Referente: Franco Raineri
| 109 - Materiale per Tesi di Master sull'OSSS | |
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Sto preparando la tesi del master in coordinamento gradirei avere articoli o bibliografia su tutto ciò che concerne l' OSSS. |
Gentile Collega, |
| 108 - Materiale per Tesi di Laurea sull'incontinenza fecale | |
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Salve. sono una studentessa di scienze
infermieristiche della A.
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Gentile A. , |
| 107 - Procedura di TSO extraospedaliero | |
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Carissimo collega, desidererei sapere se ci sono delle linee guida per
il trattamento sanitario obbligatorio in paizienti affetti da patologie
psichiatriche, facendo riferimento al territorio. Se è regolamentato da
qualche legge, non più obsoleta, e a chi spetta l'eventuale trasporto del
paziente o nella fattispecie se il personale sanitario è preposto ad
agireell'ordine, e se tali forze possono agire dentro l'ambulanza.
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Gent.mo collega, nel 2000 ANIN, a cura di C. Spairani, T. Lavalle, ha pubblicato "Procedure protocolli e linee guida di assistenza infermieristica", Masson. Il testo contiene nella parte IV la "Procedura di TSO extraospedaliero", che meriterebbe una diffusione maggiore. Si riporta, di seguito, quanto previsto: "Gli agenti di polizia municipale e il personale del servizio di trasporto infermi sono le figure istituzionali incaricate dall' autorità sanitaria all'esecuzione dell'ordinanza di ricovero. Nell'eventualità eccezionale che il paziente metta in atto comportamenti violenti o cerchi di sottrarsi al ricovero, è compito della polizia municipale attuare una contenzione fisica che permetta il trasporto in ambulanza in condizioni di sicurezza. Resta funzione del servizio psichiatrico fornire nelle procedure di TSO e di ASO la propria consulenza specialistica, al fine di adottare le misure più idonee di rispetto e cura della persona. Non vi sono invece ragioni di tipo giuridico (ndr. neppure novità legislative in merito) perchè questo servizio debba essere individuato come agente prioritario ed esclusivo della esecuzione del provvedimento, che si configura come atto amministrativo finalizzato alla tutela della salute e non come atto sanitario". Fermo restando che le forze dell'ordine non possono entrare nell'ambulanza, la responsabilità professionale specifica e l'autonomia dell'infermiere durante la procedura restano ancora un po' confuse. Uno specifico aggiornamento legislativo e all'interno del nuovo Codice Deontologico - come ha proposto lo scrivente durante l'ultimo Congresso della Sopsi a Roma - sarebbe quindi necessario. Cordiali saluti. Valter Fascio - Infermierionline
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| 106 - Infermiere dipendente di struttura privata ed attività libero professionale | |
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Quale infermiere professionale mi pregio rivolgerLe il seguente quesito e sarei grata se prendesse in considerazione di potermi rispondere onde dirimere i miei dubbi: svolgo attività alle dipendenze di casa di cura privata quale I. P. con contratto a tempo indeterminato; la casa di cura da cui dipendo essendo privata è rappresentata dall'A.I.O.P. Potrei, nel tempo libero,
svolgere prestazioni professionali con partita iva e iscrizione
previdenziale all'Enpapi presso una casa di riposo per anziani con contratto
a tempo parziale per 80 ore mensili? Contravverrei al disposto art. 41 del
CCNL Aiop il quale sancisce per il lavoratore dipendente il licenziamento se
lo stesso venga sorpreso a svolgere attività continuativa privata o comunque
per conto terzi, con esclusione dei rapporti a tempo parziale? In effetti
con queste 80 ore mensili che andrei ad effettuare nel tempo libero
rientrerei nella previsione normativa del rapporto a tempo parziale? Sarei
obbligata a darne preventiva comunicazione alla direzione della casa di cura
da cui dipendo? E.
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Gentile collega
In base alla
normativa vigente l’Infermiere dipendente di una struttura privata, può
svolgere una seconda attività lavorativa retribuita, fuori dall’orario di
servizio in regime autonomo. “ Come colui che si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente” L’Esercizio autonomo si differenzia dalla subordinazione e dalla para – subordinazione per le seguenti caratteristiche: 1) Attività organizzata in proprio 2) Proprietà degli strumenti 3) Erogazione diretta delle prestazioni 4) Autonoma scelta delle modalità 5) Diritto personale all’onorario 6) Responsabilità professionale diretta Si ricorda a tal proposito che è opportuno stipulare idonea polizza assicurativa per la responsabilità Professionale. Distinti saluti
Giovanni Valerio
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| 105 - Valore legale della documentazione infermieristica e del "registro consegne" | |
| Caro
collega,vorrei sapere se ancora oggi in molte realtà ospedaliere ci sia in
atto il registro delle consegne e se è in atto ,per essere un regolare
registro, l'annotazione deve essere firmata dal personale in turno e
sottoscritta dal coordinatore o eventuale medico presente per presa visione?
Quale valore legale può avere se si annotino solo variazioni di carattere
organizzativo di reparto? Grazie |
Gent. mo Collega.
Sicuramente il panorama italiano è molto variegato in merito: vi sono realtà dove è in uso una cartella integrata, a volte anche informatizzata, altre dove è presente la cartella infermieristica, altre dove è ancora presente semplicemente il "registro delle consegne" ed altre ancora dove è presente sia la cartella infermieristica sia il registro delle consegne ecc...
Questa difformità, in realtà non dovrebbe essere accettata, in quanto, ad esempio...
Già nel Decreto 225/74 (Mansionario) si parlava di: “… registrazione su apposito diario delle prescrizioni mediche, delle consegne e delle osservazioni eseguite durante il servizio…”
Dal DPR 28 novembre 1990, n°384, al punto 4: "deve attivarsi un modello di assistenza infermieristica che, nel quadro di valorizzazione della specifica professionalità, consenta, anche attraverso l'adozione di una cartella di assistenza infermieristica, un progressivo miglioramento delle prestazioni al cittadino";
Dal Codice Deontologico dell'Infermiere: "4.7. L’infermiere garantisce la continuità assistenziale anche attraverso l’efficace gestione degli strumenti informativi".
Attualmente, l’Infermiere svolge una professione “intellettuale”, per cui non lavora per compiti, ma in base al “progetto”, alla “pianificazione”. La mancanza di una cartella infermieristica di fatto rende impossibile la "pianificazione" assistenziale, metodo di lavoro ritenuto importante e da utilizzarsi nell'assistenza perchè garantisce la qualità e appropriatezza delle prestazioni ( DPR 384) ma anche richiesto da tutta la normativa professionale (Profilo, Codice, Ordinamenti didattici), per ultima ma non per ultima la legge 251/2000.
Ad ogni modo, dal punto di vista delle implicazioni legali, in caso di necessità, può essere valutata tutta la documentazione che il giudice ritiene necessario prendere in considerazione per lo specifico caso, sia essa contenuta in una specifica "cartella", sia semplicemente scritta su un "registro consegne".
Il registro rapporto/consegna -se presente- non deve essere controfirmato né dal coordinatore, nè tantomeno dal personale medico. Il magistrato - nel caso dovesse acquisire informazioni su quanto avvenuto durante il servizio - dispone il sequestro di tutta la documentazione scritta e in formato digitale presente, financo informazioni registrate sui notes personali, avvisi presenti nelle bacheche delle infermerie, appunti... La valenza del singolo "documento" da un punto di vista legale è poi un'altra questione: solamente la cartella clinica ricopre la qualifica di "atto pubblico" e natura analoga è riconosciuta a "registri operatori e di DEA". Al diario infermieristico, infatti, riveste la qualifica di "atto pubblico in senso lato", natura analoga la "cartella infermieristica" prevista dal DPR 384/90.
Da qui, l'invito ad adottare adeguati strumenti ed in ogni caso documentare sempre, il più possibile e nel miglior modo possibile, la propria attività, nell'interesse della persona oggetto di cure, ma anche del professionista sanitario stesso.
Un cordiale saluto.
Franco Raineri - Valter Fascio |
| 104 - Infermieri dipendenti e Libera Professione | |
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... chiedo informazioni per
quanto riguarda la libera professione che può svolgere un infermiere
professionale dipendente già in una azienda. In merito alla proposta di
legge fatta dal on. Egidio Pedrini Gruppo Italia dei Valori - Camera dei
Deputati richiesta L' 1 giugno 2006, com'è finita? Visto che la proposta
interessa tutti i colleghi delle aziende..Aspetto risposta, ti ringrazio in
anticipo. |
Gentile collega
La normativa in vigore per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, DLgs 30 Marzo 2001 n. 165, “Norme generali su ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni”, ribadisce all’art. 53 “incompatibilità cumulo di impieghi ed incarichi”, il divieto per i dipendenti pubblici di espletare un’altra attività lavorativa più o meno retribuita, le uniche possibilità previste sono date dalla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (part time non superiore al 50%).
La suddetta normativa è stata molto criticata dal personale infermieristico dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale, in quanto crea una disparità di trattamento con la professione medica che come è noto non ha un sistema di incompatibilità così rigido, e con il personale infermieristico dipendente da e strutture private. Infatti, il contratto di lavoro della sanità privata non ha il vincolo di esclusività, esso prevede la possibilità di poter svolgere una seconda attività lavorativa retribuita, con un unico limite “di non trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore”. È indispensabile quindi che il legislatore faccia una seria riflessione sull’opportunità di arrivare, in tempi brevi, ad una modifica legislativa delle norme sull’incompatibilità e di conseguenza sull’abbattimento del vincolo di esclusività del rapporto di lavoro.
Per quanto riguarda il disegno di legge presentato per iniziativa dell’Onorevole Pedrini (Italia dei Valori), finalizzato a consentire l’esercizio della libera professione da parte del personale sanitario di cui all’art. 1 della legge 01 Febbraio 2006 n. 43, da tempo atteso dalla professione infermieristica (dipendenti pubblici) con rapporto di dipendenza a tempo pieno, devo dire che questa poteva essere l’occasione per rendere giustizia ad una professione quella infermieristica che è rimasta tra le poche professioni con il vincolo di esclusività e fedeltà del rapporto di lavoro. Purtroppo anche questa volta i nostri parlamentari non hanno ritenuto opportuno portare avanti il suddetto disegno di legge, infatti, mentre la normativa sulla libera professione intramoenia dei medici ha trovato applicazione, il disegno di legge presentato dall’onorevole Pedrini è stato affossato.
Giovanni Valerio |
| 103 - Confronto fra infermieri e con altri professionisti | |
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LAVORO AL SERT DA (...) ANNI MA ANCORA OGGI NON RIESCO A
CONFRONTARMI IN MODO COSTRUTTIVO CON COLLEGHI IP ED ALTRI. IL LAVORO E'
TALMENTE DIVERSO DAL REPARTO CHE NON SI SA FINO A CHE PUNTO SIA DI COMPETENZA FARE O NON FARE UNA DETERMINATA COSA. DIFFICILE IL RAPPORTO CON I MEDICI I QUALI VOGLIONO SEMPRE GESTIRE LA NOSTRA PROFESSIONE. VOI CHE NE PENSATE?! |
Gentile Collega. Penso che i problemi degli Infermieri siano molti ed uno di questi, sicuramente, è la scarsa propensione alla comunicazione. Sembra un controsenso, parlando di una professione che fa della relazione umana uno dei suoi cardini, ma in questo caso parliamo di comunicazione fra operatori. Troppo abitualmente viviamo isolati nelle nostre realtà "cellulari" e bene o male, protettive. Uscire non significa necessariamente "andarsene", bensì cercare confronto con altri colleghi che vivono esperienze diverse, magari nello stesso ambito. La condivisione di problemi, possibili soluzioni, idee, informazioni e tanto altro, porta inevitabilmente alla crescita di tutta la professione, nelle sue mille sfaccettature, tutte fondamentali per la Sanità. L'Associazione Infermierionline (AIOL) ha, fra le proprie finalità, anche quella di promuovere la comunicazione, sia essa fra colleghi Infermieri sia con le altre figure Professionali, al fine di acquisire una sempre maggior consapevolezza del proprio ruolo, rompendo l'annoso "isolamento" nel quale è abitualmente calata la professione, anche per propria mano. Comunicare vuol anche dire, direttamente od indirettamente, avere visibilità e questo significa farsi conoscere soprattutto da chi rappresenta il fine ultimo di tutta la nostra attività, cioè il cittadino. Ogni strada è buona per raggiungere tutto questo e l'utilizzo della rete come sistema di comunicazione-condivisione è sicuramente importante per tutti. Un cordiale saluto ed un augurio di buon lavoro. - Franco Raineri |
| 102 - Dipendenti a tempo indeterminato ed attività libero professionale | |
| Vorrei sapere
se ci sono casi di colleghi che nonostante siano dipendenti di asl a tempo
indeterminato espletano allo stesso tempo attività libero professionale in
proprio e se ci sono desidererei sapere l'iter. Grazie. |
Gentile…. La normativa in vigore per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, DLgs 30 Marzo 2001 n. 165, “Norme generali su ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni”, ribadisce all’art. 53 “incompatibilità cumulo di impieghi ed incarichi”, il divieto per i dipendenti pubblici di espletare un’altra attività lavorativa più o meno retribuita, le uniche possibilità previste sono date dalla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (part time non superiore al 50%). La suddetta normativa è stata molto criticata dal personale infermieristico dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale, in quanto crea una disparità di trattamento con la professione medica che come è noto non ha un sistema di incompatibilità così rigido, e con il personale infermieristico dipendente da e strutture private, infatti, il contratto di lavoro della sanità privata non ha il vincolo di esclusività, esso prevede la possibilità di poter svolgere una seconda attività lavorativa retribuita, con un unico limite “di non trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore”. È indispensabile quindi che il legislatore faccia una seria riflessione sull’opportunità di arrivare, in tempi brevi, ad una modifica legislativa delle norme sull’incompatibilità e di conseguenza sull’abbattimento del vincolo di esclusività del rapporto di lavoro. Giovanni Valerio |
| 101 - Soluzioni per enteroclisma | |
| Enteroclisma nell'anziano: tipologia soluzioni e concentrazioni principi attivi da utilizzare (non prodotti precostituiti in commercio). |
Gentili Colleghi. Tornando a ciò che si cela dietro
il "clistere", pratica inventata dagli Egizi, che usavano, in tal modo,
l'Aloe come purgante (vedi
http://www.erboristeriadulcamara.com/giornale/journal/default.asp?PagePosition=12
), Vi sono scuole di pensiero che si
basano (anche) su questo, ad esempio: Ad ogni modo, sia quel che sia, è
necessario fare molta attenzione a questa tecnica, spesso sottovalutata,
perché i rischi sono sempre dietro l'angolo, dalla persona anziana con
mucosa intestinale fragile, ad errori ... |
| 100 - Libera professione e ritardi nei pagamenti | |
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Salve, lavoro in emodialisi da
12 anni, da quasi cinque anni svolgiamo anche attività di Libera
Professione. I pagamenti della Libera professione non sono mai
puntuali...anzi, hanno decorrenza semestrale e anche più (dopo insistenti
solleciti e ,a volte, minacce di sospendere il servizio)...Esistono delle
normative a cui appellarci per far luce su questi ritardi giustificati da
moventi "assurdi" e poco credibili ? Noi siamo stanchi ed esausti e
soprattutto stressati da carichi di lavoro insostenibili e mai retribuiti a
tempo debito... Come possiamo capire come funziona realmente una delibera?
Quanto tempo occorre perchè venga approvata e i soldi da chi sono stanziati
e soprattutto DOVE VANNO A FINIRE? Nelle nostre bustepaga....sicuramente
no! |
Dalla lettura del quesito posto dalla collega, non si evince se la stessa, intende riferirsi alle “prestazioni aggiuntive” cioè a quelle prestazioni previste dall’Art. 1, della legge 8 gennaio 2002, che recita : Le Aziende Sanitarie Locali , le Aziende Ospedaliere, le Residenze Sanitarie per anziani gli Istituti di Riabilitazione, gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e le Case di Riposo, previa autorizzazione della regione , possono remunerare agli infermieri dipendenti in forza di un contratto con l’Azienda prestazioni orarie aggiuntive rese al di fuori dell’impegno di servizio, rispetto a quelle proprie del rapporto di dipendenza. Tali prestazioni sono rese in regime libero professionale e sono assimilate, ancorché rese all’amministrazione di appartenenza, al lavoro subordinato, ai soli fini fiscali e contributivi ivi compresi i premi e i contributi versati all’INAIL. O alle prestazioni effettuate su base volontaria dagli infermieri dipendenti che agiscono a supporto del medico che opera in regime di libera professione intramoenia cosi come previsto dalla normativa vigente prorogata con il Ddl del 2 agosto 2007, “Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre norme in materia sanitaria”. ( fino al gennaio 2009). In ogni caso, entrambe le modalità operative nulla hanno a che vedere con l’esercizio autonomo della professione infermieristica, sia le prestazioni aggiuntive che la collaborazione alla libera professione del medico ( azione di supporto), vengono considerate a tutti gli effetti prestazioni erogate in regime di dipendenza e soggette pertanto alle ritenute fiscali e previdenziali previste dalla vigente normativa. Per quanto riguarda ai ritardi nei pagamenti, ritengo che ciò sia legato ad aspetti organizzativi afferenti alle singole aziende ed ai rispettivi regolamenti interni.
Giovanni Valerio |
| 99 - Infermiere obiettore ed IVG | |
| L'infermiere
obbiettore è tenuto a fare tutte quelle operazioni di preparazione sala
letto (mettere poggiagambe),preparare farmaci per effettuare
l'anestesia e quant'altro è necessario per potere effettuare ivg è tenuto al controllo ed al ripristino dello strumentario usato dal collega non obbiettore per effettuare le ivg? Certa di una tua sollecita ed esaustiva risposta invio cari saluti. (segue firma) |
Ciao L
La risposta al tuo quesito si può trovare all’interno della Legge 22 Maggio 1978, n. 194 Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. Che potrai leggere per intero qui: http://www.dirittoefamiglia.it/docs/Giuridici/leggi/1978_194.htm
Al punto Nove:
L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. Ed ancora: L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.
Saluti
Serena Orlando |
| 98 - Emogasanalisi come Consulenza Infermieristica? | |
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Gent.mo Collega,
(Segue firma) |
L’esigenza di operare scelte diagnostico-terapeutiche sempre più rapide e l’evoluzione tecnico-scientifica delle analisi tradizionalmente considerate “di laboratorio”, ha favorito la nascita della “Point-of-care” (POC). È la filosofia del decentrare alcune apparecchiature diagnostiche, allo scopo di migliorare la qualità dell’assistenza, fuori fagli spazi tradizionalmente preposti (laboratorio analisi o di microbiologia) o in locali “satellite” a distanza. L’industria provvede sempre più alla creazione di test rapidi o apparecchiature che sempre più spesso vengono utilizzate da figure professionali non specifiche, tra cui la parte del leone la fa l’infermiere. Pensiamo ad esempio ai maneggevoli kit utilizzati nei pronto soccorso pediatrici, per rilevare la presenza dello streptococco beta-emolitico di gruppo “A” sul tampone faringeo; ma anche ai complessi emogasanalizzatori dislocati nelle unità operative di area critica. I vantaggi possono essere notevoli, come anticipare una terapia o evitarne una errata e ridurre l’errore durante i passagi del “trasporto” del campione e contenere i costi di cure inutili o sbagliate. Però questo comporta un aumento del carico di lavoro e di responsabilità. Ma come si pone una figura assistenziale, quale l’infermiere, quando utilizza veri e propri analizzatori di laboratorio, apparecchi di uso peculiare di un’altra figura professionale: il Tecnico di Laboratorio? Non si rischia di entrare in una “zona grigia”, commettendo abusi di natura professionale? Negli USA una legge del 1988 (CLIA - Clinical Laboratory Improvement Act) ha fissato degli standards in materia di qualità in campo POC e la loro già lunga esperienza ci suggerisce alcune importanti considerazioni in materia di responsabilità. Nella mia realtà territoriale, la Lombardia, è inoltre in vigore il DGR Regione Lombardia n.3313 del 2 febbraio 2001, “Approvazione delle direttive in ordine all’attuazione delle disposizioni di cui alla l.r. 12.08.1999 n. 15, art. 4, comma 4, relative ai Servizi di Medicina di Laboratorio e all’attività di prelievo” da cui si possono attingere ulteriori informazioni. In linea generale: l’apparecchiatura decentrata deve essere controllata (eventualmente anche attraverso il mezzo informatico) dal Laboratorio di riferimento, che ne è responsabile per la funzionalità ed i controlli di qualità, manutenzione ordinaria e straordinaria. I controlli di qualità possono essere di tipo automatico (auto QC). L’apparecchio POC è quindi sottoposto a tutti gli obblighi a cui è tenuto il laboratorio in merito di controlli e revisioni periodiche, conservazione della documentazione di qualità e archivio. Il responsabile del laboratorio è in primis responsabile di tutta la “filiera” che porta all’acquisizione del risultato. Considerazioni inerenti l’infermiere: nell’utilizzare un POC non devono essere posti in atto attività pre-analitiche (procedimenti chimici, fisici, diluizioni, centrifugazione ecc), poiché sono prerogativa di altre figure professionali. l’esecuzione dell’esame deve essere semplice e non deve dipendere dall’operatore, ma deve avvenire in automatico. All’infermiere competerà la corretta osservanza della procedura di raccolta ed inserimento del campione (che deve essere fissata per iscritto, cioè standardizzata in una procedura) ed il controllo che la stampa dei risultati avvenga in forma corretta. Sarà il medico della struttura ad essere responsabile del significato clinico dei risultati (cosa ovvia, ma meglio ribadirla!). Controlli: le check-list dovrebbero prevedere il controllo da parte dell’infermiere del livello dei reagenti, rimozione coaguli nella sede di immissione del campione e dell’efficienza della stampante. I problemi rilevati dovranno essere segnalati al referente dell’UO per il POS o direttamente al laboratorio. È indispensabile individuare un referente all’interno dell’UO che possa curare i rapporti con il laboratorio (in genere è il coordinatore infermieristico o un suo delegato). IMPORTANTE: non si può prescindere da una adeguata formazione di chi dovrà andare ad utilizzare l’apparecchio, sia inerente la procedura corretta di raccolta, inserimento e stampa, che riguardo le misure di smaltimento rifiuti speciali ed autoprotezione. Ci rimane ora di considerare la questione consulenza: questa è una prestazione tipica di una professione intellettuale ed è inerente la materia conosciuta dal professionista, che assume diretta responsabilità do ciò che scrive nella documentazione. Mi pare chiaro che l’uso del POC è una mera attività tecnico-esecutiva a responsabilità delimitata (dalla procedura scritta e dalla competenza delle altre figure professionali). Per cui è mio stretto parere che non sia adeguata una modulistica di tipo “richiesta di consulenza”, ma è più pratico e corretto da parte vostra firmare direttamente la stampa dei risultati, in qualità di operatore che ha assicurato la corretta procedura (inserimento campione e stampa dati), garantendone la “tracciabilità”. In alcune realtà il problema viene risolto al meglio, utilizzando una card magnetica e la password per la firma digitale. Ritengo inoltre inadeguata e pericolosamente a rischio di errore una eventuale trascrizione dei dati da monitor o copiatura dei risultati da un modulo all’altro. La nostra “opera” non dovrebbe prolungarsi oltre la corretta stampa dei risultati, da cui risulti chi ha operato sul POC. Se posso permettermi un consiglio: per “contabilizzare” la prestazione potrebbe bastare la copia di stampa che conservate o la tenuta di un registro (meno pratico e con maggior carico di lavoro). Nel vostro caso, cioè con campioni provenienti da altre UO, qualora la vera necessità fosse quella di individuare tutte le figure della “filiera” e le eventuali responsabilità, meglio spazzare il campo da possibili equivoci creando un modulo ad hoc. In tale modulo dovrebbe porre firma l’infermiere prelevatore, colui che trasporta il campione (se diverso dal prelevatore) e colui che lo sottopone all’analisi del POC. Certo è che la mole di cose da fare aumenta ulteriormente. È bene allora interessare i referenti dell’apparecchiatura e lavorare assieme per stilare una procedura che sia il più possibile semplice, comprensibile e condivisa. Cordiali saluti. Ivan Cabrini, Referente Area Critica di AIOL. |
| 97 - Infermieri ed attività "improprie" | |
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Salve, sono una infermiera e lavoro in
una terapia intensiva polivalente. Dal momento che nella nostra unità esiste
una grave carenza di organico e sosteniamo dei carichi di lavoro spesso non
pertinenti al nostro profilo professionale,volevo sapere dove trovare dei
riferimenti in merito alla compilazione delle richieste per gli esami di
laboratorio. Le richieste sono di competenza medica , ma nella nostra realtà
non succede mai. Grazie. |
Gentile Collega,
Purtroppo, non troverà alcun riferimento che indichi con precisione quale figura deve compilare le schede di richiesta, fermo restando che, in Italia, le "prescrizioni" di esami devono farle i medici, oltre che firmarle. Per il Codice Deontologico l'infermiere deve collaborare in situazioni eccezionali e segnalare l'impegno in un'attività incongrua, se ciò diventa una routine... L’infermiere, generalmente, lavora molto, sovente anche per altre figure professionali e non documenta la propria attività. Sarebbe interessante ed utile un’indagine corposa sulle attività considerate (o da considerare) “improprie” per l’infermiere. Qualche riferimento in merito comincia ad esserci, ad esempio questo interessante articolo, scritto da Ivo Camicioli e pubblicato nel sito di AIOL: http://www.infermierionline.net/nursing/attività_improprie_infermiere.htm
Un cordiale saluto.
Valter Fascio, Marco Piazza e Franco Raineri |
| 96 - Corsi in ambito nefrologico - dialisi | |
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buongiorno, mi chiamo (segue
il nome) , sono un' infermiera che lavora con passione in UTIC, ma sono
anche appassionata di emodialisi; ho già scritto R. |
Gentile R. , sicuramente il modo più completo per riuscire ad essere informati su eventi/corsi nello specifico settore d'interesse è quello di consultare periodicamente la banca eventi, accreditati ed in fase di accreditamento, del Ministero della Salute ( http://www.ministerosalute.it/ecm/bancadati/home_eventi.jsp ), nel tuo caso per la Regione Lazio. E' anche importante tenere d'occhio e frequentare siti web di associazioni specialistiche quali, sempre nel tuo caso: http://www.renalgate.it/ ed http://www.edtna-erca.it/ . Un cordiale saluto ed un augurio di buon lavoro! - Franco Raineri Presidente di AIOL (Ass. Infermierionline) |
| 95 - Infermiere italiano in Inghilterra. Quali documenti sono necessari? | |
| Salve, vorrei
trasferirmi per motivi personali a (... segue la città... ), in Inghilterra.
Avrei bisogno di informazioni riguardo le possibilità di assunzione in
ospedale (ma anche riguardo la formazione post base). In particolare vorrei
sapere se per l'iscrizione all'NMC è richiesto un attestato di conoscenza
della lingua inglese (e se si, quale). grazie mille.
D. |
Gentile Collega;
per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli italiani all’estero, è da considerare il sito del Ministero della Salute, nella sezione specifica:
1) Quali sono i titoli ammessi al riconoscimento:
http://www.ministerosalute.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=116&menu=riconoscimento
2) Riconoscimento dei titoli italiani all’estero:
http://www.ministerosalute.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=99&menu=riconoscimento
Sul versante inglese, è sicuramente importante il sito del NMC (Nurses and Midwifery Council):
I contatti sono alla seguente pagina: http://www.nmc-uk.org/aArticle.aspx?ArticleID=1587
E’ molto interessante questo documento, in italiano:
http://www.britishcouncil.org/italy-education-infosheets-nursing.pdf
… che, mi pare, contenga le informazioni da Te richieste.
Un cordiale saluto ed un augurio di buona fortuna!
- Franco Raineri Presidente di AIOL (Ass. Infermierionline) |
| 94 - Info su sviluppo polmoni in epoca prenatale | |
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Ho bisogno di un'informazione che
sta suscitando grande discussione in reparto, dalla traduzione di un testo
americano risulta che in epoca prenatale i polmoni del feto siano pieni di
liquidi, i nostri pediatri sostengono di no; posso avere chiarimenti? Grazie |
Gentile Collega
Lo sviluppo del polmone fetale inizia a 6 settimane di età gestazionale e prosegue fino al 2° anno di vita. Il polmone si sviluppa attraverso due processi principali: formazione delle unità di scambio gassoso (futuri alveoli) e loro successivo allargamento. Entrambi questi processi avvengono tramite la deposizione di due proteine, elastina e collagene, e la riorganizzazione dei capillari, ma i processi di alveolizzazione non sono ancora ben conosciuti. Lo sviluppo del polmone prosegue fino al 2° anno di vita attraverso un ingrandimento degli alveoli, piuttosto che una loro moltiplicazione. Durante lo sviluppo intrauterino il polmone si riempie di un liquido prodotto in tale sede, la cui componente elettrolitica è diversa da quella del plasma e del liquido amniotico. Il liquido polmonare è fondamentale nello sviluppo del polmone; condizioni che interferiscono con la normale produzione di liquido amniotico alterano gravemente lo sviluppo polmonare: occlusione di una arteria polmonare, ernia diaframmatica, compressione uterina da oligoidramnios o da presenza di alcuni tumori. Da: http://www.neonatologia-online.it/sapere/gravidanza/L-RespirazioneFeto.html
E’ molto probabile che il testo americano si riferisca a questo. Altra forma di presenza di liquido nei polmoni è da considerarsi patologico. A tal proposito interessante è la seguente lettura: http://www.mammaepapa.it/salute/pag.asp?nfile=pr_idrope
Cordialmente.
Serena Orlando, Vicepresidente e Referente Area Neonatologia di AIOL. |
| 93 - Materiale su ustioni | |
| Salve sono un
laureando in scienze infermieristiche di ..., mi chiamo M. ,sto facendo una
tesi sulle ustioni e volevo chiedere il vostro aiuto per riuscire a reperire
del materiale (cataceo, fotografico o links utili sulla rete) per portare avanti il lavoro, avendo avuto io qualche difficoltà in merito. Vi ringrazio per la vostra cortesia. |
Gentile Michele; l'argomento è davvero enorme ed in rete puoi trovare una buona quantità di materiale... Come "base", al solito, propongo di leggere i consigli riportati nella seguente sezione del sito AIOL, rivolti alla ricerca online: http://www.infermierionline.net/consigli.htm . Nello specifico, se hai difficoltà a trovare sufficiente materiale in lingua italiana, ti consiglio di usare la terminologia inglese "burns", "burns images", "burns treatment" sia nella ricerca con motore, sia in quella utilizzando banca dati. Servendoti, ad esempio, della semplice funzione di ricerca immagini messa a disposizione da motore ed inserendo le keywords giuste, puoi trovare molto materiale sia sulla classificazione che sul trattamento delle ustioni. Esistono, poi, in Italia, associazioni dedicate al problema specifico, ad esempio: http://www.assobus.com/ (Associazione dei bambini ustionati) http://www.ustionati.it/index.php (GAU ONLUS) http://www.niso.it/utility/centri_ustioni.php (Amici del NISO) ... oltre che siti web di importanti associazioni, che parlano della problematica analizzandola da varie angolature, ad esempio http://www.lucacoscioni.it/node/1513 (associazione Luca Coscioni). In alcuni paesi esistono anche le/i "burn care nurses", infermiere/i specializzati nel settore. Come puoi capire, il problema è molto ampio e il materiale da ricercare dipende da ciò che vuoi, nel particolare, prendere in considerazione... approccio assistenziale di base? Riabilitazione? Approccio chirurgico ricostruttivo? Problematiche, a domicilio, della persona e dei suoi care-givers? Ustioni chimiche, ustioni da calore?... Altro? ... Per fare chiarezza su questi punti, la persona che è sicuramente più indicata è il tuo Relatore. Alcuni siti internazionali: http://www.burnfund.org/index.php Burn Fund - Canada http://www.ameriburn.org/ American Burn Association (ABA) - USA http://www.euroburn.nl/ European Burns Association (EBA) http://www.anzba.org.au/ Australian and New Zeland Burns Association (ANZBA) In Italia, dal punto di vista infermieristico, è sempre interessante ed importante, trattando di Lesioni Cutanee, il riferimento ad AISLeC (Associazione Infermieristica per lo Studio delle LEsioni Cutanee): http://www.aislec.it Un cordiale saluto e... "in bocca al lupo"! - Franco Raineri |
| 92 - Deleghe a badanti in RSA | |
| Vorrei sapere quali responsabilità giuridiche hanno le badanti in rsa, e quali rischi si corrono a delegare mansioni, come la mobilizzazione di un paziente, pur se tutelati da una cosiddetta liberatoria-firmata dai parenti dell'ospite stesso. l'rsa è¨ il tutore globale dell'ospite a lei affidato? grazie |
Gentile S. ,
Le badanti, ma anche altri soggetti che circolano in un reparto, tra cui i parenti e amici dei ricoverati, devono essere considerate persone del tutto estranee allo stesso (se non vincolate da un qualche rapporto di lavoro). Questo perchè il tipo di rapporto, particolare in sanità, si instaura esclusivamente tra il fornitore del servizio e l'utente del servizio stesso (paziente), e non già con i suoi familiari. Non cambia di molto se un familiare è l'Amministratore di Sostegno della persona ricoverata: non può decidere, nè il paziente nè l'AdS, chi deve erogare assistenza, essendo il personale soggetto a turnazione. Nel caso in cui, qualsiasi attività assistenziale sia intrapresa a livello autonomo o su richiesta del ricoverato da parte della badante, qualora insorga un infortunio/evento avverso, la responsabilità penale ricade su chi compie il gesto (e non può essere diversamente), mentre ci possono essere delle distinzioni di tipo amministrativo - civile, in quanto il fatto può essere successo magari in orari di chiusura al pubblico (in questo caso spetta al personale dell'ente gestore il compito di far rispettare le indicazioni dell'amministrazione). La liberatoria, eventualmente firmata dai parenti, compreso l'AdS, ha valore puramente opportunistico, nel senso che si suppone non vi sarà rivalsa nei confronti dell'ente gestore della SR, qualora succeda qualche evento avverso, correlato all'operato della badante su attribuzione delle attività da parte di personale lavoratore dell'ente. Ciò perchè, come giustamente riporta lei in fondo alla domanda, il responsabile dell'assistenza erogata è sempre e comunque l'ente gestore, che raggiunge (o meno) i risultati prefissati nella mission (o nell'atto aziendale) attraverso l'operato dei suoi diretti collaboratori e dipendenti, siano essi in rapporto diretto (assunti dall'ente), sia in regime di convenzione (come possono essere gli infermieri e i fisioterapisti), sia in regime di fornitura servizi (cooperative pulizie, assistenza ecc.). Ultima puntualizzazione riguarda il concetto di delega: non vi può essere delega in ambito sanitario perchè questa comporta l'assegnazione ad altri di poteri e funzioni, il che significa trasferimento di poteri decisionali al delegato. Ciò a dire che, una volta delegate alcune funzioni, per certi versi non vi può essere ingerenza nelle decisioni prese dal delegato (!). Si parla perciò, più propriamente, in termini giuridici, di attività attribuibili che devono essere standardizzabili (ad alta riproducibilità), a bassa complessità (quindi basso potere decisionale), con valutazione finale da parte di chi attribuisce questa attività. In conclusione, il mio parere è, per rimanere in un ambito collaborazionistico e di 'alleanza terapeutica' con la famiglia, attribuire una serie di attività, con le caratteristiche su riportate, alle badanti, ma di controllarne le attività in prima persona almeno in un primo momento, onde poter prevedere per tempo possibili eventi avversi.
Un cordiale saluto
- Rocco Amendolara Consulente di AIOL per l'Area Geriatrico/Riabilitativa |
| 91 - Infermieri e somministrazione di mezzo di contrasto | |
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Gent. Dott.
Raineri desidererei avere la sua consulenza in merito alla responsabilità infermieristica legata alla somministrazione di mezzo di contrasto. Nello specifico sapere se il mezzo di contrasto può essere somministrato dall'infermiere, dopo prescrizione medica o su indicazione di protocolli approvati dal direttore dell' u.o. e dalla Direzione medica oppure è da considerarsi atto medico. ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti (segue il nome) |
Gentile ... , Effettuando una ricerca in merito, nei principali testi riguardanti la normativa professionale non si trovano riferimenti legali strettamente riguardanti la somministrazione od infusione di mezzo di contrasto, da parte dell'Infermiere, ma si parla di "somministrazione di farmaci". Consiglio la lettura di questo interessante documento, presente in rete, dal sito IPASVI Vicenza: http://www.vicenzaipasvi.it/download/articolo1.pdf Non sono reperibili fonti normative che vietino tale somministrazione all'Infermiere, naturalmente seguendo un' adeguata prescrizione medica e protocolli regolarmente condivisi dell'equipe, competendo, all'Infermiere, la "corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche", secondo DMS 14 marzo 1994, n° 739, terzo comma, art. 1. Un cordiale saluto. - Franco Raineri |
| 90 - Modelli organizzativi in ambito pediatrico | |
| Ciao sono
infermiere e lavoro in pediatria. nel nostro reparto da un po di tempo abbiamo difficoltà nell'organizzare il lavoro di assistenza al bambino. In realtà io lavoro in pediatria soltanto da due anni circa. vorrei proporre ai miei colleghi (un po' "quadrati") un metodo di lavoro più efficace di quello attuale (che è il famoso lavorare per compiti), anche considerando l'imminente trasferimento in un reparto ristrutturato, molto più grande e totalmente differente, strutturalmente parlando, da quello attuale. Il numero medio di bambini ricoverati è di 25 con picchi di 30/35, e con patologie varie sia di medicina che di chirurgia. La mia idea è quella di lavorare per piani assistenziali. vi chiedo quindi un aiuto in merito a dove potrei trovare documentazione che possa indirizzarmi in questo senso e anche qualche consiglio. grazie... (segue nome) |
Ciao ... (segue
nome) Purtroppo non c'è molta letteratura a riguardo. L'argomento è stato da me affrontato per la Tesi del Master conseguito un anno fa. Quello che mi sento di consigliarti è questo: una cernita accurata di tutto quello che troverai col motore di ricerca "Google", digitando Modelli organizzativi + assistenza infermieristica. Un testo: "Nuovi modelli organizzativi per assistenza infermieristica. L'ambulatorio infermieristico territoriale"Autore: M. D'Innocenzo. Centro Scientifico Editore, Torino. Ed infine qui: http://www.infermierionline.net/Tesi/home.htm leggi l'abstract della tesi che porta la mia firma, ti posso dire che c'è tutto quello che ti serve perché fatta a posta per un reparto di pediatria, il mio! Per averla leggi qui: http://www.infermierionline.net/soci/iscrizioni_2.htm Come disse qualcuno. Parigi vale bene una Messa! Cordialmente Serena Orlando |
| 89 - Farmaci e principi attivi | |
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Ciao sono I.
La ringrazio anticipatamente. |
Gentile I. , |
| 88 - Tesi su "accompagnamento alla morte" | |
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Mi chiamo S. sono al terzo anno di infermieristica a … … … , sto valutando l'ipotesi per la tesi di laurea riguardo l'argomento "accompagnamento a morte serena", in particolare mi piacerebbe confrontare il percepito del paziente nella relazione e nei comportamenti degli infermieri, per analizzare un futuro bisogno formativo in merito. potreste gentilmente aiutarmi nel reperire teorie infermieristiche e studi in merito? Vi ringrazio anticipatamente.
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Gent. ma S. , |
| 87 - Riferimenti web per nefrologia e dialisi | |
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Neo - assunto in emodialisi riferimenti
legislativi(se esistono) in riferimento al periodo di formazione
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Gentile M. |
| 86 - Gestione della "terapia al bisogno" | |
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Vorrei avere informazioni, fonti normative o
regolamenti, inerenti la somministrazione, da parte di infermieri, di
farmaci al bisogno. Le nostre procedure interne definiscono infatti tale
possibilità solo Mi potete aiutare? grazie
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Gent. mo E. |
| 85 - Riferimenti per la gestione del CVP | |
| Salve avrei bisogno di sapere se esistono degli studi che diano indicazioni su quali siano i presidi migliori per tappare i cvp esempio tappi con valvola rispetto a mandrini grazie. |
Gentile G. Forse possono esserTi utili già questi riferimenti; se invece vuoi ulteriormente approfondire, nel particolare, mediante ricerca in banca dati internazionale, Ti consiglio di leggere e fruire dei relativi consigli contenuti in questa sezione del sito strumento di AIOL:http://www.infermierionline.net/consigli.htm
Un cordiale saluto ed un augurio di buon lavoro.
- Franco Raineri |
| 84- Info Tesi in ambito ortopedico-traumatologico | |
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Sono ormai arrivata alla fine del mio corso di studio e devo elaborare la
mia tesi cerco materiale sul nursing del paziente con distorsione della
caviglia. Potreste darmi qualche aiutino? grazie in anticipo |
Gentile M. , l'argomento da Te scelto è piuttosto inusuale, per una tesi di Laurea in Infermieristica... Ti consiglierei di dare un'occhiata a questo documento, dal sito ipasvi Roma, sul nursing in ambito ortopedico-traumatologico: http://www.ipasvi.roma.it/ita/staticpages/index.php?page=arcobaleno , forse puoi trovare spunti per altre idee... Riguardo all'argomento da Te pensato, effettuando ricerca online tramite "motore", si accede a numerosi documenti, fra i quali è difficile trovare qualcosa di veramente "importante". Questi sono due esempi: > http://www.fisionline.org/9ORT%20AAII/6ortoAAII.htm > www.my-personaltrainer.it/caviglia.htm Come testi, posso consigliarTi: "Nursing in ortopedia", di Giorgio Graziati, Edizioni Nettuno, Verona, anno 1994. http://www.libriscientifici.com/shop/cat453.htm Poi (se riesci a trovarlo, magari in biblioteca universitaria), il numero 19 dei vecchi "I quaderni dell'Infermiere", Edizioni Masson, anno 1986, che è dedicato all'apparato osteoarticolare, dove c'è anche una breve parte sul tema. Per affinare la ricerca online, ti consiglio di esplorare le banche dati e/o restringere il campo seguendo i consigli che troverai in questa sezione del sito di AIOL: http://www.infermierionline.net/consigli.htm . Un saluto e buon lavoro! - Franco Raineri |
| 83- Reperibilità e congedo per maternità | |
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Gentile Serena sono una collega con qualche quesito che non ha ancora trovato risposta perciò mi rivolgo a Lei sperando mi aiuti. Durante il periodo di prova sono rimasta incinta. Tra qualche mese dovrò rientrare,ora sono in astensione facoltativa per maternità, e mi chiedevo se posso effettuare solo la pronta disponibilità diurna, lavoro in sala operatoria, e se si come si articola. In alternativa vorrei fare domanda di part-time ma anche in questo caso vorrei sapere se mi è concessa visto che sono ancora in prova. Grazie per l'attenzione.
Sabrina
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Ciao Sabrina Quando riprenderai servizio, farai orario ridotto, lavorerai quattro ore al giorno a tua discrezione, cioè potrai scegliere tu da/a che ora lavorare. Questo sino a che il tuo/o bimbo/a non compirà un anno. Durante questo periodo sei esonerata dal fare il servizio di pronta disponibilità, che invece riprenderai quando tornerai a lavorare con orario pieno. La pronta disponibilità copre il turno notturno nei giorni feriali, e l’intera giornata nei giorni festivi. Di regola nei giorni feriali, si è in regime di pronta disponibilità dalle 20,00 alle 8,00 e nei Giorni festivi dalle 8,00 alle 8,00 dell’indomani. Per quanto riguarda la domanda di part-time, devi aspettare che sia passato il tuo periodo di prova (sei mesi ). Accertati che tengano in conto del periodo già effettuato, prima che tu presentassi documentazione accertante la tua gravidanza, e facessi domanda di interdizione. Spero di esserti stata d’aiuto, ti faccio un mondo di auguri per la tua recente maternità e per il tuo futuro professionale. Resto a Tua disposizione. Cordiali saluti
Serena Orlando |
| 82 - Tesi sul suicidio. Consigli | |
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Salve sono R. e sono in difficoltà per la mia tesi "il
suicidio, il ruolo dell'infermiere tra clinica ed educazione alla salute
".Sono in grossa difficoltà a reperire materiale bibliografico oltre che ai
protocolli del WHO sulla prevenzione. Sono infermiera ormai da 13 anni in un
CSM e la laurea non mi serve al Dott. prima del nome,ma a combattere il
burnout e a conservare la curiosità e la professionalità indispensabili nel
rapporto con l'altro;non ha per questo molta importanza quanto tempo
occorrerà per farla ma che sia un modo per approfondire,e il mio modo di
continuare ad amare il mio lavoro. Grazie. |
Molti autori, in letteratura, nel corso della storia, hanno
affrontato il tema del suicidio, da Saffo a Goethe, da Leopardi a Foscolo,
da Strauss a Durkheim… attraversando diverse correnti come il romanticismo,
nichilismo ottocentesco o la scapigliatura.... Il tema del suicidio è stato trattato per lo più in filosofia, dove i diversi autori hanno condannato o ritenuto lecito e doveroso il suicidio per vari motivi. Ti consiglio di visitare questo sito dove troverai un po’ di materiale. www.emsf.rai.it Da un punto di vista assistenziale credo che uno dei compiti degli operatori che affiancano il paziente psichiatrico a rischio di suicidio sia quello di entrare e accogliere la dimensione psicologica, ma più che psicologica direi spirituale, di quel particolare momento di vita. In alcuni casi il suicidio mentale dura giorni o settimane, Il malinconico è già un potenziale suicida. Finisce per essere più affascinato dalla morte che non conosce che dalla vita che non tollera, così visita la morte quasi con una sensazione di piacere, la visita, la vede, la rivede, la ritualizza nei gesti mentali fino ad occupare tutto lo spazio immaginativo. Dobbiamo accorgerci che molto spesso la morte non è quella che viene alla fine, ma le molte morti che attraversano la vita di ogni individuo: i desideri mancati, gli amori falliti. (Natoli). La prevenzione al suicidio viene vissuta come una forma di negazione alla libertà. In manicomio i pazienti venivano legati a letto per impedire che si suicidassero, oggi la contenzione farmacologia libera le mani ma altera la mente amputandola nella volontà e nel desiderio di morte.
Claudia Giovannelli |
| 81 - Obbligatorietà d'iscrizione all'Albo Professionale | |
| Cortesemente volevo sapere se ad oggi c'è una sentenza definitiva a riguardo l'obbligatorietà d'iscrizione ad un collegio. grazie |
Gentile E. - Franco Raineri |
| 80 Corresponsabilità di un infermiere non operante in CO 118 che accompagna un paziente in ambulanza | |
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Sono un infermiere e vorrei farle una domanda. Spero che,
se non riesce a darmi lei una risposta, indirizzi questa mia domanda a
qualcuno che mi risponda. E' corresponsabile un infermiere che accetta un trasferimento "molto spartano" di due pazienti critici con problematica cardiologica in una autoambulanza medicalizzata? Da premettere che l'infermiere in questione non lavora nè al 118 nè al pronto soccorso (quindi non conosce il mezzo autoambulanza) bensì un infermiere che lavora in utic. grazie vivissime. |
Caro Collega, ricevo il tuo quesito, inoltratomi dal Presidente Franco Raineri.
Da come poni la domanda, presumo che Tu abbia ravvisato delle lacune o mancanza di chiarezza nell’organizzazione di questo particolare e delicato momento, che esula dalla “routine” di reparto e sottopone il personale ad un notevole stress. Non è facile decidere cosa fare, in assenza di protocolli che disciplinino l’utilizzo delle “risorse” umane e tecnologiche. Di fatto un trasferimento di questo tipo sottrae forze, laddove già spesso scarseggiano, creando ulteriori rischi per l’UO che rimane sguarnita di personale sanitario. Ma chi deve partecipare al trasferimento? Ci si può rifiutare di parteciparvi?
Così si pronuncia nel suo libro “Diritto dell’emergenza sanitaria”, il magistrato Giuseppe Battarino. Cap. 4.3 “ricovero e trasporto del paziente” Anche la predisposizione ed organizzazione del c.d. trasporto secondario comporta l’applicazione di criteri e principi della scienza medica; la cattiva pratica in quest’ambito può riguardare la scelta in sé e quindi il mancato avvio del paziente presso altro presidio; il ritardo nel trasporto, generato da ostacoli ingiustificati frapposti dai presidi specializzati di destinazione, dovendosi considerare ingiustificati a fronte di responsabilità tutti quelli determinati da impossibilità oggettiva ed assoluta di ricezione del paziente; l’errata gestione del trasporto dal punto di vista dell’assistenza, nelle ipotesi in cui si sarebbe reso necessario un trasporto assistito da personale sanitario professionale, la cui assenza abbia prodotto la mancanza di interventi necessari sul paziente aggravatosi in corso di trasferimento.
A rafforzare quanto scritto, l’autore cita l’articolo 328 del codice penale. 328 Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione 1. Il pubblico ufficiale (357) o l'incaricato di un pubblico servizio (358), che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. 2. Fuori dei casi previsti dal primo comma il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a L. 2 milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.
Se ne evince che rifiutarsi dal prestare assistenza durante un trasporto secondario d’urgenza o ritardarlo, in assenza di protocolli che stabiliscano valide alternative, non è eticamente accettabile e se ne risponde in sede penale. Quindi l’infermiere si deve ispirare, laddove non esista un’organizzazione dell’evento “trasferimento secondario d’urgenza” al principio della collaborazione, come indicato nel codice deontologico dell’infermiere: 3.6. L’infermiere, in situazioni di emergenza, è tenuto a prestare soccorso e ad attivarsi tempestivamente per garantire l’assistenza necessaria. In caso di calamità, si mette a disposizione dell'autorità competente.
Ma dice anche: 6.2. L’infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell’interesse dei cittadini e dell’istituzione. L’infermiere ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri della eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale. 6.3. L’infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione e per quanto possibile, a ricreare la situazione più favorevole. 6.4. L’infermiere riferisce a persona competente e all'autorità professionale qualsiasi circostanza che possa pregiudicare l’assistenza infermieristica o la qualità delle cure, con particolare riguardo agli effetti sulla persona
Inoltre così si pronuncia il Patto infermiere/cittadino: PROMUOVERE e partecipare ad iniziative atte a migliorare le risposte assistenziali infermieristiche all'interno dell'organizzazione. SEGNALARE agli organi e figure competenti le situazioni che ti possono causare danni e disagi.
Come ci ricordano poi i colleghi Francesco Falli e Gianluca Ottomanelli (“Imparare dagli errori”, dic. 2005 – IPASVI La Spezia) è di fondamentale importanza monitorare gli episodi “sentinella”, cioè evenienze che si verificano in modo del tutto inatteso, ma che rappresentano momenti di criticità del sistema organizzativo di quel presidio ospedaliero. Inoltre un altro aspetto da considerare bene è la carenza di documentazione. Per la gestione della documentazione relativa al viaggio di trasferimento, si faccia riferimento alle FAQ n° 65 e 5 , area Normativa Professionale, di questo stesso sito.
Conclusioni: Ø Il trasferimento secondario segue prassi locali. Ø In assenza di protocolli specifici, il personale sanitario non deve rifiutarsi o ritardare un trasferimento secondario con caratteristiche d’emergenza, visto i danni che ne potrebbero derivare al paziente. Nel contempo sarà necessario prevedere una adeguata “copertura” del servizio che viene sguarnito di una unità, impegnata nel viaggio. Ø Nell’ottica del “risk management” ed in sintonia con i principi enunciati dal Codice deontologico, in caso si ravvedano errori o potenziali pericoli di errore, vanno prontamente segnalati (per iscritto ndr) all’azienda. Ø Adeguarsi con protocolli specifici è importante nell’ottica della prevenzione dell’errore. Nondimeno è fondamentale prevedere momenti formativi specifici (si pensi solo alla complessità di gestione di un monitor/defibrillatore o di una valigia dei farmaci non conosciuti). Ø È necessario richiedere sempre un mezzo adeguato al livello di criticità del malato da trasferire. Ø Produrre una valida documentazione relativa al trasferimento è importante per la tutela del malato e nostra. Ø È auspicabile prevedere momenti di verifica interna all’equipe multidisciplinare, onde maturare momenti di analisi dei problemi, progettazione di soluzioni e coordinazione delle rispettive competenze.
Cordiali saluti e buon lavoro!
Ivan Cabrini Collaboratore - Referente Area Critica di AIOL |
| 79 Infermiera referente in Centrale di Sterilizzazione | |
| Gent.ma Redazione, grazie per tutto quello che fate per noi...le Vs risposte sono molto esaurienti. Volevo chiedere gentilmente i compiti di una referente infermiera in un servizio di centrale di sterilizzazione.Da premettere che in questo servizio c'è la dirigente e la caposala GrazieDi nuovo e tanti Auguri per le Prossime Feste |
Gent. ma A. innanzitutto, grazie per i complimenti... L' "infermiera referente" è, in pratica, colei che coadiuva la caposala (coordinatrice); agisce secondo quanto delegato dalla stessa e la sostituisce in caso di assenza; ciò può avvenire, peraltro, in ogni Unità Operativa. Per quanto riguarda la Centrale di Sterilizzazione, sono interessanti i seguenti riferimenti online, riguardanti (anche) le attribuzioni del Coordinatore Infermieristico e dell'Infermiere, in tale realtà: - dal sito della Associazione Italiana Operatori Sanitari addetti alla Sterilizzazione (AIOS) http://www.aiosterile.org / : http://www.aiosterile.org/X_Convegno/organici_centrali.doc http://www.aiosterile.org/X_Convegno/P07.doc - Dal sito dell'Istituto Superiore per la Sicurezza e la Previdenza sul Lavoro (ISPESL) http://www.ispesl.it/ : http://www.fisica.unile.it/~manuel/SPP/DispenseUnile/Linee_Guida_ISPESL_sull'attivit% E0_di_sterilizzazione.pdf - Dal sito ANMDO Reg. Lazio (http://www.anmdolazio.it ), è interessante questo documento:http://www.anmdolazio.it/documenti/presentazione/doc/PROCEDURA%20STERILIZZAZIONE%20A%20VAPORE.pdf Un saluto ed un augurio di buon lavoro! Franco Raineri e Serena Orlando. |
| 78 . - La festa dei folli - richiesta fonte informativa | |
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Avrei bisogno di alcune informazioni riguardo la
newsletter sulla festa dei folli contenuta nel seguente link: http://www.infermierionline.net/newsletter/numero6.htm In questi mesi sto lavorando alla tesi di laurea che verte sui giochi d'azzardo. Ho condotto una ricerca sulla festa dei folli in varie biblioteche e anche in rete ma ho molta difficoltà a reperire materiale affidabile sull'argomento. Se fosse possibile, potrebbe aiutarmi indicandomi la fonte dalla quale ha reperito informazioni sulla festa dei folli, o magari darmi qualche suggerimento in merito? Grazie mille. |
Gent.ma collega, Rispondo alla sua richiesta che mi è stata rigirata dal Presidente
dell'Associazione. Cordiali saluti Claudia Giovannelli |
| 77 - Organico reparto ostetricia | |
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Ciao sono una infermiera del reparto ostetricia, mi chiamo A.., vorrei sapere se 15
infermiere sono sufficienti ad erogare un assistenza adeguata per un reparto
di 30 posti letto, e se ci sono dei riferimenti normativi che ci possano
aiutare nella determinazione del numero del personale (infermieri ed
ausiliari o personale di supporto)che serve per ciascun reparto. |
Cara Collega, > R.D.30.09.1938n.1631,art.3; > D.P.R. 27.03.1968 n.128,art.8; > Delibera CIPE del 20.12.1984; > D.P.R.n.13/86; > Decreto ministero sanità 13.09.1988; > D.Lgs.03.02.1993n.29,art.6; > Circolare F.P. n.4 del 1994; > Legge 30.12.1993 n. 537; > D.Lgs.N.80/98. La normativa per il calcolo dell'organico all'interno delle U.O. ha, come puoi ben vedere, una lunga storia ma, allo stato attuale, non esiste nessuna legge in grado di dirci quanti infermieri sono necessari per un numero tot. di degenti. Il tutto dovrebbe essere affidato ai carichi di lavoro ed ai minuti di assistenza che un infermiere può erogare. Penso che sia interessante, in merito, la lettura di questo documento a cura del Cisal (Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori) del quale riporto, di seguito, il link: http://www.cisaluniversita.org/modules.php?name=News&file=print&sid=67 Cordiali saluti Serena Orlando |
| 76 - Sterilizzazione e tracciabilità | |
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Sono Francesco un infermiere di sala operatoria di un
piccolo ospedale, io e miei colleghi ci occupiamo della
gestione del complesso operatorio e del servizio di anestesia e
rianimazione, quindi prestiamo il nostro servizio dalla S.O. al pronto
soccorso, dall'ostetricia alle varie medicine e così via, tutto ciò ci rende
motivati, ma è come se ci mancasse sempre qualcosa per essere apposto con
noi stessi; il nostro problema attualmente riguarda la sterilizzazione e la tracciabilità, abbiamo un sistema valido per la tracciabilità, ma tutto il
nostro materiale (etichette, ecc..) viene applicato in una scheda
infermieristica di S.O., che è un'appendice della cartella infermieristica
dei reparti di chirurgia generale e di ostetricia e ginecologia dentro la
quale a fine giornata viene inserita, la mia domanda è questa: sarebbe
meglio che la suddetta scheda venisse archiviata direttamente da noi? o c'è
qualche normativa che prevede l'archivio direttamente in cartella clinica? In attesa di una risposta colgo l'occasione per porgere cordiali saluti. |
Gent. mo Francesco. Sino ad oggi, in ambito ospedaliero, per quanto concerne la sterilizzazione, si è per lo più fatto riferimento al D.Lgs 46/97, recepimento della Direttiva Europea 43/92/CEE. E' inoltre opportuno sottolineare che la norma tecnica UNI EN 556-1, richiamandosi alla UNI EN ISO 9001:2000,definisce come speciale il processo di sterilizzazione in quanto il risultato non può essere verificato da una successiva prova sul prodotto. In quest'ottica il processo completo, comprendente: la raccolta, la decontaminazione, il lavaggio, l'asciugatura, il confezionamento, il trattamento di sterilizzazione e la conservazione dei materiali, deve essere considerato attentamente nello svolgimento delle sue fasi. Ricordo, inoltre, che, ai sensi del DPR 14 Gennaio 1997 n. 37, il responsabile del processo di sterilizzazione è l'Infermiere. Entrando adesso nello specifico del quesito, posso dire che, come avete sino adesso fatto è la forma giusta d'archiviazione. La scheda infermieristica di S.O. è un tassello dell'assistenza erogata all'utente, che va ad integrarsi nella cartella infermieristica, che ne rappresenta l'intero processo. Più che di cartella infermieristica, in Sala Operatoria è opportuno tenere registri di archiviazione per quanto riguarda le prove del vuoto test e B.D. da eseguire ogni mattina all'accensione dell'autoclave, prima di qualsiasi sterilizzazione. E' necessario conservare, all'interno dei registri, i contrassegni rilasciati dall'autoclave, per quanto riguarda il "vuoto test", e la conservazione del test di B |