POSTA E RISPOSTA  

Risponde Franco Raineri

1-2-3-4

75 - Consigli per tesi in ambito territoriale
Ciao sono una studentessa del II° anno di infermieristica. Tra poco dovrò iniziare a lavorare sulla tesi, sono però talmente tanti gli  argomenti interessanti che non riesco a decidere. Mi piacerebbe molto fare una tesi descrittiva inerente al servizio infermieristico territoriale, o un tipo di paziente molto diffuso in questo ambito di lavoro. Vi prego  aiutatemi, datemi qualche idea!!!! vi ringrazio già da ora, Sara
 
Gentile Sara
L'ambito territoriale è sicuramente interessante ed importante. E' un settore nel quale, in un futuro non lontano, occorrerà investire risorse importanti, anche in considerazione del fatto che le degenze ospedaliere sono, in molti casi, necessariamente, sempre più brevi.
Per quanto riguarda la tua Tesi, posso consigliarti di partire da argomenti di tuo interesse e nei quali hai avuto buone valutazioni. Se fai una selezione del genere, ti accorgi che delimiti notevolmente il campo.L'argomento scelto deve appassionarti, in modo che il lavoro risulti meno  "pesante". Degli argomenti da te selezionati, poi, comincia a fare un po' di  revisione della letteratura e valuta dove ci sono spazi più interessanti;  questo lavoro è meglio affrontarlo consultando anche colui che dovrebbe  essere il tuo Relatore.
Per ciò che concerne l'ambito territoriale, sicuramente gli spunti potrebbero essere molti, basta osservare quelle che sono le problematiche più frequenti che puoi trovare, ad esempio persone con lesioni trofiche dell'arto inferiore, persone con esiti di ictus cerebri, persone diabetiche, persone con lesioni da decubito, ecc...Nessuno, comunque, può consigliarti in modo mirato, quanto il tuo specifico Tutor di Tirocinio ed il tuo Relatore della Tesi, anche in considerazione delle caratteristiche dell'utenza a livello locale.
Un cordiale saluto ed un augurio di buon lavoro!
Franco Raineri
74 - Ricoveri in barella e rischio di danni per il degente
Sono un infermiere e lavoro presso l' U.O. di Medicina di un Ospedale del sud.
Da un po' di tempo in reparto si effettuano ricoveri in barella per mancanza di posti letto. A mio avviso e dei miei colleghi riteniamo ingiusta tale procedura. Esiste un riferimento normativo che possa dimostrarlo. In caso  di caduta accidentale andiamo incontro a delle responsabilità ?
 
Gentile F.

Il quesito che tu poni richiede una risposta ponderata ed articolata, che comprende la sfera etico-deontologica e quella giuridica.
Cominciamo col richiamare alcuni punti del Codice Deontologico dell'Infermiere.
"...
ART. 6 Rapporti con le istituzioni.

6.1. L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, contribuisce ad orientare le politiche e lo sviluppo del sistema sanitario, al fine di garantire il rispetto dei diritti degli assistiti, l'equo utilizzo delle risorse e la valorizzazione del ruolo professionale.

6.2. L'infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell'interesse dei cittadini e dell'istituzione. L'infermiere ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri della eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale.

6.3. L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a  carenze o disservizi provvede a darne comunicazione e per quanto possibile, a ricreare la situazione più favorevole.

6.4. L'infermiere riferisce a persona competente e all'autorità professionale qualsiasi circostanza che possa pregiudicare l'assistenza infermieristica o la qualità delle cure, con particolare riguardo agli effetti sulla persona.

6.5. L'infermiere ha il diritto e il dovere di segnalare al Collegio le situazioni in cui sussistono circostanze o persistono condizioni che limitano la qualità delle cure o il decoro dell'esercizio professionale. ... "

Deontologicamente occorre, quindi, vedere se i criteri sono quelli dell' "eccezionalità" oppure no.

Giuridicamente, il personale e l'infermiere per primo, risponde (a querela di parte e per lesioni) di ogni caduta che avviene in reparto e rappresenta certamente un'aggravante, dalla quale è praticamente impossibile discolparsi, se la caduta sia avvenuta precipitando da un mezzo inadeguato  e che non doveva essere utilizzato.

La barella non rappresenta uno standard di sicurezza, dato che la sua funzione è di trasporto e non di degenza: la barella è più alta ed  instabile del letto, spesso non è dotata di spondine laterali di sicurezza e difficilmente dispone dei sistemi di monitoraggio dei parametri vitali, altera diversi parametri ambientali sui ricambi d'aria favorendo anche l'aumento dei rischi legati alle infezioni ospedaliere, ecc. ecc...

Concludendo, al di là dei criteri di eccezionalità, sempre molto difficili da definire, considerando l'argomento sia dal punto di vista giuridico che deontologico, si arriva a questa conclusione:
l'infermiere può (anzi deve) fare presente al primario ed alla direzione, per iscritto, che si lavora in condizioni critiche e/o con carichi di  lavoro non compatibili con i principi ed i criteri della sicurezza e che tale modalità è perpetrata nel tempo.

Solo una protesta scritta che denunci la propria opposizione ad una consuetudine pericolosa e sbagliata pone il personale infermieristico al riparo degli strali della legge.

Un cordiale saluto

Franco Raineri, Marco Piazza, Serena Orlando, Valter Fascio
 
73 - Informazioni sull'Evidence Based Nursing (EBN)
Anzitutto complimenti per il servizio da voi reso. Sono un'infermiera, amo la mia professione e cerco di tenermi il piu'  possibile aggiornata per offrire un'assistenza sempre piu' qualificata. So che per l'EBN è corretto agire con appropriatezza e cerco di operare  in tal senso anche se ciò origina scontri continui con colleghi e  superiori che praticano solo routinarietà come per esempio il giro delle  temperature corporee o i lavaggi vescicali a scopo non curativo (che  ancora oggi i "medici" prescrivono; ma si aggiornano o no !). Puoi indicarmi delle ricerche o altro materiale in merito all'evidenza di tali  prestazioni?
 
Gentile Ignazia

 Mi scuso per il ritardo nella risposta, ma arrivano parecchie richieste ed occorre tempo per riuscire a rispondere in modo adeguato a tutti, anche in considerazione della base "volontaria" del servizio prestato ...

 Sull'EBN, in internet, puoi trovare una buona quantità di materiale.
Per quanto riguarda l'introduzione all'argomento, è interessante questo articolo di Marco Piazza:
http://www.infermierionline.net/documenti/EBN%20e%20ricerca.pdf  .
Sicuramente posso consigliarTi il sito relativo, del S. Orsola Malpighi, di Bologna:
http://www.evidencebasednursing.it/base-homepage.htm  .
Da visitare ed usare, è la sezione di http://www.infermierionline.net , dedicata ai siti di "studio e ricerca":
http://www.infermierionline.net/link_pagina.htm
Linee guida sul cateterismo vescicale, puoi trovarle, sempre fra le pagine  del sito di AIOL, a questo indirizzo:
http://www.infermierionline.net/specialistiche/cateterismo_vescicale.htm  (Area Urologica).
Linee guida sulle Lesioni da Decubito, sempre in questo sito:
http://www.infermierionline.net/specialistiche/lesioni_da_decubito.htm  (Area Geriatria-Riabilitazione)
Puoi trovare molti interessanti protocolli, pubblicati nell'Area ORL:
http://www.infermierionline.net/aree_specialistiche/area_otorinolaringoiatra.htm
E nell'Area Critica:
http://www.infermierionline.net/aree_specialistiche/area_critica.htm
Se navighi nelle altre aree specialistiche del sito, comunque, trovi anche altro materiale che può fare al caso tuo.
Per quanto riguarda i testi, interessante e recente è "Evidence Based Nursing" di A. Pisacane, S. Panico, pubblicato da Carocci Faber nel 2005
 (vedi: http://www.infermierionline.net/soci/faber.pdf  ).
Altro testo utile è "EBM e metodologia della ricerca per le professioni sanitaria" di G. Pomponio, A. Calosso - edito da CGEMS
Mi permetto, a tal riguardo, di ricordarTi la possibilità di associarsi ad AIOL, secondo le modalità riportate nella relativa sezione:
http://www.infermierionline.net/soci/iscrizioni_0.htm  .
L'iscrizione da' diritto, oltre che partecipare alla vita sociale di AIOL, a benefit fra i quali: sconti su testi, abbonamenti a riviste, iscrizioni  ad eventi formativi ed acquisto di materiale informatico, come da sezione:
http://www.infermierionline.net/soci/iscrizioni_3.htm
Cordialmente
Franco Raineri
 

72 - Utilizzo della cartella infermieristica nel D.S.M.
Caro collega;
in un servizio di Salute Mentale (SPDC, ambulatorio, Centro Diurno, ecc.) per avviare la cartella infermieristica, quali aspetti amministrativi si devono considerare? Se un modello (specifico e funzionale per l'assistenza in quello specifico servizio) non c'è, l'infermiere ne può curare direttamente e in prima persona la redazione? L'apertura di una cartella infermieristica (nel senso del primo avvio dell'utilizzo dello strumento assistenziale) necessita di autorizzazioni o l'infermiere, riconoscendone la necessità e la funzionalità, e riconoscendo che la stessa legge lo richiede, la può avviare con una decisione autonoma? Tale decisione, va comunicata a qualcuno di superiori responsabili? Eventualmente a chi ed in che modo. È necessario che i fogli siano timbrati o numerati? In un servizio dove i colleghi infermieri si rifiutassero (e succede frequentemente) di utilizzare e rediggere la cartella, può questa essere utilizzata da un solo infermiere o questi, visto il rifiuto degli altri, deve astenersi dall'utilizzarla? Cose scontate? Magari lo fossero. Grazie. Gaetano.
Gent.le collega,
i numerosi quesiti da lei posti nella sua richiesta contengono aspetti dell'esercizio professionale dell'infermierie in ambito psichiatrico che sono tutt'altro che scontati. Anzi. Sono molto complessi e richiedono attenta considerazione da parte dell'infermiere, e non soltanto. L'adozione della cartella infermieristica è specificatamente prevista per legge dal D.P.R. 384/1990 che recepisce l'accordo per il CCNL del SSN , all'art. 135, che istituiva la "Commissione VRQ dei servizi e prestazioni sanitarie". La meta fondamentale che un progetto di "documentazione infermieristica" in ambito psichiatrico si pone, è quello di costruire una cartella/fascicolo utile a documentare i bisogni assistenziali dell'utenza specifica e le risposte personalizzate che il personale infermieristico fornisce. In altre parole, porre in relazione la domanda e l'offerta di assistenza affinché queste risultino appropriate, efficaci, efficienti e di qualità. Si deve perciò iniziare dalla convinzione che la creazione di un'unica cartella/fascicolo infermieristico per tutto il D.S.M., realtà articolata in diverse strutture (SPDC, DH, CD, CSM, CA, CP, ecc...), sia un punto di arrivo a cui tendere più che di partenza, ma che possono senz'altro essere individuate e rese omogenee molte schede di impostazione comune per guidare e documentare le diverse fasi dell'assistenza. Queste schede una volta scelte, rispetto alle caratteristiche dell'utente psichiatrico e all'organizzazione assistenziale, possono essere riunite per costituire la documentazione infermieristica del dipartimento. Non esistono "percorsi modello" da seguire, essendo peculiare ogni contesto, tranne il rispetto di apposite "linee guida" comuni - qualora esse siano già presenti nell'azienda in cui si opera - di fondamentale importanza. Quanto detto, soprattutto poi per la corretta stesura delle "diagnosi infermieristiche" (per esempio, Teorie infermieristiche di riferimento e/o Nanda).
Prima però di poter avviare un tale progetto, occorre una fase di raccolta dati e sperimentazione che può richiedere anche un periodo di tre-cinque anni. Nella fase di avvio, sarà preferibile utilizzare il termine "cartella infermieristica" per favorirne la comprensione da parte degli infermieri e la possibilità di operare in autonomia rispetto alla cartella medica. Nel futuro prossimo, anche in psichiatria, dovremo più propriamente fare ricorso al termine "fascicolo infermieristico" che è parte della "cartella clinica" unica dell'utente, meglio se informatizzata.
Il contenuto della cartella infermieristica, infine, non è predeterminato in nessuna fonte normativa, come probabilmente è giusto che sia. Il contenuto deve ricavarsi dall'attività infermieristica, così come oggi la intende il quadro normativo dopo le innovazioni apportate con le riforme all'esercizio dell'infermiere operate dalla L. 42/1999 e L. 251/2000 e dallo stesso Codice Deontologico. Si ritiene che devono essere presenti le seguenti parti: raccolta anamnestica; pianificazione; gestione e "diario infermieristico"; valutazione. Per l'autonomia dell'infermiere rispetto all'attivazione della cartella infermieristica basti il riferimento al Codice Deontologico, art. 4.7: "l'infermiere garantisce la continuità assistenziale anche attraverso l'efficace gestione di strumenti informativi". Si tratta di un vero e proprio riferimento "sostanziale" alla cartella, sia essa autonoma o integrata, l'unica in grado di garantire "continuità" nella concezione di assistenza responsabile, che ricade oggigiorno sull'infermiere che lavora in psichiatria. Il termine "efficace gestione" sembrerebbe sgomberare ogni dubbio sul fatto che soltanto l'infermiere deve gestire gli strumenti informativi che riguardano l'assistenza, a meno che essi siano integrati; in quest'ultimo caso l'infermiere farà per la sua parte di competenza.
Nei processi penali (cfr. Pretura di Firenze, sentenza n. 893del 9/3/1994), oggi, la documentazione infermieristica in qualità di "atto pubblico" assume valore pari alla documentazione medica nella ricostruzione del fatto. Per l'ulteriore approfondimento della cartella infermieristica, impossibile da farsi rispondendo ad una faq, suggerirei comunque i seguenti testi: Casati M., La documentazione infermieristica, Mc GrawHill, Milano e Fumagalli E., Lamboglia E., Magon G., Motta P., La cartella infermieristica informatizzata, Edizioni Medico Scientifiche, Torino.
Cordialissimi saluti.

Valter Fascio

 

71 - Organico RSA
Sono un infermiera professionale e lavoro in un RSA desidererei ricevere informazioni sulla gestione di tali strutture, per quanto riguarda numero di personale infermieristico per ogni turno e la presenza medica all'interno della struttura nelle 24 ore. grazie
 
Gentile Collega.
 
La RSA può essere una struttura pubblica o privata accreditata ovvero una struttura privata .
Le RSA possono anche diversificarsi a seconda della tipologia degli ospiti, della valenza assistenziale e del modello
organizzativo in RSA di base, e RSA di cura e recupero. Le RSA di base possono ospitare anziani non autosufficienti con limitazioni di autonomia di ogni genere (fisiche, mentali e sociali) non assistibili a domicilio.
Le RSA di cura e recupero si rivolgono alla stessa tipologia di utenza che richiede assistenza sanitaria e riabilitativa continue e comunque, non tali da consentire il ricovero ospedaliero.
Le RSA sono organizzate in moduli. Il D.P.C.M. del 22/12/89 stabilisce che ciascun modulo deve essere composto al massimo da 20 p.l., ma prevede la possibilità di eventuali (nella realtà, numerose...) deroghe ad opera di normative esclusivamente regionali, purché giustificate. L'organizzazione per moduli, inoltre, permette di accogliere, nella stessa RSA, gruppi di pazienti con problemi differenti, senza determinare interferenze e salvaguardando le esigenze. Inoltre, tale forma di organizzazione consente di realizzare un impiego talvolta diverso, anche se sempre razionale, delle risorse e del personale "medico" e "infermieristico". Il personale operante all'interno della struttura è composta da: coordinatore socio-sanitario, infermiere professionale, fisioterapista, animatore-educatore, addetti all'assistenza, logopedista, assistente sociale, psicologo, medico di base e medici specialisti.
 
Spiacenti di non poterle fornire ulteriori precisazioni, ma la materia complessiva delle RSA non è normata da leggi nazionali,  bensì oggetto di rimandi normativi specifici riferiti alle singole Regioni e Aziende in cui si opera.
 
Potrà trovare altre informazioni al seguente:
http://www.terzaeta.com/serv/serv_residen/non_autosufficienti/resid_sanit_assisten.html
 
Cordiali saluti.
 
Valter Fascio, Serena Orlando e Franco Raineri - AIOL
70 - Complicanze da emotrasfuzione in pazienti in età pediatrica
Sono Aldo,
vorrei ricevere documenti o link utili riguardante il ruolo dell'infermiere nel prevenire le complicanze da emotrasfusione in pazienti d'età pediatrica. Vi ringrazio anticipatamente, saluti..
Gentile Aldo
 
Fondamentalmente, valgono principi analoghi a quelli validi per le trasfusioni in età adulta, almeno per quanto riguarda la normativa. Ti consigliamo, perciò, di leggere la FAQ n° 60 dell'Area Infermieri.
http://www.infermierionline.net/FAQ/infermieri3.htm#60
Le attenzioni da porre in atto sono le stesse.
La differenza può essere fatta dall'accesso venoso impiegato perciò, oltre alla lettura della FAQ 41, sempre dall'Area Infermieri del sito, http://www.infermierionline.net/FAQ/infermieri2.htm#41 , Ti consigliamo alcuni links:
 
http://www.gavecelt.org/docs/procedure%20CRO%20(Aviano).pdf 
 
Un cordiale saluto.
 
Franco Raineri e Serena Orlando

 

69 - Cadute dei degenti in ospedale
Sto facendo la mia tesi sulle cadute dei degenti in ospedale.Avrei bisogno di fare una statistica delle cadute accidentali da parte dei pazienti in ospedale. Sapete dirmi come posso fare e dove posso guardare?Ho gia contattato degli ospedali nella mia regione ma non mi hanno ancora risposto...spero che pero lo facciano.

Vi ringrazio  anticipatamente ilenia
 

Gentile Ilenia, anzi benritrovata. Se non mi sbaglio, ci siamo letti alcuni mesi fa... Per quanto riguarda i dati, dovrebbe essere il Tuo Relatore a chiedere  alla/alle Azienda/e l'autorizzazione per accedere a quelli che servono per il Tuo lavoro.
Leggi, comunque, questa tesi sulla "nursing malpractice", nella quale le cadute hanno il proprio peso.
http://www.inforesp.org/tesi.pdf
E questo articolo Lauri, al quale potrai, probabilmente, accedere rivolgendoTi alla biblioteca del Tuo futuro Collegio:
http://www.lauriedizioni.com/lauri/p_articoli.asp?numero=100&rivista=7&titolo=Nursing+Oggi
E questo riferimento, dal Ministero della Salute:
http://www.ministerosalute.it/programmazione/qualita/Documenti/rischio_clinico_280704.pdf
Prova la ricerca in "banca dati", come Ti consigliai nella precedente risposta, seguendo i consigli contenuti in  http://www.infermierionline.net/consigli.htm .
 In bocca al lupo!
 Franco Raineri
 
68- Linee guida sulla lavanda gastrica
Sono un'infermiera prof. del P.S dell'ospedale di Fidenza(PR), sto preparando un corso d'aggiornamento in collaborazione con una mia collega riguardante il trattamento in Pronto Soccorso dei paz. con  intossicazione da ingestione,quindi chiedevo se cortesemente mi potevate suggerire dove trovare del materiale riguardante linee guida sulla lavanda  gastrica ed immagini sull'esecuzione di quest'ultima.Nel frattempo ne  approfitto per farvi i complimenti per vostro sito che sto consultando in  questi giorni e al quale ho avuto accesso casualmente. Saluti E.B.
 
Gentile Emanuela, grazie per i complimenti al sito. Sulla tematica "intossicazioni" il materiale in rete è decisamente abbondante; ecco alcuni esempi:
http://www.salus.it/ps/avve.html
http://www.linguaggioglobale.com/SOS/txt/41.htm
http://www.doctor33.it/all/argsal/prnt_soc1.htm
Per informazioni generali
http://www.ospedaleniguarda.it/bandietc/Gestione_dellintossicazione_acuta_in_pronto_soccorso.pdf
http://www.uniss.it/facolta/medicina/images/MaterDiD/MD%20avvelenamenti.pdf
Per gestione dell'intossicazione acuta in pronto soccorso
http://farmacia.unich.it/farmacologia/didattica/tox/avvelenamenti.pdf
Gestione, in generale
http://web.tiscali.it/ambupedy/avvelenamenti.htm
http://web.tiscali.it/ambupedy/ftp/avvelenamenti.PDF
Per materiale in ambito pediatrico

 http://www.infermierionline.net/area_cittadino/centro_antiveleni.htm
Centri antiveleni in Italia
Per approfondire e rendere più mirata la ricerca, come al solito, consiglio di visitare la sezione preposta, in http://www.infermierionline.net , ovvero:
http://www.infermierionline.net/consigli.htm

Buon lavoro a Voi!
Cordialmente

Franco Raineri
 

67- L'anno sabbatico
Buongiorno!
....poco tempo fa ho sentito parlare che esiste la possibilità per un dipendente con contratto a tempo indeterminato, di richiedere il cosiddetto "anno sabbatico".
Con mio grande rammarico ho scoperto che può essere richiesta solo se si hanno maturato 5 anni di lavoro sempre nello stesso posto.
Ora la mia domanda è la seguente: vorrei fare un'esperienza lavorativa all'estero,sempre come infemiere ovviamente, ma allo stesso tempo vorrei "mantenermi" il posto in Italia, ovviamente senza nessun tipo di contributo o spesa a carico della mia azienda sanitaria. In qualche modo ciò è possibile? Ho solo 2 anni lavorativi alle spalle, oppure l'ultima spiaggia è il licenziamento?
E' vero che se un dipendente con contratto a tempo indeterminato decide unilateralmente di rescinderlo, l'azienda sanitaria d'appartenenza è "obbligata" a riassumere il dipendente con il medesimo contratto se ripresenta una domanda d'assunzione entro un anno dalla data del suo licenzimento?
Vi ringrazio per la cortese attenzione.
Rimango in attesa. Cordiali Saluti.
 

Istituito dalla legge 53/2000, firmata dall’On. Livia Turco, la legislazione italiana lo annovera tra le varie possibilità di congedo offerte ai lavoratori.

C'è il congedo parentale, che permette ai genitori di assentarsi per non più di dieci mesi e poi c'è l'anno sabbatico, in altre parole l'occasione, per chi non ha famiglia, di staccare la spina, abbandonare ufficio e colleghi e dedicarsi ad esperienze extraprofessionali.
L’anno sabbatico può essere richiesto una sola volta nella vita lavorativa per seguire, ad esempio, master o corsi d’informatica, marketing e managment, ma anche per imparare una lingua straniera, seguire progetti internazionali di cooperazione o laurearsi.

Possono chiedere l'anno sabbatico soltanto i lavoratori con almeno cinque anni di servizio;  raggiunta quest’anzianità, il dipendente può presentare richiesta all'azienda in qualsiasi momento.
Naturalmente deve giustificare la richiesta con la necessità di accrescere le sue competenze e conoscenze professionali in seguito a nuove esperienze.
L’Azienda, in ogni caso, non è tenuta, necessariamente, ad accettare in toto la domanda del dipendente: il congedo può essere negato per esigenze organizzative, oppure l’assenza del dipendente può essere frazionata in più periodi.
Questo tipo di congedo per motivi di formazione è comunque un periodo non retribuito, non cumulabile con l'anzianità di servizio, con le ferie, con la malattia e con le altre forme di congedo (esempio di maternità o paternità).
L'anno sabbatico non rientra neanche sotto la copertura previdenziale, ma il dipendente può chiedere un anticipo del trattamento di fine rapporto per sostenere le spese (solo se ha almeno 8 anni d’anzianità in quell'azienda).
Fanno eccezione i docenti universitari, gli unici che possono concedersi un anno sabbatico retribuito ogni 10 anni d’anzianità, purché si dedichino alla ricerca scientifica e all'aggiornamento.

 

Per quanto riguarda il Tuo caso, avendo soltanto due anni di servizio non puoi fruire di questo tipo di congedo; anche con adeguata età lavorativa dovresti, in ogni caso, documentare il motivo di tale richiesta.

Si può godere, stando al nostro contratto di lavoro, di permessi così prolungati anche in altre situazioni particolari: ad esempio per un documentato percorso riabilitativo in caso d’etilismo o di tossicodipendenza.

Per motivi di studio, sono previste per il lavoratore le 150 ore. Per la preparazione ad un esame sono concesse 30 ore. Tutto, sempre, con obbligo di esibire documentazione…

 

Cordialmente

 

Franco Raineri e Serena Orlando

 

66 - Ossimetria notturna
Avrei bisogno di materiale sulle ossimetrie notturne grazie
 
Cara collega
A riguardo dell'ossimetria notturna, online c'è un po' di materiale, riferito a differenti situazioni.
Ad esempio, vedi questo articolo tratto dalla "Rivista Italiana di Cure Palliative":
http://www.sicp.it/rivista-pdf/estate_2005/SICP%20Estate%2005_pag_26_39.pdf
Qui, invece, è citata in un altro contesto:
http://www.alzheimerforum.ch/documents/pdf/Konsensus_i.pdf
Invece, tenendosi sul generale è facile, usando motore di ricerca, trovare questi documenti:
http://www.farmacitta.it/medicionline/otorino/monitoraggio.cfm
http://www.farmacitta.it/medicionline/otorino/reflusso_2.cfm
Entrambi tratti dal sito http://www.farmacitta.it/
Oppure questo: http://www.ademori.it/11_2003.pdf , dal sito http://www.ademori.it/
Ma c'è anche tanto altro materiale.
Per approfondire la ricerca, Ti consiglio di visitare l'apposita sezione, pubblicata su questo stesso sito dal Collega Marco Piazza:
http://www.infermierionline.net/consigli.htm
Un cordiale saluto
Franco Raineri
 
65 Familiarità tra colleghi nello stesso luogo lavorativo
Volevo gentilmente chiedervi un chiarimento sulla possibilità che in un reparto possano lavorare nello stesso turno di servizio due coniugi o un fratello e una sorella? Vi ringrazio anticipatamente e  aspetto con ansia una vostra risposta chiarificatrice visto che nella  realtà in cui lavoro si verifica quotidianamente ed è fonte di discusioni. Gentile Alessandra
Nulla osta dal punto di vista normativo e ai fini dell'esercizio professionale affinchè due coniugi possano prestare servizio insieme nella  stessa U.O.; idem, a maggior ragione, per quanto riguarda un fratello e una sorella. Le uniche implicazioni possono essere relative alla gestione dei rapporti  relazionali all'interno dell'équipe e collegate alla turnistica. Difficoltà, come sempre, che dipendono più dalla correttezza dei singoli e  dalle capacità del coordinatore, che non dalla situazione un po'  particolare.
Un cordiale saluto
Valter Fascio, Serena Orlando e Franco Raineri
 
64- Trasporto utenti verso altre strutture sanitarie

Durante il mio turno di lavoro, è arrivata alla caposala la richiesta da parte dell' ufficio infermieristico di prestare un'unità infermieristica per il trasporto di una paziente del ps in ambulanza presso un'altra struttura ospedaliera a circa 90 km di distanza. Si trattava in specifico di una paziente di età circa 50 anni con epistassi persistente. la caposala ha incaricato me e io recandomi al ps ho preso visione della paziente che dovevo assistere durante il trasporto in ambulanza.   riassumendo la situazione davanti alla quale mi sono tovata era la seguente:

p.a. 120/80 mmhg  - f.c. non era stata rilevata dal ps -

emocromo con 8,6 di emoglobina - presenza di un solo accesso venoso con venflon del diametro piu' piccolo (azzurro) per la evidente fragilita' capillare della paziente (presentava lungo le braccia diverse ecchimosi). alla domanda di chi sarebbe stato presente al trasporto oltre me mi è stato risposto l'autista. inoltre l'ambulanza che doveva servire per il trasporto non era medicalizzata. mostrando il mio disappunto, si è offerto di occuparsi del trasporto il caposala del ps.

Volevo sapere se ci sono delle norme e/o regole di comportamento alle quali posso fare riferimento per il trasporto presso altre strutture di pazienti. grazie per la risposta     saluti da una vostra ammiratrice

Giovanna

 

Gentile Collega
Mi scuso del ritardo della risposta ed anche della sua brevità...
Ho trovato questo documento, che mi sembra importante e che può fare al  caso Tuo
Tratto dal sito ANIARTI:
http://www.aniarti.it/oldsite/forum/congresso2001/diapo/bambirelazione.htm

Grazie per i complimenti, davvero...
Un saluto
Franco Raineri

 
63- Sterilizzazione del materiale in autoclave: ruoli e competenze
Alla luce delle nuove normative vorrei chiedervi a chi spetta la  gestione della sterilizzazione del materiale sanitario in autoclave.
Grazie T.T.
 
Gentile Tiziano, posso provare ad aiutarTi segnalandoTi questo passo,  tratto dal sito ANIPIO http://www.anipio.it/doc9.doc
"Linee guida per i blocchi operatori"
A cura del Gruppo di Lavoro per la lotta alle Infezioni Ospedaliere Coordinatore: D.ssa S. Sensi M. Assensi, I. Baldelli, P. Brignole, R. Cappellini, M. Cattaneo, B. Cavaliere, N. Cenderello, P. Fabbri, M. Iannucci, M. Rondini, E. Malarby,  I. Samengo, M. Vizio, M. Zanini.

 ... ...

Compiti e responsabilità del personale addetto al confezionamento
· scelta del procedimento di detersione e preparazione del materiale  nell'ambito delle indicazioni e delle linee guida aziendali
· controllo e giudizio di idoneità del materiale e dei contenitori
· scelta e controllo del metodo di sterilizzazione
· scelta e controllo del metodo di confezionamento
· operazioni di carico e scarico delle apparecchiatura
· controllo e verifiche del corretto funzionamento delle apparecchiature di sterilizzazione
· segnalazione di anomalie e guasti agli organismi competenti
· tenuta dei registri di funzionamento e validazione delle  apparecchiature
· tenuta dei registri di carico e scarico del materiale le responsabilità sopra descritte coinvolgono direttamente il personale e  se alcune di queste procedure possono essere delegate a personale di  qualifica inferiore, la responsabilità del processo e dell'esito è dell'infermiere professionale dedicato alla sterilizzazione, pare a tal  fine auspicabile la presenza di questa figura professionale durante  l'intero arco di operatività dell'unità di sterilizzazione.
... ...
Consiglio, per ulteriori informazioni, una visita al sito ANIPIO :
http://www.anipio.it/
Un cordiale saluto
- Franco Raineri

62- Profilo professionale OTA in Pronto Soccorso

Sono un infermiera di pronto soccorso vorrei se possibile avere  il profilo professionale con le relative competenze dell'ausiliario - OTA  nel servizio di pronto soccorso.Vi ringrazio molto e vi sono grata.
 

Gentile Alessandra.
Interessante è questo articolo di Adele Sandri, pubblicato in Infermierionline:
http://www.infermierionline.net/nursing/ota_oss.htm
Ecco il riferimento legislativo:
D.P.R. 28/11/1990, N. 384
in G.U. N. 84 DEL 19/12/1990 all. 2 (art. 40)
... omissis ...
Profilo professionale: operatore tecnico addetto all'assistenza
L'operatore tecnico addetto all'assistenza svolge la propria attività nei seguenti campi ed opera sotto la diretta responsabilità dell'operatore professionale I categoria coordinatore (Capo sala) o, in assenza di
quest'ultimo, dell'infermiere professionale responsabile del turno di lavoro:
- attività alberghiere;
- pulizia e manutenzione di utensili, apparecchi, presidi usati dal  paziente e dal personale medico e infermieristico per l'assistenza al malato;
- collaborazione con l'infermiere professionale per atti di accudimento semplice al malato.
Nell'ambito di competenza oltre a svolgere i compiti dell'ausiliario addetto ai servizi socio-sanitari, esegue le seguenti ulteriori funzioni:
- lavaggio e asciugatura e preparazione del materiale da inviare alla sterilizzazione e relativa conservazione;
- provvede al trasporto degli infermi in barella ed in carrozzella ed al loro accompagnamento se deambulanti con difficoltà;
- trasporto del materiale biologico, sanitario ed economale secondo protocolli stabiliti;
- rifacimento del letto non occupato e l'igiene dell'unità di vita del paziente (comodino, letto, apparecchiature);
- preparazione dell'ambiente e dell'utente per il pasto e aiuto nella distribuzione e nell'assunzione;
- riordino del materiale e pulizia del malato dopo il pasto;
- aiuto al paziente nel cambio della biancheria e nelle operazioni fisiologiche;
- comunicazione all'infermiere professionale di quanto sopravviene durante il suo lavoro in quanto ritenuto incidente sull'assistito e sull'ambiente;
- partecipazione con l'equipe di lavoro, limitatamente ai propri compiti;
- esecuzione dei compiti affidati dal Capo sala.
In collaborazione o su indicazione dell'infermiere professionale provvede:
- al rifacimento del letto occupato;
- all'igiene personale del paziente;
- al posizionamento e al mantenimento delle posizioni terapeutiche.

Requisiti culturali: diploma di scuola media secondaria di 1° grado.
Tratto dal sito IPASVI di Parma:
http://spazioinwind.libero.it/ipasviparma/Convegni/06.12.2000.htm
 

Questo è il profilo dell'OTA.
Ne consegue che le attribuzioni sono quelle elencate, in qualsiasi realtà si trovi ad operare.

Un cordiale saluto
- Franco Raineri

61- Tesi: cadute dei degenti in ospedale
Ciao sono una studentessa in Scienze Infermieristiche e sto preparando la mia tesi:
Risk Management le cadute dei dei degenti in ospedale,sarei molto grata di ricevere il vostro aiuto,vi ringrazio anticipatamente

Ilenia
 

 Gentile Ilenia
Posso consigliarTi di visitare questo documento, disponibile sul sito del S.Orsola-Malpighi di Bologna:
http://www.evidencebasednursing.it/progetti/cadute.htm
E questo, dal sito SPREAD
http://www.spread.it/Sintesi/sint_14.htm
Un paio di risposte in merito, inoltre, le trovi nell'area FAQ di Infermierionline (FAQ Infermieri).
Ti consiglio, inoltre, di approfondire la ricerca in rete, seguendo le indicazioni contenute nella apposita sezione di Infermierionline:
http://www.infermierionline.net/consigli.htm  .
Cordiali saluti e... In bocca al lupo!

Franco Raineri
60 - Sacche per emotrasfusione
 Sono un collega in servizio presso un'Azienda Ospedaliera lombarda e vi  esprimo innanzitutto i complimenti per l'organizzazione e la fruibilità  davvero ottima del sito, oltre che per la completezza con cui vengono  trattati determinati argomenti e per le innumerevoli ed utili informazioni  fornite.
Sono ora a porvi un quesito tanto semplice quanto foriero di animate discussioni nel mio ambiente di lavoro.
Riguarda l'emotrasfusione. Nel caso in cui siano state richieste delle  unità da trasfondere, e queste unità siano già state preparate dal centro  trasfusionale, è possibile ritirarle senza la firma del tecnico o del medico responsabile? Mi spiego meglio: poniamo il caso che per un paziente operato per resezione del sigma il medico abbia richiesto prima dell'intervento 4 unità in previsione di perdite ematiche. Queste unità sono ora conservate nel frigorifero del centro trasfusionale, già etichettate e pronte per essere ritirate. Nel caso in cui durante la notte, per disgrazia, il paziente abbia la necessità di infondere una di queste unità, io infermiere posso ritirare le unità senza che il tecnico me le consegni? nel nostro ospedale infatti il tecnico del centro trasfusionale è reperibile ed i miei colleghi sono abituati a prendere dal pronto soccorso le chiavi del centro trasfusionale ed a ritirare, a mo' di self service, le unità da trasfondere, firmando il registro di scarico delle unità ed il modulo che accompagna la trasfusione. al suo arrivo alla mattina il tecnico, poi, provvede a firmare la consegna.
Questo atteggiamento è legale? Stando alla normativa che sono riuscito a reperire, non credo che ciò sia legale, perchè in pratica l'infermiere non ritira l'unità da trasfondere, ma se ne appropria indebitamente, visto che il tecnico non la consegna. Tuttavia sento dire dai miei colleghi che questa procedura è sempre stata fatta....per cui mi appello a voi ed ai vostri consulenti e collaboratori per ottenere chiarimenti in merito.
Ringraziando anticipatamente per la risposta e rinnovando i complimenti, porgo cordiali saluti.
LDA
 
Ciao, Lorenzo,

Innanzitutto grazie per i complimenti ...
In merito al quesito che poni, le linee guida emanate dal Ministero della Sanità, in applicazione dell'art.12 della legge 10/7/90 definiscono la trasfusione di sangue "un atto medico" e pertanto specificano che "deve essere prescritta ed effettuata dal medico".
La trasfusione é un atto medico e va pertanto prescritta ed effettuata dal medico, che é responsabile dei seguenti atti:
· accertamento dell'indicazione;
· valutazione per l'auto-trasfusione;
· ottenimento del consenso informato;
· richiesta di sangue;
· verifica e sottoscrizione della corretta compilazione dei dati anagrafici del paziente sulla richiesta e sui campioni di sangue;
· accertamento della compatibilità teorica di gruppo AB0 e tipo Rh, tra l'unità da trasfondere e il ricevente;
· ispezione dell'unità prima della trasfusione;
· registrazione dell'ora di inizio della trasfusione e del numero di carico dell'unità;
· trasfusione di sangue (sorveglianza del paziente e valutazione di efficacia);
· segnalazione di eventuali complicanze della trasfusione.
Inoltre il medico é corresponsabile con il personale infermieristico dei  seguenti atti:
 · identificazione del paziente al momento dei prelievi di sangue e della trasfusione;
· verifica dell'identità tra il paziente che deve ricevere la trasfusione ed il nominativo del ricevente riportato sull'unità;
 · registrazione dei dati;
Il personale infermieristico di reparto é responsabile dei seguenti atti:
· compilazione della parte anagrafica della richiesta di sangue o di gruppo sanguigno;
· esecuzione dei prelievi di sangue e compilazione delle relative etichette;
 · invio della richiesta e dei campioni di sangue al servizio trasfusionale;
· gestione in reparto delle unità consegnate sino al momento della trasfusione;
· registrazione dell'ora in cui termina la trasfusione ed eliminazione del contenitore;
· invio al servizio trasfusionale di una copia del modulo di assegnazione e trasfusione;
· invio al servizio trasfusionale delle segnalazioni di reazione trasfusionale e dei materiali necessari alle indagini conseguenti.
Premesso questo, entro nello specifico del tuo quesito:
Le sacche di sangue erano già state controllate e firmate da un medico, quindi conservate in emoteca, pronte per essere usate qualora ce ne fosse stato bisogno. L'infermiere può, controllando foglio di richiesta e cartellino della sacca, accertarsi che le sacche in questione siano proprio quelle destinate al paziente, quindi prenderle. La trasfusione deve, peraltro, essere praticata rigorosamente sotto controllo medico.  L'Infermiere , può provvedere a reperire l'accesso venoso ed a collegare la sacca , ma con la presenza di un medico in reparto.
Ciò che, invece, è più strano è che, essendo previsto un reperibile per il  prelievo delle sacche dall'emoteca, questo non venga chiamato. La  trasfusione, in genere, riveste quasi sempre carattere d'urgenza, essendo  di turno fisso un Infermiere che può facilmente recuperarle, può andar  bene che questo si adoperi subito per farlo, ma il reperibile andrebbe sempre chiamato per completare le procedure di registrazione dell'avvenuto prelievo e seguente trasfusione.
Non è un appropriarsi indebito: il medico avrà certamente fatto richiesta scritta in cartelle di trasfusione, l'Infermiere si adopera affinché questo avvenga.
Cordialmente
Serena Orlando

59-Medicina riabilitativa: modelli organizzativi
Con la nostra Dirigente del SITRA sto lavorando sui modelli organizzativi dei reparti di Medicina Riabilitativa per impostare l'assistenza sui bisogni del malato che vada oltre una netta divisione di compiti tra infermieri e fisioterapisti, ma sia impostata su livelli diversi di competenze, ma in un concetto di team.
Conoscete qualche reparto di riabilitazione così organizzato?
Grazie RS

 
Gent. ma Rita
 
Ciò a cui Ti riferisci, altro non è che l'approccio interdisciplinare,  necessario al lavoro in una realtà di degenza Riabilitativa ...
 
Oltre ai miei modestissimi contributi pubblicati su questo stesso sito, accessibili nell'area geriatrico-riabilitativa, Ti consiglio i due testi assolutamente fondamentali per poter capire e di conseguenza organizzare un modo di lavorare interdisciplinare:
 
- Nino Basaglia-Loredana Gamberoni "L'Infermiere della Riabilitazione", Edi-Ermes, anno 1998.
 
- Nino Basaglia et Al. "Progettare la Riabilitazione-Il lavoro in team interprofessionale", Edi-Ermes, anno 2002.
 
In molte realtà italiane (come, ad esempio, quella dove io stesso sono operativo) si sta lavorando allo scopo di mettere in pratica quanto previsto dalle Linee Guida sulla Riabilitazione (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n° 124 del 30 maggio 1998) cercando di seguire, nel migliore dei modi, la strada dell'approccio interdisciplinare.
Il centro di riferimento, in ogni caso, resta quello diretto dallo stesso Dott. Nino Basaglia, che ha provveduto in prima persona alla stesura delle stesse, ovvero il Dipartimento di Riabilitazione LPA dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara.
 
I più cordiali saluti ed un augurio di buon lavoro!
 Franco Raineri
58- Quante ore si deve rimanere per esigenze di servizio, oltre il proprio orario lavorativo?
Salve sono un infermiere professionale vorrei sapere in caso di  mancato smonto in presenza di una sola collega del turno montante nel reparto, quante ore , in attesa che la direzione mandi una sostituzione, si è obbligati a restare in reparto e se c'è qualche normativa in proposito,e se inoltre si può smontare in presenza della caposala , o anche solo in presenza della sola collega del turno(2 unità) montante.Grazie.
In attesa di una vostra risposta in merito porgo distinti saluti

 

Colgo l'occasione per porgerti un caro ringraziamento per la Tua sollecita e dettagliata risposta. E vorrei voler approfondire nel dettaglio,in modo che anche i mie colleghi possano tranne beneficio dal sapere:senza nessun  ordine di servizio scritto,il quale mi obbliga a continuare nel Turno successivo,dove da diverso tempo la collega mancante(si è licenziata) non  è mai stata sostituita,in che norme vigenti e pene vado incontro qualora non continui e smonto?E il cambio a vista, come deve essere interpretato nelmio Dipartimento di Chirurgia Generale con 20 posti letto,con esclusione di Guardie D.E.A.?
Un Caro Ringraziamento di una Tua sicura e sollecita risposta.
NT

 

Gentile Collega, ho inoltrato la tua email ai colleghi di Infermierionline competenti in materia.


Questa è la risposta di Valter Fascio, Tesoriere e Responsabile dell'Area  Coordinatori di AIOL:
"Ci si può rifiutare di eseguire un ordine di servizio se si ravvisa un  reato penale (ma non è questo il caso, anzi), ovvero di allungare il turno di servizio se ci sono comprovate cause di cui all'art. 45 e 51 del codice penale (forza maggiore e causa di necessità), ad esempio se il dipendente non ha nessuno a cui affidare il figlio minore. L'abbandono di persone minori o incapaci è un reato previsto dall'art. 591 del C.p: il soggetto attivo è colui che "ha la custodia" o "deve avere cura".
L'allungo del turno non può comunque obbligare a prestare servizio oltre  la 12° ora, che significa che se il turno è di 8 ore, si resta in reparto altre 4 ore, se il turno è 6 ore si resta in azienda altre 6 ore.
Non c'è un limite massimo per gli ordini si servizio. Rilevante notare che si può invocare la violazione delle pari opportunità nel caso in cui l'oggetto dell'ordine di servizio ricade sempre su di te. In tal caso, tenuto conto dello sviluppo della disciplina del mobbing, è possibile  agire a tutela della tua dignità e professionalità.
Ovviamente tra le pieghe di tutto occorre valutare l'effettiva sussistenza delle situazioni di "emergenza" (in questo caso, quali siano i minimi di personale infermieristico stabiliti per ogni turno di servizio in quel
reparto di Chirurgia) che comportano, per la loro soluzione, la stesura -appunto - degli ordini di servizio.
La coordinatrice, di norma, non è tenuta a coprire i turni  infermieristici, a meno che dia la propria personale disponibilità a farlo - una tantum -  nel caso specifico.
 E' bene precisare infine che, se la carenza di personale nel reparto è  molto grave e cronica ciò può comportare responsabilità penale verso i vertici aziendali e non per il personale. (Cassazione penale, V sez., sentenza n. 290 del 14/1/1994)".

Valter Fascio

Un cordiale saluto anche da parte mia
Buon lavoro!
Franco Raineri


Gentile Nello, invio la risposta al tuo quesito, sempre del Collega Valter  Fascio:

"L'ordine di servizio deve essere richiesto e preteso dal lavoratore se la situazione contingente specifica lo permette. Tuttavia, in ogni caso, l'infermiere non può abbandonare arbitrariamente il servizio e i pazienti prima della 12a ora continuativa di servizio, e solamente successivamente previo avviso alla Direzione Sanitaria. L'infermiere è il soggetto attivo del reato perchè "deve avere cura" come previsto dal D.M. 739/1994 art. 1 (la funzione dell'infermiere è di fatto l'assistenza ai malati). Il reato è previsto dall' art. 591 c.p., ed è punito con la reclusione  fino a 5 anni. Inoltre, sicuramente, si integrano per l'infermiere gli estremi di una responsabilità anche di carattere disciplinare (sospensione dal servizio e licenziamento). Mi pare di capire però che qui la questione sottoposta all'attenzione sia  un po' diversa: francamente, non capisco cosa si intenda per "continuare nel turno successivo...".
Si tratta forse della coordinatrice che - in carenza di organico - ha programmato una tabella dei turni composti da 10 ore? o forse di 12 ore? Se la situazione è dovuta ad una carenza di organico cronica "che si  protrae da molto tempo...", e addirittura si prevedono pericolosi "cambi a vista", essa andrebbe affrontata coinvolgendo i delegati sindacali, e parimenti segnalando, come èquipe, al Responsabile (in forma scritta) il forte  rischio di incidenti a cui si espongono i pazienti".

Valter Fascio
Cordialmente
Franco Raineri

57 - Psichiatria:secondini o infermieri?
Egregio Presidente, in questo periodo ho bisogno urgentemente del suo aiuto..........ci hanno chiesto di piantonare una paziente senza T.SO.
presso il reparto di ginecologia, noi pensiamo di non doverlo fare poichè non siamo dei secondini.
Sono da poco temo al lavoro in questo campo e vorrei chiedere se ci sono delle pubblicazioni
online sulla contenzione e sulle procedure di attuazione del T.S.O. Ci viene richiesto anche di acompagare il medico in consulenza al pronto soccorso e conseguentemente i colleghi del p.s. scompaiono,possiamo noi praticare in un altro reparto terapie?
Grazie per l'attenzione, il vostro è un ottimo sito.

Enzo
 

Gentile Collega

 

Innanzitutto grazie per i complimenti al sito.

 

La Sua email è stata inoltrata ai  responsabili dell’Area Psichiatrica di Infermierionline.

 

In riscontro alla mail inviataci è consultabile online l’articolo di Valter Fascio riguardante la contenzione.

Le consigliamo anche di prendere visione dell'intera area dedicata al nursing in psichiatria.

Entrando, invece, nel merito del "piantonamento" di un paziente degente in un altro reparto dell'ospedale (non si capisce bene se in carico al DSM, ovvero sconosciuto allo stesso, anche se non cambierebbe la sostanza) da parte di infermieri del SPDC, si considera totalmente inappropriata una simile richiesta assistenziale. Neppure nel SPDC gli infermieri "piantonano" i pazienti; semmai, sorvegliano adeguatamente.
Diverso sarebbe, nel caso in cui la richiesta specifica rientrasse in una procedura generale e concordata di "consulenza" infermieristica, prevista e autorizzata in tutte le specialità dell'Ospedale, come ho appena sostenuto e discusso nella mia tesi di laurea. Si badi bene, però: si tratta di consulenza clinico-assistenziale informativa, estemporanea, rivolta a colleghi infermieri della Ginecologia "ritenuti"  meno esperti nel trattare un paziente difficile: comunque, nulla a che vedere con un piantonamento fisso al letto del paziente ricoverato.
Il personale infermieristico della Ginecologia (se lo ritenesse così necessario) potrebbe comunque provvedervi in proprio. Altrimenti, qualora lo psichiatra, visitato il paziente, riscontrasse la presenza dei presupposti di legge per un TSO, quest'ultimo può essere trasferito presso il SPDC.
Rispondendo al secondo quesito posto, si ritiene che - di norma - l'infermiere in servizio presso il SPDC non abbia alcun obbligo di scortare il medico in Pronto Soccorso, configurandosi tale fatto come un "allontanamento dalla propria sede di lavoro" (peraltro sanzionabile), dunque neppure come attività di accompagnamento di un paziente particolarmente bisognoso di assistenza. Diverso sarebbe, qualora trattasi di collaborazione una tantum tra professionisti, che in alcuni casi (ma non
tutte le volte, eh...) è doverosa.

Non si capisce poi il motivo per cui i colleghi del p.s. alla presenza di un paziente, presumibilmente, con problemi psichiatrici, ovvero già accertati dallo psichiatra di guardia, debbano eclissarsi venedo meno alle loro precise responsabilità professionali. Sono infine dell'idea, che tranne casi eccezionali, adeguatamente documentati e previsti a priori, un infermiere
del SPDC (o proveniente da altri reparti) non debba praticare terapie altrove all'interno dell'ospedale e/o in p.s..

Quanto asserito, è per questioni importanti sia di sicurezza sia legali.

 

Cordiali saluti

 

Valter Fascio e Franco Raineri

 

56 - tesi sull'assistenza infermieristica al bambino con invaginazione intestinale
Salve...sono di nuovo R da napoli...la ringrazio per avermi risposto personalmente dandomi indicazioni, per cui le ripeto la mia difficoltà: sto preparando una tesi sull'assistenza infermieristica al bambino con invaginazione intestinale...ma non riesco a trovare materiale sufficiente. Spero possa aiutarmi...le rinnovo i saluti e i complimenti per il suo servizio di consulenza...a presto
 
 Ciao Roberta
Ricevo la tua e-mail dal Presidente Franco Raineri.
Ti dico subito che, purtroppo, per quanto riguarda l’Assistenza Infermieristica, in questo caso, c’è scarsa letteratura..

Ti segnalo due testi:
Il paziente critico: protocolli e procedure di assistenza generale e specialistica.
Autori: Parra Moreno, Arias Rivera, Esteban de la Torre
Editore: Masson

Chirurgia Pediatrica Approcci e gestione
Autore: Parigi G. Battista
Edtore: Masson

Mi sento, in ogni modo, di ricordare che l'assistenza infermieristica ad un bambino con invaginazione intestinale si può dividere, essenzialmente, in tre momenti fondamentali:

1) Ingresso in Reparto di Chirurgia
2) Trasporto in servizio di radiologia per le indagini del caso ( clisma opaco con mezzo di contrasto)
3) Trasferimento in sala operatoria

All’ingresso nel Reparto, il chirurgo osserva i segni clinici che quasi sempre sono indicativi per la diagnosi di invaginazione intestinale: il bambino è sofferente, l’addome è teso e poco trattabile, all'esplorazione rettale si nota una emissione di sostanza gelatinosa color marmellata di ribes; c’è stipsi, vomito.
L'infermiere deve incannulare una vena di buon calibro per l’esecuzione dei prelievi ematici pre-operatori e (competenza dell’anastesista) per indurre la narcosi.
E' importante, in questa fase, il dialogo con i genitori: bisogna spiegare loro la possibilità quasi certa di un intervento chirurgico.
Occorre allertare il servizio di radiologia radiologia e predisporre il trasporto.
Qui il piccolo eseguirà il clisma opaco con mezzo di contrasto, che evidenzierà l'invaginazione ed il tratto d'intestino interessato. Esiste, anche se remota, la possibilità che, nell'iniettare il mezzo di contrasto, questo provochi una spontanea disinvaginazione.
L'ingresso in sala operatoria avviene, in pratica, nell'immediato e quasi sempre è un intervento che riveste carattere d'urgenza.
L'assistenza infermieristica è qui affidata all'infermiere di sala operatoria: è suo il compito, ad esempio, di controllare la temperatura del materassino termico ( 37°). Occorre assicurarsi che sia pronta, alla richiesta del chirurgo, dell'acqua calda, importante per agevolare la manovra di disivanginazione ( per taxis ) che potrebbe risparmiare al
piccolo una resezione intestinale.
Questi sono i punti più importanti, che mi auguro tu possa approfondire.
In bocca al lupo, e...facci sapere.

- Serena Orlando
Consigliere di Infermierionline
Responsabile dell’ Area Neonatologia.
 
55 - Protocolli e procedure infermieristiche
Egregio Presidente,         
mi chiamo GM e sono al III anno del C.L. Scienze Infermieristiche presso l'Ospedale S.Martino di Genova. Le scrivo perchè avrei bisogno di qualche consiglio riguardo i protocolli e le procedure infermieristiche. Nella mia tesi vorrei trattare il lavoro dell'infermiere in Chirurgia Generale, illustrare i protocolli fondamentali e giustificare la loro grande importanza nell'assistenza infermieristica in area chirurgica. Ho già visitato diversi siti di infermieristica, ma molti richiedono programmi di scaricamento che io (ahimè!) non possiedo. Potrebbe darmi qualche buon consiglio? La ringrazio anticipatamente della disponibilità. Le auguro buone vacanze e buon lavoro!
 Distinti saluti

 

Gentile M. 
Più che darTi un buon consiglio, Ti consiglio un testo... 
Vai qui 
Recensione di Valter Fascio. 
Se poi ti vuoi sbizzarrire un po', mi piacque abbastanza l'inserto di In & Out, rivista dell'IPASVI Padova, Dicembre 2000: Evidence Based Nursing-Gli strumenti per la pratica infermieristica, di B. Burattin, A. Negrisolo, C. Sabbion, L. Stivanello.
Recentemente ho letto questa traduzione, che penso possa interessarTi... Ed anche questa. 
Buoni siti sono quello del SIT del Sant'Orsola di Bologna  (di P. Chiari ed E. Naldi) ed Evidence Based Nursing, (di R. Zanotti e G. Danieli); quest'ultimo ha iscrizione semplice e gratuita. 
Naviga, poi, fra i numerosissimi links di InfermieriOnline: molti sono riguardanti lo studio e la ricerca. 
Cerca anche nelle pagine delle riviste infermieristiche , in AIOL 
Buon lavoro ed in bocca al lupo!
 
 - Franco Raineri

 

54- Dal diploma regionale alla laurea base
ho conseguito il diploma di inf. prof. nel 1980 e successivamente ho anche ottenuto il diploma quinquennale di scuola media superiore; volevo sapere se ci sono università che danno la parificazione fra i titoli da me ottenuti e la laurea breve...grazie
VT

 
Gentile Tita
Un Infermiere con Diploma Regionale ha la possibilità d'integrare con alcuni esami e la Tesi il debito formativo nei confronti del Corso di Laurea.
E' una possibilità data, oramai, da diversi atenei.
Chiaramente, l'aver conseguito il Diploma di Maturità è requisito indispensabile.
Chiaramente il tutto presuppone impegno e costi da sostenere.
Ti consiglio di leggere le FAQ dell'Area Formazione di InfermieriOnline  http://www.infermierionline.net/FAQ/Domande_risposte_formazione_sommario.htm  
dove l'argomento è stato più volte trattato.
Ti consiglio di consultare la Mappa degli Atenei pubblicata in InfermieriOnline  http://www.infermierionline.net/Atenei_d'italia_pagina_1.htm
Per scegliere l'Ateneo a te più vicino, allo scopo di contattarlo direttamente per informazioni eventuali.
Un caro saluto e buon lavoro (e/o studio...) !
Franco Raineri
 
53- L'infermiere bianco fa paura in pediatria

Lavoro in Pediatria dal 1990 e mi sono sempre reso conto che le divise bianche in questo reparto suscitano molta paura nei bambini poichè associano questa divisa a dolore e sofferenze. Io ed alcune colleghe vorremmo prendere l'iniziativa di chiedere alla direzione sanitaria ed amministrativa divise colorate, come in altri contesti pediatrici italiani, avete qualche suggerimento che possa rendere convincente questa nostra richiesta agli uffici menzionati?

Grazie

 

Ciao Francesco

Ricevo la tua e-mail dal presidente Franco Raineri.

Il problema da te sollevato è già stato affrontato, un paio d’anni fa, nell’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica dove lavoro.

Abbiamo conformato il colore delle nostre divise, le tute blu, che ognuno di noi ha personalizzato, applicando ai bordi delle maniche e delle tasche passamanerie colorate, e figure rappresentanti personaggi di Walt Disney.

Il tutto in perfetta armonia con l’arredo. Non ci siamo risparmiati nell’adornare le pareti con posters colorati!!!

L’Ufficio Infermieristico è stato informato, ma poco coinvolto, questo che ho appena detto faceva parte di un progetto che abbiamo chiamato “Accoglienza del bambino in ospedale”, ed ha previsto anche la nascita di un vademecum, ideato per spiegare al piccolo le fasi importanti della sua ospedalizzazione.

Resto a disposizione per altre informazioni.

 

Saluti

 

Serena Orlando

Area Materno Infantile

Area Neonatologia

52 - Tesi sulla gestione delle urgenze emorragiche
Sono infermiera che sta per sta terminando il corso di abbreviazione in scienze infermieritiche devo discutere la tesi e mi serve materiale per ruolo del ip nella gestione del'urgenze emorragiche digestive in endoscopia grazie
 
Gentile Fatima

Di sicuro interesse, anche se non certo "strettamente infermieristico", è il sito SIMG, nella sezione dedicata alla gastroenterologia:
http://www.simg.it/gastro/
Cliccando "supporti professionali e formativi", accedi ad importanti linee guida.
Questo, invece, è già un protocollo "bello e fatto", anche se non recentissimo (Azienda Careggi, Firenze):
http://www.dfc.unifi.it/aoc/97_12/art6.ht
Interessante anche questo documento sulla Diagnostica Strumentale in Emergenza (si parla di endoscopia):
http://www.simeu.it/eurgenza/EURgenza95/pippa.doc
Per quanto riguarda lo specifico infermieristico, invito a far riferimento ai "Piani di Assistenza Infermieristica" di L.J. Carpenito, Ed. Ambrosiana.
Per l'approfondimento della ricerca in rete, invito a far riferimento ai consigli presenti in http://www.infermierionline.net  , a cura di Marco Piazza.:
http://www.infermierionline.net/consigli.htm
In bocca al lupo!
Franco Raineri
 

51- L'infermiere è sostituibile da altra figura?

In sintesi la domanda: e' sostituibile l'infermiere professionale in camera operatoria con un infermiere generico o addirittura con figure tipo oss? il dettato del dgr 6 agosto 1998-n.6/38133 (regione lombardia) non prevede questa sostituibilita'.

questa soluzione e' avallata dall'ufficio infermieristico dell'azienda ospedaliera s.carlo borromeo di milano dove lavoro.grazie per l'attenzione.

 

 Gentile Collega.
L'Infermiere, in qualsiasi U.O. lavori, può essere sostituito soltanto da un altro Infermiere.
Tutte le altre figure citate possono "supportare" ma mai, in ogni caso, sostituire.
L'Infermiere non è più una Professione Ausiliaria ed esiste un CodiceDeontologico ed un Profilo Professionale che la identificano nella  sua specificità.
Cordiali saluti.

Franco Raineri e Serena Orlando
50- Nutrizione pre e post chirurgica
Buongiono, sono una studente infermiere e vorrei avere qualche indicazione su dove trovare del materiale in relazione alla nutrizione pre e post chirurgica in ambito gastroenterico. Ringraziando

anticipatamente vi saluto caldamente.

AN
 

Gentile Alessandra

Online, mediante rapida ricerca, ho trovato questi links che potrebbero interessarTi...
http://www.gstf-itn.it/preparazione.htm
http://www.aimac.it/informazioni/libretti/articolo.php?id_articolo=700&id=274
http://www.aimac.it/informazioni/libretti/articolo.php?id_articolo=696&id=274
http://www.chirurgialocri.it/La%20preparazione%20del%20colon.htm
http://anestit.unipa.it/esiait/072003_02.htm
Sicuramente c'è, comunque, molto altro materiale.
Per approfondire, ti consiglio di fruire di questa sezione di http://www.infermierionline.net  , dedicata il consigli per la ricerca in rete ed in banca dati:
http://www.infermierionline.net/consigli.htm
Non dimenticarTi, poi, dei "Piani di Assistenza Infermieristica" di L.J. Carpenito, Ed. Ambrosiana.

Parte dedicata alla Chirurgia Generale.
Buon lavoro ed in bocca al lupo!
Franco Raineri

49- Prevenzione e rischio professionale in PS
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48- Gestione del rischio clinico
Mi piacerebbe avere informazioni su esperienze di gestione del rischio clinico in aziende ospedaliere compreso le strutture pediatriche-neonatologiche
Grazie per la collaborazione
KL

 

Gentile Kathia 

Il tema che proponi è sempre più attuale. 

Inizio con il proporTi questo importante documento, dal sito del Ministero della Salute

http://www.ministerosalute.it/programmazione/qualita/Documenti/rischio_clinico_280704.pdf 

Per quanto riguarda le esperienze nelle differenti realtà, in rete c'è parecchio materiale...

Ad esempio, il sito dedicato alla problematica dalla AUSL di Modena, oppure l’esperienza nella Regione Toscana, oppure ancora un progetto dell’ospedale di Lecco od ancora questa pagina del sito della Regione Emilia Romagna dalla quale si accede a interessanti risorse… 

Online si trova davvero molto materiale inerente alla tematica, in senso generale e/o specifico. 

Per una preziosa, paziente ed approfondita ricerca in rete, rimando ancora una volta ai consigli forniti dal Collega Marco Piazza, nell’apposita sezione del sito http://www.infermierionline.net .

 

Cordialmente 

Franco Raineri

47- Fonti per tesi: Ruolo dell'infermiere in una paziente mastectomizzata e sottoposta alla ricostruzione mammaria
Ciao sono una ragazza che sta terminando il corso di laurea x infermiere ad AN a novembre devo discutere la tesi e mi servirebbe se è possibile un pò di materiale sul ruolo dell'infermiere in una paziente  mastectomizzata e sottoposta alla ricostruzione mammaria!!!Potete iutarmi???Grazie Tantissimooo!!!
 
Gentile Sara.
Per la parte generale, posso consigliarTi questo sito, contenente anche links interessanti:
http://www.mastectomia.it/index.htm
Interessante questa revisione, dal sito del Sant'Orsola-Malpighi:
http://www.evidencebasednursing.it/revisioni/lavoriCS/04_linfodrenaggio.pdf
Questo sito è molto importante (Scuola Italiana di Senologia) , accedi anche alla rivista di senologia ed a corsi di nursing in tale materia...
http://www.senologia.it/default.html
Altro importante sito, con area infermieristica:
http://www.qlmed.org/index.html
Da Senologia.it, questo articolo è di sicuro interesse:
http://www.senologia.it/doc/tm161.html
Lo stesso articolo è ripreso qui:
http://www.societaitalianasenologia.it/pdf%20nuovo/appendice.pdf
Altri articoli:
http://www.plasticsurgery.it/ricostruzione.html
http://www.aimac.it/informazioni/libretti/articolo.php?id_articolo=5909&id=5902
http://www.senology.it/casi/ricostruzione.php
Ma in rete c'è molto altro materiale.
Buona cosa è fare riferimento ai "Piani di Assistenza" di L.J. Carpenito, Ed. Ambrosiana.
Per mirare ed approfondire la ricerca online ricordo, ancora una volta, i consigli contenuti nella sezione di http://www.infermierionline.net  , curata da Marco Piazza, accessibile a questa URL:
http://www.infermierionline.net/consigli.htm
Buon lavoro ed in bocca al lupo!
Franco Raineri
 
46-  Trasferirsi all'estero (Inghilterra-Irlanda)
Salve! Da poco tempo a questa parte mi è balzata l'idea di trasferirmi all'estero (Inghilterra o Irlanda) e proseguire la la mia carriera inf.ca.
Volevo avere alcune info se qlc può darmene sull'iter da seguire o se conosce dei siti dove potermi orientare.
Grazie!
 
Gentile Alberto 
Puoi trovare i riferimenti di cui necessiti cliccando qui, al sito del Ministero della Salute
 Per quanto riguarda l'Inghilterra, mi sembra interessante il sito dell'Università di Sheffield
 
Un cordiale saluto e...
Buona Fortuna! 
Franco Raineri