CIAOPET: intervista ad Anna Morandi
Fondatrice e Direttrice di Ciaopet, sito di informazioni dedicato agli animali d’affezione, ex insegnante di scuola media sperimentale, allevatrice di boxer.
di Lucia Zanovello
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"... La paura di perdere l’amore dell’oggetto da cui dipendono, a causa delle disobbedienze e dei piccoli incidenti di percorso sono comuni. Piuttosto la differenza sta nel fatto che il cane non sa che, se non si adegua alle leggi di convivenza con gli umani, potrà essere abbandonato; mentre il bambino sa che, se non si adegua presto, non sarà per questo abbandonato…"
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Un mite pomeriggio Ravennate, con le indicazioni precisissime di Anna arriviamo senza alcun problema.
La casa in mezzo al verde è quasi mimetizzata, tra edera e piante.
Ad accogliere me e Beppe arriva prima di tutti Bice, una festante boxer che ci da il benvenuto.
Anna sorridente dietro di lei, ci ospita e pazientemente si sottopone al nostro terzo grado...
Cion: Anna da quando ti sei appassionata alla pet therapy? Gli animali hanno sempre fatto parte della tua vita o ti sei avvicinata a loro per necessità?
Anna: Posso dire che sono appassionata da sempre agli animali, quando io e mio marito ci siamo fidanzati abbiamo scoperto che entrambi amavamo i cani.
Io venivo da una famiglia dove c’era sempre stato un grande amore nei confronti degli animali, soprattutto per i cavalli.
Fu così che la nostra passione la concretizzammo avviando un allevamento di boxer.
Cion: Ia tua occupazione principale era però un’ altra, vero? Cosa facevi ?
Anna: Io insegnavo in una scuola media sperimentale, dal ’68 fino alla fine degli anni ’80.
Mi piacevano e mi piacciono molto i bambini, i ragazzi, io lavoravo con gli adolescenti.
Cion: Perché hai deciso di fare un sito dedicato agli animali?
Anna: Il sito ha una sua storia, tutto parte da mio figlio, dalla sua malattia e da un suo gruppo di suoi amici, volevo che potessero portare avanti questo progetto, “Ciaopet”.
Lo avevo fatto partire nel 2000 con l’intenzione di dare loro un’opportunità lavorativa, pensavo fosse una cosa interessante, ma poi internet è andato come è andato e trovare il modo di monetizzare un lavoro come questo è difficilissimo.
Avevo sperato di creare un organo di informazione completo, esauriente, fatto con tutti i crismi di scientificità, tecnologia, ma le grandi aziende investono ancora grosse somme sul cartaceo,
su internet non investe nessuno.
Cion: E’ stato difficile avviarlo… e trovare i collaboratori, i contatti?
Anna: Ho iniziato, all’inizio degli anni 90, un’attività di consulenza per una importante società che trattava alimenti per animali.
Un’attività svolta utilizzando prevalentemente i mezzi tecnologici da casa e credo di essere stata una delle prime persone in Italia a scoprire il “telelavoro” Avevo bisogno di flessibilità di orari, per i problemi di famiglia , ed allo stesso tempo non volevo fossilizzarmi.
Questa nuova attività mi portò a conoscere molte persone, e molti contatti li ho utilizzati poi per “Ciaopet” oltre a quelli che già avevo per la mia esperienza di allevatrice.
Avviarlo mi è costato si, tempo ed anche denaro, speravo in questo progetto, le nozioni raccolte erano utili e fruibili, complete e semplici.
Cion: Quanto aiuta la vicinanza di un animale nei momenti duri della vita?
Anna: Gli animali da sempre sono stati benefici nei confronti dell’uomo in moltissime situazioni, direi che la vicinanza è quotidianità, è naturale o perlomeno dovrebbe esserlo.
Il vivere con gli animali è cercare di rimanere vicini alla natura, all’ambiente, alle regole normali della vita…nascita crescita invecchiamento e morte.
Molti studi hanno analizzato problemi come la tossicodipendenza o la depressione, facendo diretto riferimento alla presenza degli animali, i risultati ottenuti sono insperati.
Cion: Per i bambini quanto è consigliato avere vicino un cane?
Anna: Direi che è fondamentale, i meccanismi che si istaurano tra animale e bambino,le interazioni che esistono nella crescita di un cucciolo sono state studiate ed elaborate.
Un importante psicologo, amico mio, il Dr Fernando Ferrauti, ha fatto anche uno studio
sull’interazione bambino e cane, molto approfondita.
Ho dedicato una parte del sito a questo loro speciale rapporto: “Esopo”.
“Esopo” è il frutto della mia esperienza come insegnante e come persona che ha vissuto a contatto con gli animali.
In esso ci sono programmi didattici, ma anche giochi, pronti ad essere usati in classe, è un vero portale dedicato ad animali, bambini e scuola
Cion: Secondo te, oggi, gli animali sono un po’ messi da parte nella vita degli esseri umani,?
E quanto può influire questo sul benessere dell’uomo?
Anna: Oggi ci sono delle situazioni di svantaggio non apparente, la mancanza di conoscenza di quelli che sono i ritmi della natura, della vita.
I ragazzi sono deviati da quello che è il mondo telematico, televisivo e quant'altro, sicuramente è uno svantaggio perché allontana dalla realtà, dalla maturità, da un’auto tranquillità che tu devi trovare in te stesso e che non ti può dare una macchina.
L’importanza della presenza di una bestiola è stata dimostrata da uno studio condotto in America, qui hanno abbassato il premio assicurativo agli anziani che possedevano un animale, hanno verificato infatti che costavano meno in termini di salute, si ammalavano meno.
Una qualità di vita diversa, migliore.
Cion: Secondo te la pet therapy è un po’ il ritorno alla natura o una cosa più scientifica e complessa?
Anna: Entrambe le cose distinguiamo in AAT e in AAA
Nel primo caso parliamo di terapie assistite da animali, si utilizzano seguendo protocolli precisi, in tutte le situazioni di disagio, dai bambini autistici, a persone non vedenti, o paraplegiche ma anche in ogni situazione si renda necessario, deficit motori e/o cognitivi.
L’animale ti propone uno stimolo continuo, sta lì la bravura del terapeuta nel vagliare se lo stimolo è positivo e fino a che punto lo è, o se talvolta è negativo, ed occorre interrompere.
Si è riscontrato che in situazioni di forte svantaggio l’animale può dare dei grossi risultati.
Per un non vedente è chiaro che serve un animale addestratissimo, per un non udente lo stesso, idem per il paraplegico. Quando ci sono deficit sensoriali dell’individuo, ben definiti,oppure dei deficit motori precisi, servono animali che diventano al servizio dell’uomo, perché compiono azioni al posto della persona, in questo caso parliamo non di animali terapeutici ma assistenti.
Possiamo avere poi svantaggi di tipo neurologico come ad esempio negli anziani con alzhaimer oppure nei bambini autistici, qui si è visto che alcuni animali, stimolano determinate reazioni nei soggetti, si sono avuti risultati positivi in quella che è la capacità di queste persone di riprendere dei contatti con l’esterno
Cion: Nella chat di infermieri on line, del 13 /03/03 ,in cui tu sei stata ospite, parlavi di come ogni animale abbia una specifica valenza nella terapia con l’uomo…..pensi che sia consigliabile a tutti la pet?
Esistono fobie verso gli animali…come fare in questi casi?
Anna: La pet si può fare utilizzando ogni genere di animale, si scelgono in base alle esigenze della persona, e della eventuale struttura.
Le fobie sono forme patologiche, forse dettate da traumi, esperienze negative, non è però la normalità. Non è normale avere fobie nei confronti degli animali..
E’ importante sfatare anche il fatto che qualsiasi animale possa essere usato per la pet, attenzione, è importante valutare bene.
Ad esempio con i cani provenienti da rifugi, canili, si deve fare molta attenzione, è importante sapere che possono aver avuto vissuti di violenze, questo li rende inadatti a sopportare situazioni negative che si possono talvolta creare.
Cion: Parlavi del contatto con gli animali come la scoperta dell’acqua calda…significa che ci siamo snaturalizzati progredendo?
Anna: Io parto dal concetto che la pet therapy è la scoperta dell’acqua calda, anche il sottosegretario al Ministero della Salute, Onorevole Guidi ha usato le mie stesse parole, perché gli animali da sempre sono stati benefici nei confronti dell’uomo in moltissime situazioni, senza che nessuno gli desse il marchio di “pet therapy”.
Mio figlio ha vissuto tutta la sua vita con i suoi animali, è stato un regalo della vita per lui averli
Oggi si parla di pet, parlando molto di beneficio che l’animale ti può dare in determinate situazioni di svantaggio.
Si deve analizzare la cosa a livello generale, il vivere con gli animali è soprattutto, come già detto, cercare di rimanere vicini alla natura, all’ambiente, alle regole normali della vita.
Gli animali tutti i giorni devono essere alimentati, curati, accuditi, e sarebbe bello si potesse fare all’interno di una struttura dove ci sono lungodegenti.. Aiuterebbe a non perdere il contatto con la realtà.
Anche un acquario, è sicuro come igiene ed è bellissimo da vedere, i bambini si incanterebbero a guardare i pesci, il loro movimento, il colore.
Un modo diverso di vivere la vita, con più interessi, con più stimoli, con più energia con più conforto.
Beppe: Nella tua esperienza hai verificato che il boxer è più malleabile?
Anna: Il boxer ha una particolare predisposizione per i bambini e non è reattivo assolutamente
Parliamo di un molossoide, un cane che ha un suo carattere, una grossa tempra, sopporta il dolore senza reagire non si spaventa nemmeno in situazioni negative.
Beppe: Hai coniugato la tua passione con il lavoro di allevamento quindi?
Anna: Si, è stato così. Comunque io credo che sia importante anche per la terapia con gli animali sapere le caratteristiche di una determinata specie, l’allevatore seleziona determinati caratteri della razza quindi non solo peculiarità estetiche ma anche e soprattutto deve portare attenzione al carattere
Nel momento in cui decidi di prendere un cane devi scegliere anche quale cane vuoi, qual è il cane più adatto a te, a seconda di come sono le tue condizioni.
Gli animalisti danno battaglia agli allevatori dei cani di razza, dicono che alleviamo solo per la bellezza ma non è così, un cane ben selezionato ha determinate caratteristiche che vengono garantite dall’allevatore. Se vado in un canile devo essere consapevole che non so che tipo di carattere e di esperienze abbia il cane che adotto.
Cion: So che sei molto amica di Marcello Galimberti e di Debra, come li hai conosciuti?
Anna: Marcello l’ho conosciuto agli inizi degli anni ’90 in occasione di un convegno che avevo organizzato per l’azienda per cui lavoravo.
Questo convegno è rimasto un pilastro nel mondo della cinofilia italiana.
Anche Marcello vi partecipò e mi raccontò del sogno che aveva, lavorare con i cani e con le persone, lo incoraggiai ad andare avanti, secondo me era una strada che poteva avere un futuro.
Cion: Possiamo dire che la pet è anche la tua filosofia di vita o le attribuisci una valenza diversa?
Anna: Direi di si, direi che per me è la consuetudine, è la normalità.
Gli animali sono stati da sempre presenti nella mia vita, mio padre era appassionato di cavalli li utilizzava anche per gli spostamenti, i miei figli sono nati che c’erano già i boxer in casa.
Quando mia figlia si è sposata, come regalo di nozze ha voluto un boxer, non può concepire la vita senza un boxer e lo stesso è per la mia nipotina, da sempre vissuta con il cane che le respira vicino, che le scodinzola, che le viene incontro.
Ovviamente per loro il cane è il boxer, perché è quello che conoscono in tutte le sue manifestazioni.
Pensa che alla fine degli anni ’80 c’è stato un mese in cui ci trovammo senza nemmeno un cane, quelli vecchi erano morti, eravamo in attesa di un cucciolo, che poi era Blu, Grazia,mia figlia, che era abituata a dormire con un boxer, non riusciva più a riposare, si svegliava e non si riaddormentava perché non sentiva il respiro del cane.
Questo per dirti come io sia legata agli animali e quanto abbiano da sempre fatto parte della mia esistenza.
Cion: Un saluto agli infermieri che leggeranno la tua intervista?
Anna: Quello dell’insegnante e dell’infermiere sono lavori estremamente delicati, a contatto con le persone.
Anche un semplice cambio di turno, un ritardo può creare problemi.
Io ammiro molto gli infermieri e credo che abbiano un dono speciale per scegliere questa attività.
Un caro saluto a tutti e buon lavoro.
Pubblicato su InfermieriOnline il 01.04.03