LA FUNZIONE DI "COORDINAMENTO INFERMIERISTICO" TRA CORSI E RICORSI STORICI.

A cura di Valter Fascio

 

Il coordinamento del personale infermieristico nelle aziende pubbliche era in passato regolato dal D.M. 30/1/1982, subordinato ad una specifica esperienza professionale a partire già dai requisiti di accesso ai corsi (almeno due anni di anzianità di servizio), ed al possesso imprescindibile del certificato di abilitazione alle funzioni direttive dell'assistenza infermieristica, di durata annuale, per l'accesso del personale alle aziende del S.S.N..

Precedentemente, risalendo alle origini storiche delle funzioni di coordinamento infermieristico, si rileva un'alternanza di brevi e ripetuti periodi di quasi "sanatoria" in cui si poteva anche prescindere dal titolo di studio di abilitazione alle funzioni direttive qualora il personale possedesse una certa anzianità di servizio; si ritornava poi però, subito dopo, quasi per "furore di popolo", alla re-introduzione del requisito del titolo di abilitazione alle funzioni direttive.

Oggi giorno, con il D.P.R. n°220/01 si è assistito all'abrogazione del D.M. 30/1/1982: niente più certificato di abilitazione per accedere alle funzioni di coordinamento di tale area.

Le ripercussioni conseguenti a questa scelta hanno sicuramente avuto un forte impatto sull'organizzazione dell'assistenza infermieristica nelle aziende sanitarie.

La funzione di coordinamento infermieristico è oggi considerata quasi un fattore opzionale nell'ambito della gestione ed organizzazione dei servizi, la cui sopravvivenza è rimessa al totale potere discrezionale degli enti, ed è assoggettata all'istituto contrattuale dell'incarico a tempo determinato;  la letteratura scientifica, invece, ne avvalora sempre più l'importanza strategica all'interno dei meccanismi operativi aziendali.

Le aziende sanitarie, non potendo più acquisire dal mercato infermieri in possesso del certificato di abilitazione alle funzioni direttive, in assenza di nuove disposizioni, stante in ogni caso l'esigenza palese di dotare le proprie unità operative e i dipartimenti di questa indispensabile funzione, affidano il coordinamento a infermieri totalmente digiuni di qualsiasi necessaria e specifica formazione.

Il D.P.R. n°220/01, creando, di fatto, le premesse per i successivi risvolti contrattuali, ha modificato la normativa precedente a tal punto che, in molte aziende, i caposala precedentemente inquadrati in una categoria superiore rispetto agli infermieri, sono venuti a ritrovarsi in situazioni di reale scavalco da parte di questi ultimi.

La presenza di norme di garanzia ha permesso in molti casi di risanare, con perequazioni economiche, oppure con spostamento di profilo (passaggi interni dei coordinatori al DS; attribuzione di incarichi di posizione organizzativa), quanto avvenuto in seguito al cambiamento legislativo; si ha invece l'impressione che permanga, in alcune realtà, la sensazione di precarietà e di confusione di competenze e ruoli che non permette un vero management coerente e produttivo per chi è deputato al coordinamento e alla direzione infermieristica.

Da un punto di vista di un reale sviluppo professionale della figura infermieristica, il mancato riconoscimento in "forma definitiva" dell'affidamento delle funzioni di coordinamento infermieristico, così come l'introduzione della valutazione periodica, possono essere lette in una chiave di lettura di sprone e incentivo a "fare bene"; parimenti, altri infermieri, sostengono che ci troviamo di fronte ad un ruolo molto critico, e che l'introduzione di una intrinseca instabilità strutturale, la stessa "forma provvisoria" dell'incarico di coordinamento, indeboliscono l'autonomia professionale del coordinatore.

Il recente disegno di legge, in discussione presso la Camera dei Deputati, recepisce alcuni dei suddetti rilievi sostanziali (che sono poi quelli indicati dall'O.M.S.) in merito alla funzione di coordinamento del personale infermieristico, prevedendo come requisito di accesso alla funzione il possesso del titolo di "management per le funzioni di coordinamento", conseguito in ambito universitario, oppure il certificato di abilitazione alle funzioni direttive dell'assistenza infermieristica, cui si aggiunge un'esperienza almeno triennale maturata nel medesimo profilo di base. Il provvedimento prevede anche l'iscrizione dei soggetti in possesso dei requisiti di coordinatore infermieristico presso il Collegio IPASVI.

Dunque, diventa fondamentale, alla luce delle attuali logiche organizzative presenti nella Sanità e che riguardano anche la creazione dei dipartimenti, il possesso di competenze gestionali da parte di un infermiere specificatamente formato, con una più chiara e piena titolarità delle funzioni di coordinamento infermieristico.

In un prossimo futuro, quanto sopra espresso si dovrebbe rendere concreto con la creazione di una vera dirigenza intermedia, anello di congiunzione tra gli obiettivi aziendali e la prassi infermieristica; ci auspichiamo anche punto di arrivo dei tanti, forse troppi, corsi e ricorsi storici, che hanno caratterizzato l'assegnamento della funzione di coordinamento del personale infermieristico.