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Il cresente fenomeno
dell'invecchiamento della popolazione sta avendo effetti dirompenti sui
vigenti modelli socio-culturali ed economici. Spesso l’anziano non è
autosufficiente e deve affidarsi ad un care giver professionista o ad un
familiare.
Da una ricerca presentata nel
giugno 2003 dalla regione Trentino Alto Adige sono emersi i seguenti dati:
-l’età media del c.g. è 57 anni;
(il 43,2% pensionato, IL 38,6% ha ancora un’ occupazione lavorativa, il
18,2% opera in casa).
-Il 67% è legata all’accudito da
legami di parentela , mentre solo il 40% risiede con l’anziano.
Dover dipendere da qualcun altro
può, purtroppo, sottoporre l’anziano a varie forme di abuso, non sempre
facilmente verificabile.
L’abuso può avere varie forme:
fisico, psicologico ed anche finanziario.
Importante è saperne cogliere i
segnali.
I segni più facilmente
riconoscibili sono quelli dell’abuso fisico: lividi, bruciature,
malnutrizione, piaghe, ferite, aumento o perdita di peso, fratture,
contusioni.
Anche per l’anziano, non è da
escludere l’abuso sessuale: tagli o lacerazioni intorno al seno,
vestiti strappati o macchiati di sangue, ferite intorno ai genitali od in
zona anale, difficoltà nel camminare o nello stare seduti.
I segni dell’abuso psicologico
si rivelano con modifiche comportamentali: nervosismo, agitazione, rabbia
fino a mordere se stessi o a mordere gli altri.
Altra forma di abuso, forse poco
considerato , è l’abuso finanziario: l’accudente mente sulla quantità
delle spese effettuate, incassa assegni senza permesso, nega denaro
all’anziano, cominciano a sparire effetti personali, sulla carta di credito
compaiono spese inusuali, addirittura si può arrivare al trasferimento di
beni o fondi da parte dell’anziano e a modifiche testamentarie.
Anche la negligenza e
l’abbandono sono da considerarsi forme di abuso.
Il non prendersi cura delle
necessità quotidiane, ignorare l’anziano come persona, non comunicare con
lui, sono da ritenersi forme di abuso non meno gravi.
Naturalmente l’abuso non è la
regola, ma è importante sottolineare che esiste.
L’abuso non è mai giustificabile,
ma, spesso, è causato dalla caduta in burnout dell’accudente.
Le reti primarie di cura e di
assistenza, sono all’oggi, insufficienti ed i c. g. sono diventati una
categoria sociale, con problematiche profonde.
Ma cosa fa il c.g.?
Il suo compito principale
consiste nell’organizzazione e gestione degli interventi di assistenza.
Il fatto che tutti i c.g.
intervistati abbiano uno stretto rapporto di parentela con l’assistito è la
motivazione dominante del “prendersi cura” dell’anziano.
Esiste un imperativo morale che
spinge il c.g. a restituire con questo accudimento, l’accudimento a propria
volta precedentemente ricevuto.
Il c.g. è innegabilmente
sottoposto ad uno stress, causato dall’impegno assistenziale e dalla
ricaduta che questo impegno ha nella sua vita di relazione. E’
importantissimo che non si senta solo, sarebbe auspicabile creare una “rete”
di familiari o amici o vicini che possano “sostituirlo” per periodi ridotti
e permettergli di “pensare un po’ a se”.
L’assistenza ad un anziano non
auto sufficiente non è mera esecuzione di quotidiane mansioni, ma deve anche
essere attenzione, sensibilità, partecipazione e condivisione di problemi e
situazioni personali, la cui difficoltà è direttamente proporzionale alla
gravità delle condizioni dell’assistito. Avere attenzione anche alle
condizioni psico-fisiche del c. g. mette tutti nelle condizioni di lavorare
al meglio ed evitare le situazioni limite di cui sopra.
Bibliografia
Rivista “Assistenza anziani”
Maggio 2005, Edizioni A.N.E.S. (Associazione Nazionale Editoria Periodica)
Pubblicato su Infermierionline.net il
07.06.05
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