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Nella nostra formazione professionale, non
si è dato mai molto peso all’aspetto economico.
Professione di aiuto, mirata alla persona,
al mantenimento di quelle che sono le condizioni di vita “accettabili” od al
ripristino delle stesse.
Si introduce, però ora, un nuovo concetto:
il concetto di budget.
Il budget non è, come si può pensare, un
indice esclusivo di risorsa economica; è indice di risorsa finalizzata ad un
obiettivo, dove per risorsa si intende tutti gli elementi che concorrono al
raggiungimento di quell’obiettivo.
E quindi:
-
Risorse economiche
-
Risorse umane
-
Risorse strutturali
-
Risorse temporali.
Da ciò la necessità di pianificare
dettagliatamente; poiché da una pianificazione dettagliata emergono subito
le risorse necessarie al raggiungimento dell’obiettivo.
Possiamo dire che il processo di budget è un
processo di operalizzazione dei programmi.
In questo modo i dirigenti si assicurano
che siano ottenute le risorse utilizzate efficientemente per il
raggiungimento degli obiettivi specificando:
Si ha così una visione globale che permette
valutazioni economiche e quindi l’identificazione delle risorse necessarie
per il raggiungimento degli obiettivi.
Il processo di budget è strettamente
correlato al processo di controllo di gestione; è necessaria quindi la
sistematica rilevazione e controllo sui valori attesi (reporting) attuando
(analisi degli scostamenti) azioni correttive o ridefinendo gli obiettivi.
Il controllo di gestione non è altro che
l’insieme degli strumenti di governo della funzionalità aziendale, in
funzione degli obiettivi programmati.
E’ il monitoraggio delle risorse impegnate e
la verifica dei risultati.
Sono tutti elementi correlati ed interagenti
per stabilire politica e risorse atte a conseguire obiettivi prestabiliti.
Abbiamo detto che budget può essere tradotto come “l’insieme degli
obiettivi da perseguire in un dato periodo e definizione delle risorse
necessarie”.
E’ strettamente connesso alla
pianificazione, programmazione e controllo della direzione aziendale.
La partenza per la formulazione di un budget
è sempre determinata dall’Atto Aziendale, atto in cui l’azienda definisce la
sua finalità istituzionale e la sua visione strategica.
In parole povere, con il suo atto, ogni
azienda definisce quali siano le proprie priorità in termini di servizi da
erogare o progettazioni da svolgere.
All’interno dello staff dirigenziale, l’
ufficio programmazione e controllo di gestione, in base a valutazioni su
dati storici e su dati di previsione, appronta delle schede di budget per
ogni centro di responsabilità aziendale. Queste schede vengono completate
dai responsabili dei centri di responsabilità con le singole richieste di
budget. L’ufficio programmazione e controllo di gestione riceve tutte le
proposte di budget di tutte le unità operative definendo il budget aziendale
e verificandone la compatibilità economico/finanziaria.
Questo meccanismo, squisitamente tecnico,
permette un approccio sistemico e sufficientemente oggettivo ma, c’è un ma…
La Legge 241 del 7/08/1990, il DPCM del
27/01/1994, il DPCM dell’11/10/1994 regolano i rapporti tra cittadini ed
amministrazioni, sanciscono principi di uniformità di erogazione dei servizi
pubblici o convenzionati , stabiliscono le modalità di creazione degli
uffici per le relazioni con il pubblico (URP) ; il DLgs 30/12/1992 n°502 ed
il DLgs 7/12/1993 n°517 convertito nella Legge n°273 dell’11/07/1995
impongono a tutti i soggetti erogatori di servizi pubblici l’adozione di
Carte dei Servizi (la Legge n°2/95 del 31/08/1995 pubblica le linee guida
per la compilazione della carta dei servizi, che deve:
-
Avere una presentazione dell’azienda
-
Dare informazioni sulle strutture
-
Deve specificare standard di qualità,
obiettivi e pianificazione
-
Informare sui meccanismi di tutela e
verifica ); il DPCM del 19/05/1995 pubblica uno schema di riferimento per
il settore sanitario di modelli di questionari sulla soddisfazione così
come viene percepita dal cliente.
Quindi la “centralità” del cittadino viene
sancita come legge dello stato e come tale regolamentata.
La soddisfazione del cliente è il parametro
che esprime la qualità di un servizio.
Il termine qualità può essere tradotto come
“la capacità di una struttura organizzativa di soddisfare esigenze espresse
od implicite”. Per qualità dei servizi intendiamo:
-
Affidabilità, la capacità, cioè, erogare
servizi con continuità
-
Fiducia/sicurezza, che sono le peculiarità
professionali ed umane degli operatori
-
La tempestività, la velocità della
risposta ad una richiesta di salute
-
L’empatia
-
Le attrezzature, le strutture fisiche, gli
aspetti alberghieri.
Possiamo dire che la soddisfazione è la
risposta emotiva positiva o negativa alla valutazione dell’esperienza
dell’utilizzo di un servizio.
Il cliente confronta le sue aspettative con
ciò che ha realmente ottenuto.
Questo non sempre è un processo di
valutazione strettamente legato alla qualità del servizio.
Spesso intervengono pregiudizi ed
aspettative “incongrue”.
Un’indagine del
Censis, che ha coinvolto
451 enti (50,3% ASL, 19,1% ospedali, 30,6% RSA) ha rilevato che l80%
dell’utenza non conosce gli URP.
Sempre da quest’indagine è emerso che la
natura dei reclami era così ripartita:
-
Lunghezza dei tempi di attesa 22%
-
Difficoltà nell’espletamento delle
pratiche burocratiche 17,2%
-
Carenza di informazioni 16,4%.
Peraltro c’è da dire che i soggetti della
qualità sono molteplici e la valutazione della qualità percepita è soggetta
a diversi punti di vista.
La valutazione che le entità politiche danno
dell’assistenza è senz’altro diversa da quella che può dare il cittadino che
di quell’assistenza deve usufruire.
In effetti la qualità è “letta” a seconda
della funzione istituzionale.
E questo è un primo grande scoglio da
superare: -omogeneizzare la qualità percepita.
Abbiamo detto che il cittadino confronta le
sue aspettative con quello che ha realmente ottenuto e, teniamo presente,
che anche la gestione tempestiva di un disservizio entra nel circuito della
soddisfazione. Ma come possiamo valutare la soddisfazione?
Vi sono vari metodi: -valutazione della
fedeltà dei clienti, anche se, spesso, la fedeltà ad un servizio è obbligata
dalla presenza lì e solo lì degli ausilii tecnologici necessari oppure
perché gli impedimenti burocratici al cambio sono troppo onerosi (potremmo
riassumere in una frase: il cliente si arrende per “stanchezza”!)
-
Valutazione dei reclami. Anche qui il
dato non è indicativo; il 70% degli utenti si limita a non utilizzare più
quel servizio senza reclamare; il 25% reclama verbalmente e solo con
l'operatore di turno; solo il 5% si rivolge agli uffici preposti (URP
Ricordiamo i dati dell’indagnie censis: l’80% degli utenti non
conosce l’esistenza dell’URP.
-
Utilizzo di utenti simulati
-
Ricerche sulla soddisfazione utilizzando
questionari anonimi.
Ma a cosa serve indagare?
La valutazione della soddisfazione è una
misura di risultato:
-
Verifica i rapporti struttura/ utente
-
Permette aggiustamenti in corso d’opera
-
Gratifica gli operatori (se positiva)
-
Dà credibilità e visibilità alla
struttura.
Per contro indagare significa anche aumento
dei costi per necessità di aumentare la dotazione di risorse umane e
strutturali.
Non ha ancora preso campo l’importanza
dell’evidenza scientifica; esiste ancora un certo pessimismo che porta a
pensare che tanto non cambia nulla; esiste ancora la convinzione che il
reclamo basti a se stesso e non serva a supportare (neanche se codificato
ed omogeneo) il buon funzionamento o meno di un servizio; c’è molta
ignoranza sugli strumenti utilizzati per l’indagine; infine è presente,
sempre, la paura degli operatori dell’emergere di dati negativi.
Nell’ottica della scientificità esistono già
mezzi di indagine per la qualità.
Per la loro compilazione ci si avvale della
psicometria, una branca della psicologia che misura i momenti psichici
attraverso l’impiego di test mentali od attraverso l’applicazione di metodi
statistico matematici.
La qualità è quindi parte integrante
dell’efficienza/efficacia di un servizio. Importante perciò avere strumenti
validi per una valutazione oggettiva.
Come abbiamo visto gli strumenti ci sono.
Sono punto di partenza e non certo d’arrivo,
ma è importante cominciare ad usarli.
Importante cominciare a considerare la
valutazione della qualità percepita come parte integrante dei servizi e
tenerla nella giusta considerazione quando si pianificano i progetti
obiettivi.
Noi infermieri non siamo solo le comparse in
questo spettacolo. Siamo i primi attori !
Sta a noi essere informati ed informare,
sensibilizzare le aziende sui risultati ottenuti, chiedere e pretendere le
risorse veramente indispensabili, “risparmiando” su ciò che è comprovato non
essere indispensabile.
Cambiare mentalità. “Leggere” le risposte
negative non come critica, ma come contributo per migliorare. Cominciare ad
entrare nell’ottica del “divenire”; nulla è statico e tutto si può
migliorare.
Importante è sapere cosa va migliorato ed
impegnarsi per trovare il come.
Evitare di buttare alle ortiche ciò che di
buono è già stato fatto, nella ferma convinzione che il “vecchio” non è
tutto “obsoleto”.
Parafrasando il Troisi nel suo ”Cominciamo
da tre”: ”Se nella vita o fatto tre cose buone, perché devo ricominciare da
zero? Ricomincerò da tre!”
Bibliografia:
-
A.M. Ghizzoni; Qualità percepita e
soddisfazione del cliente; Corso di formazione in management per le
professioni sanitarie-Metodologie organizzative e gestionali in ambito
sanitario;Genova; anno 2003
-
S:Barbieri Accesso alle procedure
amministrative, facilitazione del rapporto con l’utenza; Corso di
formazione in management per le professioni sanitarie-Metodologie
organizzative e gestionali in ambito sanitario;Genova; anno 2003
-
Franco Provera, Antonio Bonaldi, Carlo
Bonometti; Ospedali riuniti di Bergamo; Il budget nella gestione
dell’attività ospedaliera; Bergamo;anno 2000
Pubblicato su InfermieriOnline
il 10.02.04 |