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“Noi sappiamo
bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano.
Ma se questa
goccia non ci fosse del tutto, all’oceano mancherebbe”.
Premessa
Volendo parlare oggi di Servizio infermieristico,
nonostante la situazione generale molto confusa, sarebbe perlomeno
interessante riprendere i troppo presto dimenticati ‘ordini del giorno’
della 12^Commissione Igiene e Sanità del Senato, quelli collegati alla legge
n° 251/2000, votati da tutto lo schieramento parlamentare, che prevedevano
il ruolo unico della dirigenza infermieristica articolata in tre posizioni
funzionali: semplice, complessa e di Dipartimento.
Questa proposta aveva un suo senso giacché
elaborata sul modello istituito per la dirigenza medica data l’analogia
delle funzioni. Inoltre riproduceva il modello gestionale
dell’organizzazione infermieristica dei Paesi Europei ed interpretava anche
le indicazioni del progetto-infermiere dell’OMS per l’Europa del 2000.
In sostanza, il CCNL della Dirigenza Sanitaria
del 2000 rendeva già possibile (art. 63 comma 5 del suddetto) il
conferimento di incarichi a termine in qualità di dirigente al personale del
comparto ancorché sprovvisto di laurea come previsto dall’art. 19 comma 6
del Dlgs n°29/1993, purché ‘capace’ di assolvere la funzione
dirigenziale.
Con questa modalità si sarebbe evitato di
spendere risorse contrattuali utilizzando l’istituto della posizione
organizzativa che è a carico del fondo per la progressione orizzontale
poiché l’incarico dirigenziale grava invece sul bilancio dell’Azienda.
Questi ordini del giorno sono stati del tutto
disattesi nell’elaborazione pratica della legge in questione, che ha
istituito la Dirigenza, e non sono quindi stati successivamente normati, e
scarsa possibilità vi è che lo siano ora.
Quale futuro dunque si prospetta per gli
infermieri coordinatori all’interno della Dirigenza e del Servizio
infermieristico? I punti chiave determinanti sono quelli di sempre, ai
diversi livelli di responsabilità: le competenze, l’inquadramento normativo,
la formazione specifica, l’irrevocabilità dell’incarico, l’autonomia reale e
le corrette prospettive di carriera.
Le risposte vanno individuate nelle problematiche
che il coordinatore vive in questo momento storico, sia sul piano normativo,
giuridico, economico, e formativo, sia all’interno del Dipartimento, quale
‘modello organizzativo’ di elezione per lo svolgimento delle attività
sanitarie”.
Cronistoria del ‘coordinamento intermedio’
Entrare nel Servizio infermieristico avendo
raggiunto la revisione del ‘profilo’ funzionale del coordinatore e della
denominazione significava ‘coerenza’ con le reali funzioni che si andranno a
esercitare per rispondere alle concrete esigenze degli utenti.
Una necessaria precisazione sul termine ‘profilo’:
il disegno di legge n° 1645
può forse consegnarci l’istituzione della
‘funzione’ di coordinamento ma non l’auspicato ‘profilo’ funzionale che ben
garantisce ciò che un operatore è, cosa fa, i principi cui si ispira.
Sarebbe, comunque, stato un ‘profilo’ funzionale e non ‘professionale’: mai
si sarebbe staccato da quello dell’infermiere. Non pensino ad un ‘refuso’
coloro che leggono.
L’infermiere professionale e il caposala, fino a
non molto tempo fa, hanno mantenuto due diversi mansionari e nessuno si è
mai sognato di affermare che il ‘caposala’ non era più un ‘infermiere’.
Non aver compreso l’importanza di questo, invece,
significa lasciare dei ‘nodi’ insoluti in tutta la filiera ospedaliera,
perché il coordinatore infermieristico ‘dirigente intermedio’ costituisce
effettivamente il trait-d’union fra l’utente e tutti i livelli
organizzativi, sia che si collochi, all’interno del Servizio
Infermieristico, come coordinatore in ‘staff’ (Aree) oppure in ‘line’
(Dipartimenti).
A questo punto, tanto varrebbe cancellare del
tutto le funzioni di coordinamento (NdR come tanta parte della
letteratura già suggerisce) e parlare soltanto più di dirigenza di primo
e secondo livello, incarichi di struttura complessa e semplice, e incarichi
di alta specializzazione.
Gli infermieri, già in possesso del diploma di
laurea e inseriti nella categoria D, non hanno bisogno di avere dei
‘mezzi-coordinatori’ o ‘coordinatori incompiuti’, ma, se mai, dei veri
‘quadri’ intermedi.
La creazione del Servizio infermieristico,
oggigiorno, infatti, non può prescindere dall’organizzazione: ideale sarebbe
una struttura orizzontale, con coordinatori intermedi d’Area e Dipartimento
in posizione gerarchica forte e strutturata, piena autonomia degli
infermieri nelle decisioni assistenziali e sul controllo del proprio
lavoro.
Un siffatto sistema decisionale permette
concretamente di implementare i meccanismi che facilitano la comunicazione
con i coordinatori delle unità operative complesse e semplici, la
suddivisione delle diverse responsabilità, in modo da garantire continuità e
precisione valutativa e il riconoscimento del valore del lavoro, del
curriculum e della formazione degli infermieri.
Non occorre soffermarsi oltre su questi aspetti,
essendo sufficiente affermare che essi, come è evidente, concorrono a
caratterizzare la ‘professionalità’ e la ‘credibilità’ stessa del
coordinatore infermieristico intermedio.
L’autonomia e la responsabilità si misurano
soltanto sulla professionalità acquisita, e quest’ultima è, innegabilmente,
costituita da: studi, formazione post-base, aggiornamento, esperienza.
Le disposizioni allo studio del Ministero per la
definizione della figura del coordinatore/dirigente infermieristico
intermedio, a suo tempo, recitavano:
“Art. 1 Il caposala è il dirigente
infermieristico dell’Unità Operativa e del Dipartimento con funzioni di
direzione, di coordinamento, di organizzazione e di gestione dell’assistenza
infermieristica ed alberghiera e delle risorse umane e materiali (…). Per
accedere alla qualifica descritta dal comma 1, è richiesta una formazione
specifica da conseguirsi col Master in management (…) o la laurea
specialistica (…) Il certificato Afd è equivalente al Master in management
istituito ai sensi del comma 2”.
La Direzione aziendale, per garantire la funzione
di guida professionale e di riferimento organizzativo, ha la necessità di
esplicitare gli obiettivi da raggiungere, e per realizzare i cambiamenti
necessari al raggiungimento deve avvalersi non solo di ‘apicali’ ma di ‘quadri’,
che mettano in atto le misure necessarie, per elaborare, introdurre,
sostenere i cambiamenti.
Il Dirigente infermieristico intermedio, come
afferma un insigne e famoso economista, “ha la funzione di orientare i
comportamenti delle persone verso un obiettivo unitario e per questo ha
bisogno di competenze organizzative e gestionali e tale concetto è ben
diverso da quello di infermiere ‘operatore specializzato’, se pur con
esperienza e di alto livello, che invece ha responsabilità tecnico-pratiche”.
Quale coordinamento per quale Servizio Infermieristico
Nelle realtà più evolute il documento di budget
dell’azienda contiene anche le linee annuali di indirizzo della Direzione
del Servizio infermieristico, che sono vincolanti per i livelli direzionali
intermedi (Coordinatori di Area; Coordinatori di Presidio/Distretto;
Coordinatori di Dipartimento; Coordinatori di singola U.O.).
All’interno della cornice generale, ogni settore
individua e negozia i propri obiettivi sia verso l’Azienda sia verso il
personale, la ricerca e la professione.
Dal punto di vista dell’integrazione
professionale, occorre dare realmente una ‘valenza’ dipartimentale ed
interdipartimentale ad alcune tipologie di unità organizzative.
Una struttura complessa deve catalizzare
professionalità e competenze ma non cadere nell’autopoiesi e
autoreferenzialità: integrarsi con il Dipartimento con il quale condividere
unità organizzative, come il day hospital, ma anche diagnostiche e di
urgenza.
Da un punto di vista operativo si intende,
dunque, che ogni Dipartimento deve essere in grado di provvedere
autonomamente alla gestione del personale assegnato comportando anche
l’utilizzo in comune.
Un attuale modello di organizzazione che
presuppone anche percorsi assistenziali in cui il paziente entra, riceve
prestazioni e esce in unità, magari diverse, necessita almeno di un
Dirigente coordinatore infermieristico intermedio per ogni Dipartimento,
inquadrato al livello “DS” e con l’attribuzione dell’incarico di ‘posizione
organizzativa’.
Quest’ultimo, si può collocare in posizione di
‘line’ rispetto al Dirigente Coordinatore del Servizio infermieristico
aziendale (nominato dal Direttore Generale su proposta del Direttore
Sanitario - in posizione di staff alla Direzione Generale), oppure al
Dirigente Coordinatore d’Area.
Il Dirigente coordinatore infermieristico di
Dipartimento è ‘motivatamente’ individuato dal Dirigente Coordinatore
d’Azienda ‘di concerto’ con il Direttore Sanitario dell’Azienda o il
Responsabile medico di Presidio; ha rapporti funzionali con il Coordinatore
infermieristico di Presidio/Distretto e agisce di concerto con il Direttore
del Dipartimento medico interessato. La durata dell’incarico, di norma,
rinnovabile, è di 3 anni.
Gli incarichi devono essere conferiti attraverso
l’assegnazione di risorse “pesate” attraverso precisi ‘indicatori di
complessità’ organizzativa; gli obiettivi devono essere chiaramente
esplicitati, e la formalizzazione avvenire tramite la firma di un contratto
individuale. Sono previste verifiche periodiche e valutazione finale da
parte di una commissione.
Il Dirigente coordinatore infermieristico di
Dipartimento deve essere dotato di autorevolezza ed autonomia effettiva,
necessaria a governare processi complessi, ad assumersi decisioni operative
che hanno ricadute ben oltre la tradizionale unità operativa semplice o
complessa di assegnazione, e che permettono di operare mobilitazione di
risorse umane e materiali verso aree e momenti di criticità.
Le attribuzioni specifiche sono inerenti
l’indirizzo e la gestione trasversale operativa nei confronti dei
coordinatori infermieri e operatori di UU.OO. Il Dirigente coordinatore
infermieristico di Dipartimento entra di diritto, come membro effettivo, nel
Comitato di Dipartimento.
Quale impegno del ‘coordinatore
intermedio’ per quale incentivo.
Si possono
enunciare alcune ipotesi: potrebbe trattarsi di una funzione aggiuntiva alle
gestione della propria U.O. di assegnazione; potrebbe trattarsi di un
impegno totale del coordinatore intermedio considerata la complessità del
Dipartimento; l’incarico potrebbe essere attribuito ‘per selezione,’ ‘a
rotazione’, oppure, ‘per elezione,’ per un periodo predeterminato ai
coordinatori in possesso dei requisiti richiesti.
L’introduzione di un Dirigente Coordinatore infermieristico intermedio, tra
quello di gestione di U.O. semplice/complessa e quella di gestione
dell’intera Azienda, può diventare una nuova possibilità di carriera per gli
infermieri ed un’ulteriore per i coordinatori.
Quale formazione richiesta al coordinatore
Il disegno di legge n° 1645 del 2002 prevede una
formazione manageriale per lo svolgimento delle funzioni di coordinamento
infermieristico, conseguita attraverso il Master di primo livello, secondo
quanto previsto dal D. MURST n° 509/1999, art. 3 comma 8.
Altre fonti professionali ritengono che possa andare bene
anche la Laurea Specialistica.
Sorgono
spontanee due riflessioni:
-
attualmente, per l’assegnazione dell’incarico dirigenziale aziendale è
sufficiente molto meno (NdR Ai sensi della norma transitoria sono
sufficienti 5 anni in Cat. D-DS e un qualsiasi attestato di formazione
manageriale);
- la
Laurea Specialistica stessa se sarà “disciplinare”, formerà un futuro
Dirigente infermieristico Aziendale che deve poi iscriversi ad un Master di
2° livello per avere una formazione “dirigenziale/manageriale” (quello
attuale, per la maggioranza, infatti possiede un titolo dirigenziale: IID,
DAI, DSI).
Conclusione
Prima
di terminare è senza dubbio indispensabile sottolineare la rilevanza dei
coordinatori che dovranno essere mantenuti in ogni U.O., sia
nell’organizzazione Dipartimentale, sia nel Servizio Infermieristico, perché
è all’interno della U.O. che si realizzano i processi organizzativi e
assistenziali atti a produrre le prestazioni in risposta agli specifici
bisogni dell’utenza.
Questi
processi, se implementati, per produrre risultati efficaci, efficienti e
pertinenti, non possono prescindere, dunque, da una ‘stretta’
collaborazione: si tratta “in primis” di “un continuum”, tra il Dirigente
Coordinatore d’Azienda, da un lato, e il Dirigente Coordinatore d’Area, il
Dirigente Coordinatore infermieristico di Dipartimento e di unità operativa,
dall’altro. E non solamente della collaborazione con i Direttori medici di
Dipartimento.
Il
livello intermedio è “in bianco”. Si attende un’organizzazione assistenziale
fatta di responsabilità verso la qualità del Servizio e delle prestazioni,
così come gli infermieri chiedono e i cittadini meritano.
Riferimenti normativi del Servizio Infermieristico
- Dlgs n° 502/1992, art. 15-septies comma 2;
- Dlgs n° 517/1993;
- Dlgs n° 29/1993, art. 26;
- L. n° 251/2000, art.1 comma 3; art. 6 comma 2; art. 7
comma 3;
- PSN,
PSR, leggi ed indirizzi Regionali;
- Atto
Aziendale.
Bibliografia
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Guzzanti E., Mastrilli F. Mastrobuono I., Mazzeo MC. Aree funzionali
omogenee e Dipartimenti. Federazione Medica 1994; 10:4-8.
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Del Bono G.. Proposte di linee guida per l’applicazione del modello
dipartimentale nelle strutture ospedaliere. Foglio Notizie VI n° 3,
27/5/1996.
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Mastrilli F., Paci A., Carinci P., Alesini A., Simonetti G. Il Dipartimento
nel Servizio Sanitario Nazionale. Proposta di linee guida per l’applicazione
del modello dipartimentale nelle strutture ospedaliere. Rapporto
dell’Agenzia per i Servizi Sanitari, Roma, 1996.
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Chiappi S. Un modello per l’organizzazione sul territorio. L’infermiere n°
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Coordinamento Nazionale Caposala. Foglio Notizie n° 13 Dicembre 1995
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Coordinamento Nazionale Caposala. Foglio Notizie n° 15 Dicembre 1996.
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Coordinamento Nazionale Caposala. Foglio Notizie n° 21 Dicembre 1999.
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Coordinamento Nazionale Caposala. Foglio Notizie n° 28 Agosto 2003.
-
Coordinamento Nazionale Caposala. Atti 5° Congresso Nazionale 1995.
-
Coordinamento Nazionale Caposala. Atti 6° Congresso Nazionale 1998.
Schema esemplificativo di uno dei modelli di organizzazione dirigenziale del
‘Servizio Infermieristico’:

Pubblicato
su InfermieriOnline il 20.10.03
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