output. L’input è ciò che il sistema
riceve, cioè lo stimolo, mentre l’output è ciò che si osserva, cioè la
risposta. Tra stimoli e risposte non si può fare teoria se non in termini di
associazioni che i sono stabilite nel tempo.
In sostanza immaginiamo un topino messo in una gabbietta che ha fame e si
agita ed esplora (come è il comportamento normale dei topi) e che in questa
esplorazione spinge una levetta. Allo spingere di questa leva esce del cibo,
viene somministrato del cibo. Il topo, molto rapidamente, in un breve numero
di prove (e così anche il piccione o altri animali) apprende, quando ha
fame, a spingere la leva per ottenere il cibo. Questo è il condizionamento
strumentale o operante. Sulla base di questi modelli di apprendimento e di
condizionamento, basati sull’idea che c’è una associazione tra stimoli e
risposte o tra comportamenti e risultati, si supponeva che si potesse fare
teoria anche delle funzioni superiori dell’uomo. Invece il cognitivismo è
partito in primo luogo proprio dall’idea che questi modelli di apprendimento
e di associazione non sono sufficienti ed adeguati per dar conto del
pensiero o del linguaggio o di altre attività superiori cognitive umane. Il
secondo punto, su cui il cognitivismo si contrappone, è proprio su quale è
l’obiettivo della scienza psicologica e di che cosa si deve fare teoria.
Mentre per il comportamentismo si può fare teoria soltanto di ciò che si
osserva (degli stimoli quindi e dei comportamenti o risposte perché il resto
è fuori della portata della scienza: è metafisica e non è oggetto della
scienza positiva), per il cognitivismo, invece, ciò di cui la psicologia
deve fare teoria è proprio ciò che avviene nella scatola nera, cioè quello
che avviene tra lo stimolo ambientale e il comportamento esterno
osservabile, il processo che c’è nel mezzo. Il cognitivismo è sviluppare dei
modelli di cosa avviene dentro la scatola nera, la natura di questi modelli.
La concezione del soggetto tipica del cognitivismo è una concezione molto
più attiva nel senso che il soggetto elabora attivamente e in base a quello
che ha dentro l’informazione. Il comportamento è assai meno prevedibile, non
è una pura risposta e può inoltre cercare attivamente informazioni nel mondo
per i propri fini.
|