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Il Coordinamento Nazionale dei Caposala (Coordinatori
dell’assistenza infermieristica) ha organizzato, nell’ambito delle
proprie iniziative statutarie, l’VIII Congresso Nazionale dei
Caposala dal 20 al 22 Ottobre 2004 a Bologna, presso il Palazzo dei
Congressi. All’evento hanno partecipato circa 2000 coordinatori, un
grande afflusso, come già avvenuto nelle precedenti edizioni. Erano
presenti ai lavori autorevoli relatori del mondo sanitario,
politico, amministrativo, sociale e professionale La presidente M.G.
De Togni, in apertura, ha sottolineato le variazioni intervenute nei
bisogni di salute della cittadinanza per dare ai Coordinatori
infermieristici i mezzi e gli strumenti necessari per partecipare
realmente alla gestione dei cambiamenti dell’organizzazione
dell’assistenza nelle Unità operative e nei Dipartimenti delle
Aziende sanitarie, per dare risposte assistenziali efficaci ed
efficienti e di qualità”. Il tema stesso del Congresso “Sanità oggi
per il domani: diritto alla salute e innovazioni organizzative
nell’assistenza infermieristica” si proponeva infatti, una
riflessione sulle innovazioni in sanità, di individuare nuove e
migliori modalità organizzative dell’assistenza, di riconoscere
potenzialità, autonomia e responsabilità del Caposala-Coordinatore
per promuovere lo sviluppo di nuove competenze al fine di presidiare
al meglio il governo dei processi. Nelle giornate congressuali sono
anche stati presentati i cambiamenti dei bisogni dell’utenza e i
modelli organizzativi dell’assistenza centrati sui questi nuovi
bisogni: il miglioramento del comfort, la continuità assistenziale,
il governo organizzativo tramite la gestione per processi, la
gestione del rischio, la dipartimentalizzazione e l’esternalizzazione.
Il
tutto al fine di responsabilizzare ogni attore che opera in ambito
sanitario ai fini dell’appropriatezza assistenziale.
Si è
auspicato, inoltre, di poter migliorare le modalità stesse di
valutazione e valorizzazione dei professionisti coordinatori che,
rammentiamo, hanno funzioni organizzative e di coordinamento
dell’assistenza operando in diversi livelli, nelle Unità operative,
nei Dipartimenti ospedalieri, nelle Aree aziendali, all’interno
dell’Ospedale o nel Territorio, nella consapevolezza della ricaduta
positiva che questo comporterebbe sulla qualità delle prestazioni
complessive erogate dalle Aziende sanitarie.
Nuovi scenari formativi nell’area infermieristica. Per accompagnare
l’evoluzione di una professione in rapida e profonda trasformazione
la facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma e il
Policlinico Gemelli, in occasione della conclusione della I edizione
del Master in Management infermieristico
per le funzioni di coordinamento, hanno dedicato una giornata
di studi a “Lo sviluppo delle competenze dell’infermiere
coordinatore nel sistema universitario”. Protagonisti i 103
infermieri che hanno conseguito il master provenienti da Tricase,
Torino e Roma. Ad aprire i lavori il prof. Walter Ricciardi,
Direttore dell’Istituto di Igiene della Cattolica, e il prof.
Pasquale Marano, Preside della facoltà di Medicina dell’ateneo.
«Da quest’anno – ha spiegato Pasquale Marano – parte dalla
Facoltà di Medicina la laurea specialistica in Scienze
infermieristiche e ostetriche, la prima ad avere ottenuto il
riconoscimento dell’ordinamento didattico dal CUN (Consiglio
universitario nazionale). La nuova laurea nasce dalla lunga
tradizione di formazione manageriale degli infermieri portata avanti
dalla Scuola speciale per dirigenti dell’assistenza infermieristica
(DAI), di cui essa è la naturale erede».
«Gli oltre 1000 dirigenti infermieristici, con competenze mediche
ma anche gestionali, formati qui in Cattolica – ha detto Walter
Ricciardi – confermano l’impegno dell’università nell’orientare la
propria offerta formativa alle mutate condizioni del contesto
lavorativo nel campo infermieristico. In questa prospettiva la
Cattolica propone il suo modello di formazione globale degli
infermieri, offrendolo allo studio e alla valutazione delle altre
università e della comunità, in una logica di dialogo costruttivo
per sviluppare il percorso infermieristico universitario».
«Una crescita graduale degli attuali 326 mila infermieri italiani
per assicurare loro una formazione di qualità» è l’obiettivo
enunciato da Annalisa Silvestro, Presidente della federazione IPASVI,
che ha sottolineato «la necessità di una formazione
multidisciplinare per gli infermieri chiamati oggi a gestire risorse
umane e mezzi. Ciò va fatto in un’azione di coordinamento con i
medici». «Medici e infermieri – ha ribadito Annalisa Silvestro –
sono le figure che si fanno carico dei problemi di salute del
paziente dall’inizio alla fine, e quindi devono rispettarsi a
vicenda nel riconoscimento delle competenze professionali di
ciascuno. È questo il passaggio qualificante dell’intero percorso di
tutela della salute di ogni cittadino. I 326 mila infermieri
italiani – ha proseguito la Silvestro – provengono da percorso
formativo d’eccellenza e si avvalgono delle modalità di esercizio
più avanzate d’Europa; anche il nostro codice deontologico è
studiato a livello europeo. Proprio per questo bisogna portare
avanti questi valori, tenendo presente che si sta andando verso un
sistema in cui all’infermiere laureato sarà richiesto di gestire
molte risorse professionali. Sul piano della formazione siamo di
fronte alla sfida rappresentata dall’attivazione della laurea
specialistica, che l’Università Cattolica ha già accolto».
(Fonte: Gida Salvino,
Cattolica news)
Nell’ultimo decennio l’infermieristica
italiana ha vissuto una profonda e radicale innovazione del suo
assetto normativo che ha avuto il suo culmine nella L. n° 42/99,
dove si realizza il superamento del concetto di “ausiliarietà” e si
affida al professionista infermiere piena responsabilità e autonomia
sul processo assistenziale. Questa nuova prospettiva si completa
attraverso l’istituzione del corso di laurea specialistica, in grado
di formare la nuova classe dirigente che dovrà governare i processi
di formazione, di ricerca e di management dell’assistenza,
indispensabili per garantire una sanità efficace, solidale e
sostenibile.
A completare il quadro che rende la
normativa italiana forse la più avanzata d’Europa, è stata emanata,
la L. n° 251/00 che istituisce la dirigenza infermieristica. Da
allora alcune Regioni hanno provveduto a generare un proprio quadro
normativo per dare applicazione alla norma nazionale. Il Piemonte si
appresta a farlo. Il convegno ha rappresentato un momento di
confronto tra la Professione e il Governo delle Regioni per fare il
punto e analizzare le esperienze fin qui condotte perché,
nell’Italia della devoluzione, le Regioni possano dotarsi di una
vera dirigenza infermieristica in grado di garantire l’unità del
processo assistenziale autonomamente e sotto la “piena
responsabilità infermieristica”.
Particolarmente indicativo per i coordinatori infermieristici,
l’intervento di Maria Gabriella De Togni, Presidente del
Coordinamento Nazionale Caposala, la quale ha posto l’accento
sull’importanza del livello intermedio dirigenziale (e non solo
apicale). Le figure di coordinamento di Area e di Dipartimento,
costituiscono, senza ombra di dubbio, lo “snodo cruciale” in ogni
ipotesi istitutiva di un servizio infermieristico aziendale; inoltre
si rende necessario “sancire” e “garantire”, una volta per tutte,
piena autonomia manageriale, tramite “l’istituzione delle funzioni
di coordinamento” (Ddl n° 1645).
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