Risponde Franco Raineri
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Ciao mi chiamo Lucia e lavoro nella UO di riabilitazione
respiratoria questa è una nuova branca sia per i medici che per gli
infermieri chiedo il vostro aiuto per fornirmi (se possibile) del
materiale su spirometria CPAP polisonnografia WT ecc. potete indicarmi
anche dei corsi?grazie |
Gentile Lucia Non sono in grado di fornirti direttamente materiale, ma posso consigliarTi alcuni siti e riferimenti di sicuro interesse. A - Polisonnografia:
1)
http://www.pneumologiospedalieri.it/
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Con
l'abolizione del mansionario l'attività domestico-alberghiera (rifacimento
letti, distribuire il vitto, accompagnamento dei pz in altre UO dello stesso
stabile ecc.) è compito dell'infermiere? Questo è il mio compito nel
reparto in cui presto servizio! E' possibile non seguire la visita medica
per svolgere questi compiti? Sottolineo che nella ASL in cui lavoro abbiamo
solo ausiliari con il compito di igiene di reparto. Se le mansioni sopra
citate non sono di competenza infermieristica cosa possiamo fare per farlo
capire hai nostri superiori? Spero in una vostra risposta. |
Gentile Lucia Ti propongo alcuni riferimenti normativi (in corsivo); potrai, in base a questi, trarre le tue conclusioni.. Tratto dal Sito IPASVI di Lecce : "AUSILIARIO SPECIALIZZATO ADDETTO AI SERVIZI SOCIO-SANITARI Questa figura, istituita con il D.PR. 384/1990 ha sostituito a assorbito le precedenti figure di ausiliario socio-sanitario a ausiliario socio-sanitario specializzato. E' prevista inoltre la figura di ausiliario specializzato addetto ai servizi economali, di cui non viene riportato il mansionario. Nell'ambito delle norme generali e dei regolamenti che definiscono l'organizzazione del lavoro del settore, laboratorio, centro, unità terapeutica a ambulatoriale di appartenenza, l'ausiliario addetto ai servizi socio sanitari opera sotto la diretta responsabilità dell'operatore professionale di 1a categoria coordinatore (Capo Sala) o, in assenza di quest'ultimo, dell'infermiere responsabile del turno di lavoro ed effettua i seguenti compiti: - svolge tutte le operazioni inerenti la pulizia degli ambienti e le operazioni elementari e di supporto necessarie al funzionamento del reparto quali lo spostamento dei ricoverati, il trasporto di medicine, referti, materiali; vitto, attrezzature, vestiario e biancheria; - provvede ad areare, spazzare, lavare a spolverare le camere e le corsie di degenza, le sale operatorie, di trattamento terapeutico di qualsiasi tipo e livello, i servizi di degenza, le docce ed i bagni, tutti gli ambienti di servizio, di accesso, le pertinenze e le scale, comunque facenti parte dell'unità operativa alla quale è addetto; - provvede al trasporto dei degenti con i mezzi appropriati allo stato di salute ed alle condizioni di deambulazione oltre che all'assistenza di handicap ovvero di particolari condizioni di debolezza, secondo le istruzioni ricevute; - provvede alla raccolta, allontanamento e smaltimento del materiale sporco e dei rifiuti solidi e liquidi compresi quelli speciali; - provvede all'accompagnamento dei degenti sia per motivi esclusivamente terapeutici quali medicazioni, analisi fuori reparto e simili che per motivi di assistenza in rapporti alle loro particolari condizioni di bisogno ovvero per sistemarli nei locali di riunione; - esegue ogni altro compito richiesto dalle professionalità superiori che rientri nella sua competenza. Declatoria Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro comparto Sanità 1999L'Ausiliario specializzato svolge le attività semplici di tipo manuale che richiedono una normale capacità nella qualificazione professionale posseduta, quali, ad esempio, l'utilizzazione di macchinari e attrezzature specifici, la pulizia a il riordino degli ambienti interni ed esterni e tutte le operazioni inerenti il trasporto di materiali in uso, nell'ambito dei settori o servizi di assegnazione, le operazioni elementari e di supporto richieste, necessarie al funzionamento dell'unità operativa. L'ausiliario specializzato operante nei servizi tecnico-economali può essere adibito alla conduzione di autoveicoli strumentali alla propria attività e alla loro piccola manutenzione; L'ausiliario specializzato operante nei servizi socio-assistenziali provvede all'accompagnamento o allo spostamento dei degenti, in relazione alle tipologie assistenziali e secondo i protocolli organizzativi delle unità operative interessate". Come si può leggere il rifacimento del letto, anche se vuoto, non rientra direttamente e chiaramente nelle attribuzioni dell'Ausiliario mentre, ad esempio, vi rientra chiaramente l'accompagnamento dei degenti. Non si leggono attribuzioni legate all'igiene del paziente. ...Mentre, dal sito della Regione Piemonte: " ...- con l'art 40, comma 3 del D.P.R. 28 novembre 1990, n. 384 (contratto comparto sanitario) è stato istituito il profilo professionale di "operatore tecnico addetto all'assistenza" (O.T.A.), quale operatore che svolge la propria attività, sotto la diretta responsabilità del capo sala o dell'infermiere professionale responsabile, nei seguenti campi: * attività alberghiere; * pulizia e manutenzione di utensili, apparecchi, presidi usati dal paziente e dal personale medico ed infermieristico per l'assistenza al malato; * collaborazione con l'infermiere professionale per atti di accudimento semplici al malato;... " E' difficile pensare alle "attività alberghiere" senza comprendere il rifacimento del letto vuoto ... Sempre dallo stesso sito... " ...visto il Decreto del 18 febbraio 2000 del Ministro della Sanità, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale con il quale, in conformità ai criteri stabiliti dalla Conferenza unificata, sono stati individuati la figura, il profilo professionale e l'ordinamento didattico dei corsi di formazione dell'operatore socio - sanitario (O.S.S.); considerato che l'operatore socio - sanitario è individuato come "l'operatore che, a seguito dell'attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a: * soddisfare i bisogni primari della persona, nell'ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario; * favorire il benessere e l'autonomia dell'utente"; ... " In considerazione del nostro Codice Deontologico e Profilo Professionale, se riteniamo necessaria una figura con attribuzioni differenti rispetto quelle dell'ASS (o dell'ASSS) nella nostra UOA, occorre motivare fornendo quantomeno dati precisi e concreti sulle motivazioni che ci spingono a tale richiesta. E' oramai abituale sentir dire che "l'igiene intima del degente non è compito dell'Infermiere", oppure che "il rifacimento del letto non è compito dell'infermiere" ... purtroppo, allo stato attuale, nessun riferimento normativo dice chiaramente queste cose, dando ampio spazio alle interpretazioni individuali. Importante, quindi, è la gestione della specifica realtà operativa: se il tipo di attività citate nel Tuo quesito "rubano" spazio all'espletamento delle funzioni come previsto da Profilo Professionale dell'Infermiere e da Codice Deontologico, allora è doveroso coinvolgere il Coordinatore Infermieristico della struttura, raccogliere dati in modo serio ed effettuare le giuste richieste a ragion veduta. L'alternativa è. arrangiarsi con ciò che si ha a disposizione. Spero di averti fornito una risposta utile... Cordiali saluti e buon lavoro! Franco Raineri |
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Salve, sono una collega lavoro in oncologia degenza, in
reparto vengono fatti degli studi clinici, a noi ip è dato il compito di
eseguire prelievi ad orari prestabiliti ai paz. sottoposti a tali studi.
Dato che sappiamo benissimo che detti studi vengono pagati fior di
quattrini..... e visto che noi infermieri dobbiamo solo eseguire senza
percepire un solo centesimo, sarei curiosa di sapere se possiamo rifiutarci
di eseguire i prelievi o se no come poter fare per essere anche noi
retribuiti come i medici e la caposala molto furbona! Grazie aspetto fiduciosa una vostra risposta. B |
Gentile B. Più che rifiutarsi di eseguire le rilevazioni, prelievi ecc... (considerato che sono, probabilmente, nell'interesse delle persone assistite), propenderei per cercare di volgere la situazione anche a proprio vantaggio. Alcuni esempi: - essere inseriti nel gruppo del lavoro di ricerca - essere inseriti nel gruppo che vedrà il proprio nome nelle pubblicazioni relative al lavoro - valutare dal punto di vista retributivo per quanto riguarda lo specifico dell'attività svolta presso la vostra UOA (od USC), ovvero possibile inserimento del lavoro fra gli "obiettivi" da raggiungere a tal fine. - altro che ti può venire in mente... Queste sono le possibilità... che non sono trascurabili. E' necessario, in ogni caso, che il gruppo infermieristico sia unito e che abbia i giusti stimoli: bisogna affrontare l'argomento in modo chiaro con il coordinatore infermieristico, apponendo valide motivazioni alle proposte/richieste. Come capirai, la visione che ti propongo risulta ribaltata rispetto a quella abituale: si tratta di essere "positivi e propositivi" e non di "poter rifiutarsi di"... Non sempre è facilissimo,
ma il riuscirci apre porte importanti. |
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Buongiorno, mi chiamo Cinzia, sto frequentando l'ultimo anno della scuola infermieri e sono in procinto di preparare la tesi. vorrei chiederle se era possibile ricevere alcuni tra i più aggiornati articoli, (possibilmente revisioni sistematiche o rct) o se era disponibile a darmi dei consigli per la ricerca, che dimostrino l'esistenza di prove di efficacia scientifica sull'utilizzo di un nuovo e corretto foglio di terapia tale da ridurre l'errore infermieristico nella gestione del farmaco. Grazie aspetto sue notizie
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Gentile Cinzia Rischio_clinico_.pdf (dal Ministero della Salute) Responsabilita_giuridica_infermiere.htm (importante articolo da InfermieriOnline) Progetto_Risk_Management.pdf (progetto risk management Ospedale di Lecco) www.ospedaleniguarda.it/bandietc/rischio_clinico.pdf (esperienze e progetti Ospedale Niguarda nei confronti dell'errore in medicina) www.forumpa.it/forumpa2003/sanita/cdrom/schede/88.html (progetto Azienda Sanitaria di Reggio Emilia sulla Prescrizione dei farmaci in regime di ricovero che di dimissione che ambulatoriale) In questi documenti puoi trovare importanti spunti di riflessione e materiale su cui lavorare. Cordiali saluti ed un "in bocca al lupo!"- Franco RaineriPresidente di http://www.infermierionline.net |
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Sono una studentessa al III° anno di corso di laurea per
infermieri. Volevo sapere dove reperire materiale sulla gestione del CVP in
ambito pediatrico e in particolare per quale motivo non lo si cambia come
negli adulti ogni 96 ore ma è possibile lasciarlo in sede fino al termine
della terapia. Ringrazio anticipatamente chiunque mi possa aiutare. Cordiali saluti,Cristina |
Gentile Cristina. Responsabile dell’area Materno Infantile di http://www.infermierionline.net
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Salve,vorrei
(e chiedo il vostro aiuto) poter risolvere un problema che si sta
verificando nel reparto ove svolgo servizio, inerente al controllo dei
farmaci (scadenza). La nostra capo sala ha redatto una lettera, che ha lei stessa firmato e fatta firmare dal nostro primario, in cui si dice che ogni mese gli infermieri a turno devono controllare tutti i farmaci e poi firmare una relazione in cui si attesta che tutto e' in regola. Vorremmo sapere se questo e' compito infermieristico oppure rientra nei compiti della capo sala. sicuro di una vostra risposta porgo distinti saluti. GC |
Bentrovato, Gianni. Dopo avere inoltrato la tua email ad Adele Sandri e Valter Fascio, possiamo risponderTi che “Non esiste più il mansionario con i
compiti del caposala (ex Dpr 128/69). V. Fascio “Il caposala organizza le risorse umane e materiali occorrenti per il conseguimento egli obiettivi, cioè contribuisce alla creazione delle condizioni necessarie per il funzionamento del servizio infermieristico. E' implicito che l'approvvigionamento dei farmaci necessari al buon andamento del reparto è compito della caposala; il controllo delle scadenze, così come la tenuta dell'armadio farmaci, è compito dell'infermiere di turno. Il controllo delle scadenze va inserito in un piano più generale di organizzazione di routine (poichè è di routine che si parla!!) del servizio. Desta perplessità la necessità del documento con la firma da parte del Direttore della UOA”. A. Sandri
Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dirTi che l'attività di conservazione (oltre che approvvigionamento) , riordino armadi e verifica scadenze dei farmaci viene regolarmente eseguita dagli Infermieri, a cadenza mensile, che firmano l'avvenuto controllo su apposito foglio.
Il tutto dipende, evidentemente, considerate le rispettive competenze, dall’organizzazione che si decide di dare all’UOA… e dalla fiducia riposta dal Coordinatore nei propri Collaboratori.
Ti consigliamo, inoltre, di leggere le FAQ n° 36 ed 84 dell’Area Coordinatori, accessibili dalla homepage di http://www.infermierionline.net , barra in alto.
Cordiali saluti e buon lavoro!
- Franco Raineri
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La mia richiesta riguarda la somministrazione dei farmaci
da parte dell' infermiere professionale in assenza del medico nel reparto in
caso di urgenza e pericolo di vita del paziente. Quello che vorrei sapere e
se un infermiere professionale in assenza del medico in reparto durante una
urgenza può somministrare farmaci salva vita come adrenalina, atropina, ad
un paziente senza ordine del medico perché in quel momento assente dal
reparto, e quale in tal caso deve essere il comportamento che deve avere un
infermiere davanti ad una situazione del genere per rispettare la legge
senza dover intercorrere in eventuali omissioni ed abusi della propria
professione. Grazie. |
Gent.le collega, la distinzione tra competenze mediche e infermieristiche - rispettivamente l'atto di prescrizione e l'atto di somministrazione - può venire meno nelle situazioni di emergenza sia clinica che circostanziale, ovvero connessa a eventi contingenti. In questa circostanza l'infermiere agisce di conseguenza, potendo somministrare farmaci senza prescrizione medica non essendo punibile ai sensi dell'art. 54 del C.p. che regola lo stato di necessità (Benci, 2001). Naturalmente essendo l'art. 54 di natura scriminante, si commette comunque un reato ma se si riesce a dimostrare che "il pericolo di vita era imminente" non si viene puniti. Sarebbe dunque auspicabile che la Federazione iniziasse a lavorare al fine dell'adozione di una norma analoga a quella prevista dalla regolamentazione del Code de déontologie dagli infermieri francesi, in cui in caso di emergenza l'infermiere è abilitato a mettere in atto i protocolli di cure urgenti prescritte dal medico responsabile. Una normativa simile era stata abbozzata dall'allora Ministero della Sanità italiano nel lontano 1998, contenente un disegno di D.P.R.; poi più nulla... Per quanto concerne invece il cosidetto 118, la legittimità della somministrazione di farmaci, in assenza del medico e in presenza di protocolli, è sancita dal D.P.R. 27 marzo 1992. In questo caso la responsabilità infermieristica assume caratteristiche diverse, connesse alla possibilità di errore nella prima parte del protocollo, che ha di solito valenza diagnostica. La possibilità, dunque, che l'infermiere debba poi rispondere, nello specifico, di errore di diagnosi è indiscutibilmente reale. Infine, la responsabilità dell'infermiere, escludendo questo inciso sul 118, è direttamente connessa al tipo di errore e al tipo di evento provocato. Cordiali saluti. Valter Fascio (Responsabile Area Coordinatori AIOL)
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Buona sera, siamo due neoinfermieri del reparto di riabilitazione neurologica dell’ospedale S. Maria del Carmine di Rovereto (TN), In reparto adottiamo un protocollo di decateterizzazione che prevede due cateterismi estemporanei post minzione entrambi inferiori a 200 c.c. prima dell’ interruzione di tale procedura, indipendentemente dal tipo di motivo che ha portato al posizionamento del catetere e dalla quantità di diuresi prodotta. Vorremmo sapere se esistono delle evidenze scientifiche che supportano tale protocollo, poiché riteniamo che tale procedura possa aumentare il rischio infettivo. Inoltre supponiamo che non sia necessario valutare il rischio di vescica neurologica in tutti i pazienti ricoverati nel nostro reparto in quanto questa non si verifica, secondo la nostra preparazione, in pazienti che hanno avuto una lesione sia ischemica che emorragica a livello cerebrale ma solo in pazienti mielolesi. Che il rischio di una non pronta diagnosi di vescica neurologica possa avere come conseguenza lo sfiancamento della parete vescicale (con tutta la sua brutta prognosi) lo sappiamo, ma tale sfiancamento potrebbe essere rilevato a priori con la valutazione del globo vescicale.
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Cari Colleghi,
il cateterismo estemporaneo è indicato ad uso diagnostico o per l’instillazione di farmaci antiblastici. Il cateterismo intermittente viene usato per rieducare la vescica alla ripresa della minzione soprattutto nelle pazienti nel post operatorio negli interventi di correzione dell’incontinenza dovuta a problemi del pavimento pelvico. Ma l’uso maggiore del cateterismo intermittente è riservato ai pazienti con vescica neurologica dove viene usato a completamento o a sostituzione della minzione. Per quanto riguarda le infezioni delle vie urinarie il problema maggiore è dovuto alla permanenza del catetere in sede. Infatti dopo 20-30 giorni il paziente è contaminato e in vescica è presente batteriuria, anche senza sintomatologia fintantoché permane il catetere. Dopo rimozione del catetere alla ripresa della minzione è utile verificare l’assenza di residuo in vescica. Il residuo può essere valutato anche in modo non invasivo effettuando un’indagine ecografia. In caso di residuo parziale, valutando la persona e le problematiche associate su consiglio del neurologo e dell’urologo (eventuale studio urodinamico) può essere di maggior beneficio adottare un programma di cateterismi intermittenti di completamento. Il cateterismo intermittente è indicato nei pazienti con vescica neurologica perché presenta minore incidenza di contaminazione. Pertanto la prevenzione delle I.V.U. associate al catetere vescicale è limitato ai primi 15-30 giorni di permanenza del catetere, poi importante è non apportare ulteriori contaminazioni ma soprattutto offrire le migliori soluzioni di vita della persona che continua a vivere con il catetere.
Luciano Urbani,
Consulente
Area Urologica Infermierionline
Sono molto d'accordo con quanto scrive
Luciano.
E' comunque possibile lo studio della
vescica con
esame urodinamico, ma può essere fatto inun'epoca
successiva; anzi lo studio di una vescica che subisce danni va fatto e
controllato nel tempo, proprio perchè potrebbero verificarsi cambiamenti nel
comportamento della stessa nel tempo. Una vescica neurologica va monitorata
con esami urodinamici da ripetere annualmente.
Comunque, per la prevenzione delle
infezioni e per evitare lo sfiancamento della parete vescicale, è importante
portare a "zero quantità" la vescica almeno una volta al giorno.
Non vedo nulla di non corretto nel
protocollo utilizzato nella vostra U.O.; è vero che può essere fatto un
monitoraggio ecografico o con "bladder scan", ma alla presenza di un residuo,
deve comunque essere effettuato un cateterismo estemporaneo; tra quanto viene
detto, si sospende il cateterismo nel momento in cui si trovano per almeno due
volte quantità di urine inferiore a 200 cc.; considerate che un residuo è
detto trascurabile quando non supera i 50 cc.
Ciò che un po' mi preoccupa e, che non
viene specificato, è la successiva gestione.
Spero che non vengano poi abbandonati a
sè stessi i paz., in quanto con estrema facilità il residuo post minzionale
può aumentare e andare a creare problemi per quanto riguarda sia le infezioni,
che il possibile riformarsi di importante globo vescicale. Io continuerei in
maniera sporadica a controllare che le minzioni siano efficaci (magari anche
ecograficamente).
Siamo a disposizione per ulteriori
approfondimenti.
Per quello che riguarda le Linee Guida,
possono far riferimento a quanto scritto sulle L.G. del Ministero della Salute
del '96 e del più recente comunicato dell'ISS del 2003.
Mara Marchetti, Consulente Area Urologica Infermierionline |
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Sto preparando la tesi il cui titolo è "gli infortuni in
ambito riabilitativo nei pazienti in ospedale" avrei bisogno del materiale sulla SORVEGLIANZA delle cadute. dove posso trovarlo? grazie BP |
Gentile Bruna. Le offro questi links, sicuro che possano interessarLe: http://www.evidencebasednursing.it/progetti/cadute.htm Dall'eccellente sito del Sant'Orsola di Bologna. http://www.spread.it/Sintesi/sint_14.htm Dall'importantissimi sito di SPREAD, che Le consiglio di visitare in toto. http://www.ausl2.umbria.it/linee_guida/riabilitazione_ictus.pdf Linee guida AUSL2 Umbria. http://www.cipespiemonte.it/7conferenzahph/gulino__implementazione.pdf ASO S. Giovanni Battista Torino. Le consiglio, inoltre, di consultare le banche dati secondarie (linee guida) della National Clearinghouse e della AHRQ. Inoltre, se visita questa pagina di http://www.infermierionline.net : http://www.infermierionline.net/consigli.htm ... Può trovare utilissimi consigli per approfondire la ricerca in rete. Un cordiale saluto ed un "in bocca al lupo"! Franco Raineri |
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ciao, sono una studentessa
dell'ultimo anno della facolta' di scienze infermieristiche di Modena ed ho
un problema che, forse, potete aiutarmi a risolvere... vorrei elaborare una
tesi sul ''morbo di parkinson'', ma non riesco a trovare nulla che riguardi
l' assistenza infermieristica intra o extra ospedaliera.
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Ti consiglio
alcuni links: |
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scusate il disturbo ma ho bisogno
di voi:potreste inviarmi,se possibile,il codice deontologico
dell'infermiere in lingua inglese (o indicarmi dove posso trovarlo?) vi
ringrazio e vi auguro un ottimo 2005.Maria di Vicenza
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Gent.le Maria di Vicenza,
in risposta alla sua mail che ci è
pervenuta, le forniamo i seguenti links da cui partire per una eventuale
ricerca sul web al fine di trovare il codice deontologico
dell'infermiere tradotto in lingua inglese (lei intende quello
italiano dell'Ipasvi-1999?):
Non siamo a conoscenza,
sinceramente, se il codice all'oggetto sia comunque già stato tradotto in
tale lingua. Provi anche a cercare tramite i normali motori di ricerca,
impostando la finestra con la seguente frase: "Italian code of deontology
for nurses"
Cordiali saluti.
Valter Fascio
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Ringrazio anticipatamente i colleghi che volessero inviarmi della documentazione sintetica sul Risk Management, anche riferito alle "Cadute in Ospedale" ( progetti,analisi o quant'altro ).Un cordiale saluto. PG Grazie per l'aiuto fornito per la
ricerca sulle cadute in ospedale.Ho visitato il sito dell'Ospedale S.Orsola
Malpighi di Bologna di Paolo Chiari ed ho trovato materiale per approfondire
lo studio che il nostro gruppo di lavoro di AFD e Referenti Dipartimentali
sta svolgendo. La condivisione online di problematiche comuni alla nostra
professione e veramente uno strumento eccezionale. |
Ciao Patrizio. Puoi guardare nel centro studi EBN del Sant'Orsola Malpighi di Bologna, qualora non l'avessi già fatto. Ti spedisco sotto il link allegato. www.evidencebasednursing.it E' attivo un 'osservatorio' sulle cadute e ci sono i contatti dei referenti per approfondire determinati argomenti. Prova, inoltre, a guardare nelle banche dati secondarie (linee guida) della National Clearinghouse e della AHRQ. Se ti serve altro materiale, tra cui anche degli articoli, scrivimi. Rocco Amendolara (referente area geriatrica e riabilitativa AIOL). |
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Ciao sono una ragazza che sta
terminando il corso di laurea x infermiere a Vt a novembre devo discutere
la tesi e mi servirebbe se è possibile un pò di materiale sul ruolo
dell'infermiere nella Pet-Therapy vi è possibile aiutarmi? VI RINGRAZIO
GIA' DA ADESSO E SPERO DI RICEVERE PRESTO UNA VOSTRA EMAIL
Daniela
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Ciao Daniela, la tua mail mi è stata
girata da Franco Raineri, perchè l'argomento "pet therapy" mi ha
appassionato sin da quando ne ho sentito parlare, qualche anno fa quindi.
L'anno scorso ho pensato di fare
qualche chat sull'argomento e non solo, sono andata ad intervistare
il medico, Dr Moretti di Padova, che per primo in Italia, ha provato un
esperimento di pet therapy in ospedale, divisione pediatrica.
Attualmente gli ospedali e le
strutture che praticano la pet, non sono molti... parecchi ne parlano, ma
pochi realmente la usano.
Milano, fa l'ippoterapia, a Rimini
so che usano i delfini, a Padova hanno ora sospeso l'incontro con gli
animali, ma dicevano che volevano riprendere, a Firenze, al Meyer, lavora
l'associazione AIUCA e qualche conduttore di animali privato, so che in
alcune case di riposo usano la pet per le persone con alzheimer, ed hanno
avuto buoni risultati.
Ti lascio i links del materiale che
ho raccolto e dei siti che ho consultato, che si occupano di animali e di
pet.
questa chat è sull'ospedalizzazione
del bambino, non so se può servirti come aggancio al discorso pet
http://www.freeforumzone.it/viewmessaggi.aspx?f=2277&idd=3008
l'intervista di cui ti parlavo,
fatta al dott Moretti ed una fatta ad Anna Morandi, che oltre ad avere un
allevamento di cani, ha un portale esaustivo sul mondo degli animali ed è
stata anche moderatrice a convegni tenutisi a Trento sempre su questo
argomento.
AIUCA è un'associazione che si
occupa di pet, sia in ambito pediatrico che geriatrico. Marcello e Debra,
sono persone molto disponibili, penso che tu possa anche scrivere loro ed
avere ulteriori notizie.
Sperando ti siano utili, ti saluto
con un grosso in bocca al lupo!!!!!
ciao!!!!!!
Lucia Zanovello
Setretaria per InfermieriOnline
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Caro Sig. Valter gentilmente vorrei
sapere di quanti infermieri deve essere dotato un reparto di psichiatria
con n° 8 posti letto e dove vengono normalmente fatti ricoveri in tso,
considerando che la notte siamo sempre solo due infermieri e, senza voler
fare nessun discriminazione, quasi sempre un uomo e una donna, che in
tutta onestà non so cosa possono fare se arriva un paziente con agitazione
psicomotoria. Ti prego di rispondermi al più presto a questo indirizzo.
Ti ringrazio anticipatamente.
Ciao.
Mau.
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Gent.le collega,
esistono vari schemni di riferimento per la determinazione delle
dotazioni organiche con specifico riferimento alle attività assistenziali
infermieristiche. Nel SPDC, specialità considerata ad elevata
assistenza, per moduli di 10-12 p.l. sono, generalmente, previsti n° 12
infermieri (2 per turno) e n° 6 OTA-OSS (1 per turno), i quali assicurano
circa 340 minuti di assistenza (Benci L. Manuale Giuridico
Professionale per l'Esercizio del Nursing. McGraw-Hill, Milano,
2001, pp. 493-509). Il calcolo fatto per un modulo di 8 p.l. può
richiedere una proporzionale diminuzione... ed escludere l'impiego di in
operatore di supporto durante la notte.
Per l'esperienza personale specifica e quindicennale, mi sento però di
poter affermare che il calcolo da cui derivano le dotazioni organiche per
garantire l'assistenza nel settore psichiatrico dovrebbe prescindere dal
solo mero conteggio di percentuali che garantiscono delle attività...
Quanto appena detto, in risposta anche ad altri problemi che continuano ad
evidenziarsi (acting-out, contenzione, TSO, ecc.), tra i quali quello da
lei opportunamente segnalato, relativo alla "garanzia di sicurezza"
durante il turno notturno.
Cordiali saluti.
Valter Fascio
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| Negli ambulatori di cardiologia ove lavoro, da qualche tempo vengono eseguite due scintigrafie miocardie con adenosina alla settimana . Detto esame diagnostico viene eseguito da un medico della medicina nucleare con la collaborazione dell’ecografista e dell’infermiere professionale; quest’ultimo per l’esecuzione dell’ECG, per controllare la PAO ogni minuto per sei minuti, nonché per aiutare il paziente nella vestizione dopo aver tolto gli elettrodi, il bracciale della pressione, l’ago batterfly (radioisotopo), l’ago cannula (adenosina) con i rispettivi rubinetti a tre vie , prolunghe e siringhe dell’adenosina. Per l’esecuzione di tale esame il medico della medicina nucleare utilizza il radioisotopo (sorgente non sigillata) MIBI (TECNEZIO SGST AMIBI ) .Alla luce della natura radioattiva del farmaco e considerato che è stata prospettata la pericolosità dell’esame , quale conseguenza dell’esposizione , vorrei sapere se prestare assistenza durante l’esecuzione della scintigrafia miocardia è effettivamente pericoloso (specialmente per l’infermiera in stato di gravidanza). Gradirei sapere inoltre la regolarità dell’esame diagnostico, che a mio parere andrebbe eseguito negli appositi locali della Medicina Nucleare, con l’assistenza del personale di quel reparto ,dotato di dosimetro, il quale viene periodicamente sottoposto a controlli dalla radioprotezione, e se l’infermiere è obbligato a presenziare all’esame anche in mancanza di idonea documentazione che ne attesti in modo inconfutabile la non pericolosità. |
La normativa che regola l’attività di tutta la
radioprotezione è il DLgs. 17 marzo 1995 n. 230 integrato dal DLgs. 26
maggio 2000 n.241, che attuano le “direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom,
92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti. La radioprotezione integra il DLgs 626/94 per le radiazioni ionizzanti e si avvale di due attraverso la
Per la sorveglianza fisica è nominato un “esperto qualificato” : persona che possiede le cognizioni e l'addestramento necessari sia per effettuare misurazioni, esami, verifiche o valutazioni di carattere fisico, tecnico o radiotossicologico, sia per assicurare il corretto funzionamento dei dispositivi di protezione, sia per fornire tutte le altre indicazioni e formulare provvedimenti atti a garantire la sorveglianza fisica della protezione dei lavoratori e della popolazione. Per la sorveglianza medica è nominato un “medico competente”(autorizzato): medico responsabile della sorveglianza medica dei lavoratori esposti, la cui qualificazione e specializzazione sono riconosciute secondo le procedure e le modalità stabilite nel decreto. L’esperto qualificato:
La sorveglianza medica, effettuata dal medico competente/autorizzato: rilascia giudizio di idoneità, articola l’attività in visite mediche preventive , periodiche, straordinarie ed eccezionali .Prescrive indagini specialistiche. La visita è obbligatoria per il personale in categoria A e B
Qualsiasi attività deve essere svolta in locali abilitati, con caratteristiche tecniche specifiche , e sono “zona controllata”. L’attività e la classificazione del personale (A e B) viene data dalla “continuità “ dell’attività che comporta la dotazione di un “dosimetro individuale”.Quindi il radioespositivo determina la continuità o la esposizione occasionale. Il datore di lavoro deve: fornire i dosimetri e i mezzi di protezione in relazione alle loro mansioni rendere edotti i lavoratori su rischi, norme, prescrizioni ecc.. Il personale in gravidanza, o sospetta gravidanza, non deve svolgere alcun tipo di attività nel settore. Si ritiene opportuno, per la continuità dell’attività che voi svolgete, interessare del problema il Direttore della U.O.
Salvatore Modica |
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Salve,
mi hanno chiesto di fare 1a flebo
per qualche giorno ad un mio vicino.
Io per evitare di posizionare
l'ago tutti i giorni avevo pensato di posizionare un Venflò n* 20 per per
qualche giorno.
Ho però dei dubbi:
Posso posizionare il venflò e
lasciarlo ?
Forse è meglio posizionare ogni
volta un Butterflay?
Quanto chiedere per questa
prestazione?
Grazie, Lucinda.
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Ciao Lucinda, ho posto il tuo quesito ad alcuni colleghi di AIOL, in quanto la richiesta ci è giunta in un'area impropria al tema. Ti riporto alcune risposte ricordandoti di consultare l'area FAQ idonea per ogni futura evenienza. ciao Claudia Giovannelli, webmaster La letteratura e le linee guida, per la dimora in situ di cateteri venosi, parlano di 72 ore in assenza di problemi e su pazienti non particolarmente problematici e orientati e collaboranti.
In presenza di problematiche ematologiche e coagulative può
essere eseguito un lavaggio con soluzione salina al termine dell'infusione
altrimenti, se non ricordo male, 100 UI di eparina/ml per il lavaggio.
Per le tariffe leggere la pagina appropriata nel sito della
federazione.
Naturalmente queste tariffe si riferiscono a colleghi
liberoporfessionisti
Ciao Marco Piazza
Il CVP (catetere venoso periferico) può restare in situ per alcuni giorni.
Online si trova moltissima
documentazione sulla gestione dei CVP; tanto per fare alcuni esempi:
"... and more..."
Però il quesito della collega non
è completo... Quale tipo di infusione deve posizionare, ad esempio? Per
quante volte?
Personalmente, se si tratta di una
infusione dalla breve durata, con soluzione isotonica, prevista solo per
alcuni giorni e la persona non ha problemi di accessi venosi,
prediligerei la normalissima "butterfly".
Un CVP può sempre dare origine a
disturbi fastidiosi come flebiti e simili.
Poi, a domicilio, non sai mai bene
cosa succede... quando te ne vai.
Diverso è il discorso se si tratta
di infusioni di lunga durata e/o previste per più giorni e/o previste
più volte al giorno: allora, secondo me, è consigliabile posizionare un
CVP.
Ciò che ho scritto, ovviamente, è
basato sulla mia esperienza personale.
Per il prezzo, rimando al
tariffario pubblicato su questo sito:
Ciao Franco Raineri
Per il tariffario rimando alle fonti segnalate dai colleghi. In ogni caso questa va considerata come una prestazione libero-professionale il cui prezzo è deciso unicamente dal professionista in base alla specificità/complessità della prestazione (durata, tempo, ecc..).
Sul secondo punto
bisogna tener conto su un'attenta valutazione delle condizioni
generali del paziente e delle condizioni che lo circondano (età,
malattia, difficoltà a reperire accesso venoso, se allettato, anche
solo momentaneamente, o libero di andare a lavoro o muoversi, ecc...),
del tipo di terapia e sua durata, un vero professionista dovrebbe
rispondere considerando queste perplessità.
Io consiglierei comunque
il venflo(N) xchè può essere lasciato in sito più giorni eparinando
ogni volta, evita di bucare ogni volta, è meno traumatico e permette
il libero movimento.
Per l'eparina vanno però
considerati problemi coagulativi del paz.
Ciao Beppe Filatondi
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Gentile Signor Modica, il mio quesito riguarda l'utilizzo delle "spondine" da letto nel caso di pazienti confusi; tali presidi sono da considerarsi mezzi di contenzione? se sì, il loro utilizzo deve essere autorizzato dal medico? E' da imputarsi esclusivamente all'infermiere la responsabilità in caso di cadute dal letto nonostante la presenza di spondine (per scavalcamento delle stesse, per esempio)? Come dovrebbe tutelarsi il professionista infermiere, in un contesto lavorativo che vede sempre più ridurre il personale a carico delle unità operative e quindi anche la garanzia di una assistenza puntuale ed efficiente? Grazie per l'attenzione, |
Gent.ma Lavinia Ti rispondo per conto del Collega Salvatore Modica, che mi ha inoltrato la Tua email. Per mezzi di contenzione si intendono “Quegli strumenti o dispositivi applicati al corpo o parti di esso o nell’ambiente circostante l’individuo, atti a limitare la libertà dei movimenti volontari dell’intero corpo o di un suo segmento” (Cester A. “I percorsi della contenzione-da caos a metodo”, Vega Ed. S.Lucia di Piave-Treviso- 1997). La normativa che regola la contenzione in ambito geriatrico non è certo ricca, recente e precisissima. Si possono, comunque, trovare importanti riferimenti. Esistono vari mezzi di contenzione fisica e diverse sono le classificazioni. Secondo A. Cester (Rif. succitato): - Mezzi di contenzione per il letto - Mezzi di contenzione per la sedia - Mezzi di contenzione per segmenti corporei - Sistemi di postura utilizzati ai fini di contenzione
E. Zanetti (Da L’Infermiere-Notiziario aggiornamenti professionali-Organo Federazione IPASVI, n°51) entra maggiormente nello specifico: - Fascia per carrozzina e poltrona - Fascia pelvica (…) - Tavolino per carrozzina - Spondine al letto - Braccioli per immobilizzazione - Fasce di sicurezza per letto
Da tenere presente che la contenzione è un provvedimento eccezionale. I mezzi di contenzione non possono essere usati se non con l’autorizzazione del Direttore o di un medico dell’Istituto.
Entrando nello specifico del tuo quesito, cito testualmente quanto scritto da L.Benci sul “Manuale Giuridico Professionale per l’esercizio del Nursing” Ed. Mc Graw-Hill – 2002…
Controversa è la legittimazione dell’uso delle cosiddette spondine, se considerarle cioè un efficace mezzo di contenzione, oppure un vero e proprio mezzo di contenzione, sia pur in senso lato, con tutte le conseguenze che comporta tale inclusione. La risposta non è agevole, dovendosi trovare comunque una risposta: probabilmente essa dovrà essere cercata di volta in volta (omissis) infatti se è pur vero che possono essere usati come mezzi contenutivi, soprattutto come uso indiscriminato e non individualizzato, l’uso riabilitativo della sponda alzata da una sola parte ne autorizza l’esistenza e il conseguente uso (omissis). L’accertamento di eventuali responsabilità per negligenza o abuso, può comunque, in relazione ai molteplici fattori che concorrono, non essere agevole. Anche il Codice Deontologico interviene sul punto. All’Art. 4.10 si legge che “L’Infermiere si adopera affinché il ricorso alla contenzione fisica e farmacologica sia evento straordinario e motivato e non metodica di abituale accadimento. Considera la contenzione una scelta condivisibile quando vi si configuri l’interesse della persona e inaccettabile quando sia una implicita risposta alle necessità istituzionali”…
Credo che queste frasi siano molto chiare.
Mi permetto, inoltre, di citare la Nota del Ministero della Sanità n° 800.7/277 del 1992. In essa sono suggerite alcune norme per un corretto uso dei mezzi fisici di contenzione.
- La prescrizione deve essere di esclusiva competenza medica e deve risultare documentata nella cartella clinica. - I mezzi di contenzione devono essere applicati in modo corretto, evitando compressioni a livello degli arti. - Devono essere mantenuti il tempo strettamente necessario. - I pazienti devono essere regolarmente controllati durante l’uso dei mezzi di contenzione.
Come è facilmente intuibile, una persona contenuta ha necessità di maggior impegno assistenziale rispetto ad una che non lo è…
Ti consiglio di approfondire ulteriormente l’argomento leggendo l’interessante articolo pubblicato dal collega Rocco Amendolara nelle pagine di InfermieriOnline:
http://www.infermierionline.net/specialistiche/contenzione_geriatrica.htm
… Di leggere la registrazione della chat recentemente dedicat all’argomento, archiviata in InfermieriOnline: http://www.freeforumzone.it/viewmessaggi.aspx?f=2277&idd=2709 … Di consultare il fondamentale testo di riferimento: “Manuale Giuridico Professionale per l’esercizio del Nursing”, di L. Benci – Ed. Mc Graw-Hill – anno 2002. In special modo da pag. 86 a pag. 90 e da pag. 109 a pag.115. A disposizione per ulteriori chiarimenti, porgo i più cordiali saluti.
- Franco Raineri, Presidente di InfermieriOnline Responsabile dell’area Geriatria e Nursing in Riabilitazione di InfermieriOnline http://www.infermierionline.net/aree_specialistiche/area_geriatrica_e_riabilitativa.htm
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Avrei bisogno
urgentemente di materiale od informazioni su libri riguardanti linee guida e
protocolli circa l'E.P.A. e l'uso della C.pap in maschera. grazie |
Ciao, Alessio.
Ti segnalo, inoltre, questi riferimenti:
Rivista:
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