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L'assistenza che vorrei

A cura di Adele sandri

Studio effettuato su incarico dell’istituto di ricerca della Croce Rossa Viennese nell’ambito dell’Equal Projekt Aeiou (mantenimento della capacità lavorativa per gli individui, le organizzazioni e le imprese)

 

             

La fretta  e la scarsità del personale costituiscono i problemi principali nell’assistenza e nella cura domiciliare. La fretta è un problema che sentono tutte le figure anche se non tutte ne vengono colpite in egual misura. Le più colpite risultano essere le assistenti domiciliari, per il poco tempo che hanno a disposizione tra una prestazione e l’altra; operatori socio-sanitari ed infermieri sono meno colpiti da questo stress, disponendo di più tempo per le loro prestazioni. Per tutti rimane comunque il grosso problema della carenza di personale; malattie e ferie rallentano la routine dell’assistenza, non essendoci quasi mai la possibilità di una sostituzione.

 

L’assistenza domiciliare si differenzia da quella residenziale per molti aspetti, ma il più eclatante è che “si ha a che fare con il cliente”. Il cliente è più consapevole del paziente, è il committente della richiesta di salute. Molte delle assistenti intervistate gli riconoscono il ruolo di “capo”. Dalle interviste si evince una notevole differenza tra la considerazione che il cliente dà alle assistenti familiari ed all’altro personale. Le assistenti familiari lamentano, causa un’insufficiente preparazione ad affrontare situazioni difficili, poca considerazione dal punto di vista professionale, considerazione che invece viene data alle altre figure professionali che gravitano intorno al cliente.

 

Altro problema evidenziato, tramite le intervite agli operatori, è la carenza di preparazione riguardo all’approccio a pazienti psichici o dementi. Alcune assistenti intervistate affermano che la loro preparazione e completamente autodidatta, basata su letture non sempre scientifiche. Anche se l’intervento non riguarda la sfera psichica (ad esempio assistenza domestica, medicazioni) tutti gli operatori sottolineano che una maggiore informazione sulla effettiva patologia e le sue conseguenze ridurrebbe di gran lunga lo stress causato “dall’ignoranza”. 

 

Nella cura domiciliare uno degli attori principali è senz’altro la figura parentale. Il parente costituisce una risorsa, ma spesso è elemento di stress per preconcetti che ha sul personale assistente o sule loro competenze.I familiari hanno una visone del personale assistente di tipo “di servizio”, non gli riconoscono competenze specifiche, dando vita ad una reiterata messa in discussione del loro operato. Ciò non succede con gli infermieri, a cui viene riconosciuta una competenza professionale che gli dà un “ruolo”  ben preciso all’interno del percorso assistenziale.

 

 

 

Conclusioni

 

Dalle interviste si evince un disagio degli operatori a vari livelli, inversamente proporzionale alle competenze assistenziali, ma comunque sentito da tutti. A lungo andare questo disagio può aumentare il pericolo di esaurimento emotivo o “crollo” degli operatori. Lo scopo di questo studio è formare le basi per lo sviluppo di strategie mirate al miglioramento della salute passando attraverso la tutela degli operatori.

 

Bibliografia:

Rivista “Assistenza anziani”, settembre 2004, pag.9-10-11. A.N.E.S. (associazione nazionale editoria periodica specializzata)

 

Pubblicato su Infermierionline.net il 14.12.04