Indice

Un pò di storia

La cultura in fumo

Sigarette in numeri

Sostanze tossiche

Smettere per non ricominciare

Liberi di respirare

Le Leggi

Conclusioni

Bibliografia

LA SALUTE IN FUMO.

A cura di Claudia Giovannelli

 

"... non posso aspirare perchè il fumo fa venire il cancro,

ma divento così irresistibilmente bello con la sigaretta..."

Woody Allen in Manhattan

Un pò di storia

La pratica del fumo è conosciuta da millenni, fin dall'epoca del bronzo. Ippocrate, Avicenna e Galeno prescrivevano suffumigi a base di erbe aromatiche e Dioscoride faceva fumare foglie di tussilaggine ai malati di asma.

Il Tabacco arriva in Europa in seguito alle esplorazioni di Colombo come moda stravagante e riservata a pochi. Bartolomè de Las Casas (1474-1566 sacerdote spagnolo missionario in Messico), scrive le prime informazioni sul fumo nella "Storia Generale delle Indie": «…gli Indiani mischiano il fiato con il fumo di un’erba chiamata "petum" e soffiano come dannati». Il "petum", detto anche "tabago", veniva annusato, masticato o fumato in pipe di pietra rossastra. Far ardere il tabacco aveva un valore religioso per i Maya e i Pellirosse, significava rendere omaggio al Dio Balan, il dio dei quattro venti che accendeva il cielo con lampi e nuvole. La grande pipa, il calumet, aveva un'importanza sociale, politica e religiosa presso le tribù indiane d'America, Sioux e Dakota.

In Europa la pianta usata per i "tabagos" fu chiamata tabacco, o anche erba della Regina, perché fu omaggiata e consigliata a Caterina dei Medici come rimedio contro l'emicrania da Jean Nicot, ambasciatore Francese in Portogallo, il quale importò non solo le foglie, ma anche i semi delle piante che vennero denominate "Herba nicotina" proprio dal suo nome.

Dalla seconda metà del cinquecento, il fumo si diffuse in gran parte dei paesi del mondo. In Italia venne introdotto nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni e, nella borghesia, l’ora del fumo precedette di almeno due secoli l’ora del te. Nel 1600 si costituirono i primi monopoli in l’Inghilterra e poi in Francia ed il fumo cominciò ad entrare nella sfera dei vizi. Il passo dall' uso all' abuso fu breve. Un sigaro per curarsi, una fiutatina di tabacco per schiarirsi le idee e la dipendenza aveva inizio.

Nel settecento erano in gran voga le "tabacchiere" e fumare era una pratica che si faceva nei salotti, in società. In questo periodo si arrivò ad attribuire al fumo di tabacco anche capacità medicamentose: per combattere la peste, le ulcere gastriche, le polmoniti, i morsi di serpente, il raffreddore, la cefalea, le vertigini, le nausee; sembrava che le piaghe perdessero la loro virulenza dopo essere state affumicate e che fosse miracoloso il suo effetto sulle carie dentarie; gli epilettici recuperavano l’equilibrio solo dopo aver fumato.
Nell'ottocento si diffuse la moda del sigaro che a Firenze denominarono "toscano".

L'origine della sigaretta si può far risalire alla seconda metà dell'ottocento. Si racconta che in Siria gli artiglieri di Ibrahim Pascià, rimasti senza pipe, perché le casse erano state colpite dal nemico, non potendo fare a meno di fumare, svuotarono i tubetti di sottile carta contenenti la polvere da sparo e li riempirono di tabacco. Gli italiani acquisirono l'uso dai turchi durante la guerra di Crimea.

Ma fu tra le due guerre mondiali che quello che era un vizio divenne una vera a propria piaga, soprattutto durante la seconda guerra mondiale con la pubblicità che influenzò fortemente i costumi di massa: nasceva il mito dell’uomo duro e della donna in carriera.

Il primo nemico del tabacco fu il re Giacomo I, il quale vide nel fumo un vizio pericoloso per la salute oltre che un’abitudine volgare. Promulgò una legge contro il suo consumo e una tassa esosa per i coltivatori. Anche i medici cominciarono a considerare il fumo un vizio dannoso ma i governi avevano già posto monopoli ed il coinvolgimento economico era troppo grande per poter eliminare il tabacco. Anche in altri stati, come Russia, Persia, Turchia, i sovrani tentarono di arginare il problema mutilando e spesso condannando a morte chi ne faceva uso.

I primi studi sulla tossicità del fumo furono avviati dall’inizio del secolo: nel 1908 in Inghilterra vigeva già una legge che proibiva la vendita di tabacco ai minori di 16 anni; alla fine della seconda guerra mondiale c’erano prove che i fumatori erano a rischio di tumore al polmone e problemi cardiovascolari. Negli ultimi venti anni, compresi i rischi elevati di insorgenza di patologie afferenti a diversi organi (causati anche dal fumo passivo) sono state scatenate molte battaglie ai fumatori e alle case produttrici. Così, cause miliardarie sono state mosse, e vinte, a danno delle Aziende produttrici di sigarette, leggi severe sono state promulgate per limitare il danno passivo nelle persone che non fumano.

La cultura in fumo

Il fumo fa male, ma centinaia di milioni di persone in tutto il mondo continuano a fumare e a queste, ogni anno, si aggiunge un numero sempre maggiore di donne, come risulta dalle statistiche (aumento del 69,7 % tra le donne). L'industria del tabacco ha trasformato il gentil sesso in un target privilegiato puntando sulla falsa immagine della fumatrice come donna emancipata e con più charme. Non è un caso che le strategie di marketing spesso associno il prodotto a persone di sesso femminile, e favoriscano la diffusione di una cultura in cui la donna di successo e di classe sia una fumatrice. La verità è che il fumo, anziché aumentare il fascino della donna, provoca gravi danni non soltanto alla salute, ma anche alla sua immagine. Le rughe compaiono più velocemente, le dita e i denti ingialliscono, i capelli perdono vitalità e lucentezza. Possiamo affermare che l'idea che l'emancipazione sia legata al consumo di tabacco fa presa maggiormente nelle classi piccolo borghesi, infatti, secondo uno studio di Action on Smoking and Health (Ash), pubblicato su "Il Guardian", il vizio del fumo pare sia legato alla povertà, al punto che il tasso di longevita' tra i piu' poveri e' dimezzato rispetto ai benestanti. Il 48% dei britannici 'poveri' muore prima dei 70 anni, il 78% di appartenenti a classi piu' agiate raggiunge, o supera, la stessa eta'. (ANSA) - Londra, 9 ott. 2006

Sigarette in numeri

Nel mondo 1,1 miliardi di persone hanno il vizio del fumo, di cui 229 milioni in Europa. Ogni anno muoiono 4,9 milioni di persone.

Sono circa 12 milioni, secondo l'Istat, i fumatori in Italia nel 2000, un italiano su quattro. Recenti stime, sulla base di indagini campionarie effettuate dalla Doxa tra marzo e aprile 2002, basate su 3.238 interviste personali ad un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, portano i fumatori al 26,6 per cento della popolazione, di cui il 31,1 per cento uomini e il 22,3 per cento donne.

I fumatori sono comunque in calo rispetto al 2001. L'11,5 per cento fuma meno di 15 sigarette al giorno, il 12,3 per cento  ne accende 15-24 e gli incalliti che fumano più di 25 sigarette al giorno sono il 2,6 per cento. Gli ex fumatori aumentano considerevolmente: si è liberato dal vizio il 15,2 per cento degli italiani. Il 58,3, invece, non ha mai fumato nella sua vita. Preoccupante il trend in crescita tra gli adolescenti, tra i 14 e i 16 anni. Un giovane che a 25 anni fuma due pacchetti di sigarette al giorno, ha una speranza di vita di 8 anni più breve rispetto a quella di un non fumatore.

Circa il 50 per cento dei bambini ha almeno un genitore fumatore. Nel 1999, tra i bambini con genitori fumatori, sono da collegare a questa causa almeno 87 morti improvvise del lattante. Considerevoli i danni alle vie respiratorie: 76.954 casi di infezioni respiratorie acute (0-2 anni), 27.048 casi prevalenti di asma bronchiale (6-14 anni) e 48.183 casi di sintomi respiratori cronici (6-14 anni) a cui si aggiungono 64.130 casi di otite acuta.

Il fumo attivo rimane la principale causa prevenibile di morbosità e mortalità nel nostro Paese, come in tutto il mondo occidentale. In Italia uccide 10 volte di più degli incidenti stradali. Per quanto riguarda il fumo passivo, si stimano 2800 morti nel 1999. Particolarmente sensibili al danno da fumo passivo sono i bambini, gli anziani, le persone affette da malattie del cuore e gli asmatici.
Tra gli adulti con coniuge con il vizio, sono da attribuire al fumo passivo 221 morti per tumore polmonare e 1.896 morti per malattie ischemiche del cuore. A causa dell'esposizione della madre al fumo passivo sul posto di lavoro, 2.033 bebè nascono con un peso inferiore ai 2,5 Kg.

Il fumo è causa di morte per il 33% di tutti i casi di tumore, per l’80% dei tumori al polmone, per il 30% delle malattie cardiovascolari, per il 75% di altre malattie respiratorie. E' inoltre responsabile, anche se in percentuale minore, del cancro otorino-faringeo, del cancro dell'esofago e del cancro della vescica. Altri organi danneggiati sono il sistema cardio-circolatorio ed il sistema nervoso. Si è inoltre scoperto, durante le tecniche di fecondazione assistita, che il fumo danneggia gli ovociti umani. Sono state ritrovate tracce di cataboliti del tabacco non solo negli ovociti di donne accanite fumatrici, ma anche in quelli di compagne di fumatori, quindi di fumatrici passive.

Per quanto riguarda i costi ospedalieri, nel '99 sono stati spesi 5 miliardi di euro con un'incidenza sulla spesa sanitaria dell'8,3 per cento, pari allo 0,4 per cento del Pil. In dettaglio, 1.896.389 ricoveri, con uno costo medio di 2.560 euro, e 12.785.965 giornate di degenza.

Sostanze tossiche

 

Chi fuma assorbe migliaia di sostanze tossiche che derivano dalla combustione della sigaretta. Una miscela esplosiva di oltre 4.000 sostanze chimiche irritanti e sostanze tossiche sistemiche, sotto forma di particelle solide e di gas.
Quali sono e quali effetti provocano sull'organismo?


La nicotina
: è la causa principale dell'assuefazione al fumo e della dipendenza fisica da esso;alcaloide naturale del tabacco, dopo un assorbimento molto veloce, produce una stimolazione del sistema nervoso centrale causando tremori, irritabilità e, in forti dosi, perfino convulsioni; all'iniziale fase stimolante segue poi un effetto deprimente. Causa ipertensione, tachicardia e aritmie cardiache, vasocostrizione e una maggiore suscettibilità a episodi tromboembolici
Il monossido di carbonio: ostacola l'azione dei muscoli e del cervello
L'arsenico e i derivati del cianuro…  veri e propri veleni
L'acetone, lo stesso utilizzato per togliere lo smalto dalle unghie!
La formaldeide: un gas irritante impiegato dalle industrie nella lavorazione delle stoffe, carta, legno e coloranti
Il catrame: si deposita nei bronchi e nei polmoni e può provocare il cancro
L'ammoniaca: un gas tossico … dall'odore caratteristico!
Additivi chimici come l'acido silicico, carbonico, acetico, formico, benzoico; il diossido di titanio; prodotti sbiancanti  delle ceneri; acceleratori di combustione, ecc.
Il polonio 210: una sostanza radioattiva. Fumare 30 sigarette al giorno equivale, in un anno, a 300 radiografie al torace
Altre sostanze irritanti, tossiche e cancerogene (acido  cianidico, diossido di zolfo, cadmio, etc.)

Smettere per non ricominciare

Un gesto apparentemente innocuo e normale. Accendere la sigaretta. Ma in realtà è come se si azionasse un pericoloso ordigno, dannoso alla nostra salute e anche a quella degli altri. Obiettivo soprattutto nostro, di operatori coinvolti nella promozione della salute, è dissuadere dal fumo e comunicare che smettere per non ricominciare è un'impresa possibile. Il primo passo per dire no al fumo è "rinforzare" il proprio senso di autoefficacia.

Ecco alcuni consigli:

  • poniti, giorno per giorno, piccoli obiettivi raggiungibili (ad es. proponiti di togliere 2 sigarette al giorno oppure rimanda di 5 minuti ogni sigaretta che desideri fumare, ecc.)

  • pensa positivo: "posso smettere, le mie motivazioni sono forti, posso farcela".

  • ricorda ogni giorno a te stesso i vantaggi che otterrai se smetterai di fumare: avrai più fiato, manterrai la pelle giovane e senza rughe, il tuo alito sarà più fresco, i tuoi denti più bianchi, i tuoi sapori e odori più vivi, avrai più denaro a disposizione e una prospettiva di vita migliore e più lunga, ecc.

  • riconosci, di volta in volta, i passi che fai e festeggiali (ad es. comunica ad un amico le sigarette in meno che hai fumato, congratulati con te stesso per i tuoi successi, ecc.) di fronte a un ostacolo, non rinunciare mai, anzi, pianifica come puoi superarlo la prossima volta (ad es. se fatichi a non fumare dopo il caffè, riduci il numero di caffè giornalieri oppure sostituiscili con una bella spremuta di agrumi).
     

Liberi di respirare

Cosa avviene nel tuo corpo quando smetti di fumare?
 
Dopo 20 minuti La pressione sanguigna tende a normalizzarsi 
Dopo 8 ore Il livello di monossido di carbonio nel sangue scende verso la norma e s'incrementa il livello di ossigeno
Dopo 24 ore I tuoi capelli, la tua pelle e il tuo alito non hanno più l'odore del fumo
Dopo 48 ore Il tuo senso del gusto e dell'olfatto migliorano
Dopo 72 ore Ti è più facile respirare dopo il rilassamento del tubo bronchiale; aumenta la tua capacità polmonare: hai sfrattato la nicotina dal tuo corpo
Dalle 2 settimane
ai 3 mesi
Aumenta il tuo livello di energia, se ti osservi allo specchio noti che hai il viso più roseo e rilassato, un colorito della pelle più luminoso e i capelli più splendenti: sono tutti effetti del tuo stop al fumo
Dopo 9 mesi Tosse, congestione, fatica e respiro corto diminuiscono. Le ciglia vibratili del tuo apparato respiratorio (gli "spazzini" del tuo corpo), precedentemente paralizzati dal fumo, tornano in azione e con loro la capacità di combattere le infezioni. La tua energia è sempre più in ascesa
Dopo 5 anni Il rischio di decesso per tumore polmonare si riduce progressivamente del 50% circa, e, passati 15 anni, è paragonabile a quello di una persona che non ha mai fumato. Diminuisce il rischio di sviluppare tumori in altre sedi anatomiche: bocca, esofago, faringe, laringe, reni, vescica e pancreas. Per le patologie a carico delle coronarie il rischio si riduce gradualmente.

 

Vuoi smettere di fumare e non sai a chi rivolgerti?
Consulta la Guida ai Servizi per la Cessazione da Fumo di Tabacco, realizzata dall' Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, nella quale viene fornito l’elenco dei centri che hanno come obiettivo la lotta al fumo di tabacco, presenti sul territorio nazionale, e raggiungi il laboratorio più vicino.

Oppure telefona all'associazione Telefono Verde contro il Fumo 800554088 e troverai sicuramente un valido aiuto.

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Abruzzo Liguria Sicilia
Basilicata Lombardia Toscana
Calabria Marche Trentino-Alto Adige
Campania Molise Umbria
Emilia Romagna Piemonte Valle d' Aosta
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Lazio Sardegna Note per la consultazione

 

 

Le Leggi

Legge 584, dell'11 novembre 1975
Principale legge di riferimento del settore, indica i luoghi nei quali è vietato fumare e stabilisce lo stop al fumo sui mezzi pubblici, nelle corsie degli ospedali, nella aule delle scuole di ogni ordine e grado, nei cinema e nei teatri. 

Legge 626, dell'19 settembre 1994
Si tratta della
legge sul miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, che dà un contributo anche alla legislazione antifumo. All'art. 33 troviamo infatti  la disciplina dell'aerazione nei luoghi di lavoro al chiuso.

Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 1995
E' la direttiva che regolamenta il divieto di fumare in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici.


Legge n.3, del 16 gennaio 2003, articolo 51
L'articolo 51 stabilisce il divieto di fumare "nei locali chiusi, ad eccezione di: A) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico; B) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati". A partire dal 13 gennaio 2005, tempo previsto per l’applicazione della normativa, nei locali della pubblica amministrazione e nei locali privati, dunque anche bar e ristoranti, dove vi sia accesso di pubblico o utenti, non si potrà più fumare.

Decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 184
E' il decreto che recepisce la  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2001/37/CE del 5 giugno 2001, sul "Riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco". Il provvedimento stabilisce i tenori massimi di catrame, nicotina e monossido di carbonio delle sigarette ed i metodi di misurazione degli stessi e detta nuove regole per l'etichettatura dei prodotti del tabacco, sia relativamente al testo delle avvertenze generali (Il fumo uccide/il fumo può uccidere. Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno) e delle avvertenze supplementari che devono alternarsi in maniera regolare sulle confezioni, sia relativamente alle caratteristiche grafiche delle stesse (posizione, dimensioni, carattere). 

Altre leggi riguardano la disciplina della pubblicità dei prodotti del tabacco (L. 10 aprile 1962, n. 165), la loro etichettatura con indicata la quantità di nicotina e condensato e gli avvisi sui danni alla salute sui pacchetti di sigarette (Legge 29.12.1990 n. 428, n. 46); la riduzione del contenuto massimo di nicotina e catrame (Legge 19.02.1992 n. 142).

Conclusioni

Il corso della storia ci insegna che il fumo, utilizzato inizialmente come rimedio di cura e intermediario di ascesa spirituale, diviene poi un importante elemento nel monopolio delle multinazionali, protagonista di una piaga sociale di larghe dimensioni. È così, da quella romantica immagine dell’esploratore del ‘700, o lo stereotipo dell’uomo forte alla Malboro Country, si arriva sempre più all'immagine del dipendente da sostanze iatrogene, vittima di un vizio da cui non riesce a disfarsene.  Nonostante le evidenze scientifiche allarmistiche sui rischi e le malattie, le leggi che ostacolano sempre più la libertà del fumatore sacrificato alla astensione forzata dei luoghi pubblici, la contrarietà dei non fumatori, l'inquinamento ambientale, etc, la riduzione del numero dei fumatori è ancora troppo bassa, soprattutto tra i giovani. Il tabagismo non può essere fronteggiato solo con l’intervento sanitario, occorre da parte di tutti uno sforzo per mettere rimedio a una dipendenza che danneggia chi la pone in essere e chi la subisce. E’ fondamentale rinforzare il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti impegnati nella lotta, dai servizi sanitari e sociali, alle agenzie educative, al privato sociale. Per dare un segnale forte all’esterno è importante che ogni operatore della sanità e del sociale, dal collaboratore amministrativo dell' Ufficio Relazioni con il Pubblico al Medico di Medicina Generale, si senta coinvolto in prima persona nel far fronte al tabagismo, definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la “nuova epidemia” .
 

Bibliografia

Dati Istat
Mamme libere dal fumo, edito dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

Istituto Superiore di Sanità - Osservatorio Fumo, Alcol e Droga

Ministero della Salute, Piccola guida per il successo - Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

 

 

Pubblicato su Infermierionline.net l'1.11.06

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