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La fretta e la scarsità del personale costituiscono i problemi principali
nell’assistenza e nella cura domiciliare. La fretta è un problema che
sentono tutte le figure anche se non tutte ne vengono colpite in egual
misura. Le più colpite risultano essere le assistenti domiciliari, per il
poco tempo che hanno a disposizione tra una prestazione e l’altra; operatori
socio-sanitari ed infermieri sono meno colpiti da questo stress, disponendo
di più tempo per le loro prestazioni. Per tutti rimane comunque il grosso
problema della carenza di personale; malattie e ferie rallentano la routine
dell’assistenza, non essendoci quasi mai la possibilità di una sostituzione.
L’assistenza domiciliare si differenzia da quella residenziale per molti
aspetti, ma il più eclatante è che “si ha a che fare con il cliente”. Il
cliente è più consapevole del paziente, è il committente della richiesta di
salute. Molte delle assistenti intervistate gli riconoscono il ruolo di
“capo”. Dalle interviste si evince una notevole differenza tra la
considerazione che il cliente dà alle assistenti familiari ed all’altro
personale. Le assistenti familiari lamentano, causa un’insufficiente
preparazione ad affrontare situazioni difficili, poca considerazione dal
punto di vista professionale, considerazione che invece viene data alle
altre figure professionali che gravitano intorno al cliente.
Altro problema evidenziato, tramite le intervite agli operatori, è la
carenza di preparazione riguardo all’approccio a pazienti psichici o
dementi. Alcune assistenti intervistate affermano che la loro preparazione e
completamente autodidatta, basata su letture non sempre scientifiche. Anche
se l’intervento non riguarda la sfera psichica (ad esempio assistenza
domestica, medicazioni) tutti gli operatori sottolineano che una maggiore
informazione sulla effettiva patologia e le sue conseguenze ridurrebbe di
gran lunga lo stress causato “dall’ignoranza”.
Nella cura domiciliare uno degli attori principali è senz’altro la figura
parentale. Il parente costituisce una risorsa, ma spesso è elemento di
stress per preconcetti che ha sul personale assistente o sule loro
competenze.I familiari hanno una visone del personale assistente di tipo “di
servizio”, non gli riconoscono competenze specifiche, dando vita ad una
reiterata messa in discussione del loro operato. Ciò non succede con gli
infermieri, a cui viene riconosciuta una competenza professionale che gli dà
un “ruolo” ben preciso all’interno del percorso assistenziale.
Conclusioni
Dalle interviste si evince un disagio degli operatori a vari livelli,
inversamente proporzionale alle competenze assistenziali, ma comunque
sentito da tutti. A lungo andare questo disagio può aumentare il pericolo di
esaurimento emotivo o “crollo” degli operatori. Lo scopo di questo studio è
formare le basi per lo sviluppo di strategie mirate al miglioramento della
salute passando attraverso la tutela degli operatori.
Bibliografia:
Rivista “Assistenza anziani”, settembre 2004, pag.9-10-11. A.N.E.S.
(associazione nazionale editoria periodica specializzata)
Pubblicato su Infermierionline.net il 14.12.04
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