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Anno 2004 EDITORIALE:
La sottile linea d’ombra: vincolo e risorsa per il coordinatore infermiere A cura di Valter Fascio
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Gli ultimi mesi dell’esercizio professionale per l’anno 2004 si stanno avvicinando, e ad un’analisi attenta della normativa sullo stato giuridico e contrattuale del coordinatore infermiere si presenta sempre la necessità urgente di rivisitare quei criteri generali - così poco chiari - per l’assegnazione delle funzioni, in nome dell’equità e con una forma più stabile. Parimenti, si sta assistendo ad un assalto all’ultima diligenza mai visto. Chi può cerca di salirvi in corsa: infatti, prosegue in Parlamento l’iter del nuovo ddl n° 1645, che introduce l’obbligo del possesso del master e ricompone la nuova cornice del quadro legislativo di riferimento, essendo ineluttabile per la figura la prospettiva di diventare “professionista coordinatore”. A voler fare le somme, dunque, delle novità degli ultimi mesi, se si esclude il parziale e pasticciato riconoscimento giuridico (il passaggio in cat. DS), il bilancio complessivo tra i pro e i contro del CCNL 2002-2005 comparto sanità poteva essere un po’ più favorevole al coordinatore infermiere. Le questioni di maggiore interesse per la figura sono state appena sfiorate, molto continua ad essere lasciato alle numerose ingerenze esterne e demandato alla contrattazione locale. E siamo ancora sempre nell’attesa speranzosa - nelle more - della futura entrata in vigore del disegno di legge Tomassini. Per non parlare del recente decreto sulla Laurea Specialistica che non riconosce le giuste aspettative professionali, e blocca - di fatto - lo sviluppo di carriera agli attuali coordinatori di Area, Dipartimento e Unità Operativa. Si tratta di colleghi che pur già svolgendo quotidianamente funzioni di “quadro” intermedio, anche con l’affidamento di posizione organizzativa, oltre a non ottenere un inquadramento stabile, rischiano di essere esclusi sia dall’ingresso nella laurea specialistica, sia dalla dirigenza “unica”. Un’altra doverosa considerazione va fatta a riguardo dell’esercizio professionale, che è fortemente “in progress”. Un tempo non troppo lontano, la gestione dell’assistenza era svolta soltanto dal coordinatore: oggi gli infermieri si auto-organizzano, danno indicazioni organizzative agli operatori di supporto, e la stessa “presa in carico” dei pazienti è una loro precisa autonoma responsabilità, così come definito dal profilo dell’infermiere. Le “competenze” attese dagli infermieri, dai coordinatori, e dal restante personale di supporto, sono molto cambiate negli ultimi anni: alcune realtà lavorative stanno guardando verso questa nuova prospettiva; altre, sono ancora rivolte verso modelli passati; altre sono a metà percorso. In tema di “management” infermieristico, diversamente dagli aspetti clinici, nonostante l’argomento sia stato affrontato ed esposto in tante relazioni, articoli e corsi di formazione, non ci sono nuove e certe evidenze scientifiche per lo specifico, che ci dimostrano che cosa è meglio fare e che cosa, invece, non lo è. Una cosa però è stata finalmente percepita da tutti: la revisione di norme e competenze inerenti la figura del coordinatore ha fatto calare la nebbia, creando una terra di nessuno, il regno della confusione. La possibilità di poter prescindere dal possesso di titoli di studio ha permesso alle aziende di valorizzare molti talenti, ma anche di più e malamente ne ha bruciati. Ci siamo anche abituati a navigare a vista, ma ora è necessario avere una rotta stabile, per giungere in porto, anche se - per quanto già fatto - è già troppo tardi. Nelle vicende di vita e di salute c’è oggi un assoluto bisogno, in tutte le professioni, della presenza di un regista come il coordinatore, che ha a che fare con il “sistema” sanitario e la sua complessità, esplicando appropriatezza organizzativa, efficacia ed efficienza, e assicurandola: questo avviene nel momento in cui può assumersi “concretamente” delle responsabilità ed agire in piena autonomia. Se per lo svolgimento dell’esercizio professionale del coordinatore basteranno le norme in vigore e quelle previste in futuro dal disegno di legge n° 1645 Tomassini, garantendone anche le funzioni, noi non possiamo ancora saperlo… Né, di certo, potranno queste nostre considerazioni concludere definitivamente il dibattito professionale e culturale che tiene banco da un decennio, e che sta animando tutto il sistema in cui opera il coordinatore infermiere. Tuttavia, con la nascita di sempre nuove leadership e più leader che operano nello stesso contesto sanitario, l’esigenza stessa di chiarire i confini, tra chi gestisce il “sistema” e chi “gestisce l’assistenza”, potrebbe servirci all’uopo, pena l’ingestibilità delle strutture e, in primis, aiutarci a dipanare l’ingarbugliata matassa… Occorre, dunque, chiarire la sottile linea d’ombra che corre tra le “funzioni organizzative” di infermieri e coordinatori e, ancor prima di questa, quella sovrastante, che confina con la dirigenza. Essere convinti dell’importanza del raggiungimento dell’unico obiettivo comune che serve a tutti, che è poi quello della Professione: il completo “governo” del “processo assistenziale”. Per quanto sopra detto, dobbiamo continuare insieme a collaborare e impegnarci al fine di perseguire l’importante meta.
Pubblicato su Infermierionline il 27.08.04 Copyright © AIOL 2005
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