Risponde Franco Raineri
| 75 - Consigli per tesi in ambito territoriale | |
|
Ciao sono una studentessa del II° anno di infermieristica.
Tra poco dovrò iniziare a lavorare sulla tesi, sono però talmente tanti gli
argomenti interessanti che non riesco a decidere. Mi piacerebbe molto fare
una tesi descrittiva inerente al servizio infermieristico territoriale, o un
tipo di paziente molto diffuso in questo ambito di lavoro. Vi prego
aiutatemi, datemi qualche idea!!!! vi ringrazio già da ora, Sara |
Gentile Sara L'ambito territoriale è sicuramente interessante ed importante. E' un settore nel quale, in un futuro non lontano, occorrerà investire risorse importanti, anche in considerazione del fatto che le degenze ospedaliere sono, in molti casi, necessariamente, sempre più brevi. Per quanto riguarda la tua Tesi, posso consigliarti di partire da argomenti di tuo interesse e nei quali hai avuto buone valutazioni. Se fai una selezione del genere, ti accorgi che delimiti notevolmente il campo.L'argomento scelto deve appassionarti, in modo che il lavoro risulti meno "pesante". Degli argomenti da te selezionati, poi, comincia a fare un po' di revisione della letteratura e valuta dove ci sono spazi più interessanti; questo lavoro è meglio affrontarlo consultando anche colui che dovrebbe essere il tuo Relatore. Per ciò che concerne l'ambito territoriale, sicuramente gli spunti potrebbero essere molti, basta osservare quelle che sono le problematiche più frequenti che puoi trovare, ad esempio persone con lesioni trofiche dell'arto inferiore, persone con esiti di ictus cerebri, persone diabetiche, persone con lesioni da decubito, ecc...Nessuno, comunque, può consigliarti in modo mirato, quanto il tuo specifico Tutor di Tirocinio ed il tuo Relatore della Tesi, anche in considerazione delle caratteristiche dell'utenza a livello locale. Un cordiale saluto ed un augurio di buon lavoro! Franco Raineri |
| 74 - Ricoveri in barella e rischio di danni per il degente | |
|
Sono un infermiere e lavoro presso
l' U.O. di Medicina di un Ospedale del sud. Da un po' di tempo in reparto si effettuano ricoveri in barella per mancanza di posti letto. A mio avviso e dei miei colleghi riteniamo ingiusta tale procedura. Esiste un riferimento normativo che possa dimostrarlo. In caso di caduta accidentale andiamo incontro a delle responsabilità ? |
Gentile F. Il quesito che tu poni richiede una risposta ponderata ed articolata, che comprende la sfera etico-deontologica e quella giuridica. Cominciamo col richiamare alcuni punti del Codice Deontologico dell'Infermiere. "... ART. 6 Rapporti con le istituzioni. 6.1. L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, contribuisce ad orientare le politiche e lo sviluppo del sistema sanitario, al fine di garantire il rispetto dei diritti degli assistiti, l'equo utilizzo delle risorse e la valorizzazione del ruolo professionale. 6.2. L'infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell'interesse dei cittadini e dell'istituzione. L'infermiere ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri della eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale. 6.3. L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione e per quanto possibile, a ricreare la situazione più favorevole. 6.4. L'infermiere riferisce a persona competente e all'autorità professionale qualsiasi circostanza che possa pregiudicare l'assistenza infermieristica o la qualità delle cure, con particolare riguardo agli effetti sulla persona. 6.5. L'infermiere ha il diritto e il dovere di segnalare al Collegio le situazioni in cui sussistono circostanze o persistono condizioni che limitano la qualità delle cure o il decoro dell'esercizio professionale. ... " Deontologicamente occorre, quindi, vedere se i criteri sono quelli dell' "eccezionalità" oppure no. Giuridicamente, il personale e l'infermiere per primo, risponde (a querela di parte e per lesioni) di ogni caduta che avviene in reparto e rappresenta certamente un'aggravante, dalla quale è praticamente impossibile discolparsi, se la caduta sia avvenuta precipitando da un mezzo inadeguato e che non doveva essere utilizzato. La barella non rappresenta uno standard di sicurezza, dato che la sua funzione è di trasporto e non di degenza: la barella è più alta ed instabile del letto, spesso non è dotata di spondine laterali di sicurezza e difficilmente dispone dei sistemi di monitoraggio dei parametri vitali, altera diversi parametri ambientali sui ricambi d'aria favorendo anche l'aumento dei rischi legati alle infezioni ospedaliere, ecc. ecc... Concludendo, al di là dei criteri di eccezionalità, sempre molto difficili da definire, considerando l'argomento sia dal punto di vista giuridico che deontologico, si arriva a questa conclusione: l'infermiere può (anzi deve) fare presente al primario ed alla direzione, per iscritto, che si lavora in condizioni critiche e/o con carichi di lavoro non compatibili con i principi ed i criteri della sicurezza e che tale modalità è perpetrata nel tempo. Solo una protesta scritta che denunci la propria opposizione ad una consuetudine pericolosa e sbagliata pone il personale infermieristico al riparo degli strali della legge. Un cordiale saluto Franco Raineri, Marco Piazza, Serena Orlando, Valter Fascio |
| 73 - Informazioni sull'Evidence Based Nursing (EBN) | |
|
Anzitutto complimenti per il servizio da voi reso. Sono
un'infermiera, amo la mia professione e cerco di tenermi il piu'
possibile aggiornata per offrire un'assistenza sempre piu' qualificata. So
che per l'EBN è corretto agire con appropriatezza e cerco di operare
in tal senso anche se ciò origina scontri continui con colleghi e
superiori che praticano solo routinarietà come per esempio il giro delle
temperature corporee o i lavaggi vescicali a scopo non curativo (che
ancora oggi i "medici" prescrivono; ma si aggiornano o no !). Puoi indicarmi
delle ricerche o altro materiale in merito all'evidenza di tali
prestazioni? |
Gentile Ignazia Mi scuso per il ritardo nella risposta, ma arrivano parecchie richieste ed occorre tempo per riuscire a rispondere in modo adeguato a tutti, anche in considerazione della base "volontaria" del servizio prestato ... Sull'EBN, in internet, puoi trovare una buona
quantità di materiale. |
| 72 - Utilizzo della cartella infermieristica nel D.S.M. | |
|
Caro collega; in un servizio di Salute Mentale (SPDC, ambulatorio, Centro Diurno, ecc.) per avviare la cartella infermieristica, quali aspetti amministrativi si devono considerare? Se un modello (specifico e funzionale per l'assistenza in quello specifico servizio) non c'è, l'infermiere ne può curare direttamente e in prima persona la redazione? L'apertura di una cartella infermieristica (nel senso del primo avvio dell'utilizzo dello strumento assistenziale) necessita di autorizzazioni o l'infermiere, riconoscendone la necessità e la funzionalità, e riconoscendo che la stessa legge lo richiede, la può avviare con una decisione autonoma? Tale decisione, va comunicata a qualcuno di superiori responsabili? Eventualmente a chi ed in che modo. È necessario che i fogli siano timbrati o numerati? In un servizio dove i colleghi infermieri si rifiutassero (e succede frequentemente) di utilizzare e rediggere la cartella, può questa essere utilizzata da un solo infermiere o questi, visto il rifiuto degli altri, deve astenersi dall'utilizzarla? Cose scontate? Magari lo fossero. Grazie. Gaetano. |
Gent.le collega, i numerosi quesiti da lei posti nella sua richiesta contengono aspetti dell'esercizio professionale dell'infermierie in ambito psichiatrico che sono tutt'altro che scontati. Anzi. Sono molto complessi e richiedono attenta considerazione da parte dell'infermiere, e non soltanto. L'adozione della cartella infermieristica è specificatamente prevista per legge dal D.P.R. 384/1990 che recepisce l'accordo per il CCNL del SSN , all'art. 135, che istituiva la "Commissione VRQ dei servizi e prestazioni sanitarie". La meta fondamentale che un progetto di "documentazione infermieristica" in ambito psichiatrico si pone, è quello di costruire una cartella/fascicolo utile a documentare i bisogni assistenziali dell'utenza specifica e le risposte personalizzate che il personale infermieristico fornisce. In altre parole, porre in relazione la domanda e l'offerta di assistenza affinché queste risultino appropriate, efficaci, efficienti e di qualità. Si deve perciò iniziare dalla convinzione che la creazione di un'unica cartella/fascicolo infermieristico per tutto il D.S.M., realtà articolata in diverse strutture (SPDC, DH, CD, CSM, CA, CP, ecc...), sia un punto di arrivo a cui tendere più che di partenza, ma che possono senz'altro essere individuate e rese omogenee molte schede di impostazione comune per guidare e documentare le diverse fasi dell'assistenza. Queste schede una volta scelte, rispetto alle caratteristiche dell'utente psichiatrico e all'organizzazione assistenziale, possono essere riunite per costituire la documentazione infermieristica del dipartimento. Non esistono "percorsi modello" da seguire, essendo peculiare ogni contesto, tranne il rispetto di apposite "linee guida" comuni - qualora esse siano già presenti nell'azienda in cui si opera - di fondamentale importanza. Quanto detto, soprattutto poi per la corretta stesura delle "diagnosi infermieristiche" (per esempio, Teorie infermieristiche di riferimento e/o Nanda). Prima però di poter avviare un tale progetto, occorre una fase di raccolta dati e sperimentazione che può richiedere anche un periodo di tre-cinque anni. Nella fase di avvio, sarà preferibile utilizzare il termine "cartella infermieristica" per favorirne la comprensione da parte degli infermieri e la possibilità di operare in autonomia rispetto alla cartella medica. Nel futuro prossimo, anche in psichiatria, dovremo più propriamente fare ricorso al termine "fascicolo infermieristico" che è parte della "cartella clinica" unica dell'utente, meglio se informatizzata. Il contenuto della cartella infermieristica, infine, non è predeterminato in nessuna fonte normativa, come probabilmente è giusto che sia. Il contenuto deve ricavarsi dall'attività infermieristica, così come oggi la intende il quadro normativo dopo le innovazioni apportate con le riforme all'esercizio dell'infermiere operate dalla L. 42/1999 e L. 251/2000 e dallo stesso Codice Deontologico. Si ritiene che devono essere presenti le seguenti parti: raccolta anamnestica; pianificazione; gestione e "diario infermieristico"; valutazione. Per l'autonomia dell'infermiere rispetto all'attivazione della cartella infermieristica basti il riferimento al Codice Deontologico, art. 4.7: "l'infermiere garantisce la continuità assistenziale anche attraverso l'efficace gestione di strumenti informativi". Si tratta di un vero e proprio riferimento "sostanziale" alla cartella, sia essa autonoma o integrata, l'unica in grado di garantire "continuità" nella concezione di assistenza responsabile, che ricade oggigiorno sull'infermiere che lavora in psichiatria. Il termine "efficace gestione" sembrerebbe sgomberare ogni dubbio sul fatto che soltanto l'infermiere deve gestire gli strumenti informativi che riguardano l'assistenza, a meno che essi siano integrati; in quest'ultimo caso l'infermiere farà per la sua parte di competenza. Nei processi penali (cfr. Pretura di Firenze, sentenza n. 893del 9/3/1994), oggi, la documentazione infermieristica in qualità di "atto pubblico" assume valore pari alla documentazione medica nella ricostruzione del fatto. Per l'ulteriore approfondimento della cartella infermieristica, impossibile da farsi rispondendo ad una faq, suggerirei comunque i seguenti testi: Casati M., La documentazione infermieristica, Mc GrawHill, Milano e Fumagalli E., Lamboglia E., Magon G., Motta P., La cartella infermieristica informatizzata, Edizioni Medico Scientifiche, Torino. Cordialissimi saluti. Valter Fascio
|
| 71 - Organico RSA | |
|
Sono un infermiera professionale e
lavoro in un RSA desidererei ricevere informazioni sulla gestione di tali
strutture, per quanto riguarda numero di personale infermieristico per ogni
turno e la presenza medica all'interno della struttura nelle 24 ore. grazie |
Gentile Collega.
La RSA può essere una struttura
pubblica o privata accreditata ovvero una struttura privata .
Le RSA possono anche
diversificarsi a seconda della tipologia degli ospiti, della valenza
assistenziale e del modello
organizzativo in RSA di base, e RSA di cura e recupero. Le RSA di base possono ospitare anziani non autosufficienti con limitazioni di autonomia di ogni genere (fisiche, mentali e sociali) non assistibili a domicilio.
Le RSA di cura e recupero si
rivolgono alla stessa tipologia di utenza che richiede assistenza
sanitaria e riabilitativa continue e comunque, non tali da consentire il
ricovero ospedaliero.
Le RSA sono organizzate in moduli. Il D.P.C.M. del 22/12/89 stabilisce che ciascun modulo deve essere composto al massimo da 20 p.l., ma prevede la possibilità di eventuali (nella realtà, numerose...) deroghe ad opera di normative esclusivamente regionali, purché giustificate. L'organizzazione per moduli, inoltre, permette di accogliere, nella stessa RSA, gruppi di pazienti con problemi differenti, senza determinare interferenze e salvaguardando le esigenze. Inoltre, tale forma di organizzazione consente di realizzare un impiego talvolta diverso, anche se sempre razionale, delle risorse e del personale "medico" e "infermieristico". Il personale operante all'interno della struttura è composta da: coordinatore socio-sanitario, infermiere professionale, fisioterapista, animatore-educatore, addetti all'assistenza, logopedista, assistente sociale, psicologo, medico di base e medici specialisti.
Spiacenti di non poterle fornire
ulteriori precisazioni, ma la materia complessiva delle RSA non è
normata da leggi nazionali, bensì oggetto di rimandi normativi
specifici riferiti alle singole Regioni e Aziende in cui si opera.
Potrà trovare
altre informazioni al seguente:
http://www.terzaeta.com/serv/serv_residen/non_autosufficienti/resid_sanit_assisten.html
Cordiali saluti.
Valter Fascio, Serena Orlando e
Franco Raineri - AIOL
|
| 70 - Complicanze da emotrasfuzione in pazienti in età pediatrica | |
|
Sono Aldo, vorrei ricevere documenti o link utili riguardante il ruolo dell'infermiere nel prevenire le complicanze da emotrasfusione in pazienti d'età pediatrica. Vi ringrazio anticipatamente, saluti.. |
Gentile Aldo
Fondamentalmente, valgono principi
analoghi a quelli validi per le trasfusioni in età adulta, almeno per
quanto riguarda la normativa. Ti consigliamo, perciò, di leggere la FAQ
n° 60 dell'Area Infermieri.
Le attenzioni da porre in atto
sono le stesse.
La differenza può essere fatta
dall'accesso venoso impiegato perciò, oltre alla lettura della FAQ 41,
sempre dall'Area Infermieri del sito,
http://www.infermierionline.net/FAQ/infermieri2.htm#41 ,
Ti consigliamo alcuni links:
http://www.gavecelt.org/docs/procedure%20CRO%20(Aviano).pdf
Un cordiale saluto.
Franco Raineri e Serena
Orlando
|
| 69 - Cadute dei degenti in ospedale | |
|
Sto facendo la mia tesi sulle cadute dei degenti in
ospedale.Avrei bisogno di fare una statistica delle cadute accidentali da
parte dei pazienti in ospedale. Sapete dirmi come posso fare e dove posso
guardare?Ho gia contattato degli ospedali nella mia regione ma non mi hanno
ancora risposto...spero che pero lo facciano.
Vi ringrazio anticipatamente ilenia |
Gentile Ilenia, anzi benritrovata. Se non mi sbaglio, ci
siamo letti alcuni mesi fa... Per quanto riguarda i dati, dovrebbe essere il
Tuo Relatore a chiedere alla/alle Azienda/e l'autorizzazione per
accedere a quelli che servono per il Tuo lavoro. Leggi, comunque, questa tesi sulla "nursing malpractice", nella quale le cadute hanno il proprio peso. http://www.inforesp.org/tesi.pdf E questo articolo Lauri, al quale potrai, probabilmente, accedere rivolgendoTi alla biblioteca del Tuo futuro Collegio: http://www.lauriedizioni.com/lauri/p_articoli.asp?numero=100&rivista=7&titolo=Nursing+Oggi E questo riferimento, dal Ministero della Salute: http://www.ministerosalute.it/programmazione/qualita/Documenti/rischio_clinico_280704.pdf Prova la ricerca in "banca dati", come Ti consigliai nella precedente risposta, seguendo i consigli contenuti in http://www.infermierionline.net/consigli.htm . In bocca al lupo! Franco Raineri |
| 68- Linee guida sulla lavanda gastrica | |
|
Sono un'infermiera prof. del P.S dell'ospedale di
Fidenza(PR), sto preparando un corso d'aggiornamento in collaborazione con
una mia collega riguardante il trattamento in Pronto Soccorso dei paz. con
intossicazione da ingestione,quindi chiedevo se cortesemente mi potevate
suggerire dove trovare del materiale riguardante linee guida sulla lavanda
gastrica ed immagini sull'esecuzione di quest'ultima.Nel frattempo ne
approfitto per farvi i complimenti per vostro sito che sto consultando in
questi giorni e al quale ho avuto accesso casualmente. Saluti E.B. |
Gentile Emanuela, grazie per i complimenti al sito. Sulla
tematica "intossicazioni" il materiale in rete è decisamente abbondante;
ecco alcuni esempi: http://www.salus.it/ps/avve.html http://www.linguaggioglobale.com/SOS/txt/41.htm http://www.doctor33.it/all/argsal/prnt_soc1.htm Per informazioni generali http://www.ospedaleniguarda.it/bandietc/Gestione_dellintossicazione_acuta_in_pronto_soccorso.pdf http://www.uniss.it/facolta/medicina/images/MaterDiD/MD%20avvelenamenti.pdf Per gestione dell'intossicazione acuta in pronto soccorso http://farmacia.unich.it/farmacologia/didattica/tox/avvelenamenti.pdf Gestione, in generale http://web.tiscali.it/ambupedy/avvelenamenti.htm http://web.tiscali.it/ambupedy/ftp/avvelenamenti.PDF Per materiale in ambito pediatrico http://www.infermierionline.net/area_cittadino/centro_antiveleni.htm Centri antiveleni in Italia Per approfondire e rendere più mirata la ricerca, come al solito, consiglio di visitare la sezione preposta, in http://www.infermierionline.net , ovvero: http://www.infermierionline.net/consigli.htm Buon lavoro a Voi! Cordialmente Franco Raineri |
| 67- L'anno sabbatico | |
|
Buongiorno! ....poco tempo fa ho sentito parlare che esiste la possibilità per un dipendente con contratto a tempo indeterminato, di richiedere il cosiddetto "anno sabbatico". Con mio grande rammarico ho scoperto che può essere richiesta solo se si hanno maturato 5 anni di lavoro sempre nello stesso posto. Ora la mia domanda è la seguente: vorrei fare un'esperienza lavorativa all'estero,sempre come infemiere ovviamente, ma allo stesso tempo vorrei "mantenermi" il posto in Italia, ovviamente senza nessun tipo di contributo o spesa a carico della mia azienda sanitaria. In qualche modo ciò è possibile? Ho solo 2 anni lavorativi alle spalle, oppure l'ultima spiaggia è il licenziamento? E' vero che se un dipendente con contratto a tempo indeterminato decide unilateralmente di rescinderlo, l'azienda sanitaria d'appartenenza è "obbligata" a riassumere il dipendente con il medesimo contratto se ripresenta una domanda d'assunzione entro un anno dalla data del suo licenzimento? Vi ringrazio per la cortese attenzione. Rimango in attesa. Cordiali Saluti. |
Istituito dalla legge 53/2000, firmata dall’On. Livia Turco, la legislazione italiana lo annovera tra le varie possibilità di congedo offerte ai lavoratori.
C'è il
congedo parentale, che permette ai genitori di assentarsi
per non più di dieci mesi e poi c'è l'anno
sabbatico,
in altre parole l'occasione, per chi non ha famiglia, di staccare la
spina, abbandonare ufficio e colleghi e dedicarsi ad esperienze
extraprofessionali.
Possono
chiedere l'anno
sabbatico soltanto i lavoratori con
almeno cinque anni di servizio;
raggiunta quest’anzianità, il
dipendente può
presentare richiesta
all'azienda in qualsiasi
momento.
Per quanto riguarda il Tuo caso, avendo soltanto due anni di servizio non puoi fruire di questo tipo di congedo; anche con adeguata età lavorativa dovresti, in ogni caso, documentare il motivo di tale richiesta. Si può godere, stando al nostro contratto di lavoro, di permessi così prolungati anche in altre situazioni particolari: ad esempio per un documentato percorso riabilitativo in caso d’etilismo o di tossicodipendenza. Per motivi di studio, sono previste per il lavoratore le 150 ore. Per la preparazione ad un esame sono concesse 30 ore. Tutto, sempre, con obbligo di esibire documentazione…
Cordialmente
Franco Raineri e Serena Orlando
|
| 66 - Ossimetria notturna | |
|
Avrei bisogno di materiale sulle ossimetrie notturne
grazie |
Cara collega A riguardo dell'ossimetria notturna, online c'è un po' di materiale, riferito a differenti situazioni. Ad esempio, vedi questo articolo tratto dalla "Rivista Italiana di Cure Palliative": http://www.sicp.it/rivista-pdf/estate_2005/SICP%20Estate%2005_pag_26_39.pdf Qui, invece, è citata in un altro contesto: http://www.alzheimerforum.ch/documents/pdf/Konsensus_i.pdf Invece, tenendosi sul generale è facile, usando motore di ricerca, trovare questi documenti: http://www.farmacitta.it/medicionline/otorino/monitoraggio.cfm http://www.farmacitta.it/medicionline/otorino/reflusso_2.cfm Entrambi tratti dal sito http://www.farmacitta.it/ Oppure questo: http://www.ademori.it/11_2003.pdf , dal sito http://www.ademori.it/ Ma c'è anche tanto altro materiale. Per approfondire la ricerca, Ti consiglio di visitare l'apposita sezione, pubblicata su questo stesso sito dal Collega Marco Piazza: http://www.infermierionline.net/consigli.htm Un cordiale saluto Franco Raineri |
| 65 Familiarità tra colleghi nello stesso luogo lavorativo | |
| Volevo gentilmente chiedervi un chiarimento sulla possibilità che in un reparto possano lavorare nello stesso turno di servizio due coniugi o un fratello e una sorella? Vi ringrazio anticipatamente e aspetto con ansia una vostra risposta chiarificatrice visto che nella realtà in cui lavoro si verifica quotidianamente ed è fonte di discusioni. |
Gentile Alessandra Nulla osta dal punto di vista normativo e ai fini dell'esercizio professionale affinchè due coniugi possano prestare servizio insieme nella stessa U.O.; idem, a maggior ragione, per quanto riguarda un fratello e una sorella. Le uniche implicazioni possono essere relative alla gestione dei rapporti relazionali all'interno dell'équipe e collegate alla turnistica. Difficoltà, come sempre, che dipendono più dalla correttezza dei singoli e dalle capacità del coordinatore, che non dalla situazione un po' particolare. Un cordiale saluto Valter Fascio, Serena Orlando e Franco Raineri |
| 64- Trasporto utenti verso altre strutture sanitarie | |
|
Durante il mio turno di lavoro, è arrivata alla caposala la richiesta da parte dell' ufficio infermieristico di prestare un'unità infermieristica per il trasporto di una paziente del ps in ambulanza presso un'altra struttura ospedaliera a circa 90 km di distanza. Si trattava in specifico di una paziente di età circa 50 anni con epistassi persistente. la caposala ha incaricato me e io recandomi al ps ho preso visione della paziente che dovevo assistere durante il trasporto in ambulanza. riassumendo la situazione davanti alla quale mi sono tovata era la seguente: p.a. 120/80 mmhg - f.c. non era stata rilevata dal ps - emocromo con 8,6 di emoglobina - presenza di un solo accesso venoso con venflon del diametro piu' piccolo (azzurro) per la evidente fragilita' capillare della paziente (presentava lungo le braccia diverse ecchimosi). alla domanda di chi sarebbe stato presente al trasporto oltre me mi è stato risposto l'autista. inoltre l'ambulanza che doveva servire per il trasporto non era medicalizzata. mostrando il mio disappunto, si è offerto di occuparsi del trasporto il caposala del ps. Volevo sapere se ci sono delle norme e/o regole di comportamento alle quali posso fare riferimento per il trasporto presso altre strutture di pazienti. grazie per la risposta saluti da una vostra ammiratrice Giovanna
|
Gentile Collega Mi scuso del ritardo della risposta ed anche della sua brevità... Ho trovato questo documento, che mi sembra importante e che può fare al caso Tuo Tratto dal sito ANIARTI: http://www.aniarti.it/oldsite/forum/congresso2001/diapo/bambirelazione.htm Grazie per i complimenti, davvero... Un saluto Franco Raineri |
| 63- Sterilizzazione del materiale in autoclave: ruoli e competenze | |
|
Alla luce delle nuove normative vorrei chiedervi a chi
spetta la gestione della sterilizzazione del materiale sanitario in
autoclave. Grazie T.T. |
Gentile Tiziano, posso provare ad aiutarTi segnalandoTi
questo passo, tratto dal sito ANIPIO
http://www.anipio.it/doc9.doc
"Linee guida per i blocchi operatori" A cura del Gruppo di Lavoro per la lotta alle Infezioni Ospedaliere Coordinatore: D.ssa S. Sensi M. Assensi, I. Baldelli, P. Brignole, R. Cappellini, M. Cattaneo, B. Cavaliere, N. Cenderello, P. Fabbri, M. Iannucci, M. Rondini, E. Malarby, I. Samengo, M. Vizio, M. Zanini.
... ... |
| 62- Profilo professionale OTA in Pronto Soccorso | |
|
Sono un
infermiera di pronto soccorso vorrei se possibile avere il profilo
professionale con le relative competenze dell'ausiliario - OTA nel
servizio di pronto soccorso.Vi ringrazio molto e vi sono grata. |
Gentile
Alessandra. Questo è il
profilo dell'OTA. |
| 61- Tesi: cadute dei degenti in ospedale | |
|
Ciao sono una studentessa in Scienze Infermieristiche e
sto preparando la mia tesi: Risk Management le cadute dei dei degenti in ospedale,sarei molto grata di ricevere il vostro aiuto,vi ringrazio anticipatamente
Ilenia |
Gentile Ilenia Posso consigliarTi di visitare questo documento, disponibile sul sito del S.Orsola-Malpighi di Bologna: http://www.evidencebasednursing.it/progetti/cadute.htm E questo, dal sito SPREAD http://www.spread.it/Sintesi/sint_14.htm Un paio di risposte in merito, inoltre, le trovi nell'area FAQ di Infermierionline (FAQ Infermieri). Ti consiglio, inoltre, di approfondire la ricerca in rete, seguendo le indicazioni contenute nella apposita sezione di Infermierionline: http://www.infermierionline.net/consigli.htm . Cordiali saluti e... In bocca al lupo! Franco Raineri |
| 60 - Sacche per emotrasfusione | |
|
Sono un collega in servizio presso un'Azienda
Ospedaliera lombarda e vi esprimo innanzitutto i complimenti per
l'organizzazione e la fruibilità davvero ottima del sito, oltre che
per la completezza con cui vengono trattati determinati argomenti e
per le innumerevoli ed utili informazioni fornite. Sono ora a porvi un quesito tanto semplice quanto foriero di animate discussioni nel mio ambiente di lavoro. Riguarda l'emotrasfusione. Nel caso in cui siano state richieste delle unità da trasfondere, e queste unità siano già state preparate dal centro trasfusionale, è possibile ritirarle senza la firma del tecnico o del medico responsabile? Mi spiego meglio: poniamo il caso che per un paziente operato per resezione del sigma il medico abbia richiesto prima dell'intervento 4 unità in previsione di perdite ematiche. Queste unità sono ora conservate nel frigorifero del centro trasfusionale, già etichettate e pronte per essere ritirate. Nel caso in cui durante la notte, per disgrazia, il paziente abbia la necessità di infondere una di queste unità, io infermiere posso ritirare le unità senza che il tecnico me le consegni? nel nostro ospedale infatti il tecnico del centro trasfusionale è reperibile ed i miei colleghi sono abituati a prendere dal pronto soccorso le chiavi del centro trasfusionale ed a ritirare, a mo' di self service, le unità da trasfondere, firmando il registro di scarico delle unità ed il modulo che accompagna la trasfusione. al suo arrivo alla mattina il tecnico, poi, provvede a firmare la consegna. Questo atteggiamento è legale? Stando alla normativa che sono riuscito a reperire, non credo che ciò sia legale, perchè in pratica l'infermiere non ritira l'unità da trasfondere, ma se ne appropria indebitamente, visto che il tecnico non la consegna. Tuttavia sento dire dai miei colleghi che questa procedura è sempre stata fatta....per cui mi appello a voi ed ai vostri consulenti e collaboratori per ottenere chiarimenti in merito. Ringraziando anticipatamente per la risposta e rinnovando i complimenti, porgo cordiali saluti. LDA |
Ciao, Lorenzo,
Innanzitutto grazie per i complimenti ... |
| 59-Medicina riabilitativa: modelli organizzativi | |
|
Con la nostra Dirigente del SITRA
sto lavorando sui modelli organizzativi dei reparti di Medicina
Riabilitativa per impostare l'assistenza sui bisogni del malato che vada
oltre una netta divisione di compiti tra infermieri e fisioterapisti, ma sia
impostata su livelli diversi di competenze, ma in un concetto di team. Conoscete qualche reparto di riabilitazione così organizzato? Grazie RS |
Gent. ma Rita
Ciò a cui Ti riferisci, altro non è che l'approccio
interdisciplinare, necessario al lavoro in una realtà di
degenza Riabilitativa ...
Oltre ai miei modestissimi contributi pubblicati su questo stesso
sito, accessibili
nell'area geriatrico-riabilitativa, Ti consiglio i due testi
assolutamente fondamentali per poter capire e di conseguenza
organizzare un modo di lavorare interdisciplinare:
- Nino Basaglia-Loredana Gamberoni "L'Infermiere della
Riabilitazione", Edi-Ermes, anno 1998.
- Nino Basaglia et Al. "Progettare
la Riabilitazione-Il lavoro in team interprofessionale",
Edi-Ermes, anno 2002.
In molte realtà italiane (come, ad esempio, quella dove io stesso
sono operativo) si sta lavorando allo scopo di mettere in pratica
quanto previsto dalle Linee Guida sulla Riabilitazione (Gazzetta
Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n° 124 del 30
maggio 1998) cercando di seguire, nel migliore dei modi, la
strada dell'approccio interdisciplinare.
Il centro di riferimento, in ogni caso, resta quello diretto dallo
stesso Dott. Nino Basaglia, che ha provveduto in prima persona alla
stesura delle stesse, ovvero il Dipartimento di Riabilitazione
LPA dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara.
I più cordiali saluti ed un augurio di buon lavoro!
Franco Raineri
|
| 58- Quante ore si deve rimanere per esigenze di servizio, oltre il proprio orario lavorativo? | |
|
Salve sono un infermiere professionale vorrei sapere in
caso di mancato smonto in presenza di una sola collega del turno
montante nel reparto, quante ore , in attesa che la direzione mandi una
sostituzione, si è obbligati a restare in reparto e se c'è qualche normativa
in proposito,e se inoltre si può smontare in presenza della caposala , o
anche solo in presenza della sola collega del turno(2 unità)
montante.Grazie. In attesa di una vostra risposta in merito porgo distinti saluti Colgo l'occasione per porgerti un caro ringraziamento
per la Tua sollecita e dettagliata risposta. E vorrei voler approfondire nel
dettaglio,in modo che anche i mie colleghi possano tranne beneficio dal
sapere:senza nessun ordine di servizio scritto,il quale mi obbliga a
continuare nel Turno successivo,dove da diverso tempo la collega mancante(si
è licenziata) non è mai stata sostituita,in che norme vigenti e pene
vado incontro qualora non continui e smonto?E il cambio a vista, come deve
essere interpretato nelmio Dipartimento di Chirurgia Generale con 20 posti
letto,con esclusione di Guardie D.E.A.? |
Gentile Collega, ho inoltrato la tua email ai colleghi di
Infermierionline competenti in materia.
Valter Fascio Un cordiale saluto anche da parte mia Gentile Nello, invio la risposta al tuo quesito, sempre
del Collega Valter Fascio: |
| 57 - Psichiatria:secondini o infermieri? | |
|
Egregio Presidente, in questo periodo ho bisogno
urgentemente del suo aiuto..........ci hanno chiesto di piantonare una
paziente senza T.SO. presso il reparto di ginecologia, noi pensiamo di non doverlo fare poichè non siamo dei secondini. Sono da poco temo al lavoro in questo campo e vorrei chiedere se ci sono delle pubblicazioni online sulla contenzione e sulle procedure di attuazione del T.S.O. Ci viene richiesto anche di acompagare il medico in consulenza al pronto soccorso e conseguentemente i colleghi del p.s. scompaiono,possiamo noi praticare in un altro reparto terapie? Grazie per l'attenzione, il vostro è un ottimo sito.
Enzo |
Gentile Collega
Innanzitutto grazie per i complimenti al sito.
La Sua email è stata inoltrata ai responsabili dell’Area Psichiatrica di Infermierionline.
In riscontro alla mail inviataci è consultabile online l’articolo di Valter Fascio riguardante la contenzione.
Le consigliamo anche di prendere visione
dell'intera
area dedicata al nursing in psichiatria.
Non si capisce poi il motivo per cui i
colleghi del p.s. alla presenza di un paziente, presumibilmente, con
problemi psichiatrici, ovvero già accertati dallo psichiatra di guardia,
debbano eclissarsi venedo meno alle loro precise responsabilità
professionali. Sono infine dell'idea, che tranne casi eccezionali,
adeguatamente documentati e previsti a priori, un infermiere Quanto asserito, è per questioni importanti sia di sicurezza sia legali.
Cordiali saluti
Valter Fascio e Franco Raineri
|
| 56 - tesi sull'assistenza infermieristica al bambino con invaginazione intestinale | |
|
Salve...sono di nuovo R da napoli...la ringrazio per avermi
risposto personalmente dandomi indicazioni, per cui le ripeto la mia
difficoltà: sto preparando una tesi sull'assistenza infermieristica al
bambino con invaginazione intestinale...ma non riesco a trovare materiale
sufficiente. Spero possa aiutarmi...le rinnovo i saluti e i complimenti per
il suo servizio di consulenza...a presto |
Ciao Roberta Ricevo la tua e-mail dal Presidente Franco Raineri. Ti dico subito che, purtroppo, per quanto riguarda l’Assistenza Infermieristica, in questo caso, c’è scarsa letteratura.. Ti segnalo due testi: Il paziente critico: protocolli e procedure di assistenza generale e specialistica. Autori: Parra Moreno, Arias Rivera, Esteban de la Torre Editore: Masson Chirurgia Pediatrica Approcci e gestione Autore: Parigi G. Battista Edtore: Masson Mi sento, in ogni modo, di ricordare che l'assistenza infermieristica ad un bambino con invaginazione intestinale si può dividere, essenzialmente, in tre momenti fondamentali: 1) Ingresso in Reparto di Chirurgia 2) Trasporto in servizio di radiologia per le indagini del caso ( clisma opaco con mezzo di contrasto) 3) Trasferimento in sala operatoria All’ingresso nel Reparto, il chirurgo osserva i segni clinici che quasi sempre sono indicativi per la diagnosi di invaginazione intestinale: il bambino è sofferente, l’addome è teso e poco trattabile, all'esplorazione rettale si nota una emissione di sostanza gelatinosa color marmellata di ribes; c’è stipsi, vomito. L'infermiere deve incannulare una vena di buon calibro per l’esecuzione dei prelievi ematici pre-operatori e (competenza dell’anastesista) per indurre la narcosi. E' importante, in questa fase, il dialogo con i genitori: bisogna spiegare loro la possibilità quasi certa di un intervento chirurgico. Occorre allertare il servizio di radiologia radiologia e predisporre il trasporto. Qui il piccolo eseguirà il clisma opaco con mezzo di contrasto, che evidenzierà l'invaginazione ed il tratto d'intestino interessato. Esiste, anche se remota, la possibilità che, nell'iniettare il mezzo di contrasto, questo provochi una spontanea disinvaginazione. L'ingresso in sala operatoria avviene, in pratica, nell'immediato e quasi sempre è un intervento che riveste carattere d'urgenza. L'assistenza infermieristica è qui affidata all'infermiere di sala operatoria: è suo il compito, ad esempio, di controllare la temperatura del materassino termico ( 37°). Occorre assicurarsi che sia pronta, alla richiesta del chirurgo, dell'acqua calda, importante per agevolare la manovra di disivanginazione ( per taxis ) che potrebbe risparmiare al piccolo una resezione intestinale. Questi sono i punti più importanti, che mi auguro tu possa approfondire. In bocca al lupo, e...facci sapere. - Serena Orlando Consigliere di Infermierionline Responsabile dell’ Area Neonatologia. |
| 55 - Protocolli e procedure infermieristiche | |
|
Egregio Presidente,
mi chiamo GM e sono al III anno
del C.L. Scienze Infermieristiche presso l'Ospedale S.Martino di Genova.
Le scrivo perchè avrei bisogno di qualche consiglio riguardo i
protocolli e le procedure infermieristiche. Nella mia tesi vorrei
trattare il lavoro dell'infermiere in Chirurgia Generale, illustrare i
protocolli fondamentali e giustificare la loro grande importanza
nell'assistenza infermieristica in area chirurgica. Ho già visitato
diversi siti di infermieristica, ma molti richiedono programmi di
scaricamento che io (ahimè!) non possiedo. Potrebbe darmi qualche buon
consiglio? La ringrazio anticipatamente della disponibilità. Le auguro
buone vacanze e buon lavoro!
Distinti saluti
|
Gentile M.
Più che darTi un buon
consiglio, Ti consiglio un testo...
Recensione di Valter Fascio.
Se poi ti vuoi sbizzarrire un po',
mi piacque abbastanza l'inserto di
In &
Out, rivista dell'IPASVI Padova, Dicembre 2000: Evidence
Based Nursing-Gli strumenti per la pratica infermieristica, di B.
Burattin, A. Negrisolo, C. Sabbion, L. Stivanello.
Recentemente ho letto
questa traduzione, che penso possa interessarTi... Ed anche
questa.
Buoni siti sono quello del
SIT del Sant'Orsola di Bologna (di P. Chiari ed E. Naldi) ed
Evidence Based Nursing, (di R. Zanotti e G. Danieli); quest'ultimo
ha iscrizione semplice e gratuita.
Naviga, poi, fra i numerosissimi links
di InfermieriOnline: molti sono riguardanti lo studio e la ricerca.
Cerca anche nelle pagine delle
riviste infermieristiche , in AIOL
Buon lavoro ed in bocca al lupo!
- Franco Raineri
|
|
|
|
|
ho conseguito il diploma di inf. prof. nel 1980 e
successivamente ho anche ottenuto il diploma quinquennale di scuola media
superiore; volevo sapere se ci sono università che danno la parificazione
fra i titoli da me ottenuti e la laurea breve...grazie VT |
Gentile Tita Un Infermiere con Diploma Regionale ha la possibilità d'integrare con alcuni esami e la Tesi il debito formativo nei confronti del Corso di Laurea. E' una possibilità data, oramai, da diversi atenei. Chiaramente, l'aver conseguito il Diploma di Maturità è requisito indispensabile. Chiaramente il tutto presuppone impegno e costi da sostenere. Ti consiglio di leggere le FAQ dell'Area Formazione di InfermieriOnline http://www.infermierionline.net/FAQ/Domande_risposte_formazione_sommario.htm dove l'argomento è stato più volte trattato. Ti consiglio di consultare la Mappa degli Atenei pubblicata in InfermieriOnline http://www.infermierionline.net/Atenei_d'italia_pagina_1.htm Per scegliere l'Ateneo a te più vicino, allo scopo di contattarlo direttamente per informazioni eventuali. Un caro saluto e buon lavoro (e/o studio...) ! Franco Raineri |
|
|
|
|
Lavoro in Pediatria dal 1990 e mi sono sempre reso conto che le divise bianche in questo reparto suscitano molta paura nei bambini poichè associano questa divisa a dolore e sofferenze. Io ed alcune colleghe vorremmo prendere l'iniziativa di chiedere alla direzione sanitaria ed amministrativa divise colorate, come in altri contesti pediatrici italiani, avete qualche suggerimento che possa rendere convincente questa nostra richiesta agli uffici menzionati? Grazie
|
Ciao Francesco Ricevo la tua e-mail dal presidente Franco Raineri. Il problema da te sollevato è già stato affrontato, un paio d’anni fa, nell’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica dove lavoro. Abbiamo conformato il colore delle nostre divise, le tute blu, che ognuno di noi ha personalizzato, applicando ai bordi delle maniche e delle tasche passamanerie colorate, e figure rappresentanti personaggi di Walt Disney. Il tutto in perfetta armonia con l’arredo. Non ci siamo risparmiati nell’adornare le pareti con posters colorati!!! L’Ufficio Infermieristico è stato informato, ma poco coinvolto, questo che ho appena detto faceva parte di un progetto che abbiamo chiamato “Accoglienza del bambino in ospedale”, ed ha previsto anche la nascita di un vademecum, ideato per spiegare al piccolo le fasi importanti della sua ospedalizzazione. Resto a disposizione per altre informazioni.
Saluti
Serena Orlando |
|
|
|
|
Sono infermiera che sta per
sta terminando il corso di abbreviazione in scienze infermieritiche devo
discutere la tesi e mi serve materiale per ruolo del ip nella gestione del'urgenze
emorragiche digestive in endoscopia grazie |
Gentile Fatima Di sicuro interesse,
anche se non certo "strettamente infermieristico", è il sito SIMG, nella
sezione dedicata alla gastroenterologia: |
|
|
|
|
In sintesi la domanda: e' sostituibile l'infermiere professionale in camera operatoria con un infermiere generico o addirittura con figure tipo oss? il dettato del dgr 6 agosto 1998-n.6/38133 (regione lombardia) non prevede questa sostituibilita'. questa soluzione e' avallata dall'ufficio infermieristico dell'azienda ospedaliera s.carlo borromeo di milano dove lavoro.grazie per l'attenzione.
|
Gentile Collega. L'Infermiere, in qualsiasi U.O. lavori, può essere sostituito soltanto da un altro Infermiere. Tutte le altre figure citate possono "supportare" ma mai, in ogni caso, sostituire. L'Infermiere non è più una Professione Ausiliaria ed esiste un CodiceDeontologico ed un Profilo Professionale che la identificano nella sua specificità. Cordiali saluti. Franco Raineri e Serena Orlando |
|
|
|
|
Buongiono, sono una studente infermiere e vorrei avere
qualche indicazione su dove trovare del materiale in relazione alla
nutrizione pre e post chirurgica in ambito gastroenterico. Ringraziando
anticipatamente vi saluto caldamente. AN |
Gentile Alessandra Online, mediante
rapida ricerca, ho trovato questi links che potrebbero interessarTi... |
|
|
|
|
--- |
---
|
|
|
|
|
Mi piacerebbe avere informazioni su esperienze di gestione
del rischio clinico in aziende ospedaliere compreso le strutture
pediatriche-neonatologiche Grazie per la collaborazione KL |
Gentile Kathia Il tema che proponi è sempre più attuale. Inizio con il proporTi questo importante documento, dal sito del Ministero della Salute: http://www.ministerosalute.it/programmazione/qualita/Documenti/rischio_clinico_280704.pdf Per quanto riguarda le esperienze nelle differenti realtà, in rete c'è parecchio materiale... Ad esempio, il sito dedicato alla problematica dalla AUSL di Modena, oppure l’esperienza nella Regione Toscana, oppure ancora un progetto dell’ospedale di Lecco od ancora questa pagina del sito della Regione Emilia Romagna dalla quale si accede a interessanti risorse… Online si trova davvero molto materiale inerente alla tematica, in senso generale e/o specifico. Per una preziosa, paziente ed approfondita ricerca in rete, rimando ancora una volta ai consigli forniti dal Collega Marco Piazza, nell’apposita sezione del sito http://www.infermierionline.net .
Cordialmente Franco Raineri |
|
|
|
|
Ciao sono una ragazza che sta terminando il corso di
laurea x infermiere ad AN a novembre devo discutere la tesi e mi servirebbe
se è possibile un pò di materiale sul ruolo dell'infermiere in una paziente
mastectomizzata e sottoposta alla ricostruzione mammaria!!!Potete iutarmi???Grazie
Tantissimooo!!! |
Gentile Sara. Per la parte generale, posso consigliarTi questo sito, contenente anche links interessanti: http://www.mastectomia.it/index.htm Interessante questa revisione, dal sito del Sant'Orsola-Malpighi: http://www.evidencebasednursing.it/revisioni/lavoriCS/04_linfodrenaggio.pdf Questo sito è molto importante (Scuola Italiana di Senologia) , accedi anche alla rivista di senologia ed a corsi di nursing in tale materia... http://www.senologia.it/default.html Altro importante sito, con area infermieristica: http://www.qlmed.org/index.html Da Senologia.it, questo articolo è di sicuro interesse: http://www.senologia.it/doc/tm161.html Lo stesso articolo è ripreso qui: http://www.societaitalianasenologia.it/pdf%20nuovo/appendice.pdf Altri articoli: http://www.plasticsurgery.it/ricostruzione.html http://www.aimac.it/informazioni/libretti/articolo.php?id_articolo=5909&id=5902 http://www.senology.it/casi/ricostruzione.php Ma in rete c'è molto altro materiale. Buona cosa è fare riferimento ai "Piani di Assistenza" di L.J. Carpenito, Ed. Ambrosiana. Per mirare ed approfondire la ricerca online ricordo, ancora una volta, i consigli contenuti nella sezione di http://www.infermierionline.net , curata da Marco Piazza, accessibile a questa URL: http://www.infermierionline.net/consigli.htm Buon lavoro ed in bocca al lupo! Franco Raineri |
|
|
|
|
Salve! Da poco tempo a questa parte
mi è balzata l'idea di trasferirmi all'estero (Inghilterra o Irlanda) e
proseguire la la mia carriera inf.ca. Volevo avere alcune info se qlc può darmene sull'iter da seguire o se conosce dei siti dove potermi orientare. Grazie! |
Gentile Alberto
Puoi trovare i riferimenti di cui
necessiti cliccando qui, al
sito del Ministero della Salute
Per quanto riguarda l'Inghilterra,
mi sembra interessante il
sito dell'Università di Sheffield
Un cordiale saluto e...
Buona Fortuna!
Franco Raineri
|