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Introduzione
L’ospedale,
pur rimanendo il baluardo della salute oggi ha bisogno di braccia anche
esterne alla sua struttura. L’1/01/1995 parte la riforma della sanità, che
si esprime nella separazione tra potere politico e gestione tecnica.
La gestione
tecnica delle ASL viene affidata a manager, scelti su criteri manageriali e
non più politici. Il rinnovo dell’incarico ogni 5 anni, pone le basi per una
verifica periodica del loro operare, e funge da controllo; se alla fine del
mandato il progetto aziendale non è stato raggiunto, il manager (o direttore
generale) non viene riconfermato.
Inoltre
cambia il modo di calcolare la spesa sanitaria.
Il costo delle
prestazioni è determinato in relazione alla patologia trattata e non più in
base alla lunghezza del trattamento stesso. Tutto ciò per dare al cittadino
un servizio di qualità con un costo noto e controllato.
La Qualità.
È solo
all’inizio del secolo scorso (tra il 1931 ed il 1940) che si cominciano ad
utilizzare tecniche di analisi statistica per monitorare la qualità dei
prodotti.
Nel dopoguerra
la qualità era ancora considerata come sinonimo di lusso, quasi che fosse
una qualità estetica e non funzionale. Più avanti nel tempo la qualità viene
a definire l’oggetto che risponde in modo maggiore alle esigenze individuali
del cliente. E’ solo degli anni ’80 il concetto di qualità come rispondenza
ai bisogni esplicitati dal cliente.
Si viene a
sviluppare, in questo modo, il concetto di Customer driver (guidato dal
cliente) in cui la priorità è rappresentata dalla comprensione dei bisogni
del cliente e dalla loro soddisfazione.
Per realizzare
tutto ciò nasce la nuova strategia aziendale: TMQ, cioè la Total Quality
Management, che prende in considerazione la soddisfazione del cliente, la
qualità del prodotto come chiave di lettura dell’efficacia dei servizi
offerti, l’aggiornamento continuo, teso al miglioramento delle prestazioni,
il coinvolgimento della totalità del personale.
La sanità
produce servizi.
Il prodotto
industriale è materiale, la produzione precede il consumo ed il cliente
percepisce solo quest’ultimo, in nessun modo interviene nel processo
produttivo. Il fornitore di servizi produce beni intangibili, i quali
nascono da un contatto diretto con il cliente. Inoltre la qualità dei
servizi è multidimensionale, oltre l’aspetto prettamente tecnico,
l’apprezzamento da parte del cliente comprende anche gli aspetti
relazionale, economico, organizzativo, ambientale, d’immagine.
Ora la sanità
ha dei limiti di spesa, per cui tutti (cittadini, famiglia, stato) devono
tendere ad un bilancio economico positivo od almeno in pareggio. Il
direttore generale deve avere come obiettivo il raggiungimento della
qualità, mantenendosi entro il budget assegnatogli; se poi riesce ad avere
anche un utile in positivo avrà la possibilità di reinvestirlo per il
miglioramento dei servizi o per crearne di nuovi.
Con
l’introduzione
di questo sistema sarà possibile valutare obiettivamente ogni struttura su
quanto e come produce. Sarà possibile confrontare la qualità dei servizi,
venendo così a creare un clima competitivo, molla che spinge alla ricerca
del continuo miglioramento.
Focalizzando
l’utente come attore primo della “commedia” sanità, è però necessaria una
svolta culturale, che modifichi il concetto di sanità stesso.
Passare
dalla figura del medico prescrittore ed unico ed insindacabile depositario
della cura, a quella del cittadino informato, che stipula un contratto con
la struttura cui si rivolge. Viene a cadere la centralità della figura
medica, il medico diventa attore di un “momento” del percorso sanitario. E’
senz’altro questo lo scoglio più grosso da superare. Modificare la mentalità
della maggior parte dei medici e fare accettare questa nuova tipologia
professionale.
Il nuovo
sistema di finanziamento
ha ridimensionato il ruolo dell’ospedale, caratterizzandolo come struttura
di ricovero per pazienti acuti ad elevato livello di gravità; conseguenza
naturale è la dimissione precoce (o addirittura il “ non ricovero”) dei
pazienti subacuti e dei ricoveri ordinari.
E’ necessario,
a questo punto, distinguere le situazioni che vanno indiscutibilmente
ospedalizzate, da quelle che possono essere adeguatamente seguite dal
territorio.
Ad esempio,
per quello che riguarda la gravidanza, la prima visita può avvenire
indifferentemente sia in ambulatorio ospedaliero che territoriale.
Questo perché
tutta la gravidanza è scandita da esami ematici e strumentali, che devono
essere effettuati periodicamente. La scelta dell’ospedale o del territorio
avviene in un secondo tempo: la gravidanza fisiologica, cioè normale, può
essere tranquillamente seguita in ambito territoriale, mentre all’ospedale
sarà opportuno lasciare la responsabilità di tutte le gravidanze che si
preannunciano, o lo diventano durante l’evolvere, “difficoltose”.
Il territorio diventa protagonista, ad
esempio, per la dimissione precoce della puerpera e del suo bambino. E’
evidente che, senza un buon supporto che segua a casa la donna appena
dimessa nei primissimi giorni, è impensabile pensare ad una dimissione
precoce.
Protocollo diagnostico per la tutela della maternità
responsabile
1.
priorità di un servizio ambulatoriale
2.
identificazione della gravidanza
normale ed a basso rischio
3.
identificazione precoce e cura delle
complicanze mediche ed ostetriche di una gravidanza senza fattori di rischio
4.
identificazione delle pazienti a
rischio medico od ostetrico noto
5.
pianificazione e diversificazione dei
controlli in base alla regolarità del decorso, alla presenza di fattori di
rischio noti o subentranti
6.
monitoraggio del benessere e della
crescita fetale
NB:
la gestione ambulatoriale può concretamente consentire un ampio monitoraggio
e consentire una maggiore e mirata selezione dei ricoveri.
Tutta la parte che riguarda l’attenzione
agli extracomunitari è bene che rimanga territoriale; l’approccio primario
ha quasi sempre la necessità di, oltre la classica visita, prolungarsi in
educazione sanitaria alla contraccezione, od in caso di gravidanza, nella
spiegazione dei diritti/doveri che vi sono per la donna in questa
condizione. Tutto questo, se somministrato in ambiente ospedaliero
intaserebbe lo stesso. Sarà cura poi, degli operatori territoriali, inviare
l’utente alla struttura ospedaliera qualora se ne presenti la necessità. In
questo modo il territorio riesce a “filtrare” le pazienti per non
sovraccaricare il servizio ospedaliero. Il trattamento di patologie di un
certo peso, che necessitino di intervento chirurgico, le gravidanze che
manifestano problemi, devono comunque essere prese in carico dal servizio
ospedaliero.
Un altro grosso compito del territorio è la
prevenzione.
La parte preventiva (campagne di
informazione con screening sulla popolazione) è carico delle strutture
territoriali.
Lo scopo
dell’integrazione tra servizi territoriali ed ospedale è quello di
“scaricare” l’ospedale, fermo restando che poi dovrà essere per forza
protagonista nel momento del parto.
Nella realtà
genovese, l’unica esperienza che si avvicina alla casa di maternità è la
casa del parto dell’ospedale San Martino. Escluderemmo il parto a domicilio
perché riteniamo sia tropo oneroso in termini di risorse umane ed
economiche.

Conclusioni.
La logica sanitaria è quindi quella di
fornire, su tutto il territorio nazionale, gli stessi livelli minimi di
assistenza, i quali rappresentano anche il massimo erogabile dal servizio
sanitario nazionale.
Il coinvolgimento delle regioni è senz’altro
positivo, anche se crea problemi per le diverse tipologie socio/regionali.
Ad esempio, se consideriamo la Liguria, la
presenza di un’alta percentuale di anziani ricade sul sistema sanitario per
una più alta percentuale di morbi-mortalità e disabilità; tenendo anche
presente il minor gettito economico dovuto alla massiccia conseguente
presenza di trattamenti economici “tutelativi” (esenzione per malattia,
reddito, età).
Quindi una logica di efficacia in termini di
salute ed equità.
Ma come valutare l’esito delle prestazioni
fornite? Ecco che intervengono alcuni parametri da applicare all’azienda
erogatrice dei servizi:
-indicatori di esito:
mortalità evitata
eventi morbosi evitati
miglioramento dello stato funzionale
miglioramento della qualità della vita
anni di vita guadagnati
-indicatori di efficacia:
capacità di realizzare programmi (servizi
offerti/ servizi programmati)
percentuale di domanda soddisfatta
(servizio prestato/domanda di servizio)
propensione alla richiesta (n° domande
pervenute/n° residenti)
-indicatori di efficienza:
indice generale (costo complessivo
servizio/output)
indice fattoriale (costo singolo fattore
impiegato/output)
indice di produttività (output/quantità
singolo fattore impiegato)
spesa media utente (spese totali/ore totali
di assistenza)
In questo modo abbiamo termini oggettivi su
cui lavorare per valutare le prestazioni fornite nell'’ottica del
miglioramento continuo. Il problema principale è l’attendibilità delle
valutazioni statistiche, che confluiscono dai vari servizi: le “famose”
statistiche mensili.
L’importanza del contenimeno della spesa
sanitaria non è “passato” a tutti i livelli operativi; quindi, spesso, i
livelli inferiori non hanno recepito l’importanza di compilare in maniera
corretta le statistiche.
Il finanziamento sanitario è erogato
principalmente dallo stato, con il fondo sanitario nazionale, che
contribuisce per un 53% (di cui l’85% è dato dai lavoratori dipendenti ed
arriva direttamente alle casse regionali).
Le regioni intervengono con un 42%, le ASL
con un 2%, le regioni a statuto speciale con un 3%; inoltre, altra fonte di
finanziamento, sono le entrate fornite dai ticket sanitari (regolati dai
Commi 1 e 9 dell’Art. 4 del D.Lgs 502).
Difficoltosa è la valutazione dei costi ; a
parte i costi diretti (sistema sanitario/paziente/famiglia) e quelli
indiretti (ridotta produttività economica per malattia), la valutazione dei
costi intangibili (aspetti psicologici/qualità della vita) diventa
problematica.
I benefici delle prestazioni erogate
dall’Azienda esprimono, in termini monetari, i costi evitati con il
trattamento; l’efficacia si esprime non solo in termini monetari, ma è
necessaria anche una valutazione clinico/epidemiologica) riguardando
morbi-mortalità e disabilità ed anni di vita guadagnati.
Per quello che riguarda i costi intangibili
(qualità della vita, preferenze del paziente, grado di soddisfazione) che
sono dati soggettivi, negli USA hanno
“inventato” un’unità di misura: i QUALYs (QUALITY
ADJUSTED LIFE YEARS). Questi QUALYs quantificano gli anni di vita guadagnati
considerando la qualità di vita per ogni anno.
Servizio territoriale.
La dimissione precoce ospedaliera, vista
come risparmio economico e di risorse, presuppone la presenza di una rete
territoriale funzionante. Indispensabile perciò quantificare i costi anche
di questa rete. Il risparmio ottenuto da una più oculata gestione dei
ricoveri ospedalieri , deve essere equamente ripartito tra ospedale e
territorio, ma non è possibile fare preventivi di finanziamento se non si
hanno dati sui costi.
Ad esempio:
dimettere il paziente che poi deve continuare a casa medicazioni o terapie
brevi, è davvero economico o l’incidenza dei costi dell’assistenza
territoriale supera il risparmio ottenuto?
E ancora:
visto che, in ambito sanitario, la positività di una prestazione è
determinata anche da dati intangibili, come percepisce il paziente così
dimesso, la qualità erogata dal servizio?
Necessario costruire una banca dati sulla
richiesta di assistenza domiciliare da parte della popolazione, integrata da
ricerche cliniche /epidemiologiche sulle patologie più frequentemente
presenti.
Primi “fornitori” di quest’archivio sono i
medici di medicina generale, i quali, però, mal recepiscono il loro
coinvolgimento sul territorio.
La figura infermieristica diventa l’anello
di congiunzione del passaggio dall’assistenza ospedaliera a quella
territoriale. Nell’analisi dei costi, quindi, è indispensabile introdurre
quelli necessari all’assunzione di un congruo numero di infermieri e quelli
per la programmazioni di interventi di aggiornamento periodici.
Come ho già
detto è necessario modificare la percezione culturale della sanità. Gli
operatori devono darsi obiettivi a lungo termine anche per quello che
riguarda le incentivazioni economiche. Solo reinvestendo gli utili
eventualmente risparmiati in servizi e non in incentivi si potrà
effettivamente valutare dove di risparmia e dove no, attivando quindi le
strategie migliorative del caso. Dobbiamo essere consapevoli tutti
dell’importanza di mantenere un buon livello sanitario per tutti e la
“protezione” per le fasce deboli. Una volta reso stabile questo sistema
sanitario, verrà anche il tempo di parlare di incentivi.
Bibliografia
-
Qualità
percepita e soddisfazione dei clienti A.M. Ghizzoni Corso di management
per le professioni sanitarie-anno 2003
-
DRG/ROD e
nuovo sistema di finanziamento degli ospedali- Elio Guzzanti-Pensiero
Scientifico editore-maggio 1996
-
Aziende
Sanitarie e modelli di uso dei DRG- Vitullo/Carinci/Lepori/Rognoni-il
pensiero scientifico editore-febbraio 1997
Pubblicato su InfermieriOnline il
12.10.03
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